Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Rivista bimestrale - Anno I -Sett./ott. 2006, n. 5
NOTIZIE ed EVENTI  

LE MOSTRE
di Artemisia



In Italia


Versace: “la moda è arte..”

A Ciliverghe di Mazzano (Brescia), presso i Musei Mazzucchelli- Museo della Moda e del Costume, si sta svolgendo un'interessante esposizione, intitolata “Versace. Il genio della moda e l'arte”: abiti, accessori, bozzetti, dipinti e sculture che mettono in evidenza lo stretto legame esistente tra uno dei massimi stilisti del nostro tempo ed il mondo dell'arte figurativa. Gianni Versace è stato, infatti, un infaticabile e valentissimo “artigiano” della moda, ma anche un conoscitore attento e sensibile di arte antica e contemporanea. La mostra vuole appunto evidenziare la matrice artistica di ogni creazione del geniale “sarto”, capace di trasfondere nelle sue collezioni le infinite suggestioni provenienti dal mondo della grecità, humus in cui è vissuto, nonché dalle più recenti sperimentazioni artistiche del ‘900, da cui era affascinato. Se i panneggi fluidi e morbidi che hanno caratterizzato i suoi splendidi abiti da sera si ispirano ai costumi greci, ai chitoni ed alle tuniche romane, i motivi decorativi provengono da una manipolazione



A.Warhol, Marilyn Monroe, serigrafia 1997

Warhol, Delaunay, Dine e Calder sono gli artisti prediletti dallo stilista calabrese, che amava circondarsi di cose belle ed ha collezionato nella sua breve vita capolavori d'arte, alcuni dei quali sono esposti in questa inedita mostra, che testimonia la statura di un grande “artista” della moda.
Infine non va tralasciata la preziosità dei ricami delle sue creazioni, in seta ed in crepe, decorate con strass e cristalli, esposte nelle 4 sezioni di una mostra veramente interdisciplinare, divisa per tematiche ed accompagnata, per il piacere del pubblico, da musica antica, rinascimentale, barocca e pop.
Curato da Massimiliano Capella e Patrizia Cucco, l'esclusivo evento si concluderà il 29 ottobre 2006.

Versace. Il genio della moda e l'arte. Dalla scultura antica a Andy Warhol“.
Musei Mazzucchelli- Museo della Moda e del Costume. Ciliverghe di Mazzano (Bs) fino al 29/10/2006.
Tel: 030.2120975
valeria@merighi.org        
info@museimazzucchelli.it

 






Abito Dine, t-shirt in seta, 1997


raffinata e consapevole del repertorio figurativo delle sculture dei templi o dei vasi ellenici: basti pensare all'immagine della “Medusa”, che è divenuto il marchio della Maison Versace! Senza dimenticare la persistenza nelle sue collezioni di motivi tratti dal costume rinascimentale, come i morbidi velluti o le forme avvolgenti e sinuose, che tuttavia non precludono l'interesse per elementi più moderni, come le stampe delle stoffe che riproducono immagini rese famose da Andy Warhol ( Marilyn o Liz), o le maglie di metallo che trasformano, in una libera e geniale interpretazione, le cotte militari cinquecentesche in luminosi ed astrali vestiti da sera. Inoltre l'attività svolta da Versace come costumista per i balletti classici rivela che la sua creatività era capace di spaziare liberamente nei campi più diversi, sostenuta sempre dalla cultura e da un'attenzione rigorosa ai particolari ed agli effetti plastici richiesti dalla danza.




