Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Rivista bimestrale - Anno I - Sett./ott. 2006, n. 5
NOTIZIE ed EVENTI  

ARTE e SOCIETA'


Ruba l'arte e mettila da parte!
di Alessandra Berruti





E' il 23 agosto 2004 quando due uomini armati irrompono nel Munch Museet di Oslo, museo dedicato al pittore norvegese Edward Munch, e si impossessano di due delle opere più famose dell'espressionista nordico: “Il grido”, una celeberrima tempera su tavola del 1893 e “Madonna”, un olio su tela, realizzato tra il 1893 e il 1894.
Due anni dopo, il 31 agosto 2006, le opere vengono recuperate in discrete condizioni senza si debba pagare alcun riscatto od effettuare nuovi arresti. Notizie più approfondite sul loro ritrovamento non sono disponibili, ma è nota la voce che già dieci giorni prima del ritrovamento uno dei ladri, David Toska, condannato a 19 anni di carcere per una spettacolare rapina in banca , abbia richiesto, con questa "resa ”, di veder ridotta la propria pena.
“ Il grido" fa parte di una serie di opere che Munch idealmente raccolse in un ciclo intitolato "Fregio della vita". Dell'opera esistono altre versioni, alcune delle quali sono incisioni in bianco e nero che anticipano quelle a colori del 1893.
Il quadro, com'è noto, comunica uno stato emotivo di immensa angoscia per l'uso antinaturalistico del colore e per i violenti accostamenti cromatici, ottenuti con lunghe pennellate che deformano paurosamente i soggetti rappresentati: ciò contribuisce a farne uno dei dipinti più drammatici dell'arte del ‘900.
La "Madonna", rubata e ritrovata assieme a “Il grido”, è invece l'estasi di una donna inquietante e seducente, nuda, con gli occhi socchiusi, la mano destra portata dietro ai capelli e l'altra tenuta dietro la schiena. "Donna che ama" è il nome che lo stesso Munch diede inizialmente all'opera, come a voler sottolineare il duplice messaggio, erotico e religioso insieme, che l'immagine comunica e che creò all'epoca un vero scandalo per l'inconsueta ed ambigua iconografia.
L'artista norvegese, che ebbe un vissuto personale di particolare tragicità (dirà:" Le malattie, la pazzia e la morte furono gli angeli neri che vegliarono sopra la mia culla e mi accompagnarono fin dall'infanzia "), diede l'avvio a quella  poetica dell'angoscia che percorre gran parte dell'arte del suo Paese alla fine dell'800, arte da lui espressa con frenetica energia e, a detta di molti, spesso eccessivamente ansiogena . “Il grido” gli regalò il successo: molto apprezzato da un gruppo di giovani artisti tedeschi, Ludwig Kirchner, Erich Heckel, Emil Nolde e Karl Schmidt-Rottluff che nel 1905, a 13 anni dalla prima personale del pittore a Berlino, costituirono il gruppo Die Brücke (Il ponte), Munch fu considerato l'antesignano di tutte le avanguardie di ispirazione espressionista che hanno contraddistinto l'arte figurativa contemporanea.
Il furto delle opere di Munch ("Il grido" figura tra le più replicate opere della storia dell'arte!) è stato realizzato nel modo più semplice ed incredibile che ci sia, ovvero staccare il quadro dal muro ed uscire con il medesimo sottobraccio. Un trafugamento, dunque, in qualche modo “folle”, come le Parche chine sulla culla dell'artista, privo persino della “discutibile” dignità del furto su commissione, né fatto per lucro né per il “piacere” di possedere un'opera d'arte di inestimabile valore, come fu per “La Gioconda” di Leonardo da Vinci.
Insomma, potremmo dire: ruba l'arte, mettila da parte e… contratta con l'autorità giudiziaria, non appena capisci che intendono appiopparti venti anni di galera.
Da urlo!

 
E. Munch: Il grido, 1893






E.Munch: Madonna 1893-94
 
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