Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Rivista bimestrale - Anno V - n.20 - Luglio-settembre 2009
NOTIZIE ed EVENTI  

LE MOSTRE
di Artemisia

Leonor Fini - Migneco europeo - Da Courbet a Picasso



in Italia


Leonor Fini: "L’Italienne de Paris"


A Trieste, nel Museo Revoltella, il 4 luglio 2009 si è inaugurata la mostra “ Leonor Fini. L'Italienne de Paris ”, in cui si potranno ammirare ben 150 opere di un'artista che arrivata piccolissima da Buenos Aires, trascorse qui la sua infanzia ed ebbe la prima formazione artistica. A Trieste Leonor visse il cosmopolitismo di una città culturalmente vivissima, frequentando Joyce, Saba e Svevo, cui dedicò un intenso ritratto, ma anche gli artisti locali, sempre insofferente delle convenzioni ed affascinata dal nuovo, fossero anche le teorie freudiane che allora arrivavano dalla parte orientale dell'ex Impero. Scoperta la pittura, Leonor lasciò Trieste per Milano, dove fu allieva di Achille Funi sino ad un'epica lite con un'altra grande donna sulla scena, Margherita Sarfatti. Ma ciò che cercava era a Parigi, dove la pittrice giunse nei primi anni ‘30 ed iniziò un'avventura di successi. La definirono “splendida diavolessa”: per Marx Ernst era “la Furia italiana di Parigi”: bellissima, cosmopolita, gran sacerdotessa delle feste pagane di una Parigi ancora capitale culturale d'Europa, Leonor affascinava il mondo con la sua personalità e con la sua pittura. Erano opere di un simbolismo tutto suo, popolate di donne-gatto, sfingi, giochi di specchi e di doppi, femmine dominanti e maschi quasi assessuati. Dipinti che per Jean Cocteau erano l'espressione di un “realismo irreale” o di un “soprannaturale che era per lei reale”. Per Ives Bonnefoy, che come Cocteau la conobbe bene, quella di Leonor era una “pittura ai limiti del nostro mondo”!
Bella e dannata, affascinò Dalì, Man Ray, Giacometti, Magritte, Ernst, Paul Eluard; il bel mondo faceva la fila per un suo ritratto e per anni vendette molto più di Picasso. Dopo Parigi conquistò New York, con una memorabile mostra al MOMA, ma l'attendeva un rientro trionfale: alla “sacerdotessa nera” Gabriel Poumerand dedicò persino un film, “Leggenda crudele”.
Negli anni della guerra visse a Roma, città che amò ma che dovette sembrarle un po' provinciale rispetto alle grandi capitali del mondo. Qui frequentò Moravia, Fellini, Mario Praz, Fabrizio Clerici, la Morante e fece ritratti celebri come quelli di Alida Valli e della Magnani. Poi ancora Parigi e l'allargarsi dei suoi interessi alle arti applicate, alla fotografia, all'illustrazione di testi che le furono cari, dall'amatissimo Divin Marchese e ad Allan Poe, ai suoi amici scrittori e poeti. Scrive ed illustra lei stessa dei libri e poi s'interessa di scenografie: Balanchine, Camus, Genet e Giorgio Strehler, ma anche di arti applicate, di maschere (da gatto, naturalmente), di profumi, di vini….
Viveva con i suoi innumerevoli gatti, ma continuava ad amare solo gli uomini-cane che, obbedienti e festosi, accorrevano ai suoi comandi, uomini dominati dalla sua bellezza forte e inquietante, tramandata da uno dei più sensuali nudi di Henry Cartier Bresson.
Dentro intanto covava una melanconia profonda, il corteggiamento della morte, come annotò Jean Genet, in un “teatro tragico” che lei indagò anche con la psicanalisi. Non è forse un caso se, dodicenne, abbia avvertito l'impulso di passare ore nella sala d'esposizione dell'obitorio di Trieste, affascinata dai morti “sontuosamente vestiti”. “Più tardi – è lei stessa a raccontarlo – smisi di osservare i morti, ma continuai sempre ad ammirare la perfezione degli scheletri”.
Emula di un'altra Divina, la Garbo, Leonor Fini viveva fortemente il suo mito, senza nascondersi però, cercando anzi le luci di un palcoscenico di cui non era più protagonista, quando il sipario calò per sempre in un freddo gennaio del 1996, consegnandola alla leggenda.
L'interessante ed inedita mostra è curata da Maria Masau Dan, Direttore del Revolterra, con la collaborazione di studiosi italiani e francesi.







