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Work in progress - Anno X - n.43 - Gennaio - marzo 2015
NOTIZIE ed EVENTI


BELLISSIMA! di nome MA… non di fatto!
di Alessandra Berruti


Manifesto della mostra
 

Articolo tratto da: Il Messagero, 30 novembre 2014.

"L'alta moda dal 1945 al 1968". Abiti-capolavoro dialogano con opere d'arte, vestiti spettacolari duettano con quadri di Fontana e Burri, 80 manichini indossano abiti resi più sfavillanti dalla presenza dei gioielli di Bulgari. Ancora una volta il corpo femminile è protagonista per l'artista. Durante la serata d'inaugurazione ad accogliere i seicento invitati, ci sono Giovanna Melandri, presidente del Maxxi, e Hou Hanru, direttore artistico del museo. Il cocktail esplosivo di moda, cinema, gallerie, society, Amici del Maxxi, rende la nottata super prestigiosa, chic, internazionalissima… Tra i presenti il ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini; l'arte è a casa propria, tra le architetture di Zaha Hadid, con Achille Bonito Oliva, Gianfranco Baruchello, Francesco Vezzoli, Mimmo Jodice, Diego Perrone, Petro Ruffo, Nico Vascellari. Si mescolano galleristi mondiali e giornalisti della moda venuti da tutto il mondo. Il magico Maxxi è stato capace di mixare moda e arte. La mostra ricostruisce una galassia i cui diversi protagonisti prendono forma e risalto attraverso abiti iconici, immagini, filmati in dialogo con opere d'arte." (Paola Pisa)


L’aspettativa, dopo cotanta presentazione, è alta! Mischiati al pubblico pagante che, dopo pochi giorni dalla fantastica serata di gala, visita la mostra, noi eredi, figli e nipoti di due artigiani dell’Alta Moda romana dell’epoca che con quelle Maisons (dalle Sorelle Fontana a Schubert, da Mila Schön a Sarli da Capucci a Gattinoni, Valentino e Galitzine) hanno collaborato per anni, creando tessuti e ricami preziosi, siamo quindi ragionevolmente fieri di poter assistere, per la prima volta a Roma, a un’esposizione di quegli stessi abiti di cui ben conosciamo la storia. Con occhi increduli facciamo il nostro ingresso nella sala al terzo livello del Maxxi; lungo la parete di fondo ci conforta ancora il titolo della mostra: BELLISSIMA; proiettate su un grande schermo scorrono immagini in bianco e nero prive di qualunque racconto cinematografico, affiancate l’una all’altra solo per assonanza visiva, sequenze scelte da un filmaker incurante del tema: BELLISSIMA! L'Italia dell'alta moda 1945-1968.



R. Capucci:abito scultura,'65, con il cappuccio sulle spalle
 
(a destra) l'abito di Capucci visto frontalmente
 
Capucci:(foto Archivio Oppedisano) l'abito-scultura con il cappuccio, nella sua versione originaria!


Non serve entrare nella sala dedicata alla mostra: gli abiti indossati da manichini in poliestere si affacciano verso l'entrata; nessuna magia nè incanto nell'allestimento, ci aspetta solo una pedana a mezza altezza, illuminata male, che si snoda lungo un percorso anch'esso casuale, che raggruppa venti anni di pezzi unici dell' Alta Moda, assemblati per categorie o per riferimenti artistici, con poche e "accuratamente" nascoste opere d'arte, come un Fontana o un Vasarely del '65 (riproduzione o originale?). Nessuna delle piccole "lapidi" di metallo poste ai piedi degli abiti, a mò di didascalia, ci svelerà mai il vero senso dell'accoppiamento fra abito e opera d'arte, né appaiono esplicitati riferimenti all' industria cinematografica di quegli anni, come l'abito "Pretino" creato per Ava Gardner dalle Sorelle Fontana nel 1955 e ripreso poi da Anita Ekberg in "La dolce vita" di Fellini, ispirato alle vesti cardinalizie.

Abiti e soprabiti d'Alta Moda 1945/1968




Nessuna ricerca nè reale conoscenza dell’opera esposta stimola l’incauto visitatore, e noi che ne sappiamo la storia, ci schiantiamo difronte all’abito principe della mostra, la cui piccola lapide recita Roberto Capucci, Omaggio a Vasarely, abito-scultura ispirato alle opere dell’artista con nastri intrecciati in raso, effetto optical e piume di struzzo, datato 1965. In quel momento ci sembra di assistere all’esposizione di un quadro appeso alla rovescia!! Noi che conosciamo bene quell’abito e la sua storia*, sappiamo che le piume di struzzo che qui ornano il collo bianco latte del manichino di plastica come fossero un collo, sono in realtà un sontuoso cappuccio che nella concezione originaria dell'abito doveva ornare il volto di una mannequin, cappuccio che avrebbe dovuto conferire un mix tra verticalizzazione e senso del mistero, e non cadere pesantemente sulla schiena (come si vede nella sequenza di foto in alto)! Una caratteristica estetica ormai perduta, come nella maggior parte di questa sciatta esposizione romana il cui titolo, BELLISSIMA, sembra quanto mai inappropriato!


Film e reportage televisivi al di sotto degli abiti esposti in passerella
Una sfilata di creazioni degli anni '60



* Nota. Negli anni '60 Aldo Oppedisano, nonno di chi scrive questo articolo, creava un tipo di tessuto artigianale costituito da nastri colorati di raso, di seta o di velluto intrecciati fra di loro con una tecnica brevettata, "Tessuto Oppedisano", la cui peculiarità consisteva nel tipo di intreccio ottenuto grazie al sistema di tessitura del "telaio calabrese", che consentiva la realizzazione dei più svariati disegni geometrici inizialmente richiamanti i quadri geometrici di Mondrian e forse per ciò molta della produzione era destinata al mercato arabo. Dall'incontro con Roberto Capucci, con il quale mia nonna Giuliana collaborava come ricamatrice, nasce l'idea del "Bianco e Nero" prima e dell'"effetto optical" dopo; è del 1965 la realizzazione dell'abito scultura in esposizione al Maxxi! Successivamente i Tessuti Oppedisano arrivano negli Ateliers dei più grandi stilisti che operavano a Roma e a Parigi in quegli anni: da Balenciaga, a Rocco Barocco, da Valentino a Irene Galitzine e Christian Lacroix.


Gli abiti tra le opere d'arte (peccato per quei brutti manichini...)


Alessandra Berruti, laureata in Conservazione dei Beni Culturali, collabora, grazie alla Società Cooperativa Biblionova, al progetto BAV nella Biblioteca Apostolica Vaticana.


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