Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Rivista bimestrale - Anno VII - n.27 - Gennaio-febbraio 2011
NOTIZIE ed EVENTI


I due Imperi: l’Aquila e il Dragone
di Ilenia Filipponi


A Roma, nella sede del Museo di Palazzo Venezia, fino al 6 febbraio 2011, rimarrà aperta al pubblico la mostra “I due Imperi. L'Aquila e il Dragone”, inaugurata il 18 novembre 2010, con la collaborazione della Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma. Curata dal Professor Stefano De Caro e dal Professor Xu Pingfang, l'esposizione è frutto della cooperazione tra il Ministero per i Beni e le Attività Culturali della Repubblica Italiana e The State Administration for Cultural Heritage della Repubblica Popolare Cinese, che durante questo che è l'anno culturale della Cina, hanno contribuito a dar vita ad uno straordinario evento che vede come protagonisti due immensi e potenti Imperi dell'antichità: quello romano e quello cinese delle dinastie Qin e Han. E' così che nella mostra due tra le più grandi ed affascinanti civiltà dell'Oriente e dell'Occidente vengono messe a confronto, attraverso un susseguirsi di più di 400 opere d'arte italiane e cinesi che risalgono ad un periodo che va dal II secolo a.C. al IV secolo d.C.
La prima sezione dell'esposizione, dedicata all'Impero romano, si concentra sulle raffigurazioni degli dei della religione politeista nelle plastiche, realistiche e candide sculture in marmo, negli affreschi dai colori brillanti provenienti da Pompei e nelle pitture parietali, alcune delle quali mostrano chiare influenze orientali. Sono inoltre esposti mosaici, oggetti della vita quotidiana, specchi, gioielli d'oro, monete recanti iscrizioni e strumenti scrittori.
Nella più ampia sezione cinese vengono invece mostrati oggetti usati soprattutto in ambito funerario e rinvenuti nelle tombe, alcuni dei quali prodotti in giada, lacca e seta, preziosi materiali emblema del Celeste Impero, ma anche in oro, bronzo e terracotta. A questi si aggiungono i modellini di edifici costruiti seguendo i princìpi del sistema delle mensole a bracci sporgenti, che permetteva la realizzazione di grandiosi e complessi fabbricati, testimoni di importanti progressi in campo architettonico. Attraverso un percorso che ci porta a ritroso nel tempo, i reperti archeologici esposti trasportano e conducono l'immaginazione dello spettatore verso i tempi remoti i cui gli Imperi dell'Aquila e del Dragone erano tra i più potenti ed estesi del globo terrestre, custodi di misteriose e ricche civiltà, nonché di un'impareggiabile grandezza politica. Imperi tanto diversi e lontani, quanto immensi e culturalmente ricchi, quello cinese e quello romano intrattenevano tra loro rapporti commerciali sin dall'antichità, forse a partire dal I secolo a.C., attraverso le vie carovaniere della Seta che collegavano le città di Xi'an e Luoyang alle terre del Mediterraneo.
 



Doppio disco “bi” Giada, h 7,6 cm, lunghezza 12,4 cm, ø dischi 6,2 cm, spessore 0,4 cm. Dinastia Han Occidentale, rinvenuto nella tomba del Re di Nanyue a Xianggang, Canton (Guangdong). Museo del Re di Nanyue della Dinastia Han Occidentale (Canton, Guangdong)