Autoritratto col cappello rosso, 1968



Ritratto di Italo Svevo, 1928



L'entracte de l'apotheose, 1935
LEONOR FINI. L'Italienne de Paris,Trieste, Museo Revoltella.
Dal 4 luglio al 4 ottobre 2009
www.museorevoltella.it
revoltella@comune.trieste.it

Migneco europeo: il destino trafitto.

A Taormina, nella chiesa del Carmine, si terrà dal 26 luglio la mostra “ Migneco europeo ”, che Taormina Arte dedica al Maestro siciliano del Realismo, dopo ventisei anni dall'unica grande antologica che Messina gli tributò nel 1983.
L'esposizione, curata da Lucio Barbera e Anna Maria Ruta, torna a riflettere sull'opera dell'artista per mettere in rilievo quella che è sempre rimasta la parte in ombra di Migneco. Non più il realista che aveva lottato contro il Fascismo, conoscendo per questo anche il carcere e si era battuto per la libertà; né colui che si era immedesimato nella sofferenza degli umili, i contadini, i pescatori, le spannocchiatici delle sue tele, o l'isolano che, pur essendo andato molto giovane a Milano, aveva portato sempre con sé la sua Sicilia, come rimpianto, nostalgia, evocazione. Quello che la mostra di Taormina vuole sottolineare è invece la dimensione europea di Giuseppe Migneco, di un artista che, senza nulla perdere della sua sicilianità, aveva aperto le finestre sull'arte dell'Europa, a cominciare da Van Gogh, la cui suggestione chiara si avverte nelle prime opere di accento fortemente espressionista, affidate ad una pennellata contorta e sofferta, con colori bruciati di giallo e di un verde marcio che tendeva al nero.
Figlio di un capostazione, come Quasimodo e Vittorini, Migneco non fu soltanto il pittore che dialogava con gli artisti di “Corrente”, ma un artista che viaggiava continuamente con la sua pittura impegnata, fino a giungere, intorno agli anni Sessanta-Settanta, a quella spietata e acre critica contro la società del falso benessere. E' stato quello il tempo in cui il suo linguaggio si fa scarno, con linee secche e nervature nere che definiscono le forme entro uno schema di rigida tessitura, con toni cromatici lividi e freddi, quasi slavati, che fanno pensare alle immagini raggelate di Bernard Buffet.
Poi ci fu l'ultima sua vibrante stagione, in cui, quasi abbandonando tutte le speranze di riscatto in cui aveva creduto, l'artista riflette sulla sconfitta personale e collettiva di un mondo divenuto indifferente e violento. E' proprio alla fine degli anni Settanta e nei primi anni Ottanta che Migneco sembra riflettere sul “ destino trafitto ” e sul presagio di morte, facendo ricorso ad una figurazione claustrofobica, dai colori violenti (il rosso violaceo, i blu netti) che fanno pensare alla tragica solitudine di Francis Bacon.


”Migneco Europeo”.Taormina, Chiesa del Carmine.
Dal 26 luglio al 1 novembre 2009.








