Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Work in progress - Anno XVII - n.70 - Gennaio-marzo 2022
NARRATIVA 

I LIBRI SCELTI PER VOI
a cura di Ilaria D'Ambrosi




"Il Sublime. Adesso" di BARNETT NEWMAN

Per il primo numero dell’anno della rubrica di letteratura la redazione propone ai suoi lettori un testo impegnativo, ma allo stesso tempo intenso ed evocativo: “Il Sublime. Adesso” di Barnett Newman.
L’autore è stato un personaggio veramente a tutto tondo, appassionato di ornitologia, studioso di filosofia e di arte precolombiana, un artista riconosciuto dalla critica solo verso la fine della sua vita (spentasi a New York, città natale nel 1970) come uno dei più importanti esponenti dell’Espressionismo astratto, corrente di cui facevano parte Jackson Pollock, Villem de Kooning e MarK Rothko.
Un artista dalla vita travagliata, ricordato per la sua irascibilità e per la personalissima ricerca nel campo artistico che, molto spesso, trovava le proprie radici nella filosofia e nella metafisica. Siamo in quel periodo storico in cui la critica si muove suoi passi di Huizinga e Spengler per formare il pensiero moderno, pensiamo ancora una volta agli scritti di Walter Benjamin, dei russi Bulgakov e Berdjaev, per non parlare dell’accesa polemica di Sedlmayr contro il processo di astrazione che coinvolse l’arte nei primi cinquanta anni del Novecento.
Così Lyotard, sulla medesima lunghezza d'onda, muove i suoi commenti alla produzione di Newman partendo dalla Critica del Giudizio di I. Kant per affermare che essa non è altro che la conseguenza di "una teologia negativa che annuncia le risposte dell'astrazione e del minimalismo per mezzo delle quali la pittura cercherà di evadere dalla prigione figurativa." Commento a cui l'Artista risponderà in una pubblicazione del 1945, dal titolo "L'immagine plasmica" (precedente all'omonimo testo del 1948), in cui sottolinea come l'astrattismo sia un'arte ornamentale, dovuta a un'errata interpretazione dell'arte primitiva, la quale utilizza la deformazione come mezzo per la creazione di simboli.
Dopo questa lunga introduzione sulla figura di Barnett Newman, fondamentale per comprendere l'approccio filosofico con cui l'artista redasse il testo proposto, veniamo al libro "Il Sublime. Adesso".

 
Nel testo Newman accenna al fatto che con tutta probabilità, Edmund Burke fu il primo a parlare in epoca moderna del concetto estetico del "sublime" nel saggio del 1757, dal titolo "Indagine filosofica sull'origine delle nostre idee del Sublime e del Bello", cui seguì la già citata Critica del Giudizio (1790) di Immanuel Kant. Se nel primo il vuoto, l'oscurità, il pericolo generato dagli eventi naturali generano orrore ma allo stesso tempo un profondissimo "piacere del terribile", il filosofo tedesco divide il sublime in "sublime matematico" e "sublime dinamico", di fronte ai quali la sfera sensoriale umana si rivela inadeguata, incapace di figurare una grandezza tanto vasta quanto la potenza di una bufera o l'immensità di un cielo stellato. L'uomo, dunque, è piccolo e insignificante. A questo punto si introduce il pensiero di Newman: l'artista, di fede ebraica, si forma sul concetto che il sublime è come Dio, ovvero irrappresentabile, poiché l'uomo non è in grado di esibirlo in un'immagine, quindi sarà possibile rappresentare unicamente ciò che crea nell'uomo un'ineffabile emozione. Tuttavia, nelle opere e nel pensiero dell'artista newyorkese, da cui il testo che prendiamo in esame, il sublime diventa svuotamento, assenza iconografica, percezione delle cause esterne all'uomo solo ed esclusivamente attraverso i propri sensi. Ecco nato il linguaggio astratto! Su questi presupposti filosofici Barnett Newman affonda la descrizione di alcune sue opere, tra cui le enormi tele monocromatiche, realizzate a partire dal 1948, compresa quella famosissima intitolata Onement I (1), dove l'intensa colorazione è rotta da una o più strisce verticali, definite zip. Attraverso questi elementi, tracciati non sempre con precisione geometrica, praticamente sempre a olio su una base di tempera o acrilico, l'Artista fornisce un appiglio all'osservatore, il quale altrimenti sarebbe perso nel vuoto stesso del colore. Una banda, una striscia il cui scopo è stato più volte associato all'unicità di Dio, alla creazione dello spazio e del tempo, scissi dalle tenebre, resi visibili all'uomo grazie all'arte e al colore che interpreta il concetto del sublime, la cui immagine non può essere rivelata.
Per questo, spiega Newman in “Il Sublime. Adesso”, non è necessario chiedersi cosa siano queste zip, quanto prendere atto passivamente che esistono, che sono, esattamente come l’uomo non può pensare di essere in grado di dare una forma all’esistente. Da questo concetto, nasceranno tutte le opere successive, tra cui quelle della serie Be (trad. “essere”).
Senza ombra di dubbio “Il Sublime. Adesso” di Barnett Newman è un libro capitale per la comprensione del pensiero dell’artista e dell’Espressionismo astratto americano, un testo complesso al punto da poter essere valutato appieno da un amante dell’arte, ma non solo da un pubblico colto. La narrazione di fatto scaturisce dalla descrizione delle sue opere più note, per poi incunearsi in un discorso indubbiamente articolato, ma comunque apprezzabile da qualsiasi lettore. Ne consigliamo la lettura proprio per solleticare un interesse nei riguardi dell’Espressionismo astratto americano e del linguaggio artistico di Barnett Newman, che siamo certi non verrà tradito dall’autore.



Autore: Barnett Newman
Titolo: Il Sublime. Adesso
Editrice: Abscondita
Pagine: 91
Prezzo: 13,00 euro

(1) ONEMENT I :www.moma.org/collection/works/79601





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