Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Rivista bimestrale - Anno IV - n.17 - Inverno 2008
NOTIZIE ed EVENTI  

LE MOSTRE
di Artemisia

Arte sacra - Boldini - il mito di Cesare - Rouault



in Italia




Nino Ucchino: "Ortus clarus"- presepe, acciaio inox, 2008



Arte sacra, antica e moderna

A Roma, presso le Gallerie d'Arte Benucci, è in corso un'interessante mostra, che intende confrontare l'arte antica e contemporanea sullo stesso tema sacro: il presepio. Lo scultore Nino Ucchino espone il suo “ Ortus clarus ”, una suggestiva opera scultorea in acciaio inox, la grotta della nascita, ricolma d'intensa spiritualità che campeggia all'esterno delle Gallerie (su via del Babuino), mentre all'interno si può ammirare un raffinato presepe settecentesco d'origine napoletana, che colloquia con testimonianze d'arte antica e con esemplari moderni, creati da Maestri del ‘900. Il confronto sul tema della fede di opere storiche con espressioni contemporanee è un evento stimolante che dimostra come il messaggio evangelico sia un motivo ricorrente dell'arte in tutti i secoli, capace di attualizzarsi, al di là delle diverse interpretazioni culturali, sociali e figurative.
In occasione dell'inaugurazione della mostra, avvenuta il 9 dicembre 2008 in un luogo prestigioso, quali sono le Gallerie Benucci, è stato anche presentato al pubblico il volume: “ Praesaepes. Le vestiture nel presepe napoletano del Settecento ”, a cura di Gherardo Noce Benigni Olivieri, un antiquario divenuto dagli anni '80 uno tra i maggiori collezionisti di presepi napoletani. E' questa la seconda pubblicazione che Gherado Noce dedica alla storia del presepe antico, argomento di grande interesse filologico-culturale e religioso, concernente le caratteristiche delle parti che compongono il presepe classico: la grotta della nascita, l'annuncio ai pastori e la taverna , in cui la fantasia scenografica e l'abilità tecnica degli artigiani-artisti si esprimono al meglio. In questa tradizione fortemente radicata nell'animo e nella cultura popolare, ma divenuta anche una passione largamente diffusa tra principi e sovrani, s'incontrano sapienza artigianale e qualità artistiche di alto livello, se si pensa che famosi scultori del ‘700, come Giuseppe Sammartino (autore del “Cristo velato” di Napoli) e Francesco Celebrano, non hanno disdegnato di creare personaggi per i presepi napoletani.
Mentre nel primo volume, edito nel 2006, si ricercavano i motivi di una passione così duratura nel tempo, in questo secondo libro, corredato da immagini bellissime, l'autore si sofferma maggiormente sulle vestiture dei pastori e dei personaggi sacri e profani del presepe settecentesco, elementi fondamentali per il riconoscimento del ruolo delle figure all'interno del presepe, nonché per la veridicità delle fogge dei costumi del tempo. Una volta ideato il personaggio, lo scultore, che avrebbe modellato in creta teste e busti, realizzato il manichino con fili di ferro e stoppa, passava alla scelta dell'abito e degli accessori adatti per il suo completamento. Le vestiture erano realizzate da abili maestranze che adoperavano le materie prime provenienti dalle Reali Fabbriche Borboniche, come le seterie di S. Leucio o la porcellana di Capodimonte. Questi costumi, dunque, riproducevano fedelmente gli abiti popolari della festa, con i gioielli, gli accessori ed ogni particolare esornativo tipico delle mode del tempo, talché la conoscenza e la preservazione di questo prezioso patrimonio di tradizioni storiche, noto attraverso le arti figurative, è necessario che venga salvaguardato per i posteri, onde non si disperda una cultura così significativa ed autentica. Si apre, infatti, a questo riguardo il tema spinoso della conservazione e del restauro delle vestiture originali delle figure presepiali, spesso riacconciate inopportunamente con abiti rifatti malamente o riutilizzati per personaggi nati con altre funzioni. L'autore stigmatizza il problema nel suo libro, sottolineando l'importanza che si sviluppi un'attenzione particolare a questo settore, poco indagato e praticato, di restauro conservativo, degno invece di conoscenze e tecniche appropriate.
Il libro, infine, intende analizzare il presepe come opera d'arte in movimento, capace di emozionare l'osservatore con la bellezza ed il realismo delle immagini, con l'accuratezza delle riproduzioni di abiti e di accessori, con l'afflato mistico dei volti e dei sentimenti espressi dai personaggi. Strumento colto di approfondimento e di analisi del fenomeno del Presepio napoletano settecentesco, il volume di Gherardo Noce si rivolge tuttavia ad ogni tipo di lettore: al collezionista, all'appassionato di tradizioni, all'amante dell'arte in tutti i suoi aspetti, da quella più aulica a quella popolare.
Edito da Voyage Pittoresque e corredato da un'attenta bibliografia, “Praesaepes ” potrebbe costituire una fantastica strenna natalizia sia per la ricchezza della tematica, sia per la scorrevolezza del linguaggio, sia per la grande piacevolezza del repertorio iconografico.

