Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Work in progress - Anno X - n.46 - Ottobre-dicembre 2015
NOTIZIE ed EVENTI
Kokocinski: una vita per l'arte
di Bruna Condoleo


Crogiolo di emozioni e di memorie distillate di eventi, le opere di Kokocinski si riempiono di visioni da cui non sono esclusi gli aspetti dell’orripilante e del macabro, mentre spazio e tempo figurativi rimandano alle strutture dell’immaginario. L’artista prende le distanze dalla descrizione del vero oggettivo, anche se il contenuto profondo del suo messaggio è frutto dell’esperienza tragica della storia personale e collettiva: eliminando ogni dato superfluo, egli sintetizza la forma, riduce al massimo gli elementi del paesaggio, accentua i cromatismi violenti e antinaturalistici, accendendo di luminismi intensi un tessuto tonale fortemente materico. Egli intende esplorare gli abissi più inconfessati dell’animo, dove si annidano le forze distruttive della violenza e dell’intolleranza: acume visionario e un tratto sismico sono i caratteri costitutivi del suo stile.
Artista talentuoso, spirito nomade, un esule perenne che porta con sé, ovunque vada, le sue inquietudini e le sue speranze, Kokocinski è pervaso di un’energia creativa inconsueta. Il tema della guerra e della morte, da lui sperimentate negli eventi di una vita errabonda, lo segue inevitabilmente, a cui si lega il rifiuto dell’ingiustizia e della violenza. Nella pace e nel silenzio del suo singolare studio a Tuscania, nel viterbese, un vecchio teatro dismesso, egli insegue i suoi fantasmi che si materializzano nelle immagini angosciose di tutte le coscienze ferite, o nelle sculture che sembrano “non finite”, lacerate nel corpo e nello spirito dai segni della sofferenza.


LClown, il sogno, cm 90 x 59 olio su tavola



Nascere per vivere la morte
cm 240 x 157 tecniche miste su carta



Nato a Recanati nel 1948, da padre polacco e madre russa, dopo aver trascorso l’infanzia in Brasile, si sposta in Argentina dove inizia un periodo di vita nel circo che molto spesso si rifletterà nelle sue opere per una persistenza di figure tratte da questo universo nomade di clown dai volti tristi, di saltimbanchi e di acrobati. Giunto di nuovo a Buenos Aires, inizia un lavoro come scenografo, ma ben presto è costretto a partire a causa delle persecuzioni del regime. Giunge a Roma, dove metterà in campo il suo multiforme talento di artista, trovando accoglimento tanto da decidere di rimanere nel nostro Paese e di continuare a produrre senza sosta dipinti, disegni, sculture, sempre apprezzati dalla critica e dal pubblico, affascinati dal suo linguaggio espressionistico, talora feroce, sempre ricco di rimandi culturali. Le sue immagini, quasi fossero consumate dal tempo, colpiscono, turbano, pongono quesiti, parlano di “cielo e d’inferno”, come lui stesso afferma, non sono rasserenanti perché, secondo l’artista la vita è lotta, rinuncia, mistero profondo. Kokocinki sceglie per le sue opere materiali diversi; quando disegna preferisce che le sue immagini prendano vita su fogli di pergamene antiche, quando scolpisce utilizza materiali poveri, come la vetroresina, e poggia le figure su pannelli di legno o su putrelle di ferro. Non c’è, dunque, la ricerca di materie nobili, come a voler dire che l’espressività dell’arte non dipende dal materiale, ma dalla pregnanza dei concetti e della capacità realizzativa. Molte opere sembrano incompiute, quasi macerate, tuttavia dalle linee spezzate e dai colori tenebrosi e surreali si percepiscono le sue ansie e i suoi aneliti: la pace, la verità, il sacro.


Serie 2015 .2
cm 23 x 18 tecnica mista su carta



Serie 2015.6
cm 23 x 18 t.m. su carta




Alla base di questo mondo di immagini originali e personalissime si intravede una grande cultura: Durer, i Maestri del Seicento, alcune esperienze riferibili all'Avanguardia tedesca, evocazioni dall'arte russa, ma soprattutto, a mio avviso, il mondo tragico e allucinato delle pitture "nere" di Goya maturo, nella Quinta del Sordo. Anche il mito è spesso presente, non soltanto nei contenuti, ma soprattutto nel suo versante metaforico, allusivo alle prevaricazioni sui deboli, alla violenza gratuita o al mistero della fine. Tecniche miste e acquerelli propongono problematici personaggi dai volti cancellati e dalle membra sconvolte; donne e fanciulli, ma anche esseri inquietanti, metamorfici, disfatti dalla paura o dall'odio, disegnati accanto a scheletri messaggeri di morte. Nell' interessantissima mostra romana, curata da Tomoko Asada e Cristian Porretta, che sta per concludersi presso la Galleria d'arte FABER, il mondo visionario di Kokocinski rivela le sue molteplici sfaccettature svelando, per chiunque abbia la sensibilità di mettersi in rapporto empatico con la sua anima, la profonda umanità della sua poetica. Queste le intense parole del Maestro: "Per rendere culto all'armonia della bellezza, come sostituto al valore divino della mia vita, da perfetto apolide, dove la mia vita è un miracolo e la mia sopravvivenza l'arte." La capacità immaginativa e fantastica di Kokocinski ha la forza di oltrepassare culture, religioni e ideologie diverse, proprio perché essa nasce dalla consapevolezza che l'umanità abbia ossessioni, bisogni e aneliti spirituali comuni e dunque possa prendere, ovunque si trovi a vivere, consapevolezza dei mali che rischiano di distruggerla.



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