Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Rivista bimestrale -Anno III- Mag./ago. 2007, n.9-10
NOTIZIE ed EVENTI  

LE MOSTRE
di Artemisia




In Italia



“Carte e Cartacce” allo Studio d'Arte Massi


Con la Rassegna d'Arte “ Carte e Cartacce ” che si è aperta allo Studio d'Arte Massi di Roma, torna alla ribalta l'importanza che i materiali assumono nell'esecuzione artistica. Intesa sia come supporto che come parte integrante di un'opera, la carta è quindi il fil rouge che unisce e al contempo presenta le opere di dodici Maestri dell'Arte Contemporanea che per questa occasione espongono sia lavori creati ex novo che selezionati da precedenti realizzazioni. Richard Antohi, Renato Barisani, Franco Beraldo, Fabrizio Campanella, Carmine Di Ruggiero, Ennio Finzi, Franco Giuli, Salvatore Giunta, Riccardo Guarneri, Achille Pace, Eduardo Palumbo ed Enrico Sirello, propongono quindi una sorta di provocazione, nel solco del pensiero astratto loro comune denominatore, attraverso definizioni che vanno dalla geometria pura al minimalismo, dal gesto alla materia.
Grazie ad un “gioco” improntato sulla differenza che incorre tra il materiale calpestato, le cartacce appunto s-cartate dalla società e quello innalzato al rango di opera d'arte, questa Rassegna mette a confronto opere dissimili che analizzano vari filoni d'interesse nei confronti della carta. Una materia fragile, ma foriera di grandi potenzialità.
 








Salvatore Giunta, Diagonale, 2007.

Eduardo Palumbo, Canto del nord



Intesa come supporto da sfruttare per le sue peculiarità (Antohi, Guarnieri, Finzi ), o come riflessione sul proprio stile ( Campanella, Di Ruggero, Sirello); vista come luogo per far dialogare gesto e segno ( Pace, Beraldo, Palumbo ) o come confronto tra fisicità del materiale e gestualità artistica (Giuli ); sviluppata a mo' di materia pittorica ( Barisani ) o per le sue caratteristiche tattili e scultoree ( Giunta ).
Da segnalare, il Catalogo - ricco e curato - dove compaiono scritti d'ogni artista, volti a dare ciascuno una spiegazione inedita alla materia. La carta, infatti, nell'Arte può intendersi in maniera biunivoca: quale mezzo per ritrarre velocemente un soggetto, come facevano i pittori tra Settecento ed Ottocento con gli splendidi acquarelli realizzati en plain air , riportando poi su tela quelle “impressioni” fugaci che spesso perdevano nella seconda stesura la freschezza e l'immediatezza del primo tratto o quale vero e proprio mezzo espressivo autonomo ed inedito, come nei casi a noi più vicini, dei disegni di Klee e Kandinskij o nei collage di Picasso e Braque. Una frase, in particolare, riassume la profondità del rapporto che s'istituisce tra la materia e la mano dell'artefice: “ La carta bisogna amarla per capirla, altrimenti è meglio usare la tela, la tavola di legno, di plexiglass, di rame etc .”. Da una tale riflessione, che ci riporta all'inizio della nostra indagine sull'uso dei materiali nell'odierno panorama artistico, si evince quanto l'Arte tragga forza da qualsiasi elemento, anche da uno tanto fragile e delicato come la carta .

"Carte e Cartacce" - Collettiva d'Arte contemporanea. Via Val d'Ossola, 34- Roma.
Dal 14 giugno al 14 agosto 2007
(ingresso gratuito)
info@massiarte.com
www.massiarte.com









Enrico Sirello,
Obliquo in rosso




All'estero



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Lalique: Ornamento da corsetto Scarabées, v.1897/99 Paris, collection particulière- Lalique/Adagp, Paris 2006 (Oro, smalto, turchesi, diamanti)









Lalique: Spilla da cappello Guepes, v. 1899-1900. copenhague, Det Danske Kunstindustrimuseet, inv. 890. Ole Woldbye, Copenhague/Adagp, Paris 2006 (oro, smalto,opale, diamanti )








Lalique: Broche pendente da collo Quatre libellules, v. 1903-1904. Quimper, musée des Beaux Arts. Musèe des Beaux arts de Quimper/Adagp, Paris 2006 (Oro, smalto, topazio, diamanti)
 



