Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Rivista bimestrale - Anno II - Nov./dic. 2006, n.6
NOTIZIE ed EVENTI  

LE MOSTRE
di Artemisia




In Italia



Boccioni, un grande del ‘900

A Milano, nelle sale di Palazzo Reale, è in corso la mostra “ Boccioni, pittore scultore futurista”, dedicata all'artista, calabrese di nascita (Reggio Calabria, 1882), la cui attività è stata profondamente legata alla città lombarda. Un insieme di 70 opere, tra sculture, dipinti e disegni mostrano al pubblico la forza inventiva di uno dei più geniali protagonisti del Futurismo italiano. Dalla prima adesione al Divisionismo nel 1907, all'incontro con Filippo Tommaso Marinetti, quando sottoscrive il Manifesto dei pittori futuristi (1910), Umberto Boccioni intraprende una ricerca attorno al tema della forma e del suo inserimento nello spazio, che lo condurrà verso risultati eclatanti. Negando alla scultura ogni finalità realistica, abbandonata la vieta modellazione plastica ottocentesca, l'artista propone l'uso dei materiali più vari per un'arte polimaterica, spesso patinata a colori. Pittore innovativo, nella scultura, cui si dedicò dal 1912 al '14, sviluppò un'inedita concezione del modellato, destinata a far emergere una compenetrazione ed un'interscambiabilità di forma e spazio, come rivela





Il bevitore, olio su tela, Milano. Civiche Raccolte d'Arte


Verona, a soli 34 anni, per una banale caduta da cavallo, l'animale tanto amato e tante volte ritratto!
A confronto con le opere degli illustri contemporanei, come Rodin, Picasso, Rosso, Balla e Severini, esposte nella interessante mostra milanese, le sculture di Boccioni (in tutto 13, di cui 9 perdute!), esprimono una propria spiccata originalità e testimoniano il ruolo centrale dell'artista nella storia della figuratività contemporanea.
La mostra, curata da Vittorio Sgarbi, Assessore alle Politiche Culturali del Comune di Milano, si concluderà il 7 gennaio 2007.

BOCCIONI pittore scultore futurista.
Palazzo Reale, Milano. Fino al 7 gennaio 2007
www.mostraboccioni.it
arte@mavico.it

 





Forme uniche della continuità nello spazio,
1913, bronzo. Milano


il capolavoro bronzeo “Forme uniche della continuità nello spazio”, ove il dinamismo di un corpo, plasmato dalla velocità e dall'aria, crea una forma aperta e comprensiva della realtà circostante .
Colui che guarda una tela bocconiana è catapultato al centro della scena ritratta, in mezzo ad uno spazio turbinoso, dove le cose dipinte sprigionano incontenibile vitalità, anche grazie alla pennellata rapida e frammentaria ed alle tinte esplosive. Rispetto agli altri pittori futuristi, Boccioni non utilizza la macchina come icona del tempo e del progresso, bensì privilegia gli esseri viventi, di cui esalta l'intima bellezza carpita nell'attimo del movimento, come i dionisiaci cavalli di “La città sale”. Viaggiatore instancabile, malgrado la breve vita, visitò la Russia e fu più volte a Parigi, dove conobbe il Cubismo, i maggiori scultori d'avanguardia e l'arte africana.
Volontario nel I° conflitto mondiale, lui che aveva inneggiato alla guerra, non avrà il privilegio di morire in battaglia, ma durante un'esercitazione alla periferia di




Sviluppo di una bottiglia nello spazio, bronzo. Milano



Il Caravaggio “ritrovato”

A Roma, in anteprima mondiale dalla Royal Gallery di Hampton Court, è in esposizione nell'Ala Mazzoniana della Stazione Termini, il “Caravaggio dei Windsor”, nell'ambito della mostra “Caravaggio. Capolavori nelle collezioni private”. La “ Chiamata dei Santi Pietro e Andrea”, acquistata da Carlo I nel 1637 per la Collezione Reale, era stata ritenuta nel tempo una copia di un originale del Maestro lombardo, andato perduto, e da un secolo l'opera non era stata ripulita né opportunamente studiata, anche perché la spessa coltre di sporco che la ricopriva ne precludeva un giudizio ed un apprezzamento obbiettivi. Inoltre una grezza applicazione di vernice ricca di piombo sul retro del vecchio rivestimento della tela, impediva un esame ai raggi X, che invece avrebbe fatto luce sull'autenticità o meno dell'opera. Una volta superate