“Nino Ucchino. Ortus clarus: presepe".
Gallerie d’Arte Benucci, Roma.
Fino all’ 8 gennaio 2009

“Praesaepes. Le vestiture nel presepe napoletano del Settecento”, volume scritto da Gherado Noce Benigni Olivieri, ed. Voyage Pittoresque”, Napoli, 2008. mille esemplari (presso Gallerie d'Arte Benucci)
www.galleriebenucci.it







Il volume" Praesaepes" di G. Noce
Benigni Olivieri



Un angelo, dal volume citato




La grotta della nascita, dal volume citato



Sculture di presepio settecentesco, dal volume citato



una popolana con l'abito della festa



Un suggestivo angelo, da "Praesaepes" di G. Noce







BOLDINI. Mon Amour


A Montecatini Terme ( Pt ), nelle sale del Polo Espositivo ex Terme Tamerici, è in corso la bellissima mostra intitolata “BOLDINI. Mon Amour”, che raccoglie le innumerevoli immagini pittoriche che Giovanni Boldini ha dedicato all'universo femminile.
Pittore raffinatissimo, affascinato dalle donne e dalla vita mondana, Giovanni Boldini (Ferrara1842-Parigi 1931) incarna un genere di artista di fin de siécle, dotato di virtuosistiche capacità esecutive e di una singolare freschezza d'ispirazione; assecondato, come pochi, dal pubblico e dalla critica, egli ha creato nella sua lunga vita una carrellata di ritratti femminili pieni di grazia e di glamour, di sensualità e di bellezza estetica.
Figlio di un pittore e restauratore, dopo aver frequentato l'Accademia di Belle Arti di Firenze, entrò in contatto con la cerchia dei pittori Macchiaioli che frequentavano il Caffè Michelangelo e che proponevano un pittura antiaccademica e realistica, contrassegnata dalla macchia. Tuttavia la predilezione di Boldini si rivelò subito per un tipo di arte singolare, interessata soprattutto al ritratto e grazie a questa passione riuscì ad ottenere protezione ed incoraggiamento dai nobili inglesi Falconer , che divennero i suoi mecenati.
Nel 1867 l'artista ferrarese andò a Parigi in occasione dell'Esposizione Universale, dove ebbe modo di frequentare la nobiltà ed i salotti dell'opulenta società francese; dopo un breve soggiorno a Londra, decise di stabilrsi definitivamente a Parigi, in un'abitazione a Place Pigalle, diventando in poco tempo l'indiscusso ritrattista alla moda e partecipando con successo ai salons ufficiali.
L'elegante pittura di Boldini, fatta di lunghe pennellate guizzanti e sfatte, di un cromatismo brillante, di forme allungate, è il riflesso di una società estetizzante, che ama essere rappresentata con modi, gesti ed atteggiamenti aristocratici. L'artista ricerca ovunque i segni tangibili della bellezza: nei volti aggraziati, nei languidi sguardi, negli slanciati corpi fasciati da vaporosi tessuti. Bellissimi sono gli abiti delle donne, nobili, ricche borghesi, amanti, come la bella Berthé, o la giovane moglie Emilia Cardona, che posano per il pittore felici di essere immortalate fra il fruscio di sete e di piume, con accessori preziosi, sedute su stupendi divani, entro appartamenti superbi, dinanzi a specchiere dorate…
Nella mostra toscana ben 110 quadri e 60 disegni, altri 20 capolavori di artisti come De Nittis, Zandomeneghi, Signorini, Corcos, Banti, fotografie e lettere inedite consentono di ricostruire le vicende umane ed affettive di Giovanni Boldini e nel contempo di rappresentare uno stile che ha caratterizzato la Belle Epoque , ovvero i primi decenni del secolo scorso.