Cacciatori di lucertole, 1942. Collezione privata






Pescatore e bambino, 1946. Collezione privata






Le sementi, 1958. Collezione privata



Il pescatore verde, 1975. Coll. privata








Gli ospiti non vengono più, 1981. Coll.privata

All'estero
en français



Dal Museo Pushkin di Mosca: “Da Courbet a Picasso”



A Martigny (Svizzera), la Fondation Pierre Gianadda presenta la mostra Da Courbet à Picasso che espone opere provenienti da l Museo di Belle Arti Pushkin di Mosca e copre il periodo più significativo tra la seconda metà del XIX secolo e i primi tre decenni del XX, attraverso la storia del collezionismo in Russia. Le opere, capisaldi delle tendenze artistiche dell'epoca, spaziano dal realismo all'impressionismo, dal postimpressionismo alle prime sperimentazioni dell'avanguardia europea. Il periodo affrontato coincide con lo sviluppo in Russia delle forze creative e sociali, che ha sollecitato l'attenzione verso le novità, indirizzando i collezionisti verso le esperienze più significative dell'arte straniera. Le opere presentate, infatti, sono state acquisite a Parigi da raffinati collezionisti moscoviti d'arte contemporanea, come Sergei Tretiakov o Sergei Šchukin.
La mostra si apre con opere di Camille Corot, artista lirico e introverso, cui seguono tele di Gustave Courbet, maestro del realismo, per continuare con lavori dei pittori impressionisti: Eduard Manet, Edgar Degas, Auguste Renoir, le Nymphéas blancs   di Claude Monet, i paesaggi di Alfred Sisley e di Camille Pissarro. A seguire la coinvolgente e disperante Ronde des prisonniers di Vincent Van Gogh, una delle opere più celebri nella storia mondiale dell'arte, mentre il misterioso paesaggio Vairaumati tei oa illustra in modo esemplare il periodo tahitiano di Paul Gauguin. Seguono opere di Paul Cézanne, dal linguaggio essenziale e pre-cubista, del Simbolismo francese, rappresentato da Pierre Puvis de Chavannes, mentre le tele di Henri Matisse e di Pablo Picasso, che Sergei Šchukin conosceva personalmente, costituiscono la parte più celebre della collezione del Museo. Si tratta delle prime prove di Matisse nell'ambito del fauvismo e di opere mature, come Les Capucines à la danc , e di capolavori di Picasso, tra cui Arlequin et sa compagne , dei suoi inizi cubisti. La sezione dedicata al Cubismo si completa infine con un famoso dipinto di Georges Braque, Le chateau La Roche-Guyon.
Una parte importante dell'esposizione è dedicata al tema del “primitivismo” con opere come La Muse inspirant le Poète di Henry Rousseau, prima versione del suo celebre dipinto. Nell'ambito del paesaggio spiccano le tele di André Derain, espressionista ante-litteram, mentre la Parigi di fin de siécle trova una narrazione raffinata e malinconica nelle opere di Maurice Utrillo. Dunque una panoramica suggestiva di capolavori d'arte europea che sarebbe molto interessante vedere.
La mostra, curata da Irina Antonova, direttrice del Museo Pushkin, si chiude con un gruppo di opere che ricordano il periodo post-rivoluzionario delle collezioni moscovite.




Paul Gauguin, Vaïraumati tei oa, 1892 Olio su tela, © Museo Statale di Belle Arti Pushkin, Mosca



Vincent Van Gogh, La ronde des prisonniers, 1890 Olio su tela, © Museo Statale di Belle Arti Pushkin, Mosca


Henri Matisse, Les Capucines à la danse, 1912 Olio su tela, © Museo Statale di Belle Arti Pushkin, Mosca





Pablo Picasso, Arlequin et sa compagne, 1901 Olio su tela, c© Museo Statale di Belle Arti Pushkin, Mosca
“Da Courbet a Picasso”,
Fondation Pierre Gianadda, Martigny (CH).
Dal 19 giugno al 22 novembre 2009
info@uessearte.it www.gianadda.ch


(La riproduzione in capo alla pagina è la copia dell'autoritratto di Artemisia Gentileschi, disegnata dalla restauratrice Francesca Secchi)


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