Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Rivista bimestrale -Anno IV- Giugno/agosto 2008, n.15
NOTIZIE ed EVENTI


Sebastiano del Piombo: non solo un bravo discepolo...

di Francesca Secchi




Della vita di Sebastiano Luciani (Venezia 1485, Roma 1547), detto poi “del Piombo ”(1), sappiamo molto grazie alla biografia lasciataci dal Vasari ne Le Vite (1550). Vasari ci dà innanzitutto notizia della prima professione di Sebastiano che non fu la pittura, bensì la musica: “ perché oltre al cantare si dilettò molto di sonar varie sorti di suoni, ma sopra il tutto il liuto […]. Venutagli poi voglia, essendo anco giovane, d'attendere alla pittura, apparò i primi principii da Giovan Bellino (2) allora vecchio”. A Venezia Sebastiano diviene poi allievo di Giorgione (3), quindi giunge a Roma nel 1511 chiamato da Agostino Chigi, ricco banchiere del Papa; proprio nell'Urbe il pittore vive il momento più fecondo della sua carriera artistica. L'amicizia che a Roma egli stringe con Michelangelo, in quel periodo impegnato a dipingere la Volta Sistina, è stata al centro di chiacchiere e sospetti: sembra che Michelangelo se ne servisse per arginare la fama del suo rivale, Raffaello, e che al tempo stesso aiutasse Sebastiano, secondo le dicerie, poco abile disegnatore, nell'elaborazione dei cartoni preparatori (4). Senza dare troppo conto alle maldicenze, quel che è certo è che Sebastiano del Piombo è stato il discepolo più diretto di Michelangelo pur riuscendo ad elaborare uno stile del tutto autonomo attraverso la fusione dei caratteri della pittura veneta, basata sui toni del colore, con la drammaticità e la poderosità plastica delle forme michelangiolesche. Sebastiano utilizza la pittura tonale di Giorgione per conferire volume alle figure; adotta un'impostazione architettonica monumentale, scenografica e grandiosa, tipica dell'arte tosco-romana, rompendo lo schema centrale e simmetrico proprio di Giovanni Bellini; mantiene il paesaggio, carattere distintivo della pittura veneta, come parte integrante delle sue opere trasformandolo in qualcosa di vivo che partecipa, cupo e livido, alla drammaticità della scena rappresentata. Ne nasce uno stile severo e rigoroso, privo di decorativismo, acceso di bagliori lunari, sempre più austero e meditativo, soprattutto dopo il sacco di Roma del 1527, momento in cui il pittore vive una crisi personale ed artistica. Eccelso ritrattista e pittore affermato non solo in Italia, ma anche all'estero, nella Spagna di Carlo V, Sebastiano del Piombo viene preso a modello negli anni bui della Controriforma da artisti italiani e spagnoli. La mostra monografica Sebastiano del Piombo 1485-1547 (Roma, Palazzo Venezia 8 febbraio/18 maggio 2008; Berlino, Gemäldegalerie 28 giugno/29 settembre 2008) rende omaggio a questo pittore ancora poco noto al grande pubblico e rientra in un più vasto progetto di studi attorno all'artista veneziano. Tale progetto si basa sul confronto delle opere esposte alla mostra e sui risultati delle analisi diagnostiche condotte di recente dall'Istituto Centrale per il Restauro di Roma e dall'Opificio delle Pietre Dure di Firenze, che permettono di estrapolare informazioni dettagliate sulla tecnica esecutiva e sui pigmenti utilizzati dal pittore. Le indagini, rese note al pubblico durante il Convegno internazionale di studi su Sebastiano del Piombo, avvenuto a Roma, al Complesso di San Michele a Ripa, dal 16 al17 aprile scorsi, hanno riguardato due opere in particolare: la Pietà e la Flagellazione, dipinti entrambe ad olio su tavola e conservati presso il Museo Civico di Viterbo.
Della meravigliosa Pietà viterbese Vasari stende innumerevoli meriti: “E quando Sebastiano non avesse fatto altra opera che questa, per lei sola meriterebbe esser lodato in eterno. Perché oltre alle teste, che son molto ben fatte, sono in questo lavoro alcune mani e piedi bellissimi.” Non si può in effetti non rimanere colpiti dalla potenza di questa composizione, in cui le figure michelangiolesche della Madonna e del Cristo si stagliano su un paesaggio acceso da bagliori lunari. Attraverso la fluorescenza a raggi X (5) ed all'osservazione al microscopio ottico ed al microscopio elettronico a scansione (SEM) delle sezioni stratigrafiche prelevate dal dipinto negli anni '70, durante un restauro condotto in ICR, è emersa la presenza del pigmento rosso cinabro per la realizzazione degli incarnati e di terra d'ombra nel blu del fondo. Il manto azzurro della Madonna è stato dipinto con il lapislazzuli, al di sotto del quale è presente una stesura rosa, ben visibile tramite la sezione stratigrafica: il pittore ha probabilmente avuto un ripensamento decidendo di ricoprire lo strato rosa sottostante con un ulteriore strato di pigmento blu oltremare. Sembra infatti che per Sebastiano fosse usuale realizzare numerose modifiche in corso d'opera: mentre nella Pietà la riflettografia infrarossa (6) mostra un disegno preparatorio dai contorni netti e precisi, nella Flagellazione la stessa analisi ha fatto trasparire consistenti rielaborazioni nella doppia immagine del viso del Cristo, prima in una posizione differente, e nella modifica della posizione dei carnefici. Molto ancora rimane da scoprire su questo pittore e sulla sua tecnica, spesso volta ad uno sperimentalismo nell'uso dei più svariati supporti (tavola, lavagna, muro) e di una miscela da lui creata utilizzando l'olio ricavato dalle ghiande. Ciò sarà possibile soltanto attraverso le indagini diagnostiche impiegate nel restauro delle opere d'arte e nel restauro stesso, momento conoscitivo che ci avvicina al mondo del pittore, alla materia ed alla metodologia con cui egli ha dato vita alla sua idea.



Note:
1) Il pittore fu così chiamato quando ottenne l'ufficio della piombatura pontificia nel 1531.
(2) Giovanni Bellini, detto il Giambellino (Venezia, 1430-1516).
(3) Giorgione (Castelfranco Veneto 1478-Venezia 1510).
(4) Metodo di trasposizione del disegno dal foglio alla parete prima dell'esecuzione del dipinto. Il disegno preparatorio veniva effettuato su carta pesante (il cartone appunto) e successivamente riportato sulla preparazione ancora fresca tramite incisioni o spolvero. Lo stesso cartone preparatorio poteva essere più volte riutilizzato.
(5) Fluorescenza a raggi X (XRF): analisi non distruttiva che permette di avere informazioni sui pigmenti utilizzati dal pittore.
(6) Riflettografia ad infrarosso (IR): analisi non distruttiva che, sfruttando il principio della trasparenza dei pigmenti alle radiazioni del vicino infrarosso, permette di visualizzare sia gli elementi sottostanti lo strato visibile, come il disegno preparatorio ed i pentimenti, sia gli interventi di restauro superficiali o profondi.

 

Ritratto di giovane donna romana
(Dorotea), Berlino, Gemädegalerie



Pietà, 1516, Viterbo, Museo Civico




Flagellazione, 1525, Viterbo, Museo Civico




Ritratto di uomo in arme, 1512, Hartford,
CT, Wadsworth Atheneum Museum of Art



Francesca Secchi è restauratrice diplomata all'ICR di Roma, specializzata in Restauro Pitture.


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