Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Rivista bimestrale - Anno V - n.20 - Luglio-settembre 2009
NOTIZIE ed EVENTI


“Vestiti o desnudi ?”, notizie sul restauro della Paolina

di Francesca Secchi



Siamo nel 1564: Paolo IV Carafa incarica il pittore Daniele da Volterra, soprannominato il “Braghettone”, di coprire con l'aggiunta di circa una quarantina di panneggi le “parti vergognose ”di molti personaggi del Giudizio Universaledi Michelangelo Buonarroti nella Cappella Sistina.
A questa assai famosa censura ne seguirono molte altre, spesso poco note, a cui si giunge a conoscenza soltanto attraverso incisioni precedenti, documenti o scritti; ne è un esempio l'allegoria dell' Inclinazione dipinta da Artemisia Gentileschi nel soffitto della galleria di Casa Buonarroti a Firenze, le cui nudità vennero nascoste, come ci racconta il Baldinucci (autore del Vocabolario toscano dell'arte del disegno , 1681, dove vengono enunciati alcuni fondamentali concetti di restauro), dal Volterrano.
Oggi giorno grazie a una sofisticata tecnologia e alla ricerca scientifica avanzata al servizio dell'arte, non possiamo che essere incuriositi ed ammirati dalle scoperte, a volte sensazionali, che avvengono restaurando opere famose o meno.
Tornando all'argomento iniziale, la serie di opere sottoposte a rimaneggiamenti per renderle conformi ai severi canoni di disciplina e costumatezza durante il periodo dell’arte della Controriforma, è lunga e molte volte tali interventi vengono scoperti fortuitamente prorpio attraverso un restauro. Inaspettate novità si sono, infatti, presentate ai restauratori dell’equipe del Vaticano, dall’autunno del 2004 impegnati nel grandioso intervento alla Cappella Paolina: durante la fase di pulitura sono stati individuati degli “insoliti” drappeggi in stucco (ancorati con perni ed armature metalliche) atti a coprire le nudità delle statue, anch’esse in stucco, presenti nelle decorazioni delle pareti.
 
Michelangelo: Crocefissione di San Pietro (part volto di S.Pietro) (Foto Musei Vaticani)


La Direzione dei lavori ha dovuto valutare se rimuoverli o, invece, conservarli perché considerati importanti testimonianze di un periodo storico. L’atteggiamento del restauro nei confronti dei rifacimenti è in effetti mutato nel corso del tempo ed ancora oggi rappresenta un terreno di accesi dibattiti; in molti casi, infatti, la rimozione degli interventi antichi ha portato ad una grave snaturazione dell’originale. Ne sono esempi i numerosi de-restauri di statue promossi negli anni del Purismo ottocentesco i quali, spazzando via le aggiunte barocche, hanno portato al “recupero” di frammenti che poco hanno a che fare con gli originali a causa delle precedenti manomissioni. La questione ha suscitato non poche polemiche, come è accaduto per la controversa scelta di rimozione, seppure parziale, delle ridipinture di Daniele da Volterra sul GiudizioUniversale . Stesso interrogativo è stato posto nell'affrontare la pulitura degli affreschi michelangioleschi della Paolina, ossia la rimozione delle

Cornici in stucco ed affreschi di F. Zuccari sulla volta della Cappella Paolina
(Foto Musei Vaticani)
  vesti aggiunte durante la consistente campagna di lavori promossa da Paolo IV nel 1556-57 per coprire le “scandalose” nudità degli angeli senz'ali nella Conversione di San Paolo e del S. Pietro nella scena della Crocifissione di S. Pietro .
Nell'intervento del 1934 né le ridipinture né le aggiunte sono state rimosse; i restauratori odierni hanno al contrario constatato che l'asportazione di questi panneggi avrebbe restituito una migliore leggibilità dell'originale, anche se la decisione presa non è stata forse così lineare. Non più vestite, ma desnude, ci appaiono oggi le sensuali figure delle ninfe in stucco del soffitto, così come i putti: soltanto uno dei quattro gruppi ha il panneggio, frutto di un rifacimento parziale delle figure che quindi non era possibile
rimuovere. Anche le possenti figure degli angeli dipinti nella Conversione di S. Paolo hanno riacquistato la loro nudità censurata. Ma allora come mai si è scelto, invece, di conservare il panno di S. Pietro, certamente non previsto da Michelangelo, così come i chiodi sulla mano e sui piedi del Santo? Michelangelo ha voluto rappresentare S. Pietro che si offre all’umanità nel momento precedente la crocifissione vera e propria, attimo in cui si adagia sulla croce del martirio: la sua espressione non è infatti ancora sofferente. La non originalità di questi elementi è attestata da disegni e copie a stampa di artisti tardo-cinquecenteschi che videro e copiarono la Paolina, e confermata dalle ultimissime indagini scientifiche condotte durante il restauro. Nel corso della conferenza stampa, tenutasi il 30 giugno 2009, l’equipe del Vaticano ha risposto che il panno è stato conservato in quanto la pellicola pittorica risultava essere proprio in quella zona molto danneggiata da antichi interventi di consolidamento, mentre i chiodi mantenuti, perché la scena è in tal modo più conforme all’immaginario collettivo. Forse nei restauri futuri le decisioni saranno differenti e le ultime censure eliminate. Staremo a vedere!

Francesca Secchi è restauratrice, diplomata all'ICR di Roma e specializzata in Restauro Pitture.




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