Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Work in progress - Anno XI - n.47 - Gennaio-marzo 2016
NOTIZIE ed EVENTI
Edward Hopper a Bologna
di Marina Turco




Edward Hopper (1882 1967) Self Portrait 1903 1906 Oil on canvas, 65,9x56,2 cm Whitney Museum of American Art, New York; Josephine N. Hopper Bequest Heirs of Josephine N. Hopper, Licensed by Whitney Museum of American Ar





Second Story Sunlight 1960 Oil on canvas, 102,1x127,3 cm Whitney Museum of American Art, New York; purchase, with funds from the Friends of the Whitney Museum of American Art Whitney Museum of American Art, N.Y.




A Bologna a Palazzo Fava - Palazzo delle Esposizioni si sta svolgendo la mostra Edward Hopper, dedicata al pittore americano, morto nel 1967. Nato nel 1882 a Nyack, una piccola cittadina nello Stato di New York, Hopper studia per un breve periodo illustrazione e poi pittura alla New York School of Art sotto l’egida di grandi maestri. Visita l’ Europa tre volte (dal 1906 al 1907, nel 1909 e nel 1910), ammira l’arte dei pittori del Rinascimento toscano, soprattutto Pier della Francesca, ma è Parigi la città che lascerà maggiore impronta nella sua formazione artistica, alimentando quel sentimento francofilo che non lo avrebbe mai abbandonato, anche dopo essersi stabilito definitivamente a New York, dal 1913.
La sua pittura è riconoscibile per uno stilema che fonde un gusto realistico con un’atmosfera quasi “metafisica” di silenzio e di attesa. Se a prima vista può sembrare che le immagini di Hopper, i suoi caffè, gli interni domestici, i personaggi ripresi nelle loro stanze, siano molto simili alla quotidianità e raccontino la middle class americana degli anni ’50 e ’60, i suoi dipinti sono in realtà un’indagine calcolata che riflette sul tempo della vita, sui frammenti della realtà sconosciuti e misteriosi, mai banali.


New York Interior c. 1921 Oil on canvas, 61,8x74,6 cm Whitney Museum of American Art, New York; Josephine N. Hopper Bequest Heirs of Josephine N. Hopper, Licensed by Whitney Museum of American Art



Summer Interior 1909 Oil on canvas, 61,6x74,1 cm Whitney Museum of American Art, New York; Josephine N. Hopper Bequest Heirs of Josephine N. Hopper, Licensed by Whitney Museum of American Art



Le scene dipinte da Hopper sono predisposte come se una macchina da presa stesse riprendendo le inquadrature in momenti qualsiasi di vite qualsiasi, ma l’effetto è pur sempre quello di una costruzione attenta e suggestiva delle persone e dei luoghi, circonfusi da un alone di poesia, anche se il primo approccio con le sue opere può creare una sensazione di freddezza e di estraneamento. Il silenzio sembra dominare, ma esso parla attraverso le immagini, ritratte con particolare cura, immobili e lontane da noi, che ci fanno scoprire un’America di gente comune, di vite solitarie, dove nessuno è protagonista della propria esistenza, dove l’anonimo prende il sopravvento e tutto ciò che è ordinario diviene oggetto di una lirica melanconia.
Alto un metro e novanta, nonostante la forte presenza fisica, scriveva o parlava pochissimo del suo lavoro; scomparso all’età di ottantaquattro anni, la sua arte ha goduto della stima della critica e del pubblico nel corso di tutta la carriera, nonostante il successo dei coevi movimenti d’avanguardia. Nel 1948 la rivista “Look” lo nomina uno dei migliori pittori americani; nel 1950 il Whitney Museum organizza un’importante retrospettiva e nel 1956 il “Time” gli dedica la copertina. Nel 1967, anno della morte, l’opera di Hopper rappresenta gli Stati Uniti alla prestigiosa Bienal di São Paulo.


Light at Two Lights 1927 Watercolor and graphite pencil on paper, Sheet:. 35,4x50,8 cm Whitney Museum of American Art, New York; Josephine N. Hopper Bequest Heirs of Josephine N. Hopper, Licensed by Whitney Museum of American Art




La mostra bolognese, a cura di Barbara Haskel, curatrice di dipinti e sculture del Whitney Museum of American Art di New York, che ha concesso per l’occasione il nucleo più consistente di opere, espone oli, acquerelli e incisioni di Hopper, dalle opere parigine ai paesaggi e scorci cittadini degli anni ’50 e ’60, circa sessanta lavori tra cui celebri capolavori come “South Carolina”, “New York interior”, Summer interior” , una carrellata che ripercorre tutta la produzione di Hopper, dalla formazione accademica agli anni parigini, fino al periodo “classico” e più noto degli anni ‘30, ‘40 e ’50, per concludere con le grandi immagini degli ultimi anni. Tra i capolavori, prestito eccezionale, il grande quadro “Soir bleu” (due metri di lunghezza), simbolo della solitudine e dell’alienazione dei nostri tempi. Riguardo all’erotismo presente nelle opere di Hopper la mostra espone alcune delle più significative immagini di donne ritratte in stati contemplativi, nude o semi svestite, da sole e in interni, che illustrano al meglio la poetica dell’artista e l’abilità nel rivelare la bellezza nei soggetti più comuni, usando quel “taglio cinematografico”, molto apprezzato dalla critica, che rivela l’influenza che l’arte di Hopper eserciterà sul cinema, in particolare sul genio del brivido, il regista britannico Alfred Hitchcok.
Realizzata in collaborazione con Luca Beatrice, la mostra si concluderà il 24 luglio 2016.



Soir Bleu 1914 Oil on canvas, 91,8x182,7 cm Whitney Museum of American Art, New York;Josephine N. Hopper Bequest 70.1208 Heirs of Josephine N. Hopper, licensed by Whitney Museum, N.Y. Digital Image Whitney Museum, N.Y.


Marina Turco, laureata in Lettere con specializzazione cinema e teatro e giornalista freelance



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