Abito Warhol in crepe di seta, 1991









































E. Baj, Hommage a Picasso





L'”arcipelago” Picasso

A Civitanova Marche (Ma), la mostra “Omaggio a Picasso” espone 80 opere del genio spagnolo nella Pinacoteca Marco Moretti, mentre nella ex chiesa di Sant'Agostino artisti di fama mondiale rendono il loro omaggio al Maestro attraverso altrettante opere ispirate, dedicate o riprese dalla vastissima produzione picassiana. La poliedricità di Pablo Picasso e la sua proteiforme personalità artistica gli hanno infatti permesso di vivere da protagonista tutte le esperienze culturali del XX secolo, anticipando estetiche rivoluzionarie e proponendo continuamente forme e contenuti figurativi innovatori. Tuttavia la mostra non intende soltanto esporre opere dell'artista, che vanno dalle prime esperienze del periodo blu e rosa, alle creazioni cubiste, al “ritorno all'ordine”, fino all'epoca del Surrealismo. L'esposizione marchigiana focalizza l'attenzione sull'immensa eredità lasciata da Picasso alle future generazioni, un bagaglio di idee e di suggerimenti capace di indirizzare per decenni le scelte di grandi artisti come Moore, Hartung, Warhol, Liechentestein, Oldenburg, Rosenquist, Hockney, ed ancora De Maria, Guttuso, Pistoletto, Manzù…Mentre i primi seguaci furono molto influenzati dall'eros picassiano, soprattutto il versante figurativo del Surrealismo, così attento alle suggestioni della donna e della sessualità, altri si lasciarono permeare dall'aspetto dissacratorio dell'arte dello Spagnolo; altri ancora, soprattutto gli artisti italiani, furono attratti dal rigore e dalle sue eleganze neoclassiche, come ad esempio Manzù, mentre Guttuso accentuò l'aspetto popolaresco e realistico del repertorio picassiano ed Enrico Baj ne ha messo a frutto gli umori ironici, grotteschi e provocatori. Anche per ciò che riguarda il “ready made”, il già fatto, l'influenza di Picasso non è da sottovalutare, dal momento che egli fu il primo ad interpolare nell'opera elementi “aggiunti”, oggetti trovati ed alieni alla pittura tradizionale. Dopo gli anni '60 gli artisti hanno continuato ad attingere alla sua prodigiosa inventiva, da Jean Tinguely, esponente del Nouveau Réalisme, a Robert Rauschenberg, col suo New Dada, esasperando l'arte dell'assemblaggio ed anche la Pop Art ha utilizzato l'immagine del Genio spagnolo come icona assoluta. Terminiamo accennando a Michelangelo Pistoletto, il quale da Picasso rielabora un' immagine, la colomba, per liberarla e isolarla dal suo contesto e farne un poetico e gentile omaggio all'indiscusso Maestro.
Curata da Renato Barilli, la mostra si concluderà il 29 ottobre 2006.

“Omaggio a Picasso”, Pinacoteca Marco Moretti- ex Chiesa di Sant'Agostino.
Civitanova Marche (Ma), fino al 29/10/ 2006
telefax: 06/44237540- m.deluca33@virgilio.it
info: 0733/891019; info@pinacotecamoretti.it

 



















P.Picasso, Mujer, 1961












Brazzà nella foresta







Brazzà in piroga sull'Ogouè








Storia di Brazzà in un murale in ceramica




Pietro di Brazzà: l'antenato bianco 

A Roma, presso l'Auditorium-Parco della Musica, con una mostra intitolata “Una vita per l'Africa”, si commemora la vita e l'opera del grande esploratore Pietro Savorgnan di Brazzà, che fu il principale artefice della rinascita sociale e culturale del Congo alla fine dell'800. Italiano di nascita e francese di adozione, Pietro di Brazzà fu soprattutto un pacifista, convinto del dialogo fra culture diverse in un periodo di gravi ingiustizie derivanti da una politica coloniale europea, basata sullo sfruttamento e sulla schiavitù. Rispettoso della terra africana, della dignità e della libertà di ogni uomo, fu propugnatore di una visione avveniristica della convivenza fra popoli e razze diverse e mise in pratica progetti di istruzione e di formazione concreti e realizzabili. Convinto della possibilità di una rinascita dell'Africa, spese tutta la sua vita a difendere i diritti dei nativi contro la strapotenza e la violenza dei dominatori, Francia e Belgio, creando scuole, ospedali, opportunità di lavoro per la popolazione. Accusato in Europa di negrofilia per la sua avversione al razzismo dominante, venne sollevato dall'incarico di Governatore generale del Congo nel 1898 e si ritirò ad Algeri; dopo 7 anni venne però richiamato per condurre un'indagine sulle atrocità commesse in Congo, ma morì a Dakar, durante il suo rientro in Francia. La mostra romana ripercorre la vita dell'esploratore, la storia della sua amicizia con il re Makoko Iloo I, guida del regno batekè, il gruppo etnico più numeroso in Congo, con il quale Brazzà condivideva ideali e progetti: ancora oggi, infatti, sopravvive tra i discendenti del re la stima per l'opera dell'esploratore, definito “l'antenato bianco”. La curatrice dell'esposizione, la fiorentina Idanna Pucci, discendente per via materna da Brazzà, ha voluto non solo testimoniare eventi, luoghi e personaggi attraverso foto, incisioni, giornali, manifesti, creazioni artistiche ed oggetti significativi (come il “baule Brazzà”, ideato appositamente da Louis Vuitton per tramutarsi in letto!), ma anche evidenziare le problematiche che ancora affliggono questa regione, sfruttata nelle sue risorse naturali dai nuovi interessi occidentali e cinesi. Un'opera d'arte, creata da pittori della scuola locale Tekè, vuole simboleggiare la possibilità del Congo di riemergere autonomamente dalla precarietà odierna, anche ripristinando la cultura e le tradizioni antiche, come già Pietro di Brazzà aveva sperato. A lui il Congo ha dedicato un immenso mausoleo che accoglierà le sue spoglie nel mese di ottobre prossimo, in una spettacolare cerimonia in occasione dell'anniversario della fondazione della capitale, Brazzaville, che porta il suo nome.

