Work in progress - Anno XIII - n.57 - Luglio - settembre 2018
Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Work in progress - Anno XIV - n.61 - Luglio - settembre 2019
NOTIZIE ed EVENTI
BRUNO CATALANO. "Les Voyageurs"
Multi-site Exhibition

a cura della redazione
 



"Les Voyageurs” sono sorprendenti sculture in bronzo di BRUNO CATALANO, caratterizzate dalla totale mancanza della parte centrale del corpo,  “nelle quali le parti vuote assumono la stessa importanza formale ed espressiva dei volumi pieni”, sottolinea Enzo Di Martino in catalogo, nel saggio dedicato all’artista.
La Ravagnan Gallery presenta la mostra diffusa di Bruno Catalano a Venezia in occasione della 58° Biennale d’Arte: “i Viaggiatori” di Bruno Catalano saranno dislocati in cinque diverse sedi espositive, tra San Marco e Dorsoduro. Questi i luoghi prescelti: Chiesa di San Gallo, Teatro Goldoni, Sina Centurion Palace, la storica Ravagnan Gallery in Piazza San Marco e la nuova sede a Dorsoduro 686.
L’esposizione combina all’incirca 30 sculture recenti dell’artista italo-francese, capaci di instaurare un dialogo con il mondo circostante fino a identificarsi con esso, abitandolo in questa occasione per sei mesi e creando una nuova connessione con la città di Venezia. Nato in Marocco nel 1960, Bruno è costretto ad emigrare in Francia con la famiglia, dove vive e lavora. Sbarca a Marsiglia e a diciotto anni diventa marinaio. L’esperienza dello “sradicamento” e il periodo passato in mare segneranno profondamente la sua esistenza. Marsiglia, dunque, è il suo punto di approdo, dopo aver vissuto da marinaio per trent’ anni senza una dimora fissa, navigando tra i diversi porti del mondo.


Lo scultore Bruno Catalano al lavoro


Catalano: Blue de Chine, h .300 cm.


Ed è a Marsiglia che l'artista ha iniziato la sua carriera, modellando l’argilla prima, la colatura in bronzo poi; la tecnica utilizzata per le sculture esposte è il bronzo, ma trattato a frammenti e colorato con tinte mai brillanti che conferiscono alle figure una patina d’altri tempi. Ispirato ai grandi maestri come Rodin, Giacometti, Camille Claudel, il marsigliese César (César Baldaccini) e soprattutto Bruno Lucchesi, da cui apprende la tecnica di modellare l’argilla, lo scultore riesce a superare la sfida dei suoi predecessori, aggiungendo una quarta dimensione nel suo tentativo surrealista, ben riuscito, di creare il vuoto nello spazio, utilizzando inizialmente l’argilla per evolvere in seguito verso l’uso del bronzo. L’opera plastica di Catalano si colloca naturalmente all’interno di quel processo di straordinario rinnovamento espressivo dell'arte del XX secolo e dichiara un suo personale e caratterizzato contributo storico alla contrapposizione ideologica tra i pieni e i vuoti che ha caratterizzato gran parte della scultura del Novecento. In questa prospettiva diventa allora inevitabile rimarcare l’originale “classicità” della scultura di Bruno Catalano, pur nella frantumazione e nell'assenza di parte delle figure.



C
Catalano: Le MÍme Voyage, bronzo, 2018


Catalano: Angelo, bronzo, 2018


I bronzi di Bruno Catalano intrecceranno il cammino del visitatore in un viaggio attraverso la città: dal foyer del Teatro Goldoni con la scultura “Van Gogh”, alla terrazza sul Canal Grande del Sina Centurion Palace dove troneggerà l'enigmatico personaggio di “Blue de Chine”, alle sedi della storica Ravagnan Gallery in Piazza San Marco e a Dorsoduro.
Nella Chiesa di San Gallo, piccolo oratorio cinquecentesco e fulcro dell’esposizione, avviene l’incontro tra bronzo e terracotta con l’installazione intitolata “Poser Ses Valises”, dove nel riflettersi, quasi in un gioco di specchi, le figure non sono più sole ma messe in relazione tra di loro. Quattro personaggi, tre maschili “Hubert”, “Raphael”, “Bachir" e uno femminile “Lauralou”, con i loro rispettivi modelli in terracotta. Un pieno nella volatilità della terra, un vuoto nella permanenza del bronzo creano un dialogo simmetrico nella loro alternanza. All'interno della chiesa l'artista depone anche alcuni dei suoi bagagli, l’emblema stesso del viaggio, la valigia, dove conservare oggetti ma anche i propri desideri e la speranza di un futuro migliore: strumenti concreti ma dal forte significato metaforico