Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Rivista bimestrale - Anno V - n.19 - Maggio-giugno 2009
I MONUMENTI DI DIO 

 

Santa Maria di Collemaggio: omaggio all'Abruzzo
di Bruna Condoleo




L'Aquila: Abbazia di Collemaggio, particolare della facciata, decorata con marmi bianchi e rosa


Da settecento anni meta di pellegrini, devoti alla “Porta della Perdonanza” (la prima Porta santa istituita per concedere le indulgenze avanti al primo Giubileo del 1300), la Basilica di Collemaggio, immersa nel verde e posta al di fuori della città de L'Aquila, è considerata la più suggestiva architettura sacra d'Abruzzo e purtroppo oggi è anche uno dei 44 beni artistici danneggiati gravemente dal terremoto. Consacrata nel 1288, la Basilica fu costruita per volontà di Pietro Angeleri, detto del Morrone, un eremita che fu incoronato papa con il nome di Celestino V proprio in questa chiesa nel 1294. Accanto ad essa egli stabilì la sede del suo Ordine monastico dei Celestini, regola molto austera, derivata da quella dei Benedettini. La Basilica di Collemaggio è celebrata soprattutto per la splendida facciata, davanti alla quale si svolgono cerimonie sacre della gente abruzzese, che come recita Gabriele D'Annunzio appaiono trasfigurate e sollevate fuori del tempo, con un





Sepolcro di Celestino V, al secolo l'eremita Pietro del Morrone
 

aspetto leggendario e formidabile, grave di cose misteriose ed eterne e senza nome ”, ma la sua fama è anche legata al sepolcro cinquecentesco del Papa Celestino, poi santificato dalla Chiesa, che sicuramente rappresenta il simbolo della devozione abruzzese. La sua facciata, come già detto, è la parte più spettacolare della chiesa, con l'inusuale forma orizzontale, interamente rivestita di marmi bicromi, bianchi e rosa, disposti a creare raffinati motivi geometrici. Iniziata a metà del XIV secolo e terminata un secolo più tardi, essa ha tre portali, quello centrale quattrocentesco a motivi goticheggianti con tabernacoli, un tempo arricchito di numerose statue oggi purtroppo perdute. Tre bei rosoni, quello maggiore centrale nella zona attica,

con doppia serie di raggi di colonnine ed una torre ottagonale, terrazzata e addossata alla parte destra, quel che resta di un originario campanile demolito alla fine del XIX secolo, completano l'austera e colorata facciata. Originariamente costruita in forme romanico-gotiche, la chiesa fu danneggiata dal famigerato terremoto del 1703; dopo di allora fu ristrutturata all'interno in forme barocche, ad eccezione della zona del transetto che rimase nello stile originario. Nel 1970, anche a causa di necessari lavori di consolidamento, l'interno è stato liberato dalle sovrastrutture barocche e riportato al primitivo aspetto romanico, ovvero 3 grandi navate divise da arcate acute poggianti su pilastri ottagonali. Durante i lavori di ripristino nelle pareti laterali delle navate sono venuti alla luce affreschi del ‘400 e del ‘500, opere di maestranze locali influenzate dalle scuole rinascimentali, soprattutto marchigiana, toscana e veneta che illustrano per lo più la vita di Celestino V. Vita avventurosa, questa, contrassegnata da fughe, eventi anche contraversi, sodalizi discutibili, come quello con i Templari, terminata con la prigionia nel castello di Fumone (FR), voluta dal suo potente successore, papa




La chiesa di Collemaggio: l' interno romanico, con la zona del transetto crollata per il sisma
  Bonifacio VIII e forse con la morte violenta nel 1296. L'interno oggi si presenta a croce latina, spoglio e meditativo, anche grazie ad una illuminazione che lascia penetrare da più punti della chiesa la luce, riflessa nel colore rosato del pavimento, dove alcune lastre tombali seicentesche indicano i nomi di insigni abati dell'Ordine dei Celestini, poi soppresso. Tre absidi concludono la chiesa: in quella di destra il mausoleo marmoreo di S. Pietro Celestino, danneggiato dall'attuale terremoto, mentre il sarcofago del papa è rimasto indenne. Il corpo di Celestino V , il papa celebre per aver pronunciato “ il gran rifiuto ” (Dante) dopo pochi mesi di pontificato, mostrando così incapacità a guidare la chiesa di Roma e guadagnandosi la fama di ignavo, secondo il giudizio dantesco, riposava in un tempietto classicheggiante, creato da Girolamo da Vicenza nel 1517. La storia di questo sepolcro è indicativa: saccheggiato una
prima volta dalle truppe del Principe d'Orange nel 1528, trafugato una seconda dalle truppe napoleoniche nel 1799, venti anni fa una banda di ladri ne asportò il corpo, ritrovato poi in un vicino cimitero. E' dunque davvero miracoloso che il sarcofago si sia salvato anche da quest'ultimo disastro! Non così la zona del transetto, delle absidi e della cupola, devastate dalle scosse più forti del sisma. Se ha qualche fondamento di verità la leggenda secondo cui Pietro del Morrone, di ritorno da Lione per l’approvazione del nuovo Ordine monastico, si fermasse nel luogo chiamato Collemaggio e sognasse la Vergine che gli chiedeva di costruire in suo onore una chiesa, noi ci auguriamo che questo desiderio, esaudito dal Papa, possa di nuovo avere una seconda attuazione grazie ad un restauro ad hoc, in cui la professionalità e l’ingegno italiani dimostreranno, come sempre, le inesauribili risorse tecniche ed artistiche.


La Basilica di Collemaggio, XIV-XV secolo


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