Caravaggio:S.Giovannino alla sorgente. Varese, coll. priv.


dei protagonisti, intrecciate in uno dialettico gioco di rispondenze e di luminosità. Lo studio dei documenti ha mostrato che il quadro, arrivato in Inghilterra ed affidato ad Orazio Gentileschi, allora pittore della Corte reale, era stato da questi catalogato come opera originale di Michelangelo Merisi da Caravaggio, opinione che può ritenersi attendibile, dati i tempi e la conoscenza, da parte del pittore, dell'opera del Maestro. Secondo lo storico dell'arte Maurizio Marini, che studia la tela in questione da 25 anni, uno dei più convinti assertori dell'autenticità, l'opera potrebbe essere un prestigioso dono del Marchese Vincenzo Giustiniani destinata al collezionismo di Thomas Howard, suo amico cattolico nell'eretica Inghilterra.
L'analisi stilistica dell'opera, secondo i pareri degli storici dell'arte Claudio Strinati e Vittorio Sgarbi, al di là delle prove da indagare più approfonditamente, assicura che la tela è di qualità altissima nelle realistiche fattezze degli apostoli e nella composizione, severa ed essenziale. Secondo il curatore della mostra Sir Denis Mahon, conservatore



Caravaggio: Il Cristo (part.), Chiamata di Pietro e Andrea .
 





Caravaggio: Chiamata di Pietro e Andrea, olio su tela. Londra, Hampton Court Palace, Royal Gallery.


tutte le difficoltà, a restauro ultimato, durato oltre 5 anni, la tela ha invece mostrato tutta la sua bellezza, sia per la tecnica pittorica, tipica del Caravaggio, con incisioni e ripensamenti (propri di un'opera originale!), sia per il tema dipinto.
Cristo, giovane e sereno, ha rivelato delicatezze pittoriche nel volto apollineo ed intensità espressiva non dissimile dai due apostoli, Pietro in ombra, con il magnifico mantello color giallo ocra ed Andrea, la cui testa è risultata un'autentica rivelazione. Senza lo strato pesante di vernici e di ridipinture antiche che ottundeva la corretta visione del dipinto, alcune parti del quadro sono risultate completamente diverse da come erano apparse fino ad allora, ad esempio le mani


Caravaggio:Il cavadenti, Firenze, Galleria Palatina Palazzo Pitti


della Collezione Reale della Regina Elisabetta, analizzando accuratamente il quadro “….non solo viene confermata la sua possibile esecuzione negli anni romani attorno al 1601, ma se ne riconosce la
concomitanza con le ricerche condotte dal Caravaggio nelle “tele da stanza” realizzate attorno al ciclo pubblico della Cappella Contarelli in san Luigi dei Francesi a Roma che, di fatto, vede l'impegno del Caravaggio protrarsi dal 1599 al 1600/02”. Oltre all'opera suddetta, altre 3 tele del Caravaggio, provenienti da diverse collezioni private, sono esposte in questa piccola ma straordinaria mostra, allestita in un luogo singolare, qual'è il Gate di una grande Stazione, che permette a chiunque, viaggiatore in transito o turista occasionale, di valorizzare al meglio il tempo dell'attesa, godendo di opere inedite e bellissime, difficilmente visibili.

Caravaggio. Capolavori nelle collezioni private. “Il Caravaggio dei Windsor”. Gate - Ala Mazzoniana, Stazione Termini. Roma
Fino al 7 gennaio 2007.

ufficiostampa@novellamirri.191.it








L'arte cinese in Italia

A Roma, presso Le Scuderie del Quirinale, è in corso l'eccezionale mostra dal titolo “Cina. Nascita di un impero”, evento unico ed estremamente suggestivo, che offre al grande pubblico la visione di oltre 300 reperti provenienti da 14 musei cinesi, mai usciti finora da questo lontano Paese. Tra le opere esposte le più attese sono alcuni esemplari dei soldati di terracotta che compongono la famosa "armata" del Primo Imperatore del potente regno Qin, ritrovata nei pressi del suo mausoleo, ancora inviolato, a Lintong (Xi'an), nella provincia dello Shaanxi, dove sorgeva l'antica capitale cinese. Si tratta di migliaia di guerrieri, carri, cavalli, tutti a grandezza umana, ritrovati sotto terra, disposti come un vero esercito!