« BOLDINI. Mon Amour »
Polo Espositivo ex Terme Tamerici.
Montecatini Terme (Pt),
fino al 30 dicembre 2008
www.comnemontecatini.com
info: b.notarodietrich@tele2.it








Ritratto di mad.lle De Gillespie, olio su tela, 1912




Busto di giovane donna su rosa, olio su tela, 1912







Berthé che guarda un ventaglio, 1878



Madame de Nemidoff, olio su tela, 1908



Madame Michelham, olio su tela, 1913









“Giulio Cesare. L’uomo, le imprese, il mito”

A Roma , nel Chiostro del Bramante, si è inaugurata il 24 ottobre 2008 la mostra “Giulio Cesare. L'uomo, le imprese, il mito”, che riunisce per la prima volta documenti archeologici di grande importanza e bellezza, dipinti e sculture, insieme a plastici appositamente realizzati per ricostruire la Roma di Cesare. All'arte figurativa è affidata la documentazione del mito di Cesare, il primo “dittatore” (ca 100- 44 a.C.) della storia, artefice indiscusso della grandezza del futuro impero romano di cui sarà principe, non a caso, il figlio adottivo Ottaviano, I° Cesare Augusto. Le cronache abbondano di notizie fin dai tempi che lo videro affacciarsi sul palcoscenico politico dell'Urbe e poi intrepido comandante dell'esercito romano, con cui riportò clamorose vittorie che ingigantirono il potere di Roma in area mediterranea.
Personaggio chiave del travagliato passaggio tra la repubblica romana e l'Impero, Cesare fu figura d'eccezione: letterato, storico, generale e politico geniale, presentò se stesso come discendente di Venere, legandosi quindi al mito originario della stessa città di Roma risalente, secondo l'antica tradizione, ad Enea, figlio di Venere. Magro, brillante, trascinatore, narcisista, fu grande amatore e non soltanto di donne, come ci racconta Cicerone. Ebbe 4 mogli ed una lunga lista di amanti, tra cui nobili e regine, la più famosa Cleopatra d'Egitto, della quale s'innamorò a 52 anni e che fece giungere a Roma con una sfilata trionfale. Fu anche legato fino alla morte a Servilia, conosciuta da adolescente, che ricoprì di splendidi doni e che generò quel Marco Bruto, artefice del suo drammatico destino.
La memoria ed il “culto” di Cesare, ucciso, come è noto, alle idi di marzo del 44 a. C., non si persero mai, neppure nei secoli di decadenza dell'Impero e nei periodi successivi alle invasioni barbariche in Italia. Fu però in età medievale, e particolarmente con il Sacro Romano Impero (inizi IX sec.), che il suo mito riprese in senso ideologico-politico. All'arte spettò il compito di illustrare tale recupero, che specialmente a partire dal Duecento e poi dal Trecento si afferma anche attraverso le immagini dei grandi protagonisti della storia romana, e Cesare è ovviamente tra questi. In pieno Quattrocento i celebrati cicli di affreschi di Andrea Mantegna o di Andrea del Sarto, dedicati al dittatore romano, sono la testimonianza di questa rinascita dell'antico e del suo significato storico ed artistico.
Il mito di Cesare e il “Cesarismo” traversano i secoli e riprendono tra fine Settecento ed inizi Ottocento: basterà citare l'eredità sfociata nella figura e nel ruolo di Napoleone I; mentre in Italia, nel Novecento, il mito romano troverà nell'ideologia fascista il luogo privilegiato per un nuovo “ritorno”.
Soprattutto il cinema, settima arte, ha tenuto vivo il mito di Cesare in tutto il Novecento fino a noi: dal cinema muto fino alle grandi produzioni hollywoodiane a Cinecittà, la via più breve per esportare oltre oceano il mito di Cesare e di Roma antica, la figura di questo grande e complesso personaggio non ha mai subito declini.
Nella mostra, curata da Giovanni Gentili, Paolo Liverani, Enzo Sallustro e Giovanni Villa, è anche esposto il “mitico globo” che, collocato sull'obelisco egizio di Piazza S. Pietro, avrebbe conservato, secondo la tradizione, le ceneri di Cesare fino al 1586 (data della rimozione del globo dall'obelisco per far posto ad una croce bronzea), quando, una volta aperto, fu trovato vuoto!


