Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Work in progress - Anno XVII - n.72 - Luglio - settembre 2022
NARRATIVA 

I LIBRI SCELTI PER VOI
a cura di Ilaria D'Ambrosi




Francesco Bonami. "Lo potevo fare anch' io. Perché l'arte contemporanea è davvero arte"


Per rispondere alla domanda retorica che spesso ci viene posta “ma questa è Arte?” (con una risposta negativa!), abbiamo pensato di proporre ai nostri lettori un testo accattivante, a tratti provocatorio: “Lo potevo fare anch'e io. Perché l’arte contemporanea è davvero arte” di Francesco Bonami.
Con una dialettica fresca e un approccio del tutto antiaccademico, l’autore illustra le motivazioni che hanno permesso alle opere di Andy Warhol e Marcel Duchamp di superare la prova del tempo, una posizione completamente condivisibile e sfruttabile al fine di una corretta interpretazione del fare artistico contemporaneo. Nell’ultimo secolo l’arte ha cambiato volto: è stata maltrattata (pensiamo ai baffi sulla Gioconda di Dalì), concettualizzata (i monocromatici di Rothko o Yves Klein sono un esempio), impoverita (vengono alla mentre le opere come Bachi da setola di Pino Pascali), sì - dopo secoli, anzi millenni di figurazione – l’arte è stata resa irriconoscibile; tuttavia, non è vero che “potevamo farla anche noi”.
A tutti, anche agli storici dell’arte, capita di entrare in una galleria e di pensare “ma cos' è questa roba?” (ultimamente sempre più a buon ragione), ma poi si passa ad analizzare l’ entourage dell’opera, a contestualizzare lo sviluppo artistico e la ricerca personale dell’autore, in poche parole si cerca di collocare l’artista nel suo tempo, nella personale cerchia di conoscenze. L’osservatore interessato deve perdere in qualche maniera il retaggio scolastico che lo ha indottrinato a pensare all’arte come a una produzione visiva fine a se stessa, abbracciando quella conoscenza critica che permette di capire cosa sia arte e cosa no. In questo percorso conoscitivo Bonami è assolutamente d’aiuto. L’autore del testo che proponiamo, spiega perché le opere della Transavanguardia, di Pollock o Lucien Freud ad esempio, vengono battute all’asta per milioni di dollari, oppure come le opere di Damien Hirst o Jeff Koons siano "arte" nonostante abbiano oggettivamente abbandonato la figurazione o non siano belle a

 
vedersi. Ironico e a volte indisponente Bonami articola i suoi 33 capitoli, nei primi, affrontando tematiche generali come lo scontro/incontro tra la pittura e la fotografia, come pure l’autorialità dell’artista, ovvero ciò che permette a uno storico di affermare che un oggetto o un concetto sono un’opera d’arte, per poi alleggerire i registri proponendo delle riflessioni sui singoli artisti. Primo a passare sotto il vaglio del critico fiorentino è Marcel Duchamp, padre incontestato delle correnti più rivoluzionarie come la Pop Art e l’arte concettuale; poi, uno degli artisti più demonizzati e odiati da chi non apprezza l’arte contemporanea: Lucio Fontana e i suoi tagli, fino ad arrivare a Picasso, all’Arte Povera e al concetto di "bruttezza" nell’arte, con cui chiude il libro. Con un linguaggio accessibile, ma senza l’atteggiamento didascalico e scolastico a cui ci stanno abituando “gli influencer dell’arte” sui social network, Bonami spiega i meccanismi del mercato dell’arte e lascia intendere ai suoi lettori che il principale campo di analisi dell’opera non è la tela su cui è dipinta ma il tempo, l’epoca storica in cui è stata realizzata. Ecco dunque la risposta a tutti quei “ma che ‘sta roba è Arte?”: un’opera contemporanea è Arte quando la comunità degli artisti intorno all’autore, i galleristi e gli storici riconoscono il valore artistico di un oggetto generato dall’interpretazione da parte del pittore o dello scultore di un particolare sintomo del prprio tempo. L’oggetto può essere decontestualizzato (l’orinatoio di Duchamp ne è un esempio) o reso astratto (come i Gretti di Burri), ma quando si carica di un concetto, di un pensiero critico autonomo e innovativo, allora diventa Arte, interpretazione di una morale, contestazione del presente. Dopo anni di sviluppo bidimensionale della pittura, Fontana taglia le sue tele per riportare la profondità nella pittura: certamente non può farlo adottando la prospettiva brunelleschiana di Piero della Francesca, non è un pittore del XV secolo, tuttavia dimostra la profonda conoscenza del pittore di Sansepolcro in quella lacerazione del supporto che apre all’occhio dell’osservatore la terza dimensione.
Lucio Fontana contesta il suo presente rievocando il passato, sostituisce il concetto di pura bidimensionalità dell'astrattismo con una nuova concettualità propria dell'arte italiana a cavallo tra gli anni '50 e '60 del Novecento, si fa portavoce del suo presente, specchio del proprio tempo, di un'epoca da cui noi deriviamo, di cui noi siamo volenti o nolenti figli, anche se ancora non siamo abituati a riconoscerci nei neon di Sol Lewitt quanto nelle opere di foglie di Giuseppe Penone. L'arte rinascimentale non è più bella delle performance degli anni '80, del graffitismo o dell'arte femminista, è solo più riconosciuta, più comprensibile, anche più vista, ma di fatto molto più lontana da noi, non solo cronologicamente, ma anche concettualmente. Chi pensa di poter affogare ferri nel cemento come (o meglio) di Uncini, neppure può fare meglio la Fornarina di Raffaello, non per un problema di capacità tecnica, ma perché non potrebbe riprodurre le concezioni e la cultura della società dei primi vent'anni del Cinquecento non avendoli vissuti; al contrario può comprendere l'approccio polemico dietro l'uso del cemento inteso come rappresentazione della potenza costruttiva dell'uomo contemporaneo, perché lo sta vivendo in prima persona. Tornando al testo di Bonami, la lettura di "Lo potevo fare anch' io. Perché l'arte contemporanea è davvero arte" è consigliatissima non solo a un pubblico di storici e amanti dell'arte, ma a chiunque volesse comprendere le regole, le strutture e i significati che reggono l'arte contemporanea, permettendo appunto di ricostruire le file di un discorso che sta, da una parte, prendendo la deriva sui social network e dall'altra rendendo sempre più di nicchia un settore dell'arte che invece dovrebbe essere riconosciuta come espressione del nostro tempo.


Autore: Francesco Bonami
Titolo :  Lo potevo fare anch' io. Perché l'arte contemporanea è davvero arte
Editore: Mondadori
Anno:   2017
Pagine: 176
Prezzo: 13,00 euro




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