Cavallo e cavaliere, III a.C.


Inoltre per la prima volta vengono esposte 150 statuette di cm. 70, raffiguranti soldati a cavallo e fanti, domestici ed animali, risalenti al III-II secolo a. C., rinvenute da poco nei pressi dei mausolei imperiali. Dunque il cammino di 10 secoli di storia, dal 1040 a. C. al primo secolo d. C., è illustrato in questa mostra romana attraverso opere di qualità eccelsa e di forte impatto emotivo. Oltre a tradurre la potenza di un immenso impero che toccò l'apice con il sovrano Qin Shi Huangdi, nel 221 a. C., epoca cui risalgono i soldati di terracotta, le opere esposte restituiscono l'immagine di una civiltà splendida e di un'arte che stupisce per l'accuratezza della lavorazione dei manufatti, per la raffinatezza dei decori e per quella sorta di realismo “magico” che sprigiona dalle figure, ritratte in una arcana immobilità, pur nella naturalezza di gesti quotidiani.
L'esposizione, curata da Lionello Lanciotti e Maurizio Scarpari, terminerà il 28 febbraio 2007.

“Cina. Nascita di un impero”. Le Scuderie del Quirinale. Roma. Fino al 28 febbraio 2007
ufficiostampa@mondomostre.it
b.notarodietrich@palaexpo.it
www.scuderiequirinale.it
 







Chinese version



Balestriere con armatura, terracota, III a.C.


alcuni di questi guerrieri armati con i loro cavalli, funzionari imperiali, stallieri ed aurighi, modellati con spettacolare realismo, sia nei tratti somatici sia nei particolari delle corazze e dell'abbigliamento, sono esposti a Roma in ampie teche, circondate da leggeri tendaggi neri trasparenti, in un allestimento firmato dal regista Luca Ronconi e dalla scenografa Margherita Palli, che esalta la sensazione di intenso mistero proveniente dalla straordinaria collezione. In mostra sono anche bronzi cerimoniali risalenti al VIII secolo a. C., coppe e preziose lacche rinvenute nelle tombe patrizie, come lo splendido cervo dalle lunghe corna, un sarcofago dipinto, animali fantastici di bronzo e l' eccezionale reperto di una veste funeraria, prerogativa degli aristocratici, a grandezza naturale, costituita da oltre 2000 piastre di rarissima giada bianca, cucite con filo d'oro!



Cervo porta-tamburo, legno, V s. a.C.
L'Atleta della Croazia a Firenze


A Firenze , presso Palazzo Medici Riccardi, è esposto per la prima volta dopo il lungo restauro, “l'Apoxiomenos- l'Atleta della Croazia”, un capolavoro d'arte greca recuperato dal mare. Semisepolta dalla sabbia nel mar Adriatico, la grande statua, alta un metro e 92 centimetri, era stata rinvenuta nel 1997 al largo dell'isola di Lussino, dove un sommozzatore belga la avvistò adagiata sul fondo del mare.





L'Apoxiomenos: particolare




Lo splendido esemplare esposto a Firenze, realizzato in ambito greco, dipenderebbe tuttavia da un archetipo precedente a Lisippo, per il quale si è fatto il nome di Dedalo di Sicione e di Policleto il Giovane.
Confrontata ai Bronzi di Riace, la statua mostra un modellato più morbido, un maggiore dinamismo spaziale ed alcuni particolari realistici, come i capelli intrisi di sudore, tipici dello stile naturalistico della scuola di Lisippo (attorno al 330 a. C.). La ripulitura dell'opera ha permesso inoltre di evidenziare elementi tecnici interessanti, come gli inserti in rame dei capezzoli e delle labbra; manca lo strigile e pertanto non si sa bene quale azione l'atleta stia compiendo. Restaurato già nel II secolo d. C., il bronzo fu trasportato verso un porto dell'Adriatico, destinato probabilmente ad una villa romana, ma allora avvenne il naufragio. Dopo una permanenza di oltre 2000 anni, il mare ce l'ha restituito!

