Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Rivista bimestrale - Anno VI - n.26 - Novembre-dicembre 2010
NOTIZIE ed EVENTI  

LE MOSTRE
di Artemisia

in Italia: "Corrispondenze": S. Giunta e T. Pollidori, a Venezia
               "Il pittore e la modella", da Canova a Picasso, a Treviso

all'estero: Giuseppe De Nittis. "La modernità elegante", a Parigi



in Italia




Corrispondenze: Salvatore Giunta e Teresa Pollidori


A Venezia , presso l'Art Studio Calcagno, si inaugura il 20 novembre 2010 la mostra di due artisti, Salvatore Giunta e Teresa Pollidori, il primo espone una serie di tecniche miste sulla base calcografica, la seconda foto in bianco e nero del quartiere Corviale di Roma. Scultore, pittore, videoartist, Giunta è un artista a tutto tondo, che negli ultimi tempi ha incentrato la sua ricerca sul segno; la Pollidori, anche lei pittrice e scultrice, nella ricerca fotografica è attratta dalla spazialità geometrica e da una metafisica definizione degli spazi architettonici. “Una specie, il loro, di canto e controcanto tra fotografia e incisione - dice Ivana D'Agostino, curatrice della mostra - un duetto con immagini a confronto do­ve le linee, le emozioni, i contrasti cromatici del lavoro dell'uno trovano adeguata corrispondenza, e continuità, nell'operato dell'altra”. E così continua la storica dell'arte : “un risultato raffinato e cerebrale costituito di sinfonie di grigi, di stacchi netti tra chiari e scuri, di equilibri lineari all'improvviso dissonanti che rendono quasi impercettibile la soglia di passaggio tra le foto della Pollidori e le incisioni di Giunta. Le geometrie di interni e dei casamenti popolari di Corviale, quest'ultime scorciate e scandite dai ritmi verticali delle fi­nestre sbarrate, fotografate dai sapienti bianco e nero della Pollidori - bellissimi anche i suoi precedenti reportages su questo quartiere-dormitorio romano -, stabiliscono con le incisioni di Salvatore Giunta, da sempre concepite ana­logamente nel restituire campi visivi misurati da equilibri eccentrici, un'efficacia visiva e concettuale di ponderata consapevolezza, costituita di ritmi e pause senza fratture nelle corrispondenze tra le incisioni, rigorosamente bianco­-nere di calcolata astrazione di Salvatore Giunta, e le metafi­siche architetture di Corviale di Teresa Pollidori. … Ognuno degli artisti ha creato sei opere di formato quadrato che dialogano accostate a quelle dell'altro”.






Salvatore Giunta: compressioni



Salvatore Giunta: compressioni
E conclude la D'Agostino: “D'altronde gli artisti in questione non sono nuovi al­le operazioni di questo tipo, affrontate dallo Studio Arte Fuori Centro di Roma che è aduso a questo genere di sfide. Lo spazio espositivo romano infatti, del quale non casualmente fanno parte sia Giunta che la Pollidori, con importanti eventi come In Tandem o la più recente mo­stra Segni di confine, ha realizzato in tal senso progetti di particolare efficacia, che proprio per tale caratteristica sono stati itineranti per l'Italia”.


Teresa Pollidori: foto del quartiere Corviale




Teresa Pollidori



“Corrispondenze”: Salvatore Giunta e Teresa Pollidori,
Art Studio Calcagno, Venezia, dal 20 novembre al 4 dicembre 2010.
info@calcagnoartstudio.com