René Lalique.
Gioielli d'eccezione, 1890-1912

A Parigi, al Museo di Lussemburgo, una grande esposizione, curata da Yvonne Brunhammer, conservatrice generale onoraria del patrimonio delle Arti Decorative e commissaria della mostra, consacra l'opera di René Lalique, inventore, secondo Emile Gallé, del gioiello moderno , personalità eccezionale che ha contraddistinto un'epoca di intensa creatività intellettuale ed artistica.
Più di 300 gioielli ed oggetti anche inediti, provenienti da prestigiose collezioni internazionali pubbliche e private, sono esposti all'ammirazione dei visitatori, che rimarranno affascinati dalla fantasia di un artista la cui inventiva travalica i confini dell'alto artigianato.
Nato ad Ay nel 1860, ma vissuto a Parigi, inizia a lavorare come disegnatore di gioielli fin dal 1880, e già nel '85 rileva una gioielleria, iniziando a realizzare i suoi primi bijoux in oro cesellato, ispirandosi all'antichità ed alle arti orientali, soprattutto giapponesi. Nel 1889 partecipa all'Esposizione Universale come collaboratore anonimo di Vever e Boucheron; dall'92 sperimenta nuove tecniche e materiali, preferendo per i suoi gioielli lo smalto, l'opale e la pietra di luna, il corno, l'avorio, il vetro, che sostituiscono il platino, i diamanti e le pietre preziose, fino ad allora in voga. La donna è uno dei temi preferiti da Lalique: trasformata in scarabeo, libellula, insetto, pavone o cigno, associata al mondo animale e floreale, diviene l'elemento più geniale dei suoi gioielli. I pittori simbolisti gli suggeriscono poi nuovi temi, fiori e piante esotiche, ricchi di colore, realizzati con smalti dalle gamme eleganti: la partecipazione all'Esposizione universale del 1900 contribuisce a creargli una fama internazionale. Un florilegio di personalità dell'aristocrazia russa, viennese, francese, nonché il mondo della politica e della cultura si disputano le sue creazioni raffinatissime e fantasiose. L'attrice Sarah Bernhardt, mostro sacro del teatro francese ed amica dell'artista, diviene addirittura un "campionario ambulante" delle sue prestigiose creazioni! Dal 1901 l'ispirazione di Lalique si arricchisce grazie ad una predilezione per il vetro, per le sue bianche trasparenze ed per un ritorno ai diamanti, ma la sua genialità gli permette sempre di distaccarsi dalla tradizione, interpretando appieno la rivoluzione estetica della fine del XIX secolo. Reminescenze d'Oriente e gusto rinascimentale si sposano ad una tecnica perfetta; nel 1905 apre un negozio a Place Vendôme e nel 1911 partecipa all'Esposizione internazionale d'Arte Decorativa a Torino, dove espone soprattutto opere in vetro, di cui ha perfezionato il processo di fabbricazione creando oggetti unici, a cera persa, d'incredibile bellezza.
Nel 1933, nell'Esposizione retrospettiva presso il Museo delle Arti Decorative a Parigi, Lalique riunisce i gioielli e gli oggetti da lui creati fin dal 1890 e di nuovo è un grande successo. Dopo aver partecipato ad un'importante esposizione al Metropolitan Museum of Art di New York nel '36, arresta la sua produzione nel periodo della guerra; dopo la liberazione di Parigi da parte degli Alleati, nel '45 muore con lui uno dei più geniali creatori di gioielli di tutti i tempi.

René Lalique. Gioielli d'eccezione. 1890-1912
Museo del Lussembugo. Rue de Vaugirard 19. Parigi

Fino al 29 luglio 2007
info@museeduluxembourg.fr
www.museeduluxembourg.fr

 







R. Lalique: Pendente da collo con donna libellula ed ali aperte, v. 1898-1900. Collection communauté de Communes du Pays de La Petite Pierre, acquis avec le soutien de Dexia, du Département du Bas-Rhin et de la Région Alzace.J.L.Stadler/ADAGP, Paris 2006 (Oro e smalti policromi)
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Lalique: Pendente da collo Princesse lointaine, v. 1898-1899. New York, collection particulière. David Behl/ Adagp, Paris 2006 (oro, smalto opaco su oro, diamanti, aametista)







Lalique: Vaso Cygnes, v. 1898. Israel, collection Shai Bandmann. Adagp, Paris 2006 (vetro opalino soffiato, montatura in argento)


La riproduzione in capo alla pagina è l'autoritratto di Artemisia Gentileschi, disegnato dalla restauratrice Francesca Secchi


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