Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Rivista bimestrale -Anno IV- Aprile/maggio 2008, n.14
NOTIZIE ed EVENTI

ARTE e SOCIETA'


LIBRO D’ARABESCHI - disegni ritrovati di un collezionista del ’600
di Claudia Carpineti



Perché il disegno, padre delle tre arti nostre architettura, scultura e pittura, procedendo dall'intelletto cava di molte cose un giudizio universale simile a una forma overo idea di tutte le cose della natura, la quale è singolarissima nelle sue misure, di qui è che non solo nei corpi umani e degl'animali, ma nelle piante ancora e nelle fabriche e sculture e pitture, cognosce la proporzione che ha il tutto con le parti e che hanno le parti fra loro e col tutto insieme; e perché da questa cognizione nasce un certo concetto e giudizio, che si forma nella mente quella tal cosa che poi espressa con le mani si chiama disegno , si può conchiudere che esso disegno altro non sia che una apparente espressione e dichiarazione del concetto che si ha nell'animo, e di quello che altri si è nella mente imaginato e fabricato nell'idea . (G. Vasari “Vite”).

Con questa spiegazione sul significato del disegno, Giorgio Vasari, in pieno ‘500, chiarisce come l'idea primaria di tutte le arti sia il disegno, attimo di trasposizione dell'idea in pura creazione artistica, ma già alla fine del ‘400 Leonardo da Vinci asseriva che il disegno fosse la prima vera forma di conoscenza del mondo, attribuendo a questa pratica artistica un altissimo valore intellettuale e speculativo. La storia del disegno può essere dunque una stimolante esperienza, nonché il necessario completamento per approfondire la storia degli artisti ed il loro iter figurativo.
Una storia illustrata dell’ornato e della decorazione in Italia dalla fine del Quattrocento fino al Seicento, con particolare attenzione a Roma e all’Italia centrale, è stata tracciata da padre Sebastiano Resta, noto collezionista di disegni del ‘600, che ha ripercorso l’evoluzione di un genere artistico trascurato dalla critica del suo tempo. Egli ha raccolto un ricco nucleo di disegni per lo più cinquecenteschi in un volume conservato nella Biblioteca Comunale di Palermo e l’ambizioso progetto è oggi presentato nelle sale espositive di Palazzo Fontana di Trevi a Roma, con una mostra dal suggestivo titolo “LIBRO D’ARABESCHI - disegni ritrovati di un collezionista del ’600 ”, che si protrarrà fino alla metà del mese di giugno 2008.
A metà del Cinquecento le teorie accademico-classiciste consideravano l’antico fonte primaria d’ispirazione e perciò Roma, centro di formazione per gli artisti dell’epoca, era diventata il punto di riferimento anche per le arti decorative ed applicate, sviluppatesi intorno alla corte dei Farnese con pittori quali Perin del Vaga, Francesco Salviati e gli Zuccari, che contribuirono a diffondere i canoni del gusto romano in tutta Europa. Sebastiano Resta si trasferì da Milano, sua città natale, a Roma nel 1661, entrando a far parte della congregazione filippina dei Padri Oratoriali e da allora diede inizio alla sua attività di raccolta. Grazie ai rapporti con artisti, mercanti e collezionisti del tempo, Resta mise assieme più di trenta volumi di disegni, organizzati per argomenti e per scuole, tutti commentati da scritte autografe del collezionista, che fornivano notizie sull’attribuzione, la provenienza e la storia dei disegni. In ognuno dei volumi egli affronta liberamente un aspetto della storia dell’arte, poiché suo intento era quello di tracciarne una attraverso il disegno. Le sue attribuzioni, spesso ritenute semplicistiche (ad esempio quelle riferite ai disegni di Correggio), gli procurarono una critica negativa giunta fino al XX secolo, ma recentemente, grazie alla ricostruzione delle fonti e ad una maggiore attenzione al collezionismo del disegno da parte di molti studiosi, la figura di Padre Resta è stata giustamente rivalutata. Questi volumi furono venduti nel 1711 in Inghilterra; smembrati e dispersi nelle collezioni di tutto il mondo, soltanto quattro sono ancora integri: la celebre Galleria Portatile e il Piccolo Codice Resta con copie di Rubens da sculture antiche, entrambi conservati nella Biblioteca Ambrosiana di Milano; un volumetto intitolato Correggio a Roma al British Museum di Londra; un piccolo taccuino del Figino oggi al Metropolitan Museum di New York ed un volume di studi di un artista cortonesco alla Biblioteca Nazionale di Roma. A questi esemplari si aggiunge adesso il Codice denominato Libro d’Arabeschi, ritrovato nei fondi della Biblioteca Comunale di Palermo ed identificato grazie alla presenza delle note vergate a penna sulle pagine o in margine ai fogli, caratteristica costante dei volumi di padre Resta.
Rilegato in marocchino rosso, il volume palermitano è composto da 242 pagine sulle quali sono applicati 292 disegni e 15 stampe. Qui Resta sottolinea le molteplici attuazioni della pratica disegnativa, dallo studio di monumenti e di statue antiche all’ornato architettonico, dai progetti per oreficerie alle vedute ed ai paesaggi, fino ai disegni per fregi e volte decorate a grottesche, che costituiscono il nucleo più ricco del volume.
L’attribuzione dei progetti è problematica, ma in molti casi è stato possibile ricostruire argomenti interessanti, come tracciare l’evoluzione del gusto della “grottesca” a Roma dal 1540 al 1600, moda ispirata alle pitture antiche della Domus Aurea (la dimora di Nerone, riscoperta alla fine del XV secolo) e riproposto grazie ad importanti imprese papali, come le decorazioni delle Logge Vaticane ed ai due maggiori committenti artistici del secondo Cinquecento, il cardinal Ippolito d’Este a Villa d’Este, a Tivoli ed il cardinal Alessandro Farnese a Caprarola, la cui villa fu interamente dipinta dai fratelli Taddeo e Federico Zuccari.
 

Studio di cavallo(sec.XVI)
Ercole Setti - penna, inchiostro
bruno acquerellato
su carta bianca



Il Codice Resta: i disegni sono montati secondo i criteri di ordinamento originali.
Tecniche varie: penna, acquerellature, inchiostro, metallo-gallico.




Studio di portauovo
Roma, XVI sec.



Veduta del palazzo del Podestà a Orvieto.
F.Zuccari - matita nera e matita rossa su carta bianca (1574).





Grottesche
Marco Marchetti da Faenza ?
Metà del XVI sec


Un’occasione, dunque, questa particolare mostra romana, per indagare e seguire un’ideale storia del disegno nei secoli d’oro della cultura italiana



Claudia Carpineti, laureata in Scienze storico-artistiche e dei Beni Culturali, collabora presso l'Istituto Nazionale per la Grafica di Roma- Laboratorio di Restauro Opere d'Arte su Carta

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