Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Work in progress - Anno X - n.39 - Gennaio - marzo 2014
NOTIZIE ed EVENTI


Sant'Urbano alla Caffarella
Roberto Federici e Onofrio Annese



Chi percorre via Appia Pignatelli a Roma, in direzione delle catacombe, costeggiando il Parco della Caffarella, nel tratto subito dopo l’incrocio con via dell’Almone (fiume che avrebbe da raccontare tante storie antiche, belle, e recenti, meno belle per mancanza di rispetto dell’ambiente), sulla destra può leggere un cartello indicativo modesto, con la scritta SURBANO (si nota infatti l’assenza del punto, che fa pensare a tutt’altro che a Sant’Urbano), e insieme s’intravede un percorso in terra battuta che mena al luogo sacro.
Molti certamente restano incuriositi, ma non tanto da volerne sapere di più; altri invece, cultori delle antichità e realmente interessati all’arte, potrebbero consultare con profitto il sito del Comitato per il Parco della Caffarella, per apprendere notizie e informazioni in merito.
Il Comitato infatti, che si prende particolarmente cura della storia, della vita e della salvaguardia
del Parco, con numerose iniziative culturali, sportive ed ecologiche, mediante istruttive e operative visite guidate, ci informa che S. URBANO è una chiesetta dedicata al Santo martire, il cui culto risale al VI sec. ca d. C.
Non è un fatto memorabile singolare, questo della trasformazione, se si ricorda che anche un tale monumento antichissimo era stato un tempietto romano, risalente al 160 ca d. C. e dedicato a Cerere e Faustina: il Cristianesimo, si sa, dopo gli inizi difficili delle grandi persecuzioni ad opera di Nerone e di Diocleziano (l’istitutore della tetrarchia, che inaugurò l’era dei martiri), con il favore di Costantino, prima, e di Teodosio, poi, prese via via possesso non solo delle anime convertendole, ma anche delle costruzioni trasformandole in chiese e assicurandone la conservazione: un grande merito di promotori e di mecenati del passato la salvezza, la conservazione e l’arricchimento delle opere d’arte e dei luoghi di culto, per i quali purtroppo oggi non si usa il necessario riguardo, abbandonati come sono all’incuria, al vandalismo e al deperimento.
Possiamo dire tuttavia che per Sant’Urbano in parte è finita la sofferenza e insieme la colpevole incuria da parte delle istituzioni pubbliche: grazie ai numerosi solleciti del Comitato e agli interventi della Sovrintendenza di Roma Capitale la chiesetta è stata restaurata e addirittura, in occasione della giornata del patrimonio, il 28 settembre u. s., finalmente aperta al pubblico.
 
(n.1) Facciata della chiesa di S. Urbano. (Foto D.Massari)



(n.2) Particolare di una colonna in marmo
pentelico con capitello corinzio. (Foto D. Massa
Il Comitato si augura che si arrivi ad aperture periodiche al pubblico di questo luogo sacro, perché tutti possano godere le meraviglie di un piccolo tesoro dell’arte antica, troppo a lungo ignorato, e per suscitare vieppiù l’interesse generale per il nostro patrimonio artistico; vivo interesse, s’intende, che solo può costituire garanzia di atti e interventi conservativi da parte della P. A. Di questo prezioso monumento, come guida propedeutica ad una eventuale fruizione diretta, proponiamo alcune immagini significative, riguardanti: l’architettura interna ed esterna, gli affreschi interni, la volta e la cripta.
In primo luogo, possiamo ammirare l’architettura complessiva esterna in laterizi, piuttosto compatta, che dà l’idea del monovolume interno e che in realtà risulta articolato in più vani: l’atrio, un’ampia stanza, la cripta.
Come si evince dalla fig. n.1, si nota in particolare la facciata con il prostilo tetrastilo, il cui vano del sottoportico, per garantire la tenuta del monumento, fu murato tra le colonne. Sulla facciata vi figurano lateralmente due finestrelle a forma quadrata e la porta d’ingresso:


(n.3) Affresco interno alla chiesa raffigurante una modalità assai antica di rappresentare la crocifissione di Gesù
con quattro chiodi anziché tre. (Foto di Domenico Massari)



Nella fig.n.2 viene evidenziata una delle due colonne laterali, che con quelle due centrali concorrono a sostenere il portico con l’accesso murato:

All'interno della chiesetta si può ammirare un affresco raffigurante la crocifissione eseguita con modalità antichissima, in cui si notano quattro chiodi al posto dei tre delle epoche successive, fig.n.3. Il suddetto affresco fa parte della serie dei 34 affreschi distribuiti lungo tutte le pareti sulla fascia mediana, raffiguranti episodi tratti alcuni dal vangelo, altri dalle vite dei martiri, in particolare di Santa Cecilia e di Sant’Urbano.

Infine c'è da dire che la chiesa di Sant'Urbano è dotata di una cripta, nella quale si conserva un affresco le cui figure riconducono per alcune caratteristiche all'iconografia bizantina, ma per altri particolari si deve risalire a un periodo anteriore al 1000, come un esperto dell'arte antica potrebbe constatare, osservando la fig. n.5.


(n.5) L'affresco nella cripta di S. Urbano, dell'VIII-IX secolo, raffigura la Madonna col Bambino fra S. Urbano
a sinistra e S. Giovanni a destra. (Foto Domenico Massari)



Per informazioni sul Parco, in generale, e, in particolare, sul Triopio di Erode Attico e sulla moglie Annia Regilla, alla quale era dedicato il suddetto tempio trasformato successivamente in luogo di culto cristiano, si può confrontare il sito: ww.caffarella.it nel link Comitato per il Parco della Caffarella.


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