Statuine raffiguranti guardie armate. Terracotta e pigmenti, h. media 52 cm, dinastia Han Occidentale Rinvenute nella tomba del Re di Chu a Beidongshan, Xuzhou (Jiangsu) Museo di Xuzhou (Jiangsu)
E' così che, servendosi di impavidi commercianti che percorrevano la lunga Via della Seta, i Romani esportavano verso la Cina vetri, vini, argenti e metalli preziosi, mentre i Cinesi esportavano in Occidente pietre, materiali e tessuti pregiati quali la giada, la lacca e la seta, simbolo per eccellenza dell'impero del Dragone, chiamato per questo dai romani “Impero dei Seres”, i quali venivani denominati da quest'ultimo “Impero di Da Qin”(o “Grande Qin”, riferito al nome della dinastia Qin e in segno di rispetto e riconoscimento della grandezza dei Romani). I contatti tra Oriente ed Occidente sono testimoniati da una varietà di ritrovamenti archeologici, quali vetri romani e tessuti egizi rinvenuti nel sito di Luolan (Honan, Cina), e da monete romane risalenti agli imperi di Marco Aurelio e Antonino Pio, trovate a Go Oc Eo, nel Vietnam del Sud. A testimonianza di ciò, giunge a noi un'affermazione di Plinio il Vecchio (I sec. d.C.) sull'elevatissimo costo dei traffici che Roma a quel tempo intratteneva con l'Oriente, i quali sembra costassero alla Capitale dell'Impero circa cento milioni di sesterzi (equivalenti a circa 7.780 kg d'oro).
L'esposizione permette inoltre di ammirare un'interessante sezione interamente dedicata agli oggetti in giada ed in seta appartenenti all'Impero cinese.
La giada, o pietra dell'immortalità, assunse questo nome per il fatto che gli abitanti del Celeste Impero attribuivano ad essa il potere di preservare i corpi dalla decomposizione, e quindi di aiutare a raggiungere la condizione di immortale. Con tale materiale sacro, incorruttibile e prezioso, sono stati prodotti molti degli oggetti rituali e funebri esposti nella mostra, tra cui i misteriosi “dischi bi”, forse rappresentazioni stilizzate del cielo, splendidi pettorali e il sarcofago di un sovrano del regno di Chu (II-I sec. a.C.) in legno, giada e lacca, resina naturale che rendeva gli oggetti resistenti agli acidi e impermeabili all'acqua. E' da ricordare inoltre la preziosa veste funeraria di re Jian (I sec. d.C.), composta da lucenti tessere di giada verde tenute insieme da filamenti d'oro.
Di grande importanza artistica e archeologica sono anche i raffinati e famosi drappi funerari a “T” interamente in seta, recanti fitte immagini dalla rara bellezza, raffiguranti il defunto e il suo viaggio verso l'oltretomba , mondo ignoto e popolato da bizzarri esseri fantastici. Questi stendardi venivano posti accanto al sarcofago e fissati ad un'asta, per far sì che il defunto potesse essere identificato dopo la morte. L'esposizione permette di ammirare quello posto sul sarcofago del Marchese di Dai (II sec. a.C.), di notevoli dimensioni e ricco di complessi motivi iconografici.
Di particolare interesse è anche l'”albero delle monete”, in terracotta e bronzo, dove si recavano offerte in denaro alle divinità per invocarne la protezione e la benevolenza.
In bronzo sono anche i contenitori, le campane, i bruciaprofumi e gli specchi esposti, sottolineando che questi ultimi in Cina non avevano lo scopo di riflettere un'immagine, ma la loro funzione era apotropaica, ovvero servivano a respingere le negatività e gli spiriti maligni.
Addentrandoci attraverso il percorso di tale esposizione, ciò che salta all'occhio è la grandezza artistico- culturale dei due grandi imperi, grandezza che traspare da una grande quantità di splendidi reperti che dimostrano come delle forti e potenti civiltà del passato possano essere eterne continuando a vivere nella loro arte e nell'ammirazione universale.
E' così che gli Imperi dell'Aquila e del Dragone, che sin da epoche remote comunicavano e intrattenevano rapporti, continuano oggi a far sentire la forza della propria immortalità negli italiani e nei cinesi di oggi, i quali, come nell'antichità, cercano di promuovere scambi non solo commerciali, ma anche e soprattutto culturali.
 

Mosaico con busto di atleta. Mosaico a tessere colorate, h 108 cm, lunghezza 96 cm, seconda metà del III secolo d.C.. Proveniente da Roma, Porta Maggiore (1879). Roma, Musei Capitolini, Antiquarium Comunale



Gruppo di due figure (cosiddetto Oreste ed Elettra). Marmo, h. 150 cm, I secolo a.C.-I secolo d.C., proveniente da Pozzuoli, dal macellum. Napoli, Museo Archeologico Nazionale




Ilenia Filipponi, dottoressa in Lingue e Civiltà orientali e mediatrice interculturale
mail: ileniastella@hotmail.it




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