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Work in progress - Anno XIV - n.59 - Gennaio - marzo 2019
NOTIZIE ed EVENTI

Napoli. BRUNO MUNARI. I colori della luce!

a cura della redazione
 



Da novembre 2018 al Museo Plart di Napoli Ŕ in corso un' interessantissima rassegna delle opere di Bruno Munari (Milano, 1907-1998), a 20 anni dalla scomparsa di un designer, scrittore e uno dei massimi protagonisti dell'arte programmata e cinetica, autore di una ricerca multiforme che, interpretando le sfide estetiche del Novecento italiano, ha esplorato non soltanto la relazione fra le discipline ma anche l'interscambio fra il concetto di opera e quello di prodotto, fra forma e funzione. "Molte delle opinioni e delle scelte di Munari - recita la curatrice Miroslava Hajek - lo hanno posto in aperto conflitto con il sistema dell'arte ufficiale. Malgrado ci˛ Ŕ diventato un mito e un modello per molti artisti delle generazioni seguenti tanto che viene chiamato il Leonardo da Vinci del ventesimo secolo."

La mostra, presentata al Plart dalla Fondazione Plart e dalla Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee, analizza un aspetto in particolare e uno specifico corpo di lavori di Munari: le Proiezioni a luce fissa e le Proiezioni a luce polarizzata, realizzate negli anni Cinquanta del secolo scorso, con cui porta a compimento la sua ricerca volta a conquistare una nuova spazialitÓ oltre la realtÓ bidimensionale dell'opera. L'artista, esplorando la nozione di dipingere con la luce, arriva dapprima, nel 1950, al processo di smaterializzazione dell'arte attraverso l'uso di proiezioni di diapositive intitolate Proiezioni Dirette: composizioni con materiali organici, pellicole trasparenti e colorate in plastica, pittura, retini, fili di cotone fermati fra due vetrini.


Vetrini a luce polarizzata, 1953, Materiali vari, Courtesy Miroslava Hajek, Fondazione Plart Bruno Munari
Vetrini a luce polarizzata, 1953, Materiali vari, Courtesy Miroslava Hajek, Fondazione Plart Bruno Munari



Questi piccoli collages erano proiettati al chiuso e all’aperto, sulle facciate di edifici, dando una sensazione di monumentalità e di un'inedita spazialità, tridimensionale e pervasiva, dell’opera. Nasce così la "pittura proiettata" di Munari che giunge al suo culmine nel 1953, quando scopre e mette a punto per la prima volta il modo in cui scomporre lo spettro di luce attraverso una lente Polaroid. Utilizzando, infatti, un filtro polarizzato movibile applicato a un proiettore per diapositive, Munari ottiene le Proiezioni Polarizzate con cui compie l'utopia futurista di una pittura dinamica e in continuo divenire.
Le proiezioni dirette e quelle polarizzate sono presentate per la prima volta nel 1953 a Milano nello studio di architettura B24, che allora era uno spazio per le esposizioni del MAC-Movimento per l'arte concreta, e poi nel 1955 al MoMA di New York con il titolo di Munari's Slides, nell'ambito di una mostra personale. Successivamente saranno presentate nel 1955 alla Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma e infine a Tokyo, Stoccolma, Anversa, Zurigo, Amsterdam.
Questa parte peculiare della complessa e variegata produzione artistica di Bruno Munari Ŕ oggi per la prima volta presentata a Napoli, a seguito della ricerca condotta dalla Fondazione Plart, che ha svolto un accurato lavoro scientifico di digitalizzazione dei vetrini che sono proiettati in specifici ambienti della mostra. Trattandosi di opere risalenti a oltre cinquant'anni fa (Proiezioni Dirette, 1950; Proiezioni Polarizzate, 1953), il lavoro di digitalizzazione si Ŕ reso necessario anche per la conservazione di queste opere, vista la loro precaria costituzione materiale.

Vetrini a luce polarizzata, 1953, Materiali vari, Courtesy Miroslava Hajek, Fondazione Plart Bruno Munari


Vetrini a luce polarizzata, 1953, Materiali vari, Courtesy Miroslava Hajek, Fondazione Plart Bruno Munari



Inoltre, la digitalizzazione consente di portare alla conoscenza del pubblico un particolare aspetto del lavoro di Munari rimasto sconosciuto per molto tempo, colmando, altresì, i vuoti e le mancanze presenti nella ricostruzione non solo di alcuni aspetti della sua ricerca ma più in generale della storia dell’arte contemporanea, soprattutto nel rapporto arte-tecnologia. Infatti, il lavoro di Munari ha inciso in modo determinante sui successivi sviluppi dell'Arte cinetica in Francia e dell'Arte programmata in Italia. In più, gli ambienti realizzati per mezzo di proiezione diretta o di proiezione polarizzata hanno anticipato in modo assolutamente seminale soluzioni proprie delle video-installazioni multimediali e, di conseguenza, delle più recenti metodologie e linee di ricerca dell’arte interattiva, come il Mapping e la Kinect-Art. Le forme delle opere di Bruno Munari - recita il curatore Marcello Francolini - non danno informazioni sul mondo, ma mettendo in relazione le cose tra loro, ci informano piuttosto sul modo di approcciare ad esse. In effetti Munari partendo dalla ricerca di una forma pura, adiacente all’intuizione pura, ha scoperto la forma astratto-concreta, dando così avvio all’esplorazione del mondo della natura interiore, e cioè quel tutto che indistintamente è oltre l’apparente: dentro o fuori del visibile”.


Punto di luce, 1942, olio su masonite, Courtesy Miroslava Hajek, Fondazione Plart Bruno Munari




Il percorso espositivo del Plart è arricchito dalla presenza di alcune opere esemplificative di quella ricerca che condurrà Munari, già a partire dagli anni Trenta e Quaranta, ad evolvere in senso ambientale l’opera: Macchina Inutile (1934), Tavola Tattile (1938), Macchina Aritmica (1947), sono opere che dichiarano una volontà di uscita dalla bidimensionalità, che raggiungerà il suo culmine nell’ideazione di Concavo-Convesso (1947). Punto di luce, un dipinto olio su masonite del 1942 rivela in nuce le ricerche formali a cui Munari arriverà proprio con le proiezioni dirette e polarizzate, nelle quali, tra l’altro, è presente una ricerca di sensibilizzazione, in senso artistico e visuale, delle materie plastiche colorate che sono usate per trasparenza. Nelle Proiezioni Dirette, infatti, la plastica è impiegata a seconda del suo colore, per essere investita dalla luce, mentre nelle Proiezioni Polarizzate la plastica è il mezzo per estrarre il colore dalla luce.
Munari fonde così, materia e luce producendo opere il cui messaggio finale oltrepassa la fisicità dell’opera. La presenza in mostra di opere come Flexy, multipli realizzati in plastica a partire dagli anni Sessanta, e Fossile del 2000 (1959), in cui componenti elettroniche e materiali metallici sono immersi in pezzi di plexiglass di forma irregolare e bruciato, dichiarano il continuo interesse di Munari nei confronti delle materie plastiche che diventano, con il tempo, elementi fondamentali nella comunicazione visiva in quanto determinano effetti cromatici variabili. (CS)



La mostra, a cura di Miroslava Hajek e Marcello Francolini, è realizzata e finanziata integralmente con fondi POC 2014-20 (PROGRAMMA OPERATIVO COMPLEMENTARE) Regione Campania e si concluderà il 20 marzo 2019.
info@plart.it
gratuito per i visitatori della mostra




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