Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Work in progress - Anno XIII - n.56 - Aprile - giugno 2018
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Roma. "Bosco magico". Gli alberi sciamanici di Paolo Martellotti
a cura della redazione
 





La Casina delle Civette – Musei di Villa Torlonia in Roma ospita dal 9 giugno al 30 settembre 2018 la mostra “Bosco magico. Gli alberi sciamanici di Paolo Martellotti” dove saranno esposti 30 sculture e 25 dipinti che l’artista, anche architetto e museografo di rango internazionale, ha sapientemente inserito nel prezioso contesto liberty della villetta dove architettura, arti applicate, natura coltivata dialogano da sempre.
L’esposizione rappresenta bene l’universo artistico del Maestro che ha arricchito il Giardino della Casina con sculture di legno di tiglio, abete rosso, quercia, castagno, biancospino, un intervento che salda cultura e natura. La scultura cerca e trova le forme negli alberi prescelti: l’albero come parola a cui dare voce e non l’albero come legno da trasformare in altro da sé. La scultura è intesa da Martellotti come strumento per portare in superficie la personalità individuale di ogni albero, ma anche la pittura entra in questo gioco di riflessi e specchi. I suoi dipinti su tela (tempere, acrilici, collage, tecniche miste), quadri astratti e figurativi allo stesso tempo, sono esposti nella Dipendenza della Casina che diventa la galleria di ritratti delle sculture. Martellotti, in un gesto, questo sì, sciamanico, ha osato cogliere le espressioni della natura, indovinando i sentimenti nascosti degli alberi e svelandoli con le sue sculture!




Fuoco rosso, 2008 / 2017 cm 90 x 73 x 42. Legno di Biancospino / acrilico / tempera - Su base di faggio
Paesaggio 1, 2017 cm 83 x 72 x 54 Legno di Cedro - legno di Abete / acrilico / tempera / corda / cavo di acciaio

Fuoco blu, 2008 / 2017 cm 88 x 60 x 40 Legno di Biancospino / acrilico / tempera - Su base di faggio (h cm 27/dm 34 cm)



Il Bosco magico di Martellotti nasce da un progetto unitario site-specific. Lo scultore e l’artista non possono fare a meno dell’architetto che sa valutare l’ambiente in cui deve intervenire, rispettandolo eppure trasformandolo. E se di miti si vuole parlare è a quello di Apollo e Dafne che conviene rifarsi e all’albero di marmo in cui Bernini trasforma la ninfa che rifiutò un dio. E’ il gesto demiurgico dell’arte che è barocco ed è contemporaneo, semplicemente perché è umano e quindi sempre e comunque primitivo. Il Bosco di Martellotti è sacro perché ci racconta il momento della perdita dell’innocenza naturale e la scoperta del nostro saper trasformare e raccontare la natura. Il filo di Arianna che Martellotti ha dipanato in tutta la sua storia di architetto, di artista e di intellettuale lo aiuta a uscire dal bosco-labirinto da lui appassionatamente costruito. Di labirinti e miti Martellotti ha scritto in un suo libro degli anni ’90 (Arianna. Modelli e miti dell’architettura, ed. Rubbettino), mettendo anche in discussione la distinzione tra saggistica e scrittura creativa. E non è il solo confine violato da Martellotti. Come scrive Tiziana Gazzini, il Maestro lavora con legno, tempera, chiodi, corda per sculture progettate e costruite col rigore del più solido degli edifici, quasi un gesto di riparazione verso i suoi progetti architettonici che immagina e disegna come sculture visionarie.
Un universo artistico denso di riferimenti letterari. Il cavaliere inesistente, Domani nella battaglia, Il cavaliere nero, Il fuoco, Maternità, Il guerriero infelice, La mano dell’architetto sono i titoli di alcune sculture in mostra.
Gli alberi di Martellotti parlano, raccontano delle storie, evocano suoni e suggeriscono musiche. Misteriosi strumenti tribali che ci riportano ad antiche epopee.