“Una vita per l'Africa. Pietro Savorgnan di Brazzà- re Makoko Iloo I” - . Auditorium-Parco della Musica.
Roma, dal 10/9/06 al 4/10/06
Info: 06/6877603
danielaruzze@tiscalinet.it




 










P.Savorgnan di Brazzà, 1882 (foto P. Nadar)











Re Makoko Auguste Nguempio, 2005








Baule-Brazzà di Louis Vuitton






















Gormley:Time Horizon, 2006







Gormley:Transfuser III, 2002



Gormley a Scolacium


A Borgia ( Cz), 100 grandi sculture in ferro, create dal noto artista inglese Antony Gormley, sono disseminate nella vasta area archeologica di Scolacium, in un'installazione suggestiva dal titolo “Time Horizon”, curata da Alberto Fiz. La zona del Foro dell'antica colonia Minervia Scolacium è così divenuta uno straordinario palcoscenico per l'arte contemporanea, grazie ad un progetto che si ripete per il secondo anno e che prevede di ripristinare un colloquio tra antico e moderno, di grande interesse. Le opere di Gormley, figure grandiose dai 2 ai 3 metri d'altezza, create da calchi del corpo dell'artista, sono state collocate su basi differenti, in modo da avere tutte la stessa altezza e costituire perciò una sorta di folla silenziosa e ieratica, quasi lunari presenze in un contesto di memorie ancheologiche. “Il mio progetto- afferma l'artista- si sviluppa su due assi, quello orizzontale della storia e quello verticale della natura e della terra”. A questa affascinante installazione all'aperto, tra olivi millenari, si accompagna anche una mostra, allestita nell'attiguo Museo del Frantoio, dove, tra macchinari di modernariato industriale per la lavorazione delle olive, sono state collocate altre opere di Gormley, tutte incentrate sulla figura umana, punto focale della ricerca dell'artista londinese. Molto apprezzato al di là dei confini della sua terra, dalla Germania all'America, fino ad agosto 2006 espone anche alla Biennale di Sidney, in Australia.

“Time Horizon. Antony Gormley al Parco Archeologico di Scolacium”- Borgia (Cz), fino al 8 ottobre 2006
www.provincia.catanzaro.it
elestamp@mondadori.it
 















