Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Work in progress - Anno XIII - n.57 - Luglio - settembre 2018
IL PIACERE DELL'ANTICO  

CAPOLAVORI SVELATI

Il NURAGHE Genna Maria di Villanovaforru: un sito archeologico che affascina!
di Eleonora Casula




(Fig.1) Planimetria del sito di Genna Maria di Villanovaforru. Sono visibili il nuraghe al centro, il bastione che lo circonda, il villaggio geometrico e l'antemurale.


Il comune di Villanovaforru sorge a circa 324 m. s.l.m. tra le colline della Marmilla nella Sardegna centro-meridionale, da dove domina i Campidani di Cagliari e Oristano. Le prime testimonianze antropiche nell’area risalgono all’età prenuragica e si protraggono senza soluzione di continuità in epoca nuragica, punica e romana. Nel 1342 l’originario centro abitato viene menzionato con il toponimo di Ville Nove de Ferru nelle Rationes Decimarum Sardiniae, documenti in cui venivano registrati i prelievi della decima parte delle rendite ecclesiastiche sarde in favore della Curia pontificia.
Nonostante conti 696 abitanti, Villanovaforru è un importantissimo centro culturale e turistico grazie all’impegno profuso nella salvaguardia delle tradizioni sarde e alla presenza di notevoli testimonianze storico-archeologiche.
La punta di diamante del paese è il Nuraghe Genna Maria (1) che sorge sull’omonima collina a 408 m. s.l.m., da cui prende il nome anche il Museo Civico Archeologico.
Le ricerche archeologiche, iniziate nel 1969 e tutt'oggi in corso, hanno riportato alla luce un imponente sito composto da un bastione trilobato che racchiude la torre nuragica più antica del sito, un villaggio e un antemurale esagonale, dove all'interno e sovrapposto ad esso si trovano le abitazioni del villaggio (fig. 1).



(Fig.2) Ingresso del bastione trilobato posto a SE. Da notare il gioco cromatico tra la marna chiara e il basalto nero. Si possono notare i resti delle abitazioni a ridosso del bastione.


Il complesso monumentale venne costruito con blocchi di marna e basalto, rocce che caratterizzano la composizione geologica della Marmilla e pertanto facilmente reperibili in loco.
La prima fase di frequentazione della collina Genna Maria si colloca nel Bronzo Medio, con la costruzione, attorno al XV secolo a.C. di una grande torre, il mastio, che conteneva al suo interno un’unica e semplice camera. Intorno al XIII secolo la torre venne circondata da un bastione munito di 3 torri esterne: l’edificio può essere pertanto inserito nella tipologia dei nuraghi trilobati.
L’ingresso al complesso monumentale è posto sul lato Sud-Est del bastione. È dotato di un architrave basaltico (fig. 2) e introduce a un disimpegno sul quale si aprono i diversi vani delle torri esterne (fig. 3), attualmente non visitabili per motivi di sicurezza. Proseguendo lungo il corridoio, si nota sul pavimento, più o meno a metà percorso, una grossa pietra squadrata che funge da elemento di copertura per la bocca circolare di una profonda cisterna che si apre nel sottosuolo per circa 6 metri, la cui parte inferiore è scavata nella roccia viva, mentre la volta è costruita a filari (fig. 4).





(fig.3) Visuale del disimpegno dall'interno del bastione.

 








(ig.4 )Bocca circolare della cisterna sotterranea


Davanti all’apertura della cisterna si trova l’ingresso per la torre del mastio (fig. 5). Ad oggi questa camera è l’unico ambiente a cui è possibile accedere: oltre la soglia rettangolare, realizzata interamente in marna, uno stretto corridoio introduce al vano semicircolare privo di nicchie e feritoie (fig. 6a).
Tra il XIII e il IX secolo a.C., attorno al nuraghe venne edificato l’antemurale esagonale dotato di 6 torri (di cui 4 ancora visibili) raccordate da cortine murarie rettilinee.
Durante il periodo Geometrico dell’Età del Ferro, tra i secoli IX-VIII a.C., l’area tra il bastione nuragico e l’antemurale venne occupato dalle abitazioni del nuovo villaggio, che si estendeva fino a ridosso delle mura del nuraghe dell’età del Bronzo (fig. 7).
Questo particolare assetto urbano si inserisce nel contesto delle mutazioni socio-culturali che si consolidarono rispetto alla precedente civiltà dell’età del Bronzo: infatti, l’urbanizzazione dell’età del Ferro si caratterizza per l’inglobamento dei nuraghi costruiti in precedenza. Questo perché le società del I Ferro consideravano il villaggio come centro focale della comunità, e non più il nuraghe, nonostante questo continuò a ricoprire un ruolo importante, anche se diverso rispetto al passato.





(fig.5) Ingresso alla camera del mastio. Si noti l'architrave con finestrella di scarico soprastante.

 








(fig.6a) Corridoio che immette nella camera del mastio.


Anche l’organizzazione stessa delle residenze domestiche evolve da un impianto monocellulare a un sistema di diversi ambienti disposti attorno ad una corte centrale: questo assetto è tipico delle cosiddette case a corte centrale, per le quali il nuraghe Genna Maria rappresenta il contesto guida nell’ambito degli studi di Archeologia della Sardegna. I vani che compongono le case a corte sono ellittici, quadrangolari o rettangolari (fig. 8) e spesso dotati di forni e bacili adibiti alla raccolta di acqua, alcuni dei quali sono ancora visibili in situ (fig. 9a). Tale organizzazione indica che le abitazioni avevano un carattere residenziale e che fossero in grado di soddisfare le esigenze di numerose persone. A testimonianza della grande varietà di attività che venivano praticate all’interno delle case a corte vi sono i preziosi reperti ceramici, litici e metallici recuperati durante gli scavi e custoditi presso il Museo Archeologico Genna Maria di Villanovaforru. Grazie a questi preziosi oggetti è stato possibile individuare i luoghi adibiti alla preparazione dei cibi, al riposo notturno, allo stoccaggio delle derrate alimentari, alle pratiche cerimoniali e religiose (fig. 10b).





(fig.7) Resti di abitazioni costruite a ridosso delle mura del bastione.

 








(fig.8) Vano quadrangolare di un'abitazione con ambiente aggiuntivo ricavato in un angolo.




(fig.9a) Interno di un vano domestico. Si possono riconoscere ancora in situ (1) il forno, (2) il bacile e (3) un pozzetto.

 








(fig.10b) Reperti ceramici rinvenuti nel sito di Genna Maria: a sinistra una brocchetta askoide con decorazione geometrica; a destra una brocca piriforme con decorazioni geometriche e antropomorfe incise. Entrambi sono datati all'età del Ferro.


La visita al sito di Genna Maria e al suo splendido Museo Archeologico accorcia la distanza temporale che ci separa da quel periodo storico e ci permette di conoscere la quotidianità dei suoi antichi abitanti, facendoci scoprire un mondo ormai svanito ma, comunque, ancora vivo e presente.

Ringrazio il Dr. Giacomo Paglietti, Direttore del Museo e Parco Archeologico Genna Maria di Villanovaforru, per avermi accompagnata durante la visita al sito e per i consigli elargiti durante la stesura di questo articolo.


(1) Genna Maria deriva dal latino Janua Maris, letteralmente Porta del Mare, in riferimento al fatto che dalla collina è possibile avvistare a Nord-Est il mare di Cagliari e Oristano.



Eleonora Casula, archeologa, ricercatrice indipendente di archeologia molecolare

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