Il pittore e la modella, da Canova a Picasso

A Treviso, nella Casa dei Carraresi, si svolge dal 13 novembre 2010 la mostra “Il pittore e la modella, da Canova a Picasso”, che propone un itinerario, attraverso due secoli -‘800 e ‘900-, riguardante un tema tra i più affascinanti della storia dell’arte. Quello del pittore e la modella è un argomento lanciato dalla pittura romantica sulla scorta del mito di Raffaello e la Fornarina che ha avuto poi una fortuna ininterrotta fino alla fine del Novecento, in coincidenza con l’affermarsi del nuovo ruolo della donna come artista. Donne seducenti, affascinanti, misteriose e inquietanti, che hanno svolto un ruolo ed occupato uno spazio nella vita di grandi maestri. Sono questi grandi maestri, come Vincent Van Gogh, Edvard Munch, Auguste Renoir, Pierre Bonnard, Giorgio Morandi, Antonio Canova, Pablo Picasso, Fortunato Depero, Giorgio de Chirico, Amedeo Modigliani, Felice Casorati, Renato Guttuso, Umberto Boccioni, Giovanni Boldini, Gaetano Previati, René Magritte, Salvador Dalì, Roy Lichtenstein, Andy Warhol, Michelangelo Pistoletto e molti altri, i protagonisti della mostra. Ordinate in sezioni tematiche, le circa cento opere provenienti da importanti collezioni pubbliche e private d’Italia e del mondo, illustrano la complessità del rapporto tra donna e arte, tra donna e artista, donna musa ispiratrice, tra mito a leggenda. La mostra si apre con l’ideale femminile di Canova, si sviluppa con le scene di storia o di mitologia dei romantici, prosegue con il realismo e la passione, con i maestri impressionisti e le raffinate ed evanescenti donne di Boldini fino al colore, la potenza e forza espressiva di Van Gogh. É un’elegante passerella dove sfilano donne d’eccezione, come la giovane fotografa e giornalista amata da Picasso, Dora Maar, la divina Marilyn immortalata da Warhol o l’affascinante e trasgressiva Marchesa Casati ritratta da molti artisti, tra i quali Giovanni Boldini. Il tema sfuma poi nel nudo, nel clima di un “ritorno all’ordine”, con una carellata di esercitazioni e magistrali studi di corpi femminili, splendide bagnanti, come “Nudo sul mare” di De Chirico. Lo sguardo si sposta sui pittori del nord e su celebri maestri, come le straordinarie modelle immerse nel verde della natura di Zorn, o “Uomo e donna”, uno dei più bei dipinti di Edward Munch. Molte donne hanno contribuito al processo di creazione artistica nel ruolo di muse e modelle, ma queste donne sono spesso anche mogli, amanti, sorelle, madri, donne con cui l’artista ha un legame affettivo e familiare. La modella di Pierre Bonnard è la moglie Marthe, sua costante “ossessione”; Balla, oltre alla moglie Elisa, ritrae le figlie Elica e Luce; Boccioni si concentra sull’amata madre Cecilia. Ampio spazio viene dedicato a Picasso, pittore che più di ogni altro ha trattato il tema, poiché







Canova: la sorpresa





Mussini:.Raffaello spoglia la Fornarina
tutte le donne con cui entra in relazione hanno a che fare con la sua arte: le grandi passioni amorose e il disordine della sua vita sentimentale sono un filo costante nelle sue opere. E ancora immagini che immortalano le Antropometrie generate dalle performance realizzate degli anni '60 da Yves Klein, dove la modella, con il corpo cosparso di colore, imprime le sue forme in un foglio affisso alla parete divenendo pennello vivente. Altre foto raccontano l'esito ultimo del tema che giunge con Piero Manzoni, “l'enfant terribile” dell'arte italiana, che firma direttamente le modelle in carne ed ossa, dichiarandole “sculture viventi”. Nella mostra, curata dal prof. Nico Stringa, docente di Storia dell'Arte Contemporanea presso l'Università Ca' Foscari di Venezia, per la prima volta vengono esposte due opere, un olio e una tecnica mista su tela, di uno dei più importanti autori di fumetti al mondo, Hugo Pratt, il padre di Corto Maltese!



Putz: Sogni d'estate




Picasso: Dora Maar, 1939



“Il pittore e la modella: da Canova a Picasso”,
Casa dei Carraresi, Treviso, dal 13 novembre 2010 al 13 marzo 2011.
mail: casadeicarraresi@fondazionecassamarca.it