Gormley: Time Horizon, 2006















La demoiselle du telephone



Mirò in Sicilia


A Taormina (Me), una mostra di rarissime litografie ed acqueforti intende ripercorrere la storia di un'amicizia e di una collaborazione tra Joan Mirò ed il gallerista e mercante Aimé Maeght, che fu appassionato collezionista delle incisioni dell'artista spagnolo, tutte conservate presso la Fondazione da lui creata nel '64 a Saint Paul de Vence. La mostra, dal titolo “Mirò a Taormina”, che si tiene nella Chiesa del Carmine, curata da Isabelle Maeght, propone al pubblico 63 opere realizzate dal 1960 al 1980 da uno dei maggiori artisti del XX secolo, che dedicò alla grafica molto del suo interesse fin da quando nel '29 illustrò “L'arbre des vojageurs” di Tristan Tzara, poeta  e saggista dadaista. Passato dall'arte fauve ad uno sporadico contatto con il Cubismo picassiano, Mirò giunse presto ad un'arte visionaria e surreale, caratterizzata da inconfondibili segni grafici, simbolici ed allusivi, dalle tinte vivaci, che traducono l'originale mondo interiore, un universo fiabesco e naif, svincolato dalla pura realtà visiva. L'immaginario di Mirò, benché ordinato entro partiture geometriche, esplode in tutta la sua libertà inventiva: forme vagamente zoomorfe e figure astratte danzano gioiosamente come note musicali, svelando sulla tela o sulla carta il lato “magico” delle cose.
Essenzialità e rigore caratterizzano tuttavia le opere degli ultimi 20 anni, dove piccole forme circoscritte in grandi spazi monocromi e vuoti offrono l'immagine di un mondo fantastico, ma altrettanto “vero” per l'artista catalano, che ci ha lasciato un'eredità di grazia e di bellezza.

“Mirò a Taormina”. Chiesa del Carmine, fino al 29 ottobre 2006
www.miroataormina.it
info@gate2taormina.com

 
















Miro: La grève noire









La siesta
















Madonna con bambino, Congrega Carità, Brescia



Il Romanino a Trento


A Trento, nel Castello del Buonconsiglio, inizia il 29 luglio la mostra “Girolamo Romanino. Un pittore in rivolta nel Rinascimeno italiano”, che dopo 40 anni dalla monografica realizzata nella città natale, è la prima rassegna completa dedicata al pittore bresciano. Oltre cento dipinti provenienti dal Louvre, dal Metropolitan Museum di New York e dal Museo di Belle Arti di Budapest, vanno ad arricchire le opere che Romanino ha lasciato nella residenza trentina del vescovo Bernardo Cles, committente della decorazione. Dalla produzione della giovinezza, sotto l'influsso della pittura veneta di Giorgione e di Tiziano, agli affreschi presenti nel Castello, da poco restaurati, fino alle opere eseguite per il Duomo di Brescia e per la chiesa di S. Giorgio in Braida a Verona, il visitatore potrà seguire l'excursus di un artista cinquecentesco, considerato un precursore del naturalismo caravaggesco. Egli ha infatti saputo fondere la colta esperienza veneta con il gusto lombardo di un'arte popolaresca intrisa di vena realistica: l'uso inconsueto degli effetti luministici e le deformazioni espressive ne fanno uno dei pittori più originali della scuola bresciana, assieme a Savoldo ed a Moretto, che apporta nel classico linguaggio rinascimentale anticipazioni del realismo di Caravaggio nell'immediatezza della tecnica pittorica e nella sincera partecipazione alle vicende degli umili.
Al progetto della mostra ha partecipato anche il prof. Alessandro Nova, della Goethe Universitat di Francoforte, uno dei più autorevoli studiosi del Romanino.

“Girolamo Romanino. Un pittore in rivolta nel Rinascimento italiano”. Trento, Castello del Buonconsiglio, dal 29 luglio al 29 ottobre 2006.
www.buonconsiglio.it
info@buonconsiglio.it
 











Romanino: La bagnante (part), Castello di Trento







Nudo virile, loggia del Castello di Trento





All'estero



Capolavori europei da New York

A Martigny (Ch), presso la Fondation Pierre Gianadda, si sta svolgendo una straordinaria rassegna, dal titolo “Le Metropolitan Museum de New York. Chefs-d'oeuvre de la peinture européenne”, in cui sono esposti 50 dipinti di grandi Maestri, conservati nelle collezioni del prestigioso museo americano. Dell'immenso patrimonio di opere che il Metropolitan custodisce, i quadri in mostra costituiscono una parte significativa, sia per l'importanza degli autori, sia per la qualità dei pezzi.





