Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Rivista bimestrale -Anno IV- Gen./mar. 2008, n.13
NOTIZIE ed EVENTI  

LE MOSTRE
di Artemisia


in Italia






Capolavori dalla Città Proibita


A Roma, nel Museo del Corso, si sta svolgendo una mostra inconsueta quanto interessante, “ Capolavori dalla città Proibita ”, che espone 120 opere selezionate fra gli innumerevoli tesori del Museo del Palazzo Imperiale a Pechino. Durante il regno di Qianlong, nel XVIII secolo, la dinastia cinese raggiunse l'apogeo politico e culturale, amplificando i confini dell'immenso impero ed abbellendo la Città Proibita, edificata dai Ming nel XV secolo. Proprio da questa grandiosa reggia provengono le opere esposte nella mostra, promossa dalla Fondazione Roma-Museo del Corso, capolavori che illustrano gli aspetti della vita di corte dell'imperatore Qianlong, personalità illustre ed aperta come nessun' altra della storia cinese, al rapporto con le culture diverse. Cerimonie fastose, riscontrabili dai ricchi abiti, dalle armature, dai troni alle giade, fino agli strumenti musicali, grazie anche ad un suggestivo allestimento evocano la vita pubblica e privata dell'imperatore. Gli oggetti esposti rivelano i molteplici interessi culturali del sovrano, che spaziano dalla poesia alla musica, nonché le sue passioni, come la caccia al cervo con l'arco, perfino gli orologi che Qianlong collezionava assieme agli strumenti scientifici, tangibili testimonianze degli intensi scambi fra la Cina e l'Occidente.





Chinese version



G.Castiglione: La concubina impe-
riale Huixian ( XVIII sec), Pechino



L'imperatore Qianlong in vesti cerimoniali, 1799 ca., Pechino

  L'idea dell' impero universale costituisce l'ultima parte dell'esposizione: attraverso ricostruzioni di ambienti, dipinti, suppellettili preziose che traducono l'aspetto spirituale e politico dell'impero, il visitatore può immergersi in un mondo così diverso dal nostro e così affascinante. Tra le molte opere pittoriche, alcune rivelano caratteristiche più vicine al linguaggio dell'Occidente e testimoniano la meritata fortuna ottenuta alla corte cinese di Qianlong da un artista italiano, il gesuita Giuseppe Castiglione, proveniente da Milano. Quest'ultimo seppe adeguare la propria arte allo stile cinese, fondendo le caratteristiche pittoriche locali con elementi di gusto occidentale, soprattutto nei grandi ritratti equestri dell'Imperatore, che rimandano all'arte di Tiziano. “Lang Shining” era il nome adottato dal Castiglione nella sua lunga vita trascorsa a corte, testimonianza dei consolidati rapporti fra la Cina ed il  

Orologio con elefante (XVIII sec.), rame dorato, Pechino

nostro Paese, vivaci fin dall'età di Marco Polo, ma che raggiunsero il massimo nell'epoca di Qianlong, sia grazie alla sua politica tollerante, sia grazie all'opera artistica del Castiglione, entrato a buon diritto nella storia della pittura cinese. E l'esposizione romana dimostra che questa volontà di interscambi culturali fra i due Paesi è più viva che mai!

Qianlong caccia un cervo con l'arco, 1760, Museo del Palazzo Imperiale, Pechino

"Capolavori dalla Città Proibita. Qianlong e la sua corte". Museo del Corso, Roma.
Fino al 20 marzo 2008