Ufficio stampa:Chiara Voltarel




Morandi: L'essenza del paesaggio


Ad Alba (CN), presso La Fondazione Ferrero, si sta svolgendo la mostra "Morandi. L'essenza del paesaggio", curata da Maria Cristina Bandera, che ha selezionato 70 opere, oli e acquarelli, di indiscussa qualità, individuate anche a partire dai destinatari cui lo stesso pittore le aveva riservate, in particolare i suoi interpreti critici – Cesare Brandi, Cesare Gnudi, Roberto Longhi, Luigi Magnani, Carlo Ludovico Ragghianti, Lamberto Vitali – e i suoi più importanti collezionisti.
Proprio per ricreare i fili di committenze famose e di amicizie altrettanto importanti, la rassegna si amplia ad un'ulteriore selezione di opere appartenute agli artisti contemporanei che per primi compresero la grandezza del pittore bolognese, ed a tele ammirate da letterati, come Giorgio Bassani, che dedicò una poesia a un Paesaggio di Morandi, poi scelto per la copertina delle sue Storie ferraresi (riproposto a latere).
Il tema centrale della mostra è dunque il paesaggio, un importante aspetto della pittura di Morandi che dà vita ad un'esposizione inedita nel suo genere e ad un catalogo caratterizzato da rigorosa scientificità.
La mostra espone un primo strepitoso nucleo di opere degli anni dieci, oli rarissimi e mai sino ad oggi riuniti in numero così elevato, paesaggi connotati da esperienze formative, ad iniziare dal rigore geometrico di Cézanne, che sfociano in quelli successivi degli anni venti, dove l'esperienza cezanniana si somma a una sintesi derivata dalla conoscenza dell'arte del ‘400, soprattutto di Piero della Francesca, meditato sulla monografia di Roberto Longhi del 1927. E, a seguire, quelli degli anni trenta in cui Morandi raggiunge una grandezza autonoma e risultati altissimi.
Una sezione ricca è quella successiva, dedicata ai paesaggi severi e spogli di naturalismo, realizzati negli anni della guerra quando, isolato a Grizzana, Morandi tornò ripetutamente su questo tema, raggiungendo uno dei vertici della sua pittura, anzi, secondo Roberto Longhi «il culmine […] forse il più alto da lui raggiunto».
Infine, per ripercorrere l'intero svolgimento dell'attività dell'artista, sono previsti i “cortili di via Fondazza” degli anni cinquanta e, nuovamente, i paesaggi di Grizzana degli ultimi anni, pervasi da un'inquietudine moderna, caratterizzati da una scarna essenzialità e dal rarefarsi della pittura, quando ormai il confine tra paesaggio e natura morta si fa labile, così da poter prevedere di accostare almeno un'opera di questo genere.
Conosciuto soprattutto per la magia metafisica delle sue nature morte di bottiglie o di fiori, reiterate con colori polverosi e tenui, Giorgio Morandi dedicò al paesaggio gran parte della sua attività pittorica, trasfondendo in quei lirici, assolati e muti scenari di case e di natura, privi di presenze umane, luoghi famigliari da lui amati nonché la sua malinconia esistenziale e la poesia struggente del suo mondo pittorico.


“Morandi. L’essenza del paesaggio”.
Fondazione Ferrero, Alba (CN).
Dal 16 ottobre 2010 al 16 gennaio 2011 info:www.studioesseci.net
itinera@piemonteitinera.net







G. Morandi: Paesaggio, 1935-36, olio su tela.
Museo Morandi, Bologna




Paesaggio, 1943, olio su tela. Museo Morandi, Bologna




Paesaggio, 1962, olio su tela. Museo Morandi, Bologna



All'estero



Giuseppe De Nittis. La modernité élégante

A Paris, al Petit Palais, Musée des Beaux Arts, dal 21 ottobre 2010 è in corso la mostra « Giuseppe De Nittis. La modernità elegante”, dedicata al grande pittore pugliese, nato a Barletta nel 1846.
Ribelle a qualsiasi insegnamento tradizionale, scopre ben presto la libertà di dipingere dal vero e fonda a Napoli nel 1863 la Scuola di Resina. Contrapponendosi alla pittura di storia, è sua ispirazione promuovere una pittura di paesaggio, libera da tutti i condizionamenti letterari o accademici. De Nittis dipinge, infatti, panorami dove il cielo, l’acqua e la terra sono dipinti in stretti orizzonti paralleli. Nel 1867, compie il suo primo viaggio a Parigi, dove si trasferirà definitivamente cinque anni dopo. A Parigi l’artista fa velocemente conoscenza dei pittori impressionisti, in particolare di Caillebotte e Degas, che lo invitano a partecipare nel 1874 alla prima esposizione della Nouvelle peinture, presso lo studio del fotografo Nadar.








