Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Rivista bimestrale -Anno IV- Autunno 2008, n.16
NOTIZIE ed EVENTI  

LE MOSTRE
di Artemisia




in Italia


Salvatore Giunta- i n-stabilità della forma

A Roma, la Rufartgallery , sita presso l'Accademia di Pittura della Rome University of Fine Arts, ospita dal 24 novembre 2008 una selezione di opere di Salvatore Giunta, rappresentative della ricerca svolta dall'artista dal 2004 ad oggi.
Curata da Andrea Romoli Barberini con la collaborazione di Francesca Gianna, l'esposizione è incentrata
sulle recenti sperimentazioni polimateriche di Giunta che indagano sul segno e sullo spazio nel solco di una
rigorosa tradizione che recupera, interpreta ed attualizza la lezione di una figura centrale e carismatica
per l'avanguardia, come quella dell'ucraino Kasimir Malevic.
“Orchestrando differenti materiali e colori – spiega Francesca Gianna - Giunta giunge a tracciare nell'aria intangibili
forme “musicali”. Le sue composizioni scultoree si compongono di sfere, linee rette ed arcuate pronte a penetrare
l'etere con le loro “vibrazioni acustiche”(..) E continua :“ Kandiskjiano nel suo modo di dare una regola al movimento delle forme, equamente divise tra contrazioni, frammentazioni e rapporti elastici, Salvatore Giunta crea una propria Estetica entro cui si ritrovano tutti i canoni dell'Astrattismo novecentesco. Forme pungenti e frammentate, linee morbide e arrotondate alternate per contrasto, formano i tratti distintivi del suo idioma; una relazione esclusiva tra forme e colori grazie a cui l'artista approda ad “un'armonia astratta” che Wassily Kandiskij definirebbe “l'efficace contatto con l'anima”.
“Qualificare e definire lo spazio, darne una forma inedita, che suscita stupore e meraviglia, attraverso la più rigorosa
organizzazione di segni, materiali, forze e tensioni – sottolinea il curatore della mostra Andrea Romoli Barberini- sembra essere l'obiettivo prioritario della ricerca plastica condotta sino ad oggi da Salvatore Giunta, un artista che ha raccolto l'eredità della grande lezione suprematista per svilupparla in una chiave assolutamente personale fino a raggiungere soluzioni di grande originalità e suggestione. (..) Giunta cerca sempre un compromesso possibile tra spazio ipotetico, della mente (libero dalle “imposizioni” della legge di gravità), e spazio fisico che, proprio grazie all'irreversibilità delle sue proprietà, sembra esaltare l'audacia, sobriamente spettacolare, di certe sue opere”.
Nato a Roma nel 1943, Salvatore Giunta termina gli studi al Liceo Artistico con Caporossi, Turcato, Purificato,
Della Torre, si diploma in scenografia e frequenta la Facoltà di Architettura di Roma a contatto con gli architetti Perugini, Portoghesi e Zevi. Espone fin dal 1962 in Italia e nel mondo, spaziando dalle arti visive ai libri d'artista, dal cortometraggio al teatro, dalla musica al design, dall'ambientazione scenografica alle installazioni per concerti di musica classica e raccogliendo ovunque consensi di pubblico e di critica


Salvatore Giunta: “In-stabilità della forma”- Rufartgallery, Roma, via Benaco 2,
fino al 12 dicembre 2008
rufa@iaa.it;
info@rufartgallery.it







Rilievo polimaterico, 2007



"Frammenti", grafica computerizzata,  2007




Rilievo polimaterico, 2007 (courtesy Massi studio d'arte)






“Giulio Cesare. L’uomo, le imprese, il mito”