www.mondomostre.it

ufficiostampa@mondomostre.it






L'arte delle donne

A Milano, a Palazzo Reale, una mostra dal titolo “L'arte delle donne. Dal Rinascimento al Surrealismo”, porta in scena 110 artiste internazionali e 200 loro opere, selezionate da un nutrito comitato scientifico, mostra che nell'anno europeo delle Pari Opportunità intende evidenziare il ruolo della donna nel corso di 5 secoli di espressioni figurative. Oltre al fatto rilevante che il 5% degli incassi dell'esposizione saranno destinati alla Fondazione Umberto Veronesi e all'ABO projet, per la ricerca sul carcinoma alla mammella, l'evento è interessantissimo anche perché porta a conoscenza del grande pubblico l'aspetto dell'arte al femminile, poco noto ai più. L'esposizione milanese darà a tutti l'opportunità di scoprire personalità autorevoli, molte delle quali gravitanti attorno a padri, mariti, fratelli ed amanti pittori, ma che ugualmente hanno espresso vocazioni originali, come Sofonisba Anguissola e Lavinia Fontana, bravissime pittrici del ‘500. A volte le donne hanno tentato vere e proprie ribellioni alla mentalità retriva dominante, come la bravissima Artemisia Gentileschi, figlia del più noto Orazio, la cui vita avventurosa, estremamente anticonformista, è stata contrassegnata da un episodio di stupro e da un processo dall'esito per lei negativo. Se nel ‘600 Elisabetta Sirani, morta giovanissima, mostrò uno stile affascinante, nel ‘700 Rosalba Carriera riuscì ad imporsi come ritrattista presso le più importanti corti europee. Nell'epoca dell'Impressionismo Berthe Morisot seppe esprimere originalmente le novità del gruppo parigino con una tematica tutta particolare, e Camille Claudel, allieva ed amante di Rodin, fu scultrice di talento, quasi sua rivale. Nel ‘900 le artiste si moltiplicano, grazie anche alla trasformazione della società e delle idee, soprattutto nell'età delle Avanguardie ritroviamo artiste capaci di interpretare con originalità le nuove estetiche, come espressionismo, futurismo e surrealismo, ma ve ne sono altre che esprimono linguaggi del tutto autonomi, come la messicana Frida Kahlo, Tamara de Lempicka e Meret Oppenheim.

“L’arte delle donne. Dal Rinascimento al Surrealismo”,
Palazzo Reale. Milano. Fino al 9 marzo 2008 www.comune.milano.it http://www.comune.milano.it/
info: http://www.ticket.it.it/










Frida Kahlo: autoritratto (XX sec.).




Sofonisba Anguissola (XVI sec.)





Manifesto della mostra


Paola e il cavallo, bronzo (1982). (L'opera non fa parte della mostra milanese)






FLORIANO BODINI. Opere su carta

A Milano, presso l’Accademia di Belle Arti di Brera, è in corso la mostra “Floriano Bodini. Opere su carta (1959-2003)”, con la quale l’Accademia vuol rendere omaggio all’opera di un apprezzato maestro del ‘900 ed in particolare alla sua produzione grafica, intesa come aspetto fondamentale del suo iter creativo di scultore. Nato a Gemonio (Va) 1933, Bodini è scultore di grande talento e forza plastica; Direttore dell’Accademia di Carrara fino al 1987 e Presidente della stessa dal 1981 al 1994, è stato titolare della Cattedra di Scultura all’Università di Darmstadt fino al 1998. Autore di grandiose opere pubbliche in molte città italiane, ha creato imponenti sculture anche all’estero, come “I sette di Gottinga” per la piazza del Parlamento ad Hannover ed ha lasciato lavori fondamentali per la storia della scultura sacra, come la Porta Santa nella Basilica di S. Giovanni in Laterano a Roma, il gruppo marmoreo dedicato a Paolo VI nell’aula Nervi in Vaticano, il ritratto del Cardinale Ferrari nel Duomo di Parma, per nominarne solo alcuni. Insignito della cittadinanza onoraria di Carrara, ha ricevuto riconoscimenti prestigiosi per la sua arte, seriamente impegnata in una continua ricerca sui temi tratti dalla contemporaneità. La sua città natale gli ha dedicato il Museo civico e Milano nel novembre 2007 gli ha conferito l’onore del Famedio al Cimitero monumentale, per i suoi alti meriti artistici.
Bodini è stato un artista affascinato dal senso della storia che è filo conduttore delle sue opere, create in marmo, in legno ed in bronzo, testimonianza di uno stile vigoroso e privo di enfasi. La presente mostra intende accompagnare ogni capitolo della vicenda plastica dell’artista, scomparso nel 2005, dai numerosi appunti grafici e disegni che, come le opere riferite ad una delle sue maggiori sculture, “Ritratto di un Papa”, dedicata a Paolo VI nel ‘68, sono parte integrante del progetto complessivo: ogni foglio vive di una spiccata autonomia, nell’intreccio delle tecniche utilizzate e diversamente combinate. Un aspetto affascinante, questo, delle opere grafiche del Maestro, non meno valido della sua prodigiosa ed autentica esperienza scultorea.


