Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Rivista bimestrale - Anno V - n.18 - Primavera 2009
NOTIZIE ed EVENTI  

LE MOSTRE
di Artemisia

"Mutazioni" - G.Strazza - Le utopie del '68 - “RiFlessioni" - Il mito di Cesare -
6 miliardi di Altri




in Italia




Le “Mutazioni” di Calia, Fiore, Patrino e Zampogna

Ad Ascoli Piceno, nel Palazzo dei Capitani, si inaugura il 19 marzo 2009 la mostra “ Mutazioni”, in cui sono esposte 40 opere di Francesco Calia, Elmerindo Fiore, Antonio Patrino e Gaetano Zampogna.
In anni difficili per la storia e per la cultura italiana, siamo nel 1989 a Roma, inizia per un gruppo di già affermati artisti una stagione importante per la loro carriera pittorica: la costituzione di Artmedia, un sodalizio nato dalla volontà di ribellarsi al conformismo figurativo dilagante. L'arte, che è sempre specchio del proprio tempo, negli ultimi decenni ha dovuto confrontarsi con la perfezione tecnica dei compiuters, con la proliferazione accelerata di immagini pubblicitarie, con una dilatazione abnorme dell' artisticità del quotidiano, con il risultato di porre nuovi interrogativi alla funzione dell'artista nel secondo millennio, incapace ormai di relazionarsi con una realtà così frantumata e mutevole, tanto veloce da non aver più bisogno di una “riscrittura”. Il gruppo "Artmedia", in una situazione considerata di collasso creativo, postula l'avvenuta conclusione del processo evolutivo dell'arte e teorizza l'unica possibilità per l'artista contemporaneo: quella di divenire "fredda Vestale del fuoco sacro dell'arte", in una sospensione critica che ha il fine di attendere un'ipotetica rinascita. Definendosi custodi dell'Arte e del Sistema dell'arte, gli artisti del gruppo ripropongono nei primi anni '90 i modelli del XX secolo, a cui si riconosce indiscussa validità creativa, inalterati sul piano linguistico, ma svuotati del loro significato originario. L'opera, una volta scardinata la sua integrità, diviene " altro" e perde la sua assolutezza: utilizzando con spregiudicatezza tutte le tecniche più moderne di riproduzione, dal cibachrone, alla serigrafia, ai riporti fotografici…, gli artisti di Artmedia rimettono in discussione la realtà circostante, dilatando ed alterando il senso primitivo dell'immagine, creando dubbi ed interrogativi filosofici ed esistenziali.
Dopo l'esperienza Artmedia, conclusasi nel '94, pur non rinnegando le tematiche di partenza, quattro personalità del gruppo storico, Calia, Fiore, Patrino e Zampogna, pur sviluppando linguaggi molto diversi, sia per poetica sia per utilizzo di tecniche, rimangono accomunati da idealità e speranze ed in questa mostra ascolana, partendo da quell'importante sodalizio iniziale, espongono i lavori odierni. “Un'arte combinatoria e metamorfica - quella di Calia- in grado di suggellare il mistero stesso dell'autocreazione”, recita Giuseppe Varone nel suo testo critico, mentre Fiore compie “una peregrinatio in cui censura e pudore, rimozione e trasalimento, oscurità e mito diventano diadi sterili cavate dal deserto di chi compie i suoi passi nel vuoto della storia”. “Patrino recupera una pittura figurale e con essa l'interesse per lo strumento della grafite, come traccia, disegno e riduzione in polvere” e Zampogna dal '94 “muove il suo lavoro in direzione del recupero di una pittura figurativa, contaminata dalle mitologie medianiche del mondo moderno… Un passo ulteriore della sua ricerca si muove in direzione di un'analisi ironica e tragica del reale, per la quale i personaggi oramai vivono tradotti entro figurazioni stilizzate, tragiche icone di una contemporaneità priva di valori..” (G. Varone).
Una performance di Fiore, dal titolo “ Io e la regina giovane ”, opera d'aria , aprirà la mostra ascolana.