A Roma , nel Chiostro del Bramante, si è inaugurata il 24 ottobre 2008 la mostra “Giulio Cesare. L'uomo, le imprese, il mito”, che riunisce per la prima volta documenti archeologici di grande importanza e bellezza, insieme a plastici appositamente realizzati per ricostruire la Roma di Cesare. All'arte figurativa è affidata la documentazione del mito di Cesare, il primo “dittatore” (ca 100- 44 a.C.), artefice indiscusso della grandezza del futuro impero romano di cui sarà principe, non a caso, il figlio adottivo Ottaviano, primo “Cesare Augusto”. Le cronache abbondano di notizie fin dai tempi che lo videro affacciarsi sul palcoscenico politico dell'Urbe e poi intrepido comandante dell'esercito romano, con cui riportò clamorose vittorie che ingigantirono il potere di Roma in area mediterranea.
Personaggio chiave del travagliato passaggio tra la repubblica romana e l'impero, Cesare fu figura d'eccezione, letterato, storico, generale e politico geniale, si presentò come discendente di Venere, legandosi quindi al mito originario della stessa città di Roma risalente, secondo l'antica tradizione, ad Enea, figlio di Venere.
La memoria e il “culto” di Cesare, ucciso, come è noto, alle idi di marzo del 44 a. C. , non si persero mai, neppure nei secoli di decadenza dell'Impero e negli anni oscuri successivi alle invasioni barbariche in Italia. Fu però in età medievale, e particolarmente con il Sacro Romano Impero (inizi IX secolo), che il suo mito riprese in senso ideologico-politico. All'arte spettò il compito di illustrare tale recupero, che specialmente a partire dal Duecento e poi dal Trecento si afferma anche attraverso le immagini dei grandi protagonisti della storia romana, e Cesare è ovviamente tra questi. In pieno Quattrocento i celebrati cicli ad affresco del Mantegna o di Andrea del Sarto, dedicati al dittatore romano, sono la testimonianza di questa rinascita dell'antico e del suo significato storico ed artistico.
Il mito di Cesare e il “Cesarismo” traversano i secoli e riprendono tra fine Settecento e Ottocento: basterà citare l'eredità sfociata nella figura e nel ruolo di Napoleone I, mentre in Italia, nel primo Novecento, il mito romano troverà nell'ideologia fascista il luogo privilegiato per un nuovo “ritorno”.
Soprattutto il cinema, settima arte, ha tenuto vivo il mito di Cesare in tutto il novecento, fino a noi: dal cinema muto fino alle grandi produzione hollywoodiane a Cinecittà, la via più breve per esportare oltre oceano il mito di Cesare e di Roma antica, la figura di questo grande personaggio non ha mai subito declini.
Nella mostra, curata da Giovanni Gentili, Paolo Liverani, Enzo Sallustro e Giovanni Villa, è anche esposto il “mitico globo” che, posto sull'obelisco egizio di Piazza S. Pietro, avrebbe conservato, secondo la tradizione, le ceneri di Cesare fino al 1586 (data della rimozione del globo dall'obelisco per far posto ad una croce bronzea), quando, una volta aperto, fu trovato vuoto!


”GIULIO CESARE. L’uomo, le imprese, il mito”.
Roma , Chiostro del Bramante.
Dal 24 ottobre 2008 al 5 aprile 2009. Info:info@chiostrodelbramante.it
sveva.fede@libero.it








Manifesto della mostra



Testa bronzea di Augusto, 25 a.C.-
Londra, British Museum




Gemma in calcedonio, Parigi, Cabinet des medailles







A.Bartoli: autoritratto, olio su tela, 1922





Ponte di Narni, olio su tela, 1940








"Amerigo Bartoli e l’Umbria"

