Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Work in progress - Anno XV - n.64 - Aprile - giugno 2020
NARRATIVA 

I LIBRI SCELTI PER VOI
a cura di Ilaria D'Ambrosi




MICHEL PASTOUREAU: Il piccolo libro dei colori

Non è un caso se vediamo rosso, diventiamo verdi di paura, blu di collera o bianchi come un lenzuolo... I colori veicolano tabù e pregiudizi ai quali obbediamo senza rendercene conto, e possiedono significati nascosti che influenzano il nostro ambiente, i nostri comportamenti, il nostro linguaggio e il nostro immaginario.” Così esordisce Michel Pastoureau nel suo breve libro Il piccolo libro dei colori, in cui il noto autore francese guida il lettore in un affascinante percorso attraverso la storia, l’arte, la letteratura e il mondo naturale alla scoperta del significato dei colori.
Il nostro è un mondo a colori, Pastoureau ce lo vuole ricordare con questo libello in cui si lascia intervistare dal giornalista Dominique Simonnet; ecco che così il lettore è immerso in una piacevole e colta (ma non troppo) discussione intorno all’evoluzione della mentalità umana, agli usi e ai costumi della società di cui facciamo parte. Tra le parole dell’autore trapelano nozioni di storia, di arte, di psicologia e sociologia, tutte discipline convogliate nei meandri del simbolismo delle tinte, delle nuances che ci circondano e di cui troppo spesso non cogliamo più i significati reconditi e le implicazioni. In una narrazione brillante, in un dialogo semplice ma erudito, ricchissimo di aneddoti e curiosità Pastoureau e Simonnet si intrecciano l’uno in considerazioni attente e puntuali sullo sviluppo della percezione visiva e sull’uso dei colori nella storia dell’umanità, l’altro, quasi a voler riportare nella contemporaneità l’illustre sociologo e antropologo, in affermazioni divertenti e leggere.



 
Questa intervista, un sunto dell’enorme bibliografia prodotta da Pastoureau sui colori e sull’arte medievale, si concentra sul carattere universale – di qui il tono divulgativo di tutto il testo -  che ogni tinta, dal giallo al blu, dal rozzo al verde al bianco e al nero, acquisisce una volta esposta alla vista degli esseri umani. “I colori veicolano tabù e pregiudizi ai quali obbediamo senza rendercene conto, e possiedono significati nascosti che influenzano il nostro ambiente, i nostri comportamenti, il nostro linguaggio e il nostro immaginario.”
Un concentrato di cultura e di storia della percezione visiva che passa attraverso la psicoanalisi di Jung e la Gestaltpsychologie (psicologia della forma) per spiegare le ambivalenze e i costrutti della mente umana, i condizionamenti e le strutture con cui, nei secoli, i colori ci colpiscono emotivamente e assumono un significato emozionale.
Questo breve excursus nel mondo dei colori inizia con il blu, al giorno d’oggi un colore “giudizioso, che si mimetizza, che non vuol farsi notare”, tanto da essere protagonista nella bandiera dell’Unione Europea e nelle divise, ma che in passato non godeva assolutamente di alcun privilegio, anzi veniva spesso disprezzato perché il colore degli occhi dei barbari invasori. Poi c’è il rosso, quello “orgoglioso, pieno d’ambizione e assetato di potere”, di cui bisogna diffidare perché è subdolo e volta faccia; è all’ “antico e fidato” bianco cui dobbiamo affidarci, anche se in molti, tra chimici e studiosi, non lo hanno considerato un colore, considerazione di vecchio retaggio, nata quando si è iniziato a usare la carta come supporto per la scrittura, accentuando il contrasto tra l’inchiostro e il non colore. Ecco che viene la volta del verde, oggi il colore di ciò che è permesso (pensiamo ai cartelli stradali) e della natura, ma che nelle epoche antiche veniva utilizzato di rado, una tinta infima e poco pregevole, un tono instabile dal punto di vista chimico e molto difficile da far aderire alle fibre. Un' instabilità dovuta al caso, del tutto fortuita e per questo il verde è il colore appropriato per i tavoli da gioco, dove ci si mette in mano al destino, in balia dei capricci della sorte. Invece, se oggi il giallo suscita moti d’invidia, simboleggia il malaffare e la malattia, nel Medioevo era molto apprezzato e simbolicamente riconducibile alla ricchezza e alla potenza.
Dunque, precisa Pastoureau, “i nostri pregiudizi sociali si giocano nella percezione del nostro stesso colore”, ovvero la società di cui facciamo parte è interpretabile, culturalmente, attraverso il senso che attribuiamo alla simbologia dei colori, socialmente, attraverso lo studio dei condizionamenti sulle nostre emozioni e sui nostri comportamenti.
Il piccolo libro dei colori di Michel Pastoureau e Dominique Simonnet è un assaggio, leggero ma mai banale, sul significato antropologico dei colori, un punto di partenza per scardinare considerazioni scontate e superficiali. Per esempio, in pochi sanno che la Riforma protestante impose una moralizzazione di cui si sono visti gli effetti anche nella moda; al colonialismo, cui seguì la tratta degli schiavi, si deve, purtroppo, il razzismo basato sul colore diverso della pelle; e ancora, nel XVIII secolo l'aristocrazia piagava la loro pelle con preparati a base di piombo e mercurio nel desiderio di mantenere un candido pallore che li distinguesse dai contadini, andamento che la storia ha visto cambiare di rotta quando i ricchi dovevano apparire abbronzati per differenziarsi dagli operai che lavoravano al chiuso. Il mondo dei colori, come ce lo spiega Pastoureau, è un mondo dai significati opposti e controversi, comprensibile attribuendo alle tinte delle implicazioni culturali e una costruzione storico-sociale, un mondo che, se studiato e compreso, può rivelarsi del tutto inaspettato.


Titolo: Il piccolo libro dei colori
Autore: Michel Pastoreau
Edizione:Ponte alle Grazie
Anno 2006
pagine: pp.107
Prezzo: 10,00 €





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