Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Rivista bimestrale -Anno IV- Giugno/agosto 2008, n.15
NOTIZIE ed EVENTI  

LE MOSTRE
di Artemisia
Antonio Ligabue, Mario Schifano, Pedro Cano, Balthus.

in Italia


Il genio di Antonio Ligabue


A Milano, a Palazzo Reale, si sta svolgendo la più grande retrospettiva mai realizzata su “ Antonio Ligabue . L'arte difficile di un pittore senza regole”, curata da A. Agosta Tota, con l'esposizione di oltre 250 opere (oli, tele inedite, oggetti ed una scultura) ed una ricca filmografia d'epoca che narra la sua toccante vicenda umana. La mostra milanese si presenta come un itinerario emozionante, che offre l’occasione di scoprire la potente carica espressionistica e l’esuberante fantasia dell’artista, nato a Zurigo nel 1899 e morto a Gualtieri (RE) nel 1965. Un pittore, Ligabue, eterno fanciullo, capace di trasfigurare le nebbiose valli padane, dove visse gran parte della vita, in intricate foreste tropicali popolate da splendidi tigri, dalle fauci spalancate e dalle gole ruggenti, che lottano con enormi ragni o con feroci serpenti.




Autoritratto, olio su tela

 





Autoritratto con mosca, olio su tela.





Sulle sue tele nasce un mondo dilatato dall'immaginazione fervida, che unendo realtà quotidiana e popolare (di un'Italia che non c'è più, cioè quella dell'immediato Dopoguerra, immortalata da Cesare Zavattini in “Miracolo a Milano”) con l'ispirazione onirica dell'artista, sa comunicare sensazioni forti attraverso la dinamicità di un colore caldo e brillante, spesso surreale. Non certo un naif incolto fu Ligabue, ma, come spiega Vittorio Sgarbi nel testo in catalogo, un Van Gogh italiano, “ un genio che nella sua assoluta istintività, nella sua arcaica complicità con la natura, era in grado inserirsi a pieno titolo nell'arte contemporanea, proponendo un linguaggio figurativo che parla di cose semplici a persone altrettanto semplici ”.



Un artista dall' “ integrità arcaica ”, come lo definisce il critico Luigi Cavallo, fortemente legato alla natura ed al mondo degli animali con cui aveva un feeling speciale, un pittore che era solito firmare soltanto le tele di cui era soddisfatto, proprio come Van Gogh, utilizzando l'immagine poetica e simbolica di una farfalla!
Espressionismo, Fauvismo e Surrealismo si intrecciano originalmente nelle sue opere, contrassegnate tuttavia da una forte autonomia figurativa, da un tormento evidente e da una ribellione interiore, espressi nel segno contorto e nelle tinte gridate. Oltre alle aggressioni di animali feroci, splendidi sono gli autoritratti, ben 123, realizzati dal 1940 fino al 1962, sempre diversi: ambigui, inquietanti, impacciati, malinconici, teneri, a volte grotteschi, che fanno trapelare la visionaria fantasia di Ligabue, ma anche quel profondo disagio psicofisico che ha contrassegnato la sua solitaria esistenza. La mostra si concluderà il 26 ottobre 2008.
 





Leone che assale due antilopi, olio su faesite.









Leopardo e vedova nera, olio su faesite

 








“Antonio Ligabue.
L'arte difficile di un pittore senza regole”.
Palazzo Reale, Milano.
Fino al 26 ottobre 2008