A Terni, nelle sale di Palazzo Montani Leoni, si sta svolgendo la mostra “Amerigo Bartoli e l’Umbria”, a cura di Giuseppe Appella, che raccoglie 55 dipinti e 67 tra disegni e acquarelli dell’artista, datati 1903 – 1970. Dotato fin da giovanissimo di talento, di cultura, di un perspicace spirito di osservazione, Bartoli esprime le proprie impressioni sulla natura esaltando gli effetti luminosi e la resa delle ombre, raccontando attraverso le sue opere la vita di provincia, sempre piena di umorismo e di ironia, i paesaggi della campagna umbra, le nature morte. Bartoli dipinge con la stessa lirica intensità un viale di campagna all’alba, una casa colonica, un ponte a Narni, la Cascata delle Marmore al tramonto o una serenata nel cortile, ma interessanti sono anche i suoi autoritratti ed i bei nudi femminili. Nato a Terni nel 1890 da genitori marchigiani, Amerigo Bartoli si trasferisce a Roma nel 1906, l’anno in cui entra all’Accademia di Belle Arti e segue i corsi di Duilio Cambellotti e di Aristide Sartorio, che in seguito si avvarrà della sua collaborazione per decorare alcune sale del Quirinale. Nel 1915 partecipa ad alcune mostre e scrive su molti giornali; nel contempo illustra libri di celebri scrittori e poeti, tra i quali Giuseppe Ungaretti, Corrado Alvaro, Paul Verlaine, Vitaliano Brancati, Vincenzo Cardarelli. Nel 1922 condivide con Giorgio de Chirico lo studio romano di via degli Orti d’Alibert, alla Lungara e questa coabitazione con il Grande Metafisico porta ad interessanti sollecitazioni identificabili nelle opere di quegli anni. Intensa la sua attività espositiva dagli anni ’20 agli anni ‘60, dalla Quadriennale di Torino all’Esposizione Internazionale d’Arte di Barcellona, dalla quattro partecipazioni alla Biennale di Venezia, alle sette presenze alla Quadriennale di Roma, dall’ “Exhibition of Italian Contemporary Art”, a New York nel 1939 fino alla mostra fiorentina “Arte moderna in Italia” del ’67, quattro anni prima della morte, avvenuta a Roma nel 1971. L’ingresso alla mostra è gratuito

Amerigo Bartoli e l’Umbria
Palazzo Montani Leoni – Terni
Fino al 25 ottobre 2008
www.fondazionecarit.it
De Luca comunicazioni m.deluca33@virgilio.it






"Noir et blanc" di Marco Delogu

A Roma, presso L’Accademia di Francia a Villa Medici, dal 15 ottobre si sta svolgendo la mostra "Noir et blanc" del fotografo Marco Delogu, con oltre 70 fotografie in bianco e nero che illustrano il suo lungo percorso artistico, dalla fine degli anni ’80 ai lavori più recenti, esposti per la prima volta al pubblico. Il titolo della mostra Noir et blanc riassume un lavoro incentrato prevalentemente sul ritratto, dai cardinali alle statue romane, dagli zingari ai fantini, dal carcere ai contadini e ai pastori, ma anche su una serie di studi nuovi come "Due migrazioni" e "Quattro studi di cavalli", in cui Delogu sposta l’attenzione dall’uomo a ciò che lo circonda. Sono un primo passo in direzione del nuovo senso di libertà che caratterizza il suo ultimo lavoro," Nature": un nuovo spazio, fatto di campi, boschi, spiagge, di tracce seguite senza una meta precisa. Intenso ritrattista, nei suoi progetti si è soprattutto dedicato alle persone, a partire dai "Ritratti Romani" (1989), Polaroid di grande formato dei volti di statue dei Musei Capitolini e dei Musei Vaticani, maschere del tempo che si confondono con i volti dei romani incontrati ogni giorno, fino ai ritratti realizzati in Inghilterra durante gli anni ’90. L’interesse dell’artista per le persone vere e proprie si fa sempre più esplicito in alcuni ritratti inediti, per esempio, quello di Gorbaciov o quello di "Senada", nome di una madre Rom, la cui immagine fa parte di un più ampio lavoro, rimandando qui all’iconografia di una contemporanea e laica vergine col bambino che allatta con lo sguardo diritto verso la macchina. Laico è anche l’occhio con cui Delogu inquadra i suoi "Cardinali in pensione" (1998-2000), come anche in "I trenta assassini", primi piani strettissimi in cui fa una mappatura dei volti e delle vite dei fantini del Palio di Siena. Queste immagini rinunciano intenzionalmente al grande formato per lasciare spazio a una visione più raccolta, ribadita anche per i ritratti di carcerati di "Cattività" (1997-2003), probabilmente il progetto su cui si è soffermato più a lungo, in un reiterato tornare al carcere di Rebibbia. Dal punto di vista tecnico Delogu scopre gradualmente nuove relazioni tonali fino ad un bianco assoluto che trova la sua più affascinante realizzazioni nei suoi studi sui Cavalli (2007), presentati per la prima volta in questa mostra in un suggestivo formato in scala 1:1. Nel suo nuovo e più attuale lavoro,"Nature" (2008), il paesaggio si spoglia di ogni precisa connotazione geografica, sospeso com’è in un’atmosfera surreale. Nato a Roma nel 1960, Delogu è autore di oltre 20 libri; ha curato numerose mostre in Italia e all'estero, in molte gallerie e musei, tra cui il Warburg Institute di Londra, il Centre Georges Pompidou di Parigi, il PhotoMuseum di Mosca ed a Roma i Musei Capitolini.

