Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Work in progress - Anno XIII - n.56 - Aprile - giugno 2018
NARRATIVA 

I LIBRI SCELTI PER VOI
di Ilaria D'Ambrosi









 



"La falsaria" di Barbara A. Shapiro


Un'appassionata storia d'amore si intreccia nel romanzo La falsaria di Barbara A. Shapiro, autrice già nota a questa rubrica per il suo romanzo "L'artista". Una storia d'amore tra un uomo e una donna, ma soprattutto tra un'artista e l'arte. Una storia di passioni e inganni, di delusioni e rivincite che la protagonista Claire Roth anima agli occhi del lettore attraverso la sua viscerale necessità di dipingere.
Il libro si apre mostrando una giovane e promettente artista, consapevole del proprio talento, ma emarginata dall'ambiente artistico di Boston a causa di uno scandalo che la addita come millantatrice; nonostante ella ritenga di essere stata vittima di un'ingiustizia, i fatti la costringono nel suo appartamento di periferia, dove vive riproducendo quadri d'autore per un'azienda di vendita online, la reproduction.com. La frustrazione, la sconfitta e il tradimento motivano Claire nel suo sogno di emergere nel mercato dell'arte; qui fa la sua comparsa Aiden Markel, un famoso e carismatico gallerista, determinato a far riemergere il talento della protagonista dal buio della sua damnatio memoriae. Markel propone a Claire di realizzare la copia di "Dopo il bagno", un famoso quadro di Edgar Degas scomparso (insieme alle opere di Vermeer, Rembrandt e Manet) dalle pareti del Gardner Museum di Boston nel 1990, offrendole in cambio del rischio di essere scoperta una lauta cifra, con la quale la protagonista salderebbe i suoi debiti, e una mostra personale nella celebre Markel Gallery. Un'opportunità che Claire coglie, con sconcerto e non senza timori, passare da copiatrice a falsaria comprometterebbe per sempre la sua carriera, ma la posta in gioco è alta e correre questo rischio potrebbe farle ottenere il posto che merita nel mondo dell'arte.
Claire si mette subito all'opera, ma proprio mentre inizia il suo importante lavoro si rende conto che il quadro di Degas nasconde un mistero. Un colpo di scena che la pittrice tiene nascosto al suo committente e che ha tutto il sapore di un enigma del quale Claire, incredula, vuole trovare una risposta. Una ridda di ipotesi, scoperte, verità celate dal tempo e dalla vergogna si intrecciano nel racconto coinvolgente dei fatti.
Ancora una volta Barbara A. Shapiro stupisce per la sua capacità di sostenere la trama e di agganciare l'interesse del lettore con continui riferimenti al mondo dell'arte che, questa volta, scendono nei dettagli più tecnici della produzione e della falsificazione artistica. Il lettore è partecipe degli affascinanti retroscena e dei meccanismi che ruotano intorno al mondo degli artisti, rimanendo coinvolto emotivamente dalla loro vocazione per la creazione e dalle nozioni, precise e dettagliate, che l'autrice inserisce magistralmente all'interno del tessuto narrativo del romanzo. Nel testo non manca, quasi a definirsi tratto distintivo della Shapiro, l'avvicendarsi di episodi passati e presenti: in questo caso la contemporaneità di Claire e le lettere inviate da Isabella Stewart Gardner, artefice dell'omonimo museo di Boston. Proprio quest'ultima porterà il lettore nella seconda metà dell'Ottocento, all'epoca di Degas e degli impressionisti.
Barbara A. Shapiro si muove tra finzione e realtà, costruendo la figura della protagonista, Claire Roth, come una paria dal destino ingrato, artefice non riconosciuta di un'opera, un'icona paragonata alle serigrafie Campbell's di Andy Warhol, che la critica aveva attributo al suo amante, il noto pittore Isaac Cullion. La falsaria, di fatto, un libro ispirato al più grande furto realmente avvenuto nel 1990, tratteggia il carattere della protagonista come una moderna Han Van Meegeren, il frustrato pittore olandese che negli anni Trenta del Novecento era conosciuto come il più abile falsario di Vermeer! E poi, il salto nel passato, un tuffo nella Parigi tardo ottocentesca, quando l'arte degli impressionisti, così luminosa e brillante, positiva e mondana, creava scandalo nella compagine della borghesia francese, abituata agli accademismi della pittura neoclassica di David e Ingres e non troppo tollerante delle emozionanti opere romantiche di Géricault e Prud'hon.