Le rovine delle Tuileries, 1882, Parigi, Musée du Louvre
Nel 1870 Manet gli regala un quadro intitolato "Au Jardin", per ringraziarlo di averlo ospitato nella sua casa di campagna; a contatto con questi innovativi pittori, De Nittis dipinge molti soggetti e scene all’aria aperta, ritraendo spesso la sua donna, Léontine, sull'acqua o in un giardino. La sua pittura si mostra subito come l’immagine della felicità e dell'istante, interessata a fermare fatti quotidiani, eventi cittadini, passeggiate, momenti gioiosi. «De Nittis è il vero e talentueux paesaggista delle vie parigine» scriverà Jules de Goncourt nel suo Giornale nel 1883 ed infatti bellissimi sono i quadri che immortalano le strade, le rive della Senna e i ponti che scavalcano il fiume.


Il Kimono color arancio, 1883-84,olio su tela, collez. priv.



Prima del ballo, 1879, olio su tavola. Bologna, collez.priv., courtesy Bottegantica

Dal 1873 al 1874 De Nittis saltuariamente lavora a Londra: anche qui è attratto dall'animazione della città moderna e dipinge oli con grande attenzione per il dettaglio e un realismo carico di inventiva cromatica. Accanto a questa produzione ufficiale, si dedica a una serie di paesaggi "atmosferici", influenzati da Turner e Whistler, grandi pittori del romanticismo inglese, rappresentando spesso il ponte di Westminster con le sue caratteristiche torri immerse nella nebbia. Il gusto per le inquadrature insolite suggerisce rimandi evocativi ai quadri dipinti sugli stessi soggetti da Monet e Manet nello stesso periodo. Tornato a Parigi, i campi di corse di Auteuil e di Longchamp diventano uno dei temi favoriti; luoghi di incontro e di socievolezza offrono al pittore l'opportunità di ritrarre non tanto le corse dei cavalli e i loro dinamismi, alla stregua di Degas, quanto le eleganti silhouettes delle parigine che sistemano l' occhialetto per vedere una carrozza lanciata al trotto o stanno in piedi su una sedia per spiare l'arrivo del cavallo vincitore.

Westminster, 1878, olio su tela, Ravenna, collezione privata








Pranzo a Posillipo, olio su tela.Milano, Galleria d'Arte Moderna

Con Manet e Degas De Nittis è tra i primi a sperimentare la tecnica del pastello nelle opere di grande formato ed è tra i migliori esponenti del “giapponesismo” in pittura, sapendo, soprattutto nelle sue opere tarde, proporre particolari arditezze compositive. Tra le ultime opere del pittore ricordiamo l'incantevole «Colazione in giardino», in cui ritrae intorno alla tavola della colazione la moglie Léontine e il figlio, mentre sulla tovaglia un tovagliolo sgualcito sembra evocare l' assenza dell'artista. Colpito da congestione cerebrale il 21 agosto 1884, De Nittis muore ancora giovanissimo. “ La morte di quest'uomo di trentotto anni – scrive de Goncourt dopo la sepoltura al cimitero Père Lachaise - di questo ragazzo così gentile, così fine nel colmarvi di gioia e piacere, di questo pittore così pittore, tranne che per gli invidiosi e i nemici, ha suscitato una simpatia del tutto naturale, ed è commovente e meraviglioso il lusso dei fiori posati sulla sua bara”.





Sulle rive dell'Ofanto, olio su tela. Firenze, Galleria d'Arte Moderna di Palazzo Pitti



I curatori dell’importante mostra, destinata a mostrare alla Francia e all'Europa la bellezza artistica di uno straordinario pittore italiano, sono: Emanuela Angiuli, direttore della Pinacoteca “Giuseppe De Nittis” di Barletta; Gilles Chazal, conservatore generale, direttore del Petit Palais, Dominque Morel, conservatrice capo del Petit Palais.



Versión española

“Principio Potosì”, da Madrid a Berlino a La Paz
di Francesca Secchi

Per la prima volta una così grande quantità di pittura coloniale andina, 22 dipinti per la precisione (12 tele e 10 acquarelli), escono dalla Bolivia per essere esposte nel “Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía” di Madrid durante l'estate 2010, insieme ad opere d'arte contemporanea in una mostra intitolata Principio Potosí.
L'esposizione, che dal 7 ottobre 2010 al 2 gennaio 2011 sarà alla “Haus der Kulturen der Welt” di Berlino e in Bolivia al “Museo Nacional de Arte” e al “Museo Nacional de Etnografía y Folklore” de La Paz da febbraio a maggio 2011, è inclusa in un progetto generale di grande complessità, basato su una nuova idea di modernità, la quale ha origine non nel razionalismo e nell'illustrazione, ma nel processo di espansione e sfruttamento iniziato nel XVI secolo con la scoperta delle ricchezze nei territori coloniali. Una colonizzazione che, secondo gli organizzatori della mostra, ancora non si è conclusa: è impossibile pensare alla società europea moderna ed al suo sistema economico senza il suo passato coloniale ed i crimini ad esso associati, esistenti ancora oggi.











