Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Rivista bimestrale -Anno III- Sett./ott. 2007, n.11
I MONUMENTI DI DIO 

TRINITA' DEI MONTI

Trinità dei Monti: un unicum incomparabile!
di Bruna Condoleo




Roma: La scalinata di Trinità dei Monti e la "Barcaccia" di Piazza di Spagna

La chiesa della Santissima Trinità dei Monti, l'omonima scalinata e piazza di Spagna rappresentano un complesso architettonico ed urbanistico d'eccezione, ove secoli di storia artistica si sono fusi in perfetta armonia scenografica. La storia di questo esclusivo angolo della Città, dove un tempo sorgeva la villa romana di Lucullo, inizia nel lontano 1494, quando il re di Francia, Carlo VIII, comprò un terreno sul Monte Pincio (al tempo zona ancora suburbana) e Luigi XII iniziò la costruzione di un monastero e di una chiesa destinati alla regola di S. Francesco di Paola, e si conclude idealmente quando Etienne Gueffier, incaricato presso la corte papale, lasciò in eredità una cospicua somma, utilizzata, in seguito, per realizzare la scalinata nel secondo decennio del XVIII secolo.



Facciata della Ss. Trinità dei Monti (fine XVI secolo)
  L'imponente scalea settecentesca avrebbe collegato la sottostante piazza di Spagna, situata nel cuore della città e già arricchita della fontana berniniana, con la zona sopraelevata ed ancora fuori dalle mura, dove era sorta la chiesa cinquecentesca. Quest'ultima si affacciava sull'antica “strada Felice”, voluta da papa Sisto V (al secolo Felice Peretti) alla metà del ‘500 per mettere in comunicazione le principali basiliche dell'Urbe, mete dei pellegrinaggi mariani: S. Maria del Popolo con S. Maria Maggiore.
La chiesa della Ss. Trinità, costruita originariamente in stile tardo-gotico, fu ultimata nella seconda metà del XVI secolo dagli architetti Annibale Lippi e Gregorio Canonica, con un’unica navata affiancata da 6 cappelle per lato; seguì la costruzione della facciata, incorniciata dai due aerei campanili e soltanto negli ultimi due decenni del Cinquecento fu realizzata la scala d’ingresso alla chiesa dall’architetto Domenico Fontana, ispirata nella forma a doppia rampa a quella michelangiolesca del Palazzo Senatorio in Campidoglio.
 

L'interno della chiesa, ristrutturata nella seconda metà del '700 da G. Pannini.
Il prospetto della chiesa è arricchito dall'obelisco Sallustiano (portato a roma dall'imperatore Aureliano, unico fra quelli della Capitale ad essere decorato con il giglio di Francia!), qui posto alla fine del ‘700; l'interno, ristrutturato nella volta da Giuseppe Pannini, è arricchito di altari, monumenti funerari, affreschi e dipinti, fra cui emergono “La Deposizione” e l' “Assunzione” di Daniele da Volterra, allievo di Michelangelo, di cui è effigiato il volto.
Nell’area del convento annesso, più volte ricostruito dal ‘500 all’800, esistono un luminoso chiostro, una farmacia rinomata fino alla metà del ‘600, una biblioteca ed una “meridiana”, dipinta dal matematico padre Emanuel Maignan, con la quale a mezzogiorno veniva calcolata l’ora delle principali città del mondo. Se nel Refettorio si trova una sala definita “la plus belle salle a manger qu’il eut dans Rome”, grazie agli affreschi del pittore barocco Andrea Pozzo, che rappresentano un immaginifico palazzo adornato di 100 colonne, nel romitorio, la camera del padre Thomas Le Sueur possiede un autentico “trompe l’oeil”, dipinto alla metà del ‘700 da Charles Louis Clérisseau, che finge la dimora di un enigmatico eremita, tra rovine classicheggianti e coloratissimi pappagalli!
 




Il convento annesso alla chiesa della Ss. Trinità dei Monti

 

D. da Volterra: Assunzione, XVI sec. (a lato: particolare del volto di Michelangelo)
  La bella chiesa della Ss. Trinità dei Monti si affaccia su piazza di Spagna, che fin dal Rinascimento era collegata con l'ingresso principale della Città (Porta Flaminia) attraverso il cosiddetto “Tridente”(le vie del Corso, di Ripetta e Margutta): piazza nata con una vocazione internazionale, luogo cosmopolita dove i viaggiatori europei del Grand Tour, tra sette ed ottocento, trovavano raffinate locande ed alberghi prestigiosi per trascorrere soggiorni di studio nella Capitale, come la Casina rossa, Keats and Shelley Memorial House, ai piedi della scalea. La piazza deve parte del suo fascino al susseguirsi di interventi architettonici ed artistici: spazio asimmetrico, incorniciato dalle facciate di antiche dimore nobiliari, dipinte con i tenui colori delle terre, non sarebbe il luogo suggestivo che è senza la fontana barocca, detta “la Barcaccia”, che rappresenta una meraviglia dell'arredo urbano.
Un aneddoto narra che l'ispirazione di questa fontana si debba ad una straordinaria alluvione del Tevere: dopo aver allagato le vie circostanti, il fiume avrebbe infatti abbandonato proprio in questo luogo una barca! Ma al di là dei racconti popolari,: l'acqua Vergine che qui confluiva con una scarsa pressione non avrebbe permesso la creazione di ampi gettiti e zampilli, come era consuetudine nelle fontane romane!



La scenografica scalinata, la chiesa e la fontana berniniana (l'obelisco è in restauro)
 

Opera scultorea in travertino di Pietro Bernini e del più noto figlio Gian Lorenzo, la Barcaccia fu commissionata dal pontefice Urbano VIII nel 1629 e perciò conserva come elementi decorativi gli emblemi dello stemma araldico della famiglia Barberini: le api ed il sole. Con la sua inedita forma di nave dalla chiglia bassissima, incassata nel pavimento della piazza, permette di rendere ancora più visibili i riflessi e le trasparenze dell'acqua, coniugandosi armoniosamente con le strutture architettoniche circostanti, soprattutto con la bianca e sinuosa scalinata settecentesca. Quest'ultima, famosa come poche al mondo, è il frutto dell' ingegnosa soluzione urbanistica di Francesco De Sanctis, autorevole esponente del “barocchetto romano”, il quale, assecondando il declivio naturale del colle, realizzò la dinamica scalea (memore dell'attiguo Porto di Ripetta, oggi scomparso) con 11 rampe di dodici gradini ciascuna, che si aprono a ventaglio, divise da un piano di raccordo concavo. L'architetto è così riuscito a creare un suggestivo avvicinamento prospettico-visivo alla chiesa, posta in alto, come si trattasse di uno scenografico fondale teatrale.
Organismo dinamico e adatto ad una tranquilla passeggiata, che risponde genialmente alle esigenze di una elegante Roma settecentesca, in piena espansione edilizia, Trinità dei Monti è meta irrinunciabile del turismo mondiale.

 




L'Obelisco sallustiano, posto di fronte alla chiesa
La celebre scalinata, adornata di azalee in fiore all'inizio di primavera, come già avveniva nell'800, quando le graziose ciociare vendevano mazzi di fiori ai passanti, ideale set cinematografico negli anni ‘50, è uno dei luoghi più animati della città ed offre dall'alto della luminosa chiesa un panorama incomparabile.


Pietro e Gian Lorenzo Bernini: la "Barcaccia" di piazza di Spagna (XVII sec.)



E' vietata la riproduzione anche parziale dell'articolo e delle immagini © Copyright