Francesco Calia. Elmerindo Fiore- Antonio Patrino -Gaetano Zampogna: “Mutazioni”,
Palazzo dei Capitani, Ascoli Piceno.
Fino al 11 aprile 2009

Assessorato alla Cultura tel: 0736/2771
Calia- Fiore- “Mutazioni”







Antonio Patrino, 2007, “No, lei ha una quarta”, acrilico, polvere da sparo, grafite e tela su carta




Francesco Calia, Memoria random, A-R3, 2008




Elmerindo Fiore, Tableau vivant, 2007




Gaetano Zampogna, Zampogna e Le Witt, 1992, cibachrome e opera di So Le Witt




Guido Strazza: opere dal 1952 al 2008

Ad Assisi (Pr), nel Museo Pericle Fazzini, si è inaugurata la mostra antologica di Guido Strazza “Dipinti, disegni, sculture dal 1952 al 2008”, a cura di Giuseppe Appella, che accoglie 55 opere, provenienti dallo studio dell'artista e dal MUSMA (Museo della Scultura Contemporanea di Matera), in anticipo sulla personale che verrà ospitata in marzo al Grand Palais di Parigi, nell'ambito di “ArtParis 2009”.
Le opere scelte sviluppano metodologicamente la didattica del segno, ovvero l'elaborazione di ogni immagine possibile, il pensiero dialogato su ciò che possiamo vedere e far vedere, raccolti anche teoricamente in una fitta serie di volumi editi dal '79 al 2005.
Una delle annotazioni che si possono fare alle ricerche di questi ultimi anni è che il segno, spesso, soccombe al colore. Lo spazio ha perduto ogni mistero, è stato riempito di colore e il risultato è un non vedere . Ma per Strazza anche il colore è segno, “ radicalmente indefinibile e indescrivibile. Senza direzione, curvatura o lunghezza, non ha in sé traccia del gesto né di ciò che fa del segno il costruttore dello spazio. Tuttavia, lo riempie di sentimento. Col colore si costruisce uno spazio psicologico”.
Traspare da questi concetti la capacità di risolvere nella ricerca la contraddizione sostanziale tra materia e forma, tra progetto e realizzazione. In questo contesto si situa l'interesse, tra il ‘64 e il ‘69, per la scultura in ferro o in plastica, severa e semplice, attenta alla crisi ormai avvenuta nella situazione artistica italiana, lontana dalle fonti culturali più facilmente indicabili (Gonzales, David Smith, Colla) e perfettamente inserita nel lavoro sperimentale sul segno portato avanti alla Calcografia Nazionale, attraverso immagini stampate su carta, doppiate e trasferite su schemi mobili trasparenti di materia plastica. Il ricercare di Strazza, il suo vedere sono, in fondo, ansia di penetrare nella realtà attraverso uno stato di vitalità, di innocenza che assicuri un minimo di spazio per l'immaginazione.
Guido Strazza è nato a Santa Fiora (Gr) nel 1922; l' attività artistica inizia dopo un incontro con F. T. Marinetti che vede i suoi lavori giovanili e lo invita alle mostre di Aeropittura a Roma e a Venezia, nell'ambito della XXXIV Biennale Internazionale d'Arte.
Laureatosi in Ingegneria, lascia presto la professione per dedicarsi alla pittura. Si reca in Sud America e si muove dal Perù in Cile e in Brasile: a Lima è tra i promotori della “Agrupaciòn Espacio”, l'associazione di architetti e artisti che lavorano al progetto di ristrutturazione della città di Callao distrutta dal terremoto. Rientrato in Italia nel 1954, si trasferisce prima a Milano, poi a Roma, dove frequenta il laboratorio della Calcografia Nazionale, diretta da Maurizio Calvesi, e dal ‘74 imposta una didattica sull'incisione che gli frutterà nel 2003 il Premio Feltrinelli per l'Incisione.