Apoxiomenos- l’Atleta della Croazia. Palazzo Medici Riccardi, Firenze. Fino al 7 gennaio 2007
www.palazzo-medici.it
www.firenzeturismo.it

 








l'Atleta della Croazia  in fondo al mare Adriatico



Deturpato a causa dei depositi calcarei organogeni che lo ricoprivano, ma fortunosamente intatto, il bronzo ha subito un restauro, ultimato nel 2003, attuato a Zagabria, in Croazia, con la collaborazione decisiva dell'Opificio delle Pietre Dure di Firenze. Da allora studiosi ed archeologi hanno potuto studiare l'opera, di straordinaria qualità formale, che rappresenta un atleta che si deterge dopo una gara. L'esemplare è databile al I secolo a. C., grazie ad elementi relativi alla tecnica di fusione e di rifinitura della superficie bronzea, nonché all'analisi del Carbonio 14 di un nocciolo di pesca ritrovato in una gamba della statua, il pasto di un piccolo roditore, amante dell'arte! L'opera, per motivi stilistici, mostrerebbe di essere una replica d'età repubblicana di un archetipo del IV secolo a. C., il più famoso dei quali è l'Apoxiomenos di Lisippo, il pugile che si deterge con lo strigile dopo la lotta, portato a Roma da Agrippa per ornare le terme.


Apoxiomenos, bronzo I sec. a. C.

La "Schola" del Caravaggio


Ad Ariccia (Rm), nello splendido Palazzo Chigi, la mostra “La schola del Caravaggio. Dipinti dalla Collezione Koelliker” espone una panoramica di oltre 90 tele di pittura caravaggesca romana, scele dal curatore della mostra Gianni Papi nella ricca collezione privata del mecenate milanese Luigi Koelliker.
Nel primo decennio del secolo XVII si verifica a Roma una convergenza di talenti pittorici che il biografo seicentesco G. Mancini definisce una vera e propria “schola”, caratterizzata da un lumeggiare particolare, una luce proveniente dall’alto, dunque un artifizio, creato per dare maggiore rilievo e risalto alle forme ed alle scene.



O. Gentileschi, San Girolamo, olio

Anche alcuni pittori stranieri provenienti dalla Francia e dai Paesi Bassi, ma attivi a Roma, sentono l'influsso del coinvolgente stile del Maestro lombardo, dall'olandese Gherardo delle Notti ai francesi Valentin de Boulogne e Simone Vouet . A partire dagli anni '20, con la diffusione del Barocco, il fenomeno dell'arte caravaggesca subisce un naturale declino, anche se la spinta innovativa del naturalismo del grande Maestro continuerà a diffondersi, lasciando tracce indelebili in tutta la pittura europea.


La "schola" del Caravaggio. Dipinti dalla collezione Koelliker. Palazzo Chigi, Ariccia (Rm).
Fino al 11/2/2007
info@palazzochigiariccia.it
ufficiostampa@novellamirri.it
 






Lo Spadarino, S. Francesco con l'angelo, olio, 1610 c.


I dipinti sono tutti realizzati in Italia e fra essi spiccano nomi di famosi protagonisti della scena artistica, come Orazio ed Artemisia Gentileschi, Bartolomeo Manfredi, Carlo Saraceni, Battistello Caracciolo, ma anche altri artisti meno noti al grande pubblico, le cui opere rivelano una squisita fattura, come l'olio “S. Francesco con l'angelo” de Lo Spadarino, giustamente scelto come manifesto della mostra. L'esposizione ripercorre quel decennio in cui, dalla lezione desunta dal linguaggio caravaggesco, realistico e ricco di contrasti luministici, si forma una schiera di stretti seguaci del Maestro, morto nel 1610. Nello stesso tempo altri artisti sviluppano un'espressività autonoma, di grande raffinatezza cromatica, come Orazio Gentileschi o Jusepe Ribera; altri ancora, come Orazio Borgianni, si avvicinano al naturalismo del Caravaggio per arricchire il loro già consolidato discorso figurativo.