F.Goya: Josè Costa y Bonells, 1813
Metropolitan Museum of Art, New York


Francia e Italia sono le nazioni più presenti, ma anche l'Olanda, la pittura fiamminga, inglese e spagnola sono rappresentate nell'esposizione svizzera attraverso le opere dei protagonisti della storia dell'arte dei secoli più luminosi. Sono state scelte sei personalità di miliardari, benefattori e mecenati, che lasciarono in eredità al Museo le loro tele, per illustrare la varietà dei percorsi professionali e degli interessi particolari dei collezionisti: da Catherine Wolfe, amante dell'arte francese dell'800, a Collis Huntington, conoscitore della pittura inglese e olandese del ‘600 e del ‘700, a Henry Osborne, affascinato di arte decorativa giapponese e di oggetti d'arte asiatica, e sua moglie Louisine, dedita a collezionare pittori francesi della seconda metà del XIX secolo, a Jules Bache, attratto dalla pittura italiana del Rinascimento, fino a Sam A. Lewisohn, industriale e filantropo, amministratore del Metropolitan Museum negli anni '50, che fece dono della sua collezione di impressionisti e post-impressionisti francesi.
La mostra si concluderà il 12 novembre 2006.




P.Gauguin: Ferme en Bretagne, 1894
Metropolitan Museum of Art, New York

 






A.Carracci: Bambini con un gatto, 1590
Metropolitan Museum of Art, New York


Aperto nel febbraio del 1872 con un'esposizione ove potevano ammirarsi due sculture italiane dell'800 ed una piccola collezione di 174 dipinti di artisti europei, il Metropolitan è divenuto nel tempo, grazie alla generosità dei collezionisti privati, per la massima parte newyorkesi, uno dei maggiori musei del mondo.
La collaborazione tra la Fondazione Gianadda ed il Museo americano data fin dal 1989 e continua ad oggi con reciproca soddisfazione: questa mostra, così ricca di capolavori, tutti provenienti da New York, è stata curata da Katharine Baetjer, conservatrice del Dipartimento dei dipinti italiani, la quale ha operato una selezione tra le 2500 opere di artisti che spaziano dal XVI al XIX secolo. Ai nomi famosi, come Tiepolo, Guardi e Poussin, che sono anche tra le prime acquisizioni del Museo, si aggiungono nell'odierna esposizione capolavori di El Greco, Rembrandt, Manet, Renoir, Carracci, Vermeer, Van Gogh, Gauguin, Courbet, Goya e Cézanne, a creare un affresco suggestivo del panorama dell'arte europea, che non può non destare l'interesse e l'ammirazione del pubblico.


G.Courbet: La source, 1862
Metropolitan Museum of Art, New York




The Metropolitan Museum of Art, New York- Capolavori della pittura europea”. Fondation Pierre Gianadda. Martigny (Svizzera).
Fino al 12 novembre 2006

www.gianadda.ch
Info: 0041.27.7223978-Italia: 031.269393
info@uessearte.it




pour la traduction
en français, clic ici.















Ritratto di Francesco I, 1539
Parigi - Museo del Louvre











Titratto di Paolo III, 1546
Napoli, Museo Capodimonte
 


" Tiziano, i volti del potere "

A Paris, nel Musée du Luxembourg, il Senato presenta una straordinaria esposizione dedicata a Tiziano Vecellio, che espone 60 dipinti, fra cui 35 ritratti di Tiziano ed altre opere di artisti che gravitarono nella sfera del pittore: da Lorenzo Lotto a Parmigianino, da Tintoretto a Rubens, da Cellini a Giulio Romano.
Nato a Pieve di Cadore (Belluno) nel 1488 c., Tiziano iniziò la sua carriera pittorica a Venezia, assieme a Giorgione, conosciuto nella bottega dei fratelli Gentile e Giovanni Bellini, ma ben presto mostrò uno stile molto personale dove il naturalismo tonale della pittura veneta si lega al plasticismo michelangiolesco delle forme. La sua arte raffinata s'impose presso le più rinomate corti italiane ed europee, tanto che in breve tempo divenne il ritrattista preferito delle famiglie “del potere”: cardinali e papi, come Paolo III, principi e sovrani vengono immortalati da Tiziano in splendidi ritratti, come Francesco I, Filippo II, l'imperatore Carlo V, che nominò l'artista primo pittore della corte degli Asburgo. Nella sua lunga esperienza artistica egli ha saputo rappresentare il carattere ufficiale delle loro cariche, ma nel contempo ha analizzato con fine capacità introspettiva il lato più umano dei personaggi dipinti e la loro sensibilità. Tiziano, infatti, ha il dono di evidenziare con rara maestria psicologica le emozioni più intime dei suoi amici, dei letterati ed umanisti più celebri del tempo, come, ad esempio, Pietro Aretino e il cardinale Pietro Bembo, Federico Gonzaga e Isabella d'Este, ma sa anche dipingere giovani donne anonime con delicata carnalità. Soggetti religiosi e mitologici, allegorie erotiche e temi manieristici vengono resi dall'Artista con la medesima esuberanza pittorica: la sensualità del suo colore, la capacità di descrivere i movimenti dell'anima dei personaggi ritratti, la bellezza dei nudi e la sontuosità delle vesti testimoniano il genio pittorico di Tiziano che godette di grande fama nel proprio tempo (come testimonia Giorgio Vasari), divenendo poi un mito della storia dell'arte, mai spento. Dopo il 1558 il suo stile muterà sensibilmente, mostrando l'acutizzarsi di una crisi interiore: in effetti negli ultimi due decenni di vita si infittiscono i temi religiosi e mitologici e la sua smagliante tavolozza si dissolve per effetto della luce, mentre la forma si decompone ad esprimere una meditazione tragica sui temi del dolore e della morte. Il 27 agosto 1576, all'età di 88 anni, Tiziano muore nella sua amata Venezia.
L'esposizione, frutto di una collaborazione con il Museo francese, è stata curata da Nicola Spinosa, Direttore del Polo Museale di Napoli, già curatore dell'esposizione sorella, intitolata “Tiziano ed il ritratto di corte da Raffaello ai Carracci”, da poco tempo conclusasi presso il Museo di Capodimonte.