MARCO DELOGU “Noir et blanc” .
Villa Medici- Roma
Fino al 8 dicembre 2008
Info: stampa@villamedici.it











Marco Delogu: "Sentiero"





"Senada"




 

all'estero





L’arte di Georges Rouault


A Parigi, nella nuova prestigiosa sede della Pinacoteca, in piazza de la Madeleine, si sta svolgendo un’esposizione delle opere di Georges Rouault, tratte dalla collezione di Sazo Idemitsu, grande collezionista giapponese. Curata dallo storico dell’arte Marc Restellini, organizzatore di altre importanti mostre nella Pinacoteca parigina, professore della Sorbonne fino al '93, l’esposizione è un interessante excursus dell’opera di Rouault, artista non facilmente classificabile nel panorama dell’arte della prima metà del ‘900 per il suo spirito libero, per la profonda moralità, per lo stile tragico e per l' amore per il colore.
Nato nel 1871 a Parigi, ebbe un’infanzia povera, ma ben presto, dopo aver imparato un mestiere presso un vetraio, si iscrisse all’Ecole des Beaux Arts, dove ebbe come maestro Gustave Moreau. Amico di Henry Matisse, partecipò nel primo decennio del ‘900 alle esposizioni dei Fauves, un' avanguardia centrata sulla forza espressionistica del colore. Pur animato dalla stessa volontà di spezzare i legami con l’accademismo e l’intellettualismo post-impressionista, la sua evoluzione pittorica si situa in un cammino autonomo rispetto al Fauvismo. Studioso dei grandi maestri del Louvre, amante dell’arte violenta e satirica di Daumier, Rouault si esprime in un linguaggio sintetico e quasi primitivo, i cui temi preferiti, d’ispirazione popolaresca, sono poveri e derelitti, ma soprattutto argomenti religiosi, episodi evangelici particolarmente drammatici.




Benigne (©ADAGP Paris 2008)
 







en français



Manifesto della mostra. (©ADAGP Paris 2008)





Clown aux bas blancs (©ADAGP
Paris 2008)




I colori, suo più caratteristico mezzo espressivo, sono smaltati e puri: rossi, blu, verdi sono contornati da pesanti profili neri, come nelle vetrate gotiche (cloisonnisme), rivelando una forte natura simbolica. Il mondo figurativo di Rouault, un po’ rude e un po’ naif, ma privo di qualsiasi retorica, comunica un pensiero semplice ma vigoroso, proponendo una rinnovata pulizia morale ed una vera fraternità tra gli uomini.
La mostra accompagna alle creazioni pittoriche del Maestro francese, provenienti dalla collezione giapponese, opere di G. Moreau, di A. Vollard, di H. Matisse e di A. Suarès, in un singolare e chiarificante paragone.


“GEORGES ROUAULT. I capolavori della collezione Idemitsu”.
Pinacoteca di Parigi. Piazza della Madeleine
fino al 18 gennaio 2009
www.pinacotheque.com


(La riproduzione in capo alla pagina è la copia dell'autoritratto di Artemisia Gentileschi, disegnata dalla restauratrice Francesca Secchi)


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