O. Borgianni, Compianto sul Cristo morto, olio,












Partituta in quattro, tempera su tela (1985)







Arco, tempera (1998)





Strazza e l'astrattismo


A Marino (Rm), nel Museo Civico Umberto Mastroianni, un'antologica dal titolo “Strazza. Opere 1960-2006” pone in evidenza la ricerca di uno dei più raffinati interpreti dell'astrattismo italiano della seconda metà del ‘900. Nato a Santa Fiora (Grosseto) nel 1922, ingegnere con la passione del disegno, guidato e sostenuto nella sua formazione da F. T. Marinetti, Guido Strazza lascia presto l'Italia per il Perù, affascinato dalla civiltà incarica ed a Lima, pur trovando la possibilità di esprimersi, s'imbatte all'inizio in alcune difficoltà pratiche, superate quando decide di cambiare genere pittorico (come lui stesso riferisce) e darsi all'astrattismo. Alla fine degli anni '50 decide di rientrare in Europa e benché non aderisca a nessun movimento artistico in particolare, comincia ad inserirsi attivamente sia nel mondo della pittura che in quello dell'incisione e della didattica. Da quando nel ‘60 aderisce all'Informale, conduce una ricerca attorno al “segno” ed alla sua doppiezza, evocatore, com'è, di infinite realtà spirituali ed emotive. L'astrazione di Strazza, pur nell'amore per le forme geometriche, possiede una forte componente lirica: lo dimostrano le vibranti sinfonie cromatiche delle sue tempere ispirate a Roma, la suggestione dei suoi “Archi”, l'impalpabile delicatezza dei "Ricercare”. Parlando del segno, così recita Arianna Mercanti, curatrice della mostra: “Strazza sembra procedere verso la sorgente più profonda dell'essere alla ricerca di un linguaggio che precede le parole, di gesti elaborati prima di essere organizzati in linguaggio. E' lo “stupore” del farsi di un mondo che ritorna al suo impasto primario in cui i pensieri e le cose si spogliano del loro significato noto per tornare ad immergersi in un'unica fonte”(dal catalogo della mostra).
Già Direttore dell'Accademia di Belle Arti di Roma, Strazza è membro dell'Accademia di S. Luca e della Koninklijke Vlaamse Academie van Belgie.

Strazza. Opere 1960-2006. Museo Civico Umberto Mastroianni. Marino (Rm).
Fino al 7 dicembre 2006
scarlett.matassi@virgilio.it
 










Azzurro con segno rosso, tempera su tela (1997)










Segni rossi, tempera (2006)













C Cardinale: Il bell'Antonio (1960)



M. Becker: Il furto del tesoro (2000)



Annamode per il cinema


A Roma, presso il Museo della Centrale Montemartini, è allestita la mostra “Fashionset. Sessant'anni di produzione della Sartoria Annamode per il set”, un'occasione unica per vedere 50 bellissimi costumi di scena, indossati da famose attrici italiane e straniere, come Claudia Cardinale, Sophia Loren, Liza Mannelli, Ingrid Bergman... Gli abiti realizzati da Annamode, capolavori di artigianato sartoriale, sono il frutto di una ricerca sulla moda del XX secolo; pertanto la mostra offre anche l'opportunità di immergersi nel mondo dell'Atelier delle sorelle Allegri, nato nell'immediato dopoguerra dall'iniziativa della signora Anna. La sua storia comincia da un piccolo commercio di biancheria ricamata tra Firenze e Roma, che permise ad Anna di aprire dapprima un negozietto di abbigliamento nella Capitale e poi, grazie anche ad amicizie personali nel mondo del cinema ed al proprio spirito d'intraprendenza, di creare capi d'abbigliamento per i set cinematografici, vestendo le attrici dei film del Neorealismo. Con la collaborazione della sorella Teresa, l'atelier si specializzò nella realizzazione di abiti per famosi film negli anni '50, senza escludere i costumi d'epoca per i film storici, allora molto in voga. Le partecipazioni ad importanti produzioni cinematografiche, una per tutte: “Guerra e pace”, diede prestigio alla sartoria che negli anni seguenti collaborò con importanti costumisti, come Piero Tosi e Danilo Donati, lavorando anche per il teatro e la televisione. Dagli anni '60 ad oggi, da Il bell'Antonio a Gruppo di famiglia in un interno, da La donna scimmia a La luna, per giungere a La leggenda del pianista sull'Oceano, i costumi creati da Annamode sono entrati nella storia del cinema. Grazie alla direzione di Simone Bessi, pronipote della signora Teresa, Annamode è divenuta dal '94 un'organizzazione aziendale di prim'ordine, che testimonia la capacità di rinnovamento di un'antica sartoria familiare.