Titolo: La falsaria
Autore: Barbara A. Shapiro, traduzione di Roberto Serrai
Editore: Neri Pozza Editore, 2013
Prezzo: 17,00 euro













 



"Lettere a Theo", di Vincent Van Gogh

Leggere Lettere a Theo di Vincent Van Gogh, la corrispondenza che il celebre pittore olandese ha indirizzato tra il 1875 e il 1890 al fratello Theodore, detto Theo, significa entrare nell’intimità di questo artista scoprendone il genio, ma anche la frustrazione, la passione, fino alla follia e alla disperazione. Uno squarcio di vita e di quotidianità indigente, quella nella quale Van Gogh ha passato l'esistenza, che in alcuni momenti può sembrare ripetitiva e noiosa, ma che complessivamente si rivela necessaria per non perdere il filo conduttore di un discorso che avvolge il lettore e lo pone in stretta vicinanza con il pittore. Chi legge entra nelle case affittate dal pittore, percorre gli stessi luoghi, si sofferma sulle sue consuetudini e riflessioni, fino a comprendere l’alienazione, l’isolamento, i disturbi mentali e la morte del più famoso artista incompreso della storia dell’arte europea.
L’epistolario, pubblicato dalla cognata di Vincent Van Gogh dopo la morte di Theo, suo marito, ci offre un autoritratto dell’artista fuori dagli schemi della storia che, a posteriori, lo mitizza scrollandogli di dosso la polvere di un’esistenza di stenti, vissuta in ragione della pittura e votata alla pittura. Queste lettere, pubblicate per la prima volta nel 1913, sono scritti emozionanti, destinati al fratello e migliore amico, unico sostenitore di un pittore ora considerato, insieme a Paul Gauguin e Paul Cézanne, uno dei tre grandi solitari: gli artisti isolati di fine ‘800.
La straordinaria lucidità con cui Van Gogh narra la propria vita, i disagi, le crisi dovute a una forma di malattia mentale, a volte riconosciuta nell’epilessia a volte nella depressione, si intrecciano a una puntuale descrizione dei processi pittorici, ad affilate riflessioni sul ruolo dell’arte, rivelandoci un artista intellettuale pienamente consapevole dei problemi artistici del suo tempo, dai quali tuttavia rifugge per trovare la propria dimensione pittorica nell'esatta riproposizione della realtà umana nella sua semplicità e completezza. Un fardello pesante per Vincent Van Gogh, ma anche la sua più grande fortuna postuma!
Disegno, pittura, letteratura sono saldati tra loro nelle Lettere a Theo, di fatto depositarie di una quantità di idee, poi trasformate in opere, che permettono la ricostruzione della sterminata produzione di Vincent Van Gogh.
Dall’agosto del 1872 al 27 luglio del 1890 Vincent scrisse al fratello con costanza e dedizione, descrivendogli i rovesci della vita, le scelte esistenziali, gli amori traditi, quelli persi, ma soprattutto l’abnegazione della propria vita a favore della pittura. Theo, impiegato nella celebre galleria Goupil di Parigi, è il suo unico interlocutore, amico e confidente di situazioni che non  sempre vengono citate esplicitamente (alla maniera del “non detto” del romanzo ottocentesco), ma che si leggono tra le sue parole e che - senza entrare nell’ambito letterario e della formazione colta del pittore - si rivelano in quelle tele, in cui i colori, ma soprattutto la pennellata trasmettono turbamento.
Così Vincent Van Gogh, alla fine della sua brevissima carriera, descrive i vortici nel cielo de “La notte stellata” come quelle stelle che di notte sembrano muovere un cosmo tormentato; e ancora i campi di grano, punteggiati dal volo dei corvi, la solitudine e la sua continua quanto vana ricerca di pace. Attraverso gli scritti il lettore si convince del ruolo fondamentale di Van Gogh: un maestro della pittura di fine Ottocento, incompreso dai contemporanei, ma di fatto un precursore di quello che sarà l'estetica espressionista. L'arte per Van Gogh era la ragione di vita, seppur questa versasse nella più totale povertà. Alla sua morte, opere, schizzi e scritti hanno rappresentato una delle testimonianze più incisive della vita fragile e tormentata del pittore. Solo Anne Boch, amica e pittrice, acquistò un’opera di Van Gogh, quando il pittore era ancora in vita:  Il vigneto rosso, eseguita nel 1888 ad Arles! Per tutti i suoi contemporanei, Vincent Van Gogh era un personaggio oscuro, scomodo, ossessivo nella ricerca di comunicare la sua necessità di amore e di stabilità. Eppure ripercorrendo le diverse età della sua esistenza, il periodo in cui visse con i minatori del Borinage, l’incontro con gli impressionisti, il viaggio ad Arles, le delusioni amorose, la fame e la disperazione, la vita con Gauguin nella casa gialla in Provenza, fino all’internamento nell’ospedale di Saint-Rémy, il lettore comprende la vera essenza di questo artista, la verità sulla sua arte riconducibile a un’esasperata necessità di comprensione.
Se l’Ottocento è stato il secolo di Baudelaire e dei cosiddetti poeti maledetti, del Romanticismo e del romanzo storico, è stato anche il secolo del Realismo, dell'arte impressionista, della nascita della fotografia, ovvero di tutto ciò che ha portato alla struggente eccitazione lirica e all’immensa umanità delle "Lettere a Theo", alla travolgente e appassionante testimonianza pittorica di Vincent Van Gogh.
Nei due giorni che intercorsero tra il tentato suicidio e la morte Vincent confidò a Theo di “non essere in grado neanche di uccidersi”: a quasi un secolo e mezzo dal quel 29 luglio 1890 il mondo intero riconosce che Vincent Van Gogh è senza alcun dubbio uno dei più grandi artisti dell’arte contemporanea!



Titolo: Lettere a Theo
Autore: Vincent Van Gogh
Editore:Guanda
Prezzo: 13,00 euro



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