Arpa rossa, 2017 cm 76 x 62 x 48. Legno di Abete rosso / acrilico / cavo di acciaio

Il compagno senza nome, 2017 h 70 cm. Legno di Tiglio / tempera - Su base di abete


La notte bianca, 2015 cm 131 x 90 x 65 . Legno di Tiglio / corda / smalto ad acqua



Lo Sciamano nel mondo primitivo è il sapiente che dà voce all’oracolo e mette in rapporto l’uomo con le forze della natura. Le dodici sculture in legno poste nel Giardino della Casina delle Civette potrebbero essere antichi Totem che parlano di tutto ciò che è primordiale e lo fanno con la lingua colta e raffinata dell’artista-sciamano che le ha create. I legni, nel loro divenire sculture, non perdono la loro essenza di albero, la loro qualità di esseri viventi. Martellotti rispetta la loro personalità storica e simbolica e anche la loro fisicità. Un abete rosso ha un profumo, una durezza, una ramificazione, una nodosità diversi da un biancospino e diversi saranno anche gli strumenti, le tecniche e i colori con i quali l’Artista tratterà la materia.
Non è una mostra-paesaggio, il Bosco magico di Paolo Martellotti. A chiarirlo definitivamente sono le opere pittoriche presentate nella Dipendenza della Casina delle Civette.
Luce - Movimento; MateriaMovimento; ScenariMovimento, i titoli delle serie in cui sono suddivise le opere pittoriche. Primi piani, close-up, dettagli esplosi delle sculture esposte nel Giardino. Un modo per far avvicinare lo spettatore alle sculture, per farlo entrare negli angoli segreti di alberi che si protendono verso le nuvole e che diventano cavalieri, draghi, castelli, mani, architetture. Martellotti pratica quasi uno zoom delle sculture: in un continuo gioco di vicino/lontano, un’opera che sembra grandissima è piccolissima e una piccolissima è invece grandissima, rivelando il seme barocco del linguaggio dell’artista-architetto. Con la pittura l’artista trasforma le sue sculture in architetture di nuove megalopoli e affronta gli enigmi matematici posti agli elementi naturali. E’ la dimensione “altra” della realtà che si afferma come filo conduttore della mostra.
Questa mostra mette in campo alla fine un altro fattore: il tempo. Le sculture per come sono pensate e realizzate cambiano a ogni ora del giorno. Nell’estetica di Martellotti, le ombre parlano come le luci. 



Torre 2, 2018 cm 252 x 110. Tempera / acrilico / collage su tela su due strutture lignee componibili

Torre dei sette colori, 2015 cm 106 x 33 x 32. Legno di Tiglio / corda /acrilico / tempera / terre


Il Cavaliere inesistente, 2018 h cm 265. Legno di Quercia - legno di acero / corda / chiodi -Su base di abete (h 25,4 x 93 x 120 cm)


Paolo Martellotti nasce a Roma nel 1943. Architetto, museografo, negli anni ’70 con il gruppo LABIRINTO partecipa alle più importanti mostre nazionali e internazionali degli “architetti artisti”.
Dagli anni ’80 svolge la sua attività con IL ABORATORIO SRL. Sue opere sono in collezioni private e nelle collezioni permanenti del Fondo Francesco Moschini A.A.M. Architettura Arte Moderna, del Museo Tchoban a Berlino, del Museo Schusev di Mosca, del Centro Pompidou di Parigi e del MAXXI di Roma.
Fra le tante esposizioni realizzate ha mostrato le sue opere di artista in varie città degli USA, a Parigi, Mosca, Bonn, Londra e Seul.
La mostra, promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, è a cura di Tiziana Gazzini e Maria Grazia Massafra e sarà aperta al pubblico dal 9 giugno 2018. Durante il periodo della mostra si terranno visite guidate, eventi musicali ed eventi performativi sui temi  dell’esposizione.

Per informazioni
ufficio stampa: Paola Saba
email: paolasaba@paolasaba.it






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