”GIULIO CESARE. L’uomo, le imprese, il mito”.
Roma , Chiostro del Bramante.
Fino al 5 aprile 2009.
Info:info@chiostrodelbramante.it
sveva.fede@libero.it











Manifesto della mostra



Testa bronzea di Augusto, 25 a.C.-
Londra, British Museum




Gemma in calcedonio, Parigi, Cabinet
des medailles


 

all'estero





L’arte di Georges Rouault


A Parigi, nella nuova prestigiosa sede della Pinacoteca, in piazza de la Madeleine, si sta svolgendo un’esposizione delle opere di Georges Rouault, tratte dalla collezione di Sazo Idemitsu, grande collezionista giapponese. Curata dallo storico dell’arte Marc Restellini, organizzatore di altre importanti mostre nella Pinacoteca parigina, professore della Sorbonne fino al '93, l’esposizione è un interessante excursus dell’opera di Rouault, artista non facilmente classificabile nel panorama dell’arte della prima metà del ‘900 per il suo spirito libero, per la profonda moralità, per lo stile tragico e per l' amore per il colore.
Nato nel 1871 a Parigi, ebbe un’infanzia povera, ma ben presto, dopo aver imparato un mestiere presso un vetraio, si iscrisse all’Ecole des Beaux Arts, dove ebbe come maestro Gustave Moreau. Amico di Henry Matisse, partecipò nel primo decennio del ‘900 alle esposizioni dei Fauves, un' avanguardia centrata sulla forza espressionistica del colore. Pur animato dalla stessa volontà di spezzare i legami con l’accademismo e l’intellettualismo post-impressionista, la sua evoluzione pittorica si situa in un cammino autonomo rispetto al Fauvismo. Studioso dei grandi maestri del Louvre, amante dell’arte violenta e satirica di Daumier, Rouault si esprime in un linguaggio sintetico e quasi primitivo, i cui temi preferiti, d’ispirazione popolaresca, sono poveri e derelitti, ma soprattutto argomenti religiosi, episodi evangelici particolarmente drammatici.



Benigne (©ADAGP Paris 2008)
 







en français



Manifesto della mostra. (©ADAGP Paris 2008)





Clown aux bas blancs (©ADAGP Paris 2008)




I colori, suo più caratteristico mezzo espressivo, sono smaltati e puri: rossi, blu, verdi sono contornati da pesanti profili neri, come nelle vetrate gotiche (cloisonnisme), rivelando una forte natura simbolica. Il mondo figurativo di Rouault, un po’ rude e un po’ naif assieme, ma privo di qualsiasi retorica, comunica un pensiero semplice ma vigoroso, proponendo una rinnovata pulizia morale ed una sincera fraternità tra gli uomini.
La mostra accompagna alle creazioni pittoriche del Maestro francese, provenienti dalla collezione giapponese, opere di G. Moreau, di A. Vollard, di H. Matisse e di A. Suarès, in un singolare e chiarificante parallelo tematico e figurativo.


“GEORGES ROUAULT. I capolavori della collezione Idemitsu”.
Pinacoteca di Parigi. Piazza della Madeleine
fino al 18 gennaio 2009
www.pinacotheque.com


(La riproduzione in capo alla pagina è la copia dell'autoritratto di Artemisia Gentileschi, disegnata dalla restauratrice Francesca Secchi)


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