Commissario dell'esposizione: Nicola Spinosa, Sovrintendente dei Musei di Napoli , con Tullia Carratù e Morena Costantini
«Tiziano, i volti del potere ». Paris, Musèe du Luxembourg
13 settembre 2006 -21 gennaio 2007
tel. 01.45441290-

info@museeduluxembourg.fr
www.museeduluxembourg.fr


 
















Ritratto: Isabella d'Este, 1536
Vienna, Kunsthistorisches M.














Ritratto di giovanetta, 1546
Napoli, Museo Capodimonte

























Balenciaga, 1965 (f.Kublin)




Balenciaga Paris

A Parigi , Les Arts Décoratifs presentano un omaggio a Cristobal Balenciaga, celebre couturier di origine spagnola, il cui percorso ha influenzato la storia della moda francese ed europea. La mostra, iniziata a giugno, espone 160 pezzi, raccolti da Nicolas Ghesquière, direttore artistico della casa di moda Balenciaga dal ‘97, disposti in maniera cronologica, che rivelano la stupefacente creatività di uno stilista che per 30 anni ha operato a Parigi, fino al 1968, data in cui presentò l'ultima collezione e si ritirò in Spagna. Nativo dei Paesi Baschi, a 23 anni apre la prima casa di moda a San Sebastian, seguita da altre due, a Madrid ed a Barcellona; autodidatta, studia la moda francese, la costruzione dell'abito e, quando fuggito alla guerra civile di Spagna, nel '37, approda a Parigi e crea la famosa Maison in Avenue George V, ha già tutte les chanses per divenire di lì a poco “le roi de la couture parisienne”.
I suoi abiti creano una silhouette raffinata, su una base classica, ma con forme che si ispirano alla cultura del suo paese natio: cappe da toreador, gamme di colori sorprendenti, mantilles nere e tonalità acide. Balenciaga utilizza una grande quantità di materiali, tessuti di lana spessi ed irregolari, per meglio evidenziare l'interazione della luce: le sue creazioni,infatti, sono costruite con rigore e strutturate attorno al corpo come architetture. Le couturier amava dire:“ un bravo stilista deve essere: architetto per i piani, scultore per la forma, pittore per il colore, musicista per l'armonia e filosofo per la misura”, rivelando che uno stilista non è solo un originale sarto, ma un artista completo.
A 34 anni dalla sua morte, il suo prestigioso marchio è ancora vivo e fa parte di un patrimonio culturale collettivo: la grande retrospettiva parigina intende, perciò, celebrare un grande maestro della moda del XX secolo.

« Balenciaga Paris ». Les Arts Décoratifs, Musée de la Mode et du Textile, Paris
Fino al 28 gennaio 2007
www.lesartsdecoratifs.fr
 










Balenciaga, 1954 (f. Kublin)


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La riproduzione in capo alla pagina è l'autoritratto di Artemisia Gentileschi, disegnato dalla restauratrice Francesca Secchi