info:www.clarart.com
centro.ligabue@csligabue.it





Mater Matuta n.01, acrilico su tela






Mario Schifano: Mater Matuta

A Roma, nella sede dello Shenker Culture Club, si è aperta la mostra “Mater Matuta”, un ciclo di 28 opere inedite di Mario Schifano, eseguite tra il ’95 e il ’96 su commissione del mecenate Domenico Tulino. Le opere, acrilici, tecniche miste e disegni su carta, sono il frutto di una ricerca condotta da Schifano in Eritrea, dove l’artista si recò stimolato dall’invito del mecenate, la cui sorella, suor Pina, accoglieva in una Missione vicina all’Asmara bambini abbandonati. Il tema conduttore di questo lavoro, che appassionò molto l’artista, come chiarisce la moglie Monica, è l’immagine primordiale della Grande Madre, divinità del mattino, simbolo di vita e di fecondità. Questa immagine antica come il tempo, suggestiva e pregna di significati, colpì la sensibilità e la fantasia esuberante del Maestro. Così lo storico dell’arte Pierluigi Amen, curatore della mostra, chiarisce lo spirito delle opere in esposizione: L'intera rappresentazione del ciclo è un inno alla vita, l'aurora della maternità e la sua espressione nel procedere del cammino umano fino a giungere ai nostri giorni. Ciò che racconta Schifano è intrinseco in ognuno di noi: tornare
alle origini, riconoscersi nell'altro in quanto tutti figli della grande madre come bimbi nelle braccia delle matres matutae che sono accoglienti per tutti, senza distinzioni sociali e per l'intero corso del tempo" . Mario Schifano (Homs, Libia 1934 - Roma ’98) è stato un artista poliedrico che dalla Metafisica all’Arte Concettuale, dalla Pop Art alla rivisitazione del Futurismo, dalle ricerca tecnologica più avanzata all’interesse per la televisione, intesa come Musa ausiliaria, ha spaziato attraversando estetiche diverse, ma sempre ugualmente sospinto

Mater Matuta n.09, acrilico su tela


dall’amore per il colore, percepito come fonte di energia e di emotività, elemento che tutto trasfigura, frutto di una gestualità rapida ed altamente espressiva. A dieci anni dall'immatura morte, questa mostra di splendidi inediti non può che aggiungere fascino e ricchezza alla nota creatività artistica di Schifano, mai pago di ricerche e di nuove sperimentazioni. E' giusto sottolineare che gli eventuali proventi della vendita delle opere esposte in questa mostra, già acquisite dalla Fondazione Schifano, saranno devoluti alle Suore del Buon Samaritano che lavorano in Eritrea per il bene del prossimo.
Mater Matuta n.07, tecniche miste su carta

“Mater Matuta. 28 opere inedite di Mario Schifano”.
Shenker Culture Club, Piazza di Spagna 66. Roma – Fino al 15 ottobre 2008

info: Ufficio Stampa Studio Nobile Scarafoni
06/69925096




Le “Identità in transito” di Pedro Cano

A Firenze, nella Sala d'Arme di Palazzo Vecchio, si svolge dal 19 giugno la mostra Pedro Cano Identità in transito ”, che presenta il più recente lavoro del pittore spagnolo incentrato sulle suggestioni dalla realtà contemporanea. Si tratta di 20 grandi dipinti ad olio su lino e circa 30 acquarelli su carta intelaiata, già esposti a Roma in primavera.
Frutto della collaborazione fra la DARC e l’Assessorato alla Cultura della città di Murcia, regione nella quale Pedro Cano è nato, l’esposizione rappresenta uomini e donne ritratti di spalle, mentre fanno un percorso vario, a volte difficile, a volte ripetitivo, ma anche lieto e foriero di speranza, comunque un vagare che è metafora del passaggio breve ed enigmatico dell’essere umano in questo mondo. Oltre al paesaggio ed alla natura, quello della figura umana ha costituito per il pittore un tema ricorrente, sempre vissuto con la delicatezza di tocco e di tinte che impronta da quarant’anni il suo originale stile. L’amore e la cura della bella forma sono gli elementi fondamentali per un artista ha individuato nell’armonia l’essenza del proprio linguaggio figurativo. Studioso dell’arte pompeiana, cultore del ‘400 italiano, erede della grande pittura spagnola, da Velasquez a Goya, in sintonia con alcune aristocratiche personalità dell’arte del ‘900, come Giorgio Morandi, in questa ultima produzione pittorica Cano diviene il silenzioso testimone delle anonime vite che ogni giorno trascorrono dinanzi ai nostri occhi, oberate dal bagaglio di illusioni, delusioni, solitudini, ma anche pervase di piccole emozioni. Colori grigi e bruni, ora più luminosi, ora più offuscati, come consunti dal tempo, oppure le tinte terrose con cui l’artista ama dipingere i paesaggi a lui cari, descrivono in questo ciclo di figure un’atmosfera pensosa, assorta, nostalgica, tuttavia mai tragica. Pittore conosciuto a livello internazionale per la raffinatezza della tecnica, insignito di onorificenze prestigiose, come l’Acomienda de Isabel la Catolica, Cano ha riproposto un discorso maturato da tempo dalla sua sensibilità meramente poetica. Osservatore acuto di uomini e di cose, viaggiatore instancabile, dall’Europa all’Oriente, dall’Africa agli Stati Uniti, affascinato dalla perenne ricerca di sé nel tempo e nello spazio, si è cimentato sulla tematica del "transito" senza peraltro alludere a drammi esistenziali, né ipotizzare percorsi criptici, ma spinto dal desiderio di fermare sulla tela le immagini suggestive e misteriose delle nostre e delle altrui fragili esistenze.
Come scrive Lorenza Trucchi nell' introduzione in catalogo “…un raccontare che si è fatto volutamente disadorno….un dire concentrato ma non arido che esprime molto, pur abolendo la comunicazione del primo piano, dello sguardo, del sorriso, ovvero del volto…Uomini e donne che ci chiedono di seguirli senza però mai sorpassarli, in silenzio, ipnotizzati non tanto dal racconto che suggeriscono quanto dalla loro assertiva presenza, dall’essere soprattutto mirabili brani di pittura, portatori per sempre di un pensiero che si è fatto forma”.
Un'arte del silenzio quella di Cano, fatta per la meditazione, opposta all'"horror pleni" (Dorfles) che invade i nostri tempi; opere discrete le sue, dal ritmo lento, circonfuse da un senso di attesa e popolate di quesiti millenari che cercano risposte essenziali, mai definitive.