La restauratrice Francesca Secchi, autrice dell'articolo, al lavoro su un'opera della mostra madrilena

L'esposizione cerca di mettere in luce che le condizioni di produzione artistica e la funzione dell'arte attuale di legittimare le nuove élites della globalizzazione hanno connessioni e parallelismi chiari con la funzione ideologica della pittura coloniale.
Per comprendere meglio il filo conduttore della mostra bisogna partire da Potosí, una città boliviana situata a quasi 4.000 metri di altitudine che, secondo quanto si dice, nel XVI secolo era più grande di Londra e Parigi e nei giorni di festa i suoi marciapiedi si coprivano d'argento. La cittadina mineraria è tristemente famosa anche per l'enorme quantità di persone morte a causa del lavoro forzato nelle miniere d'argento, metallo che veniva imbarcato verso Cadice. Questo processo inaugura una dinamica decisiva per lo sviluppo dell'industria europea, della banca, delle compagnie coloniali di commercio, dell'industria agricola così come dell'utilizzazione delle persone come manodopera.




Visione generale della sala espositiva. L’opera coloniale è El Cristo de las cruces (Il Cristo delle croci), olio su tela,
inizio XVIII sec., autore Francisco Moyén. Convento-Museo Santa Teresa, Potosí, Bolivia


Nel viceregno del Perù (attualmente Perù e Bolivia) nacquero le influenti scuole pittoriche di Cuzco e Potosì, che avevano in comune un'iconografia ibrida, ossia la rielaborazione dei motivi religiosi tradizionali con i miti della cultura locale; questo tipo di immagini, come per esempio il Cristo a tre teste, veniva utilizzato da un lato come devozione ufficiale e dall'altro come messaggio di resistenza all'egemonia culturale imposta dalle potenze coloniali.
Agli artisti contemporanei, provenienti da Cina, Germania, Spagna, Russia, Olanda, Argentina e Bolivia, è stato chiesto di scegliere una di queste pitture coloniali come punto di riferimento per realizzare un'opera specifica per la mostra: ecco apparire uno spazio astratto nel quale le opere antiche dialogano con quelle


Santisima Trinidad (Santissima Trinità), anonimo, olio su tela, XVIII sec., Museo Colonial Charcas (Università San Francisco Xavier de Chuquisca, Bolivia)
contemporanee. L'installazione dell'artista boliviana Elvira Espejo, un circolo di fili di lana colorati all'interno del quale è posto il dipinto coloniale della Virgen de Candelaria de Sabaya, richiama il tema dello sfruttamento dei lavoratori della miniera di Potosí e la sostituzione della manodopera locale nella produzione dei tessuti andini con le macchine. La Virgen de Candelaria de Sabaya, secondo una leggenda popolare, appariva dentro le miniere per salvare i minatori dagli incidenti e resuscitava coloro che a causa di questi incidenti erano morti. L'installazione è costituita, inoltre, da tessuti prodotti a mano dalla stessa artista, che è infatti tessitrice, poetessa e narratrice della tradizione orale dei luoghi della sua infanzia. Elvira Espejo si occupa della conservazione delle tecniche tessili tradizionali indigene: milioni di mani sono sostituite dalle macchine e moltissima gente rimane senza impiego, trovandosi costretta a migrare verso la città, con tutta la serie di difficoltà che ciò comporta.


Santiago battallando con los moros (San Giacomo che combatte contro i mori), autore Lucas Valdés, 1690, Museo delle Belle Arti di Cordoba (Spagna)
Del grave problema della migrazione verso la città verte l'installazione cinese del “Museum of Migrant Workers” intitolata Installazione di un museo precario: è stata ricreata la casa tipica dei lavoratori migranti cinesi, con gli stessi spazi, gli oggetti originali con la disposizione reale, la porta, la finestra. Uno spazio angusto, senza servizi né cucina, dove vive una famiglia cinese di lavoratori migranti, ossia di quella classe di contadini che ora, per mancanza di lavoro, si trovano costretti a spostarsi verso le grandi metropoli per lavorare. Si tratta di uno spazio medio per persona di 4,5 mq che costa di affitto il 20% del salario (circa 150 euro al mese). L'80% di un milione di lavoratori con lesioni procurate da incidenti sul lavoro sono migranti: lavorano in ambienti precari, esposti a sostanze tossiche, rumore, umidità, polvere, altitudini estreme, spesso per 15 ore al giorno