FLORIANO BODINI. Opere su carta (1959-2003).
Accademia di Belle Arti di Brera, Milano
Fino al 7 marzo 2008
http://www.accademiadibrera.milano.it/





Vito Berardi (legno, bronzo, all.)


Pietro Cimino




Rosy Daniello

 

“Un futuro tra passato e presente”

Ad Ostia (Rm), presso la Biblioteca Elsa Morante, cinque artisti, Vito Berardi, Dalma Cimino, Pietro Cimino, Rosy Daniello e Lucio Garofalo, espongono le loro opere di scultura e di pittura, dense di risonanze culturali collegate al passato, eppure saldamente inserite nel presente ed allusive al futuro, con tutte le problematiche inerenti.
Vito Berardi, molisano, “ nella pittura non fa che esprimere le sue doti di scultore.…Nella scultura si rivela la natura più intima e vera dell'artista, la sua personalità vigorosa e potente. Egli costruisce a blocchi e spinge la forma ad assumere l'aspetto di macchine o robot, come per definire la metamorfosi deformante di un'azione o di un sentimento umano all'interno di una società meccanizzata. L'uomo condizionato tende ad allontanarsi dall'uomo: nascono l'iniquità e la prostazione;la sofferenza diventa corale” (Mario D'Onofrio). Dalma Cimino predilige soggetti del consueto, tradotti in immagini realistiche, bimbi, anziani, corpi post industriali e volti etnici, per i quali Dalma propone una chiave onirica, con una cromia d'ispirazione musicale. Macchie copiose di colore in forte disputa, da cui si deduce anche la sua predilezione per il mosaico. Pietro Cimino, “architetto narratore”, artista che ama esprimersi con una molteplicità di linguaggi (design, scultura, pittura, scrittura), legandosi alla tradizione figurativa occidentale ed al realismo italiano, racconta il disagio, la lotta e la non rassegnazione di donne e uomini, mai domi, attraverso la deformazione che rende nodose le mani, smisurati i piedi delle sue sculture in legno. L'artista scava nel legno facendo emergere forme plastiche possenti, come l'umanità problematica che racconta. Nell'arte di Rosy Daniello, foggiana, alla varietà di temi, forme, segni e tecniche proprie, di tendenza astratta, fa riscontro un tenace filo, riconoscibile che dà continua linfa alla sua energia creativa, tutta al femminile. La pratica artistica e la grafia soggettiva della Daniello, una tra le fondatrici del circolo di Arte e Cultura "La merlettaia" di Foggia, raccontano un percorso di donna al di fuori

 



Vito Berardi (legno e alluminio)


Lucio Garofalo


Dalma Cimino

di canoni e di stereotipi. Infine Lucio Garofalo, napoletano, concentrato soprattutto su temi religiosi e musicali, ma affascinato anche dalla magia del cinema, nel '86 fonda un movimento artistico, i “Nuovi Immaginisti”, che propone l'immagine come valore emblematico storico-romantico e nel contempo simbolico-surreale.


“Un futuro tra passato e presente”: esposizione di opere di Vito Berardi- Dalma Cimino- Pietro Cimino- Rosy Daniello- Lucio Garofalo.
Biblioteca Elsa Morante, Via Adolfo Cozza, 7. Ostia (Rm)-telef. 06-56339582
Fino al 14 febbraio 2008

info:
biblioteca.elsamorante@bibliotechediroma.it
http://www.bibliotechediroma.it/






“Installazione d’arte sospesa”