“Guido Strazza. Dipinti, disegni, sculture ”.
Museo Pericle Fazzini , Assisi (Perugia)
fino al 28 marzo 2009


info : www.museopericlefazzini.it
m.deluca33@virgilio.it








Meridiana 2, 1964, ferro. MUSMA, Matera






Fiore 2, 1966, plastica. MUSMA- Matera











Le utopie del '68: la medaglia non ha solo due facce


A Roma , presso Villa Chiassi, sede di altre importanti esposizioni celebrative, si è inaugurata la mostra La medaglia non ha solo due facce – Movimenti, utopie e contraddizioni del Sessantotto" , che intende celebrare il '68, anno fondamentale per la nostra storia sociale e politica, attraverso le espressioni artistiche di quegli anni.
Opere molto diverse di grafica, pittura, fotografia, scultura, medaglistica, create da 47 artisti, mettono a confronto i diversi linguaggi con il complesso, discusso, coinvolgente quarantesimo anniversario del Sessantotto e con le sue vicende: la rivolta studentesca, i movimenti pacifisti, gli scontri di piazza, le manifestazioni per i diritti della donna, i grandi raduni rock.
Il giorno dell'inaugurazione, il 18 febbraio 2009, si è anche tenuto il convegno “Segni e simboli del ‘68” , presso la Biblioteca Nazionale Centrale di Roma, dove hanno discusso sul tema il prof. Giancarlo Alteri, Conservatore del Medagliere Vaticano e Presidente dell'Accademia Pietro Giampaoli; il prof. Franco Ferrarotti, sociologo; il prof. Stefano Picciaredda, Docente di Storia Contemporanea e Storia dei fenomeni politici e sociali dell'Università di Foggia e la prof.ssa Pia Celozzi Baldelli, Docente di Storia ed Istituzioni Nordamericane dell'Università Roma Tre.
Molto stimolante, la mostra vuole essere non solo un ricordo, ma un approfondimento di un periodo quanto mai fecondo anche nel campo artistico ed a quarant'anni di distanza sarà proprio l'arte a rappresentare e tradurre quel fermento di idee e di coscienza civile e sociale che proruppe in tutto il mondo, dissacrante, violento e contraddittorio, ma pur sempre vitale.
L'esposizione, promossa dall'Accademia Giampaoli, in collaborazione con Collezioni Numismatiche e sotto l'Alto Patronato della Biblioteca Apostolica Vaticana, si concluderà il 6 marzo 2009.


La medaglia non ha solo due facce.
Movimenti, utopie e contraddizioni del Sessantotto ”,
Villa Chiassi , Roma. Fino al 6 marzo 2009


info@accademiagiampaoli.it












V. Berardi: Il sogno interrotto


V. Berardi: Janus, tufo romano e tondini di ottone







D.Fusco: dritto della medaglia in bronzo









“RiFlessioni"


A Potenza, nel Museo Archeologico Provinciale, ormai protagonista di importanti eventi, si è inaugurata la mostra “RiFlessioni”, presentata da Carmelita Brunetti, in cui le opere degli artisti Gaetano Ligrani e Donato Larotonda, regalano emozioni, come dice il titolo della mostra, pur nella diversità degli stili e dei linguaggi poetici. “ Ama l'arte: fra tutte le menzogne è ancora quella che mente di meno ”, diceva Gustave Flaubert e d in effetti l'arte è uno dei più potenti attivatori sensoriali che si fonda sulle trasformazioni degli stili di vita, delle forme dell'agire e regala nelle sue molteplici espressioni mondi nuovi, in cui l'immaginazione e la fantasia aiutano l'individuo a vivere nel caos di una società che appiattisce ed omologa, che cresce i suoi figli da consumatori e che nel consumo fornisce le uniche risposte plastificate ai desideri e alle aspirazioni dei più giovani. Le opere di Larotonda, dai colori caldi e luminosi, con soggetti dallo sfondo paesaggistico, ci conducono in sentieri lontani – in un mondo onirico - nell'universo romantico dove la natura è poesia. Le immagini evocano territori dove il confine fra la realtà e l'illusione non c'è più e la vita è un Eden. Dal sogno freudiano passiamo con le opere dell'architetto Ligrani alla razionalità, attraverso la raffinata linea con cui egli ottiene forme geometriche che quasi ipnotizzano lo sguardo del fruitore.
In questa mostra si coniuga perfettamente il figurativo con l'astratto; ognuno degli artisti ha voluto tuttavia trasmettere l'armonia nelle forme e nel contenuto. Dall'astrazione della forma percepiamo subito il messaggio primitivo dell'amore per la vita e per il mistero della vita, ma l'arte è vita e le opere di questi due artisti sono vive e dense di pathos.
Entrambi gli artisti partono da ricerche storiche per approdare ad un linguaggio molto personale, che li contraddistingue. “ Con Larotonda – recita la Brunetti, presentatrice della mostra - sogniamo un mondo dove la favola si perde nella vita reale per ritornare nel sogno; Ligrani non ci regala territori fantastici, ma segni reali dove la forma estetica perde la sua importanza per dare maggior valore al contenuto. Nell'era della globalizzazione e del libero mercato, dove la crisi finanziaria ha reso tutti insicuri e sfiduciati, l'arte ha un dovere: avvicinare all'essenza dell'essere, alla sua spiritualità; le opere esposte lanciano questo grido d'amore”.

