Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Rivista bimestrale -Anno III- Mag./ago. 2007, n.9-10
I MONUMENTI DI DIO 

LE CHIESE DEL BORROMINI

Francesco Borromini: l'altra anima del barocco.
di Bruna Condoleo




Piazza Navona a Roma: Chiesa di S.Agnese del Borromini


La genialità di Francesco Borromini permise alla Roma seicentesca di acquisire il fascino inquieto di forme mosse e tormentate, di campanili svettanti, di roteanti lanterne ideate a lambire il cielo.



S. Agnese in Agone (1652/57): uno dei campanili
  Da umile scalpellino a conteso architetto della Roma pontificia, l'Artista lombardo, nato nel 1599 a Bissone, sul lago di Lugano, schivo e tenebroso, come la sua arte ampiamente testimonia, ha progettato palazzi, chiese e chiostri con la perizia di un “grande”, con un'incontenibile fantasia ed uno spirito di ricerca mai sopito, un'audacia inventiva che è capace di ispirarsi liberamente ai più diversi modelli stilistici, dalle suggestioni dell'architettura gotica a quelle del lontano Oriente. Le piante delle chiese romane di S. Carlo alle 4 Fontane e S. Ivo alla Sapienza sono il frutto di complicati innesti di strutture geometriche che divengono al fine forme estrose ed inedite, dai perimetri serpeggianti ed ondulati.
Alla esuberante magniloquenza del Bernini, Borromini oppone il rigore della tecnica, alla sonora dilatazione la costrizione ansiosa degli spazi, alla preziosità dei materiali marmorei la semplicità ed il candore degli intonaci. Le cupole delle sue chiese hanno forme ovali, oppure lobate, come quella di Sant’Ivo, arricchita all’interno da motivi decorativi, cavità e
 

S. Ivo alla Sapienza, a Roma: la lanterna (1642/50)
convessità, la quale si libra all'esterno verso l'infinito grazie ad una altissima lanterna dagli avvitanti profili, che, nella rotazione concentrica di anelli levati a reggere una ghirlanda di fiamma, sembra rendere tangibile il bisogno di colloquiare con Dio. Colonne, modanature aggettanti e stucchi animano di ardente pittoricismo facciate, fastigi, campanili: volute estrose, teste ed ali frementi di angeli che testimoniano una plastica inquietudine di matrice michelangiolesca. Padrone di ogni tecnica, lontano da facili esibizionismi, l’architetto segue con scrupolo l’esecuzione dei suoi progetti, a volere esprimere in ogni membratura, in ogni elemento decorativo la propria tensione interiore, gli aneliti e i dubbi della fede controriformistica. Per il Chiostro di S. Carlo alle 4 fontane (1634/37), ricavato in un piccolo vano attiguo alla omonima Chiesa, inventa una pianta suggestiva, un ottagono sghembo, rendendo convessi gli angoli brevi, modulando in coerenza aritmica l’apertura fra le colonne e i forti contrasti luministici della balaustra del secondo piano, amplificando e costringendo alternativamente gli spazi in dinamiche concatenazioni.  




La facciata di S. Carlo alle 4 fontane, a Roma (1665/67)

Quando Papa Innocenzo X Pamphili gli affida la realizzazione della Chiesa di Santa Agnese in Agone (1652-57), in Piazza Navona, il Borromini progetta una struttura di prorompente bellezza che dona unità alla pittoresca scenografia della piazza. Già iniziata da Gerolamo Rainaldi e dal figlio Carlo, la chiesa, sorta in età medioevale sul luogo del martirio della Santa, è l'opera più famosa dell'architetto lombardo, che ne rispettò l'impianto a croce greca, ideato dai Rainaldi, ma ricostruì il prospetto rendendolo ondulato e mosso e preceduto da una scalinata. Con gli aerei e dinamici campanili, l'ampia cupola, poggiata su di un altissimo tamburo e quasi incombente sulla lunga facciata, l'edificio rappresenta una tipologia inedita, tanto da far sorgere una leggenda popolare, arrivata fino a noi. Il gigante della Fontana berniniana dei 4 Fiumi, che simboleggia il Gange, sembrerebbe voler arginare con il gesto della mano l'ipotetico “crollo” della cupola: la nota rivalità tra i due artisti è ben enfatizzata da questo aneddoto pittoresco, quanto improbabile! (la chiesa fu realizzata, infatti, due anni dopo la Fontana!).


Campanile di S. Andrea delle Fratte (1665) Roma
 

Nell'architettura borrominiana l'enfasi barocca si risolve in aerea lievità, la retorica della persuasione in desiderio di comunicazione, vissuto nell'intimo della coscienza, senza alcuna ampollosità. Nell'ultima sua opera, la facciata della Chiesa di S. Carlo, il movimento delle membrature si fa ondulazione frenetica: nicchie, statue, cornici infliggono alla parete un ritmo tortuoso come se una gigantesca mano ne avesse modellato le forme, un vento impetuoso incurvato le superfici. Ogni più piccola parte di questa chiesa è struttura che si smaterializza ad esprimere il tormento di un uomo che mise fine alla sua vita con un tragico gesto, su cui pesano, tuttavia, dubbi e misteri. La creatività e la sconcertante modernità di questo genio del Barocco hanno concesso a Roma ed al mondo di godere di un patrimonio di chiese superbe, di monumenti funzionali, dalla tecnica rigorosa, inseriti urbanisticamente nella città, infine di restauri prestigiosi ed originali, come testimonia la Basilica di S. Giovanni in Laterano, dal Borromini ristrutturata in piena epoca giubilare in modo da valorizzarne al massimo l'antico splendore paleocristiano.

( foto di Giuliano Caponera)




E' vietata la riproduzione anche parziale dell'articolo e delle immagini © Copyright