A Milano , nella storica Libreria Bocca, è in corso “Installazione d'arte sospesa”, un'esposizione di un ciclo di opere dell'artista Annamaria Russo: dischi colorati e dinamici che nel loro insieme evocano gli infiniti tasselli di conoscenza sedimentatisi fra le mura dello storico spazio milanese, a partire dal 1775, anno della sua fondazione. La pittrice, nata a San Salvatore Telesino (BN), attiva da circa 40 anni nel mondo dell'arte, offre al pubblico i frammenti sospesi di una riflessione, fatta di spirito e materia, in cui sono condensate le idee, i pensieri, le parole e le visioni che hanno abitato questo luogo storico della cultura e dell'arte milanesi.
Dagli anni Sessanta ad oggi, la Russo ha condotto una caleidoscopica ricerca artistica, segnata da una forte tensione verso l'antico e la memoria, come ‘luoghi' dell'anima capaci di risvegliare, nel presente, forti sensazioni ed istantanee illuminazioni.
E' in questo spirito che l'Artista si misura con la memoria storica della Libreria, facendo interagire in modo attivo il passato ed il presente.
Nella sua ricerca la memoria è uno spazio aperto ad un'incessante contaminazione, con il quale è possibile intrecciare un dialogo vivo da consumarsi nel presente. L'interattività è la porta d'accesso alla comprensione del mondo creativo dell'Artista, costantemente sospeso tra un passato - che è memoria personale e collettiva - ed un presente, quale punto di fusione e di incandescenza della creazione e della fruizione artistica.
Le opere di forma arrotondata che compongono l'installazione, creata appositamente per la Libreria Bocca, sono ricche di minuscole o grandi tessere che vanno a formare composizioni levigate, dolci allo sguardo e al tatto. I lavori sono meticolosi ed animati dalla sovrapposizione di materiali di varia provenienza che richiamano le contaminazioni architettoniche della terra d'origine dell'Artista, il Sannio. Il senso del colore è evidente negli accostamenti e nelle raffinate sfumature che ricamano la trasparenza e la leggerezza di questi lavori sospesi, veri e propri “personaggi” che animano una scena in continua trasformazione.

"Installazione d’arte sospesa”-
Omaggio di ANNAMARIA RUSSO alla Libreria Bocca-
Galleria Vittorio Emanuele II, 12, Milano.
Fino al 29 febbraio 2008
Info: Bianucci Cinelli studio - via Lambro, 7 - 20129 MILANO - tel. +39 02 29414955










Le opere di Annamaria Russo, create per la Libreria








L' inaugurazione dell'evento alla Libreria Bocca di Milano







Nel cerchio di Böcklin

A Roma, presso la Galleria Vittoria, si inaugura la mostra “Nel cerchio di Böcklin”, dove tre artisti, Giorgio Dante, Luana Romano e Lorenzo Romani , intendono rendere omaggio ad Arnold Bocklin, il pittore simbolista di fine 800, la cui opera, densa di allegorie e di visionarietà, ha affascinato avanguardie storiche e personalità della cultura contemporanea. Così spiega il significato di questa mostra Robertomaria Siena: “Omaggio che, ovviamente, lascia intatte le personalità dei nostri autori, nemici giurati di ogni forma di epigonismo. Giorgio Dante è un artista squisitamente e decisamente anacronista; si confronta con il Giovane e Fanciulla in Primavera del maestro. L'artista spinge in direzione più strettamente erotica il discorso böckliniano; l'erotismo del nostro è però sottile, umbratile e crepuscolare. La Fanciulla, infatti, pudicamente vestita, accenna appena a toccare il Giovane nudo pienamente impelagato in un sogno classico. Diciamo la verità; in fondo al cuore Dante non porta Böcklin, bensì Leighton e l'intero arco della pittura vittoriana. Ovviamente rifiuta le proposte avanzate dalle Neoavanguardie perchè queste, sulla scia di Duchamp e del Dadaismo, hanno espunto dall'arte la bellezza.
E' alla bellezza, invece, che il giovane pittore pensa giorno e notte; ora dato che la bellezza, nella società contemporanea, è elusa o storpiata, non si può presentare in termini trionfali; da qui, come dicevamo, la scelta di un sogno lunare ed elegiaco che si rivolge alla parte più segreta e raccolta della nostra anima.