La mostra resterà aperta fino al 2 agosto 2008.

Pedro Cano “Identità in transito”,
Palazzo Vecchio, Sala d'Arme. Firenze
Dal 19 giugno al 2 agosto 2008
info: danielaruzze@tiscalinet.it










Pedro Cano, olio su lino, 2007.




Olio su lino, (200cmx200)





olio su lino, 2007


Premio Segni d’Arte- Edizione 2008


A Roma, presso il Centro Culturale dell'Ambasciata della Repubblica Araba d'Egitto, è stato assegnato il 2 luglio 2008 il Premio SEGNI D'ARTE ”, ideato e organizzato dall'omonimo periodico d'arte e cultura, edito da Nicolina Bianchi , riconoscimento che intende celebrare quelle personalità che promuovono e diffondono l'arte e la cultura nella città di Roma. Per l'edizione 2008 hanno ricevuto il premio, consistente in un pregevole disegno del 1948 del Maestro Luigi Montanarini, inciso su targa di metallo pregiato, le seguenti personalità:
l'On. CARLO LUCHERINI, Vice Presidente del Consiglio Regionale del Lazio; la FONDAZIONE ALDA FENDI- Esperimenti (Promozione e produzione esperimenti artistici multimediali); VERONICA DE LAURENTIIS, scrittrice, attrice e stilista; ERMINIA MANFREDI, per l' impegno fondamentale e costante rivolto a finalità umanitarie ed interventi nel sociale (Testimonial Ass.ne Viva la Vita); l'On. MARCO VINCENZI, già Sindaco di Tivoli, Assessore alle Politiche Viabilità e Traffico della Provincia di Roma; RABIE SALAMA, Addetto Culturale dell'Ambasciata della Repubblica Araba d'Egitto; la trasmissione televisiva IL SENSO DELLA VITA con i suoi autori ed il conduttore Paolo Bonolis; IRENE PETRAFESA, pittrice di affermato talento, madre dell'attore Riccardo Scamarcio.
Il Premio “SEGNI D'ARTE” è stato inoltre assegnato ad una qualificata selezione di artisti contemporanei, quali Giancarlo Cassinis, lo scultore Giancarlo Spinello, Sergio Luzzi (Arte Metaformale) ed i pittori Valcarlo Drensi ed Antonio Esposito.
Organizzato per la prima volta nel dicembre 2003 dal periodico “Segni d'Arte”, il premio intendeva “festeggiare” la nuova serie della rivista che iniziava a Roma una rinnovata vita editoriale, all'indomani dei successi del decennio fiorentino.
Nicolina Bianchi, editore e direttore responsabile della rivista, così illustra le finalità di Segni d'Arte: “ Il nostro intento è fotografare e porre l'accento sul progresso e la crescita costante in ogni campo e in ogni espressione dell'arte, captando quei segnali ed interpretando quei contenuti, i quali, pure provenendo da ambiti diversi e sotto la spinta di molteplici sollecitazioni, rimangono legati con un sottile filo rosso ai segni e ai contenuti della nostra cultura ”.
Tra i premiati delle precedenti edizioni ricordiamo la stilista Micol Fontana, l'étoile internazionale della danza Carla Fracci, gli artisti Ugo Attardi ed Ennio Calabria, l'attore Remo Girone, Salvatore Italia, Direttore Generale per gli Archivi di Stato, Fausto Di Cesare, pianista, direttore d'orchestra e direttore della Didattica- Corsi Perfezionamento Arts Academy di Roma.
Durante la serata di gala si è esibito in concerto Daniele Ingiosi, con la sua fisarmonica classica.