Fashionset. Sessant’anni di produzione della sartoria Annamode per il set. Museo della Centrale Montemartini, Roma.
Fino al 30 novembre 2006
www.annamodecostumes.com
www.centralemontemartini.org
 








C. Rampling: il portiere di notte, 1974









S. Loren: Matrimonio all'italiana (1964)





All'estero




La scultrice Louise Bourgeois


A Lugano Castagnola, in Svizzera, Christine Badér Art Consultant presenta nella sua casa-galleria “Louise Bourgeois. Scultura e opere grafiche”, una rassegna di opere della nota scultrice franco-americana, individuata nel '99 dall'Art News come uno dei 25 artisti più influenti del secolo per il grande impatto che il suo lavoro ha avuto nel mondo dell'arte. Nata a Parigi nel 1911, la Bourgeois ha attraversato molteplici generazioni del ‘900 ed ha aderito alle estetiche delle avanguardie più rivoluzionarie, dal surrealismo all'arte concettuale, con identica capacità innovativa. L'esposizione svizzera consta di una scultura in marmo del 1988 e di dodici acqueforti eseguite tra il 1999 ed il 2006, di piccola tiratura, alcune delle quali sono state acquerellate dall'artista stessa, che quest'anno a Natale compie 95 anni! La forza inventiva di Louise non è infatti minimamente scemata, se nel 2007 la Tate Modern di Londra , il Guggenheim Museum di New York, il Centre Pompidou di Parigi ed il Museo d'Arte Moderna di Los Angeles le dedicheranno retrospettive. Malgrado la sua fama sia giustamente legata alla produzione scultorea, il disegno costituisce per lei il primo approccio plastico, anzi la fonte di tutto il suo lavoro. L'interesse grafico è infatti iniziato fin dal lontano 1938, quando giunse a New York, e realizzò una serie di acqueforti che solo verso la fine degli anni '80 ebbero un'importante diffusione.
Dalla prima mostra avvenuta nel '49, la scultrice ha operato con il legno, l'argilla, il marmo nero, il bronzo, mostrando un'abilità tecnica che non è mai disgiunta
 








L. Bourgeois: Worm, 1988, marmo rosa del Portogallo.
(foto di Moreno Maggi)


dalla pregnanza dei temi trattati: la memoria, la solitudine, il sesso e l'identità femminile, i dolori della propria infanzia, come la morte precoce della madre ed il conflittuale rapporto con il padre.
Celebre la gigantesca scultura in bronzo “Il ragno”, esposta a Montréal nel '96, sconvolgente metafora del concetto materno, opera che come tutte quelle ideate dall'artista, anticonformista per eccellenza, non confortano, ma desumono la loro forza dall'intensità delle emozioni.

“Louise Bourgeois. Scultura e opere grafiche”. Christine Badér Art Consultant, via Riviera 30, Lugano Castagnola. Fino al 16 dicembre 2006
info:christine.bader@art-consultant.ch


Capolavori europei da New York

A Martigny (Ch), presso la Fondation Pierre Gianadda, si sta svolgendo una straordinaria rassegna, dal titolo “Le Metropolitan Museum de New York. Chefs-d'oeuvre de la peinture européenne”, in cui sono esposti 50 dipinti di grandi Maestri, conservati nelle collezioni del prestigioso museo americano. Dell'immenso patrimonio di opere che il Metropolitan custodisce, i quadri in mostra costituiscono una parte significativa, sia per l'importanza degli autori, sia per la qualità dei pezzi.





F.Goya: Josè Costa y Bonells, 1813
Metropolitan Museum of Art, New York


Francia e Italia sono le nazioni più presenti, ma anche l'Olanda, la pittura fiamminga, inglese e spagnola sono rappresentate nell'esposizione svizzera attraverso le opere dei protagonisti della storia dell'arte dei secoli più luminosi. Sono state scelte sei personalità di miliardari, benefattori e mecenati, che lasciarono in eredità al Museo le loro tele, per illustrare la varietà dei percorsi professionali e degli interessi particolari dei collezionisti: da Catherine Wolfe, amante dell'arte francese dell'800, a Collis Huntington, conoscitore della pittura inglese e olandese del ‘600 e del ‘700, a Henry Osborne, affascinato di arte decorativa giapponese e di oggetti d'arte asiatica, e sua moglie Louisine, dedita a collezionare pittori francesi della seconda metà del XIX secolo, a Jules Bache, attratto dalla pittura italiana del Rinascimento, fino a Sam A. Lewisohn, industriale e filantropo, amministratore del Metropolitan Museum negli anni '50, che fece dono della sua collezione di impressionisti e post-impressionisti francesi.