“RiFlessioni”, Museo Archeologico Provinciale, Potenza.
Fino al 13 marzo 2009








D.Larotonda: Presenza




Gaetano Ligrani: Scudo d'artista





Donato Larotonda: rosso, giallo, blu










Il mito di Cesare

A Roma , nel Chiostro del Bramante, si è inaugurata il 24 ottobre 2008 la mostra “Giulio Cesare. L'uomo, le imprese, il mito”, che riunisce per la prima volta documenti archeologici di grande importanza e bellezza, dipinti e sculture, insieme a plastici appositamente realizzati per ricostruire la Roma di Cesare. All'arte figurativa è affidata la documentazione del mito di Cesare, il primo “dittatore” (ca 100- 44 a.C.) della storia, artefice indiscusso della grandezza del futuro impero romano di cui sarà principe, non a caso, il figlio adottivo Ottaviano, I° Cesare Augusto. Le cronache abbondano di notizie fin dai tempi che lo videro affacciarsi sul palcoscenico politico dell'Urbe e poi intrepido comandante dell'esercito romano, con cui riportò clamorose vittorie che ingigantirono il potere di Roma in area mediterranea.
Personaggio chiave del travagliato passaggio tra la repubblica romana e l'Impero, Cesare fu figura d'eccezione: letterato, storico, generale e politico geniale, presentò se stesso come discendente di Venere, legandosi quindi al mito originario della stessa città di Roma risalente, secondo l'antica tradizione, ad Enea, figlio di Venere. Magro, brillante, trascinatore, narcisista, fu grande amatore e non soltanto di donne, come ci racconta Cicerone. Ebbe 4 mogli ed una lunga lista di amanti, tra cui nobili e regine, la più famosa Cleopatra d'Egitto, della quale s'innamorò a 52 anni e che fece giungere a Roma con una sfilata trionfale. Fu anche legato fino alla morte a Servilia, conosciuta da adolescente, che ricoprì di splendidi doni e che generò quel Marco Bruto, artefice del suo drammatico destino.
La memoria ed il “culto” di Cesare, ucciso, come è noto, alle idi di marzo del 44 a. C., non si persero mai, neppure nei secoli di decadenza dell'Impero e nei periodi successivi alle invasioni barbariche in Italia. Fu però in età medievale, e particolarmente con il Sacro Romano Impero (inizi IX sec.), che il suo mito riprese in senso ideologico-politico. All'arte spettò il compito di illustrare tale recupero, che specialmente a partire dal Duecento e poi dal Trecento si afferma anche attraverso le immagini dei grandi protagonisti della storia romana, e Cesare è ovviamente tra questi. In pieno Quattrocento i celebrati cicli di affreschi di Andrea Mantegna o di Andrea del Sarto, dedicati al dittatore romano, sono la testimonianza di questa rinascita dell'antico e del suo significato storico ed artistico.
Il mito di Cesare e il “Cesarismo” traversano i secoli e riprendono tra fine Settecento ed inizi Ottocento: basterà citare l'eredità sfociata nella figura e nel ruolo di Napoleone I; mentre in Italia, nel Novecento, il mito romano troverà nell'ideologia fascista il luogo privilegiato per un nuovo “ritorno”.
Soprattutto il cinema, settima arte, ha tenuto vivo il mito di Cesare in tutto il Novecento fino a noi: dal cinema muto fino alle grandi produzioni hollywoodiane a Cinecittà, la via più breve per esportare oltre oceano il mito di Cesare e di Roma antica, la figura di questo grande e complesso personaggio non ha mai subito declini.
Nella mostra, curata da Giovanni Gentili, Paolo Liverani, Enzo Sallustro e Giovanni Villa, è anche esposto il “mitico globo” che, collocato sull'obelisco egizio di Piazza S. Pietro, avrebbe conservato, secondo la tradizione, le ceneri di Cesare fino al 1586 (data della rimozione del globo dall'obelisco per far posto ad una croce bronzea), quando, una volta aperto, fu trovato vuoto!