Melchor Mercado, acquarello su carta, Album di paesaggi, tipi umani e costumi della Bolivia, 1841-1869,
Archivio e Biblioteca Nazionale della Bolivia


senza neanche un giorno di riposo all'anno. Legata all'economia cinese è la coltivazione massiva di soia transgenica in Argentina: la crescita della Cina ha motivato una maggiore domanda di alimenti, tanto che nel 2008 l'Argentina ha concentrato verso questo Paese l'80% della vendita della soia, importando dalla Cina il 50% di materiale elettrico e meccanico, computer portatili, macchine fotografiche, prodotti tessili, prodotti chimici. Del tema della soia transgenica si occupa l'artista porteño Eduardo Molinari, ispirandosi all'opera coloniale dil San Ildefonso: le strane piante dalle grandi dimensioni che appaiono nella parte bassa del dipinto ricordano le piante manipolate geneticamente che fanno da protagoniste del mondo soiero. Molinari, attraverso il suo “Archivo Caminante” (Archivio in cammino), indaga le
relazioni esistenti tra arte, storia e politica, raccogliendo attraverso un viaggio nelle province argentine di Buenos Aires e Santa Fé la storia e gli effetti della coltivazione massiva di soia transgenica nel suo Paese. L'opera presentata all'esposizione Principio Potosí è una sorta di memoria sociale intitolata Los niños de la soja (I bambini della soia), bambini utilizzati come “bandiere” negli sterminati campi di soia per indicare agli aerei dove lanciare a pioggia il glifosato, un potente pesticida necessario per produrre quantità elevate di soia. Lavorano dall'alba alla notte, sotto il sole, senza nessun tipo di protezione. Oltre all'immediato problema dell'intossicazione, che si manifesta con forti dolori alla testa e allo stomaco, bassa pressione sanguigna, liquido nei polmoni, danni renali, ecc., ben più gravi sono i problemi che si presentano a distanza di tempo, non solo negli adulti che sono stati “bambini bandiera”, ma anche negli abitanti delle mille località affettate dalle coltivazioni di soia transgenica (oltre 16 milioni di ettari): aborti spontanei, bambini che nascono con gravi malformazioni, problemi alla pelle, cancro, sono alcune delle conseguenze.
Il progetto espositivo di Principio Potosí ha comportato lo spostamento di opere boliviane conservate in chiese rurali di difficilissimo accesso ed aventi uno stato di conservazione veramente molto grave, il cui restauro è stato possibile grazie a un finanziamento dell'Agenzia Spagnola di Cooperazione Internazionale per lo Sviluppo. In Bolivia, Paese con molti problemi, mancano i fondi per il restauro e le opere d'arte spesso si trovano in condizioni disastrose, come nel caso della Virgen de Chuchulaya , che si è salvata miracolosamente da un tentativo di furto ed è stata sottoposta a un intervento


María Galindo, video (girato a La Paz, Bolivia) La Virgen Barbie (la Madonna Barbie) dell’istallazione Ave Maria, llena eres de rebeldia (Ave Maria, sei piena di ribellione), una critica alla comunità patriarcale sia nei popoli indigeni colonizzati sia nei popoli colonizzatori (…non voglio essere la madre di Dio, di questo Dio bianco, civilizzato e conquistatore…)
di restauro supervisionato dal restauratore Carlos Rúa del Ministero della Cultura de La Paz. Altre opere coloniali, come El Cristo de las cruces e Santiago battallando con los moros (San Giacomo che combatte contro i Mori), sono state restaurate nel Dipartimento di Restauro del Reina Sofía.
Ci auguriamo che questa mostra sia il trampolino di lancio per far nascere progetti e finanziamenti che abbiano come obiettivo il restauro e la conservazione del vastissimo patrimonio culturale dei Paesi latino-americani, depositari di una vasta cutura e di opere sconosciute, ma di alto valore artistico.


(La riproduzione in capo alla pagina è una copia dell'autoritratto di Artemisia Gentileschi, disegnata dalla restauratrice Francesca Secchi)


E' vietata la riproduzione anche parziale dell'articolo e delle immagini © Copyright