P.Gauguin: Ferme en Bretagne, 1894
Metropolitan Museum of Art, New York

 






A.Carracci: Bambini con un gatto, 1590
Metropolitan Museum of Art, New York


Aperto nel febbraio del 1872 con un'esposizione ove potevano ammirarsi due sculture italiane dell'800 ed una piccola collezione di 174 dipinti di artisti europei, il Metropolitan è divenuto nel tempo, grazie alla generosità dei collezionisti privati, per la massima parte newyorkesi, uno dei maggiori musei del mondo.
La collaborazione tra la Fondazione Gianadda ed il Museo americano data fin dal 1989 e continua ad oggi con reciproca soddisfazione: questa mostra, così ricca di capolavori, tutti provenienti da New York, è stata curata da Katharine Baetjer, conservatrice del Dipartimento dei dipinti italiani, la quale ha operato una selezione tra le 2500 opere di artisti che spaziano dal XVI al XIX secolo. Ai nomi famosi, come Tiepolo, Guardi e Poussin, che sono anche tra le prime acquisizioni del Museo, si aggiungono nell'odierna esposizione capolavori di El Greco, Rembrandt, Manet, Renoir, Carracci, Vermeer, Van Gogh, Gauguin, Courbet, Goya e Cézanne, a creare un affresco suggestivo del panorama dell'arte europea, che non può non destare l'interesse e l'ammirazione del pubblico.


G.Courbet: La source, 1862
Metropolitan Museum of Art, New York




The Metropolitan Museum of Art, New York- Capolavori della pittura europea”. Fondation Pierre Gianadda. Martigny (Svizzera).
Fino al 22 novembre 2006

www.gianadda.ch
Info: 0041.27.7223978-Italia: 031.269393
info@uessearte.it




pour la traduction
en français, clic ici.















Ritratto di Francesco I, 1539
Parigi - Museo del Louvre











Titratto di Paolo III, 1546
Napoli, Museo Capodimonte
 


" Tiziano, i volti del potere "

A Paris, nel Musée du Luxembourg, il Senato presenta una straordinaria esposizione dedicata a Tiziano Vecellio, che espone 60 dipinti, fra cui 35 ritratti di Tiziano ed altre opere di artisti che gravitarono nella sfera del pittore: da Lorenzo Lotto a Parmigianino, da Tintoretto a Rubens, da Cellini a Giulio Romano.
Nato a Pieve di Cadore (Belluno) nel 1488 c., Tiziano iniziò la sua carriera pittorica a Venezia, assieme a Giorgione, conosciuto nella bottega dei fratelli Gentile e Giovanni Bellini, ma ben presto mostrò uno stile molto personale dove il naturalismo tonale della pittura veneta si lega al plasticismo michelangiolesco delle forme. La sua arte raffinata s'impose presso le più rinomate corti italiane ed europee, tanto che in breve tempo divenne il ritrattista preferito delle famiglie “del potere”: cardinali e papi, come Paolo III, principi e sovrani vengono immortalati da Tiziano in splendidi ritratti, come Francesco I, Filippo II, l'imperatore Carlo V, che nominò l'artista primo pittore della corte degli Asburgo. Nella sua lunga esperienza artistica egli ha saputo rappresentare il carattere ufficiale delle loro cariche, ma nel contempo ha analizzato con fine capacità introspettiva il lato più umano dei personaggi dipinti e la loro sensibilità. Tiziano, infatti, ha il dono di evidenziare con rara maestria psicologica le emozioni più intime dei suoi amici, dei letterati ed umanisti più celebri del tempo, come, ad esempio, Pietro Aretino e il cardinale Pietro Bembo, Federico Gonzaga e Isabella d'Este, ma sa anche dipingere giovani donne anonime con delicata carnalità. Soggetti religiosi e mitologici, allegorie erotiche e temi manieristici vengono resi dall'Artista con la medesima esuberanza pittorica: la sensualità del suo colore, la capacità di descrivere i movimenti dell'anima dei personaggi ritratti, la bellezza dei nudi e la sontuosità delle vesti testimoniano il genio pittorico di Tiziano che godette di grande fama nel proprio tempo (come testimonia Giorgio Vasari), divenendo poi un mito della storia dell'arte, mai spento. Dopo il 1558 il suo stile muterà sensibilmente, mostrando l'acutizzarsi di una crisi interiore: in effetti negli ultimi due decenni di vita si infittiscono i temi religiosi e mitologici e la sua smagliante tavolozza si dissolve per effetto della luce, mentre la forma si decompone ad esprimere una meditazione tragica sui temi del dolore e della morte. Il 27 agosto 1576, all'età di 88 anni, Tiziano muore nella sua amata Venezia.
L'esposizione, frutto di una collaborazione con il Museo francese, è stata curata da Nicola Spinosa, Direttore del Polo Museale di Napoli, già curatore dell'esposizione sorella, intitolata “Tiziano ed il ritratto di corte da Raffaello ai Carracci”, da poco tempo conclusasi presso il Museo di Capodimonte.