Roma, Ambasciata della Repubblica Araba d'Egitto: L'Addetto Culturale Rabie Salama con Erminia Manfredi (alla sua destra), Veronica De Laurentiis, Nicolina Bianchi, Gabriella Fago al "Premio Segni d'Arte"


mail: uffculturalegiziano@libero.it
mail: segnidarte@fastwebnet.it


 

all'estero





Il “mistero” Balthus


A Martigny, in Svizzera, la Fondation Pierre Gianadda presenta dal 13 giugno la mostra Balthus. 100° anniversaire, curata da Jean Clair e Dominique Radrizzani, che concentra a Martigny i capolavori dell'artista. Nato a Parigi nel 1908, Balthazar Klossowski, detto Balthus, è figlio di uno storico dell'arte di nazionalità tedesca, costretto a lasciare la Francia nel 1914. L'infanzia la trascorre in Svizzera, ma dopo la guerra ritorna a Parigi e lì inizia a dipingere. Dopo un viaggio in Italia, in Toscana, dove è affascinato dai pittori del primo Rinascimento, ricomincia i suoi spostamenti tra Berna e Parigi; qui conosce Giacometti, incontra Picasso ed inizia le sue mostre che spesso daranno scandalo. Dopo essere stato nominato nel '61 dal Ministro della Cultura, André Malraux, direttore dell'Accadémie de France a Roma, in Villa Medici, viene inviato in missione in Giappone, dove incontra la futura seconda moglie, Setsuko Ideta. Nel '83 gli viene tributata una grande retrospettiva al Centre Pompidou di Parigi, e da allora continuano le esposizioni in tutta Europa. Muore nel 2001 e subito viene celebrato con una grande mostra in Palazzo Grassi a Venezia.



Le passage du commerce Saint André (1953)
 







pour la traduction en français



Roi des chats (1935).





Poco allineato alle estetiche delle avanguardie del '900, Balthus sviluppa uno stile unico e misterioso, che si riallaccia originalmente alla pittura italiana, in particolare a Piero della Francesca, ma si collega anche alla grande tradizione francese di Poussin, Ingres, Courbet. Come Alberto Giacometti, che diverrà il suo miglior amico, Balthus diffida del Surrealismo, tuttavia sceglie un tipo di figurazione densa di enigmi, tesa ad esplorare i segreti e le complesse pulsioni dell'animo umano.
La retrospettiva svizzera invita a percorrere tutti i periodi ed i temi trattati da Balthus: ritratti, paesaggi, senza dimenticare le languide adolescenti che costituiscono la componente maggiore e più inquietante del « mistero Balthus ».

La mostra confronta inoltre i due mitici paesaggi urbani, La Rue del 1933, esposta per la prima volta in Svizzera, e Le Passage du Commerce Saint André , realizzato vent'anni dopo: due archetipi dello spettacolo della città che, raccontando in un modo strano il teatro della vita, iscrivono Balthus nella «  grande tradizione della pittura per la quale la tela è uno spazio geometrico da riempire » (Antonin Artaud). Balthus intende con la sua arte rivelare i sogni, le crudeltà, le nostalgie, l'erotismo, le inquietudini celate o meno della nostra anima, senza nessuna ipocrisia. Da Mitsou (1919) a Thérèse rêvant , da Le Salon II a Les Poissons rouges, il gatto è per Balthus l'animale feticcio: esso rappresenta il mistero, l'ironia e il distacco, ed il pittore ama rappresentare se stesso assieme al misterioso animale, come nel Roi des chats (1935), ma una quindicina di anni dopo, le Chat de la Méditerranée è ancora un autoritratto!



Les beaux jours (1951)


“Balthus” 100° anniversaire , Fondation Pierre Gianadda. Martigny (Svizzera) . Fino al 23 novembre 2008

www.gianadda.ch

mail: uesseart@tin.it


(La riproduzione in capo alla pagina è l'autoritratto di Artemisia Gentileschi, copia dell'originale, disegnata dalla restauratrice Francesca Secchi)


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