Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Rivista bimestrale - Anno VII - n.28 - Marzo-maggio 2011
NOTIZIE ed EVENTI


Eroi misconosciuti
di Paolo Moreno



Oplita presso la tomba, lékythos attica a fondo bianco, terracotta, Pittore di Achille, c. 450 a. C., da collezione privata in Svizzera. Berlino, Antikensammlung, Altes Museum (disegno)





Tideo, bronzo attribuito ad Agelada, circa 455 a. C., dal mare di Riace. Reggio Calabria, Museo Nazionale (foto Araldo De Luca, Roma)





Grazie al nostro archivio, i lettori trovano una definizione dei guerrieri di Riace nella rubrica Il piacere dell'antico , a proposito del trasferimento a Tebe delle copie in bronzo eseguite da Dino Morsani (A&F, 3, n. 8, marzo-aprile 2007). Per diverse ragioni torniamo ai simulacri che hanno affascinato tanti visitatori: la prima è che gli originali hanno concluso a Reggio Calabria un periodo di restauro presso Palazzo Campanella, mentre il Museo Nazionale veniva ristrutturato, e presto sarà aperto dalla Soprintendente Simonetta Bonomi. Altro spunto è l'avvicendamento al Ministero per i Beni Ambientali e Culturali: il nuovo titolare, Giancarlo Galan, si è detto possibilista sull'allontanamento dei bronzi dalla Calabria, considerando non determinante il luogo della scoperta. Prescindendo dalla politica culturale, va ricordato che sono i fisici e i restauratori specialisti del bronzo a difendere i reperti sottomarini da viaggi e mutamenti ambientali, atti a incrementare i processi corrosivi della latente salsedine: la Regione Sicilia ha deliberato l'inamovibilità del Satiro recuperato dai pescatori di Mazara. Anche dal punto di vista storico artistico, è fonte di disagio lo scollamento tra i risultati scientifici e la comunicazione di massa. All'occasione leggiamo sui quotidiani datazioni approssimative, e i protagonisti passati per Eteocle e Polinice (Corriere della Sera, 27 marzo 2011, p. 23), quando decine di monumenti riproducono imberbi i fratelli tebani: invecchiare non poterono, uccidendosi a vicenda nella contesa per il regno. Restauri vengono ricordati fino al 1980 in Firenze, ma dal 1984 al 1986 c'è stato il monitoraggio della consunzione, da cui l'evidenza dell'intrasportabilità, e dal 1992 al 1995 il portentoso scavo interno che ha portato all'inedita visione della creatività dei bronzisti. In Grecia i moderni replicanti sono stati collocati sulla Cadmea, acropoli del centro miceneo della Beozia, quali maturi esponenti dei Sette a Tebe: il protervo Tideo, capace di mordere un nemico (i denti in argento rimandano alle “sfolgoranti zanne” da cinghiale che l'epica attribuiva all'antropofago) e il profeta Anfiarao (la corona di alloro intorno all'elmo era annodata là dove rimane l'impronta sulla nuca).
Nella terra di fusione delle statue, geologi greci e italiani hanno riscontrato minerali e microfossili della piana di Argo, in accordo col rinvenimento sull'Agorà cittadina della base semicircolare coeva ai bronzi e di un'iscrizione che dichiarava quell'area “degli Eroi in Tebe”. Le due immagini si verificano intorno al 450 a. C. nei guerrieri che popolano la ceramica attica. Perfetta sincronia con
 


Anfiarao, dettaglio, bronzo attribuito ad Alcamene, circa 455, dal mare di Riace. Reggio Calabria, Museo Nazionale (foto Araldo De Luca, Roma)



Restituzione grafica dell’elmo dell’Anfiarao dal mare di Riace, con la corona d’alloro dell’indovino (disegno di Tommaso Semeraro)
la notizia che Argo celebrò quei suoi remoti campioni dopo la vittoria a Oinoe, ottenuta il 456 sugli Spartani col soccorso di Atene: la quale a sua volta assunse la battaglia tra le glorie del Portico Dipinto sulla propria Agorà. Agelada di Argo e Alcamene di Lemno con cittadinanza attica, collaboratori dal 472 nella decorazione del tempio di Zeus a Olimpia, sono rispettivamente gli autori del Tideo e dell'Anfiarao. Per tradizione letteraria, Agelada era maestro di Mirone, Policleto e Fidia, gli artefici che la critica variamente richiamava per i bronzi di Riace, prima che emergesse il nome dell'argivo, imprevisto antesignano della classicità.

Bibliografia:
I Bronzi di Riace, Restauro come conoscenza, I-III, a cura di Alessandra Melucco Vaccaro e Giovanna De Palma, Roma 2003, Artemide Edizioni

Paolo Moreno, La bellezza classica, Torino 2008, Allemandi & C., p. 51-100, fig. 22-98


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