Commissario dell'esposizione: Nicola Spinosa, Sovrintendente dei Musei di Napoli , con Tullia Carratù e Morena Costantini
«Tiziano, i volti del potere ». Paris, Musèe du Luxembourg
Fino al 21 gennaio 2007
tel. 01.45441290-

info@museeduluxembourg.fr
www.museeduluxembourg.fr


 
















Ritratto: Isabella d'Este, 1536
Vienna, Kunsthistorisches M.














Ritratto di giovanetta, 1546
Napoli, Museo Capodimonte

























Balenciaga, 1965 (f.Kublin)




Balenciaga Paris

A Parigi , Les Arts Décoratifs presentano un omaggio a Cristobal Balenciaga, celebre couturier di origine spagnola, il cui percorso stilistico ha influenzato la storia della moda francese ed europea. La mostra, iniziata a giugno, espone 160 pezzi, raccolti da Nicolas Ghesquière, Direttore artistico della casa di moda Balenciaga dal ‘97, disposti in maniera cronologica, che rivelano la stupefacente creatività di uno stilista che per 30 anni ha operato a Parigi, fino al 1968, data in cui presentò l'ultima collezione e si ritirò in Spagna. Nativo dei Paesi Baschi, a 23 anni apre la prima casa di moda a San Sebastian, seguita da altre due, a Madrid ed a Barcellona; autodidatta, studia la moda francese, la costruzione dell'abito e, quando fuggito alla guerra civile di Spagna, nel '37, approda a Parigi e crea la famosa Maison in Avenue George V, ha già tutte les chanses per divenire di lì a poco “le roi de la couture parisienne”.
I suoi abiti creano una silhouette raffinata, su una base classica, ma con forme che si ispirano alla cultura del suo paese natio: cappe da toreador, gamme di colori sorprendenti, mantilles nere e tonalità acide. Balenciaga utilizza una grande quantità di materiali, tessuti di lana spessi ed irregolari, per meglio evidenziare l'interazione della luce: le sue creazioni,infatti, sono costruite con rigore e strutturate attorno al corpo come architetture. Le couturier amava dire:“ un bravo stilista deve essere: architetto per i piani, scultore per la forma, pittore per il colore, musicista per l'armonia e filosofo per la misura”, rivelando che uno stilista non è solo un originale sarto, ma un artista completo.
A 34 anni dalla sua morte, il suo prestigioso marchio è ancora vivo e fa parte di un patrimonio culturale collettivo: la grande retrospettiva parigina intende, perciò, celebrare un autentico maestro della moda del XX secolo.

 Balenciaga Paris . Les Arts Décoratifs, Musée de la Mode et du Textile, Paris
Fino al 28 gennaio 2007
www.lesartsdecoratifs.fr
 










Balenciaga, 1954 (f. Kublin)


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La riproduzione in capo alla pagina è l'autoritratto di Artemisia Gentileschi, disegnato dalla restauratrice Francesca Secchi