Luana Romano
Assai diverso è il discorso di Lorenzo Romani, un anacronista non ortodosso perchè permanentemente gettato nella voragine della defigurazione. Presenta un Autoritratto con la Morte; elimina il violino böckliniano e, come sempre, affoga tutto in un abisso oscuro ed intramontabile. A sinistra un accenno di testa, quasi un S. Giovanni decollato; a destra la Morte radicalmente fantasmatica e spettrale. E' evidente che Romani è un visionario le cui radici culturali vanno ricercate, non a caso, nel Simbolismo che si avvolge nelle spire dell'adoratio mortis. Grazie a Luana Romano ci muoviamo all'interno di un universo creativo del tutto diverso da quello di Dante e di Romani. La fede profonda della Romano è consegnata nelle mani di una materia che ama disfarsi e dilagare; ciò permette alla pittrice di cogliere e sottolineare a suo modo, il vitalismo erotico del grande svizzero. La Naiade dell'artista, infatti, contagia la materia nella quale è immersa con la sua passione, una passione, appunto, che non conosce freni e che quindi non può essere ingabbiata in nessuna “forma compiuta”. Detto questo, non possiamo tacere, in conclusione, un dato essenziale comune ai tre artisti: la fedeltà alla pittura. Questa, nelle loro mani, non conosce “superamento” e la “strategia dell'impurità” esaltata dalle Neoavanguardie, lascia del tutto indifferenti i nostri che fanno ricadere ogni loro pensiero all'interno dello spazio separato e magato del quadro.”


“Nel cerchio di Böcklin: Giorgio Dante - Luana Romano - Lorenzo Romani”.
Galleria Vittoria , via Margutta 103, Roma.
Fino al 3 marzo 2008

info: 0673211559 - mail: tizianatodi@libero.it


 

all'estero



Rubens, l’atelier del genio

 

A Bruxelles, nel Musée Royaux des Beaux-Arts de Belgique, è in corso la mostra « Rubens, l'atelier del genio », in cui si presentano al pubblico opere autografe provenienti dalla bottega del Maestro ed altre realizzate con i collaboratori più famosi, Jan Brueghel il Vecchio, Antoon van Dyck e Cornelis de Vos. Pittore eccelso e creatore del linguaggio barocco europeo, Pietro Paolo Rubens (Siegen 1577- Anversa 1640), a 23 anni è in Italia per studiare da vicino i suoi pittori preferiti e divenire pittore di corte e diplomatico del duca Vincenzo Gonzaga a Mantova. Proprio grazie alle rinomate collezioni gonzaghesche, Rubens ha modo di conoscere le opere degli artisti rinascimentali da lui più amati: i veneti, Raffaello e Michelangelo, Correggio e Leonardo, di apprezzare i contemporanei e di approfondire lo studio dell'arte antica, di cui diviene anche collezionista. A Venezia, a Genova, ma soprattutto a Roma la sua pittura, che fonde il naturalismo caravaggesco con l'esuberanza cromatica di Annibale Carracci, rivela uno stile personalissimo e sensuale, vivificato da un lussureggiante cromatismo e da una singolare enfasi retorica.



Rubens: Sacra Famiglia (inizi XVII sec.)
 











Rubens: Autoritratto (inizi del XVII sec.).





Tornato ad Anversa nel 1608, Rubens creerà una bottega prolifica: grandi pale d'altare d'argomento religioso, paesaggi ed allegorie profane lasceranno poi il posto agli eccezionali ritratti, dipinti con una pennellata veloce e con una tecnica ad impasti e velature, d'impronta veneta, che porta alle estreme conseguenze. Il segno rubensiano, carico di sensualità e di energia, risente del desiderio dell'artista di fermare immediatamente sulla tela la sensazione e nascono così i suoi nudi femminili, ridondanti e rosei, pieni di carnalità. L'arte per Rubens ha il compito di rendere reale le forme che nascono dalla sua fervida immaginazione, dunque all'opposto del Caravaggio, sempre pronto a smitizzare la storia ed il divino per aderire al dramma crudo dell'esistenza. Una bella mostra, dunque, per seguire da vicino i processi creativi di uno dei protagonisti della storia dell'arte europea.



« Rubens, l'atelier del genio ». Musée Royaux des Beaux-Arts de Belgique/Art Ancien ,Bruxelles.
Fino al 15/02/2008
info@fine-arts-museum.be
www.fine-arts-museum.be/


(La riproduzione in capo alla pagina è l'autoritratto di Artemisia Gentileschi, copia dell'originale, disegnata dalla restauratrice Francesca Secchi)


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