”GIULIO CESARE. L’uomo, le imprese, il mito”.
Roma , Chiostro del Bramante.
Fino al 5 aprile 2009.
Info:info@chiostrodelbramante.it
sveva.fede@libero.it











Manifesto della mostra



Testa bronzea di Augusto, 25 a.C.-
Londra, British Museum




Gemma in calcedonio, Parigi, Cabinet
des medailles


 

all'estero





6 miliardi di Altri


A Parigi, nei grandiosi saloni del Grand Palais, si sta svolgendo una mostra spettacolare quanto inedita, dal titolo “ 6 miliardi di Altri”.
L'autore del progetto, Yann Arthus-Bertrand , assieme all'Associazione GoodPlanet, ha ideato un evento particolare nella sua struttura dinamica, che pone la mostra in bilico tra inchiesta giornalistica, video reportage ed installazione concettuale, con un risultato suggestivo di arte totale, davanti al quale non si può non essere colpiti da profonda emozione, oltre che da stimoli a riflessioni di ordine filosofico ed esistenziale. Bertrand ha voluto incontrare la gente del mondo la più diversa, dal milionario arabo al pescatore brasiliano, dalla donna islamica al giovane londinese, dall'agricoltore afgano al vecchio saggio delle tribù africane: a tutti sono state poste le stesse domande essenziali sulla vita e sui valori importanti per ognuno di loro, scoprendo dalle risposte come le esperienze diverse abbiano creato la loro identità. Su di un gigantesco pannello di forma poligonale scorrono milioni di visi, filmati mentre rispondono alle interviste. Tutti parlano all'unisono, quasi a coprirsi vicendevolmente; poi, in un continuo alternarsi, si ingrandisce una sola faccia che diviene per pochi istanti la protagonista dell'inchiesta, con i suoi drammi, le sue paure, le sue speranze. Quattro anni di lavoro attraverso 75 paesi del mondo, 40 domande, 3.500 ore filmate, 6 reporters e 5.000 interviste sono serviti per realizzare un evento artistico su cui interrogarsi e da cui emerge un ritratto dell'umanità contemporanea con tutte le contraddizioni, le angosce, l'amore per la vita e per i valori che ancora resistono malgrado le guerre, la povertà e le ingiustizie che popolano il mondo.
 











6 miliardi di Altri. Paris, Grand Palais




6 miliardi di Altri. Paris, Grand Palais


Attorno al grande nucleo centrale dei video, arricchisce il progetto l'allestimento di due zone circolari popolate da numerose tende in cui, divise per tematiche, vengono proiettate le interviste, anche per favorire da parte del pubblico un ascolto più meditato sugli importanti argomenti trattati, l'amore e la morte, la prevaricazione e le violenze, le gioie ed i dolori. Il confronto fra milioni di persone che raccontano semplicemente e senza enfasi le proprie esperienze di vita, serene o terribili che siano, nonché le loro piccole e grandi speranze, crea un impatto emotivo notevole ed una commozione indescrivibile!



6 miliardi di Altri. Paris, Grand Palais



“6 miliardi di Altri”, Grand Palais , Paris. Fino al 12 febbraio 2009
www.6milliardsdautres.org


(La riproduzione in capo alla pagina è la copia dell'autoritratto di Artemisia Gentileschi, disegnata dalla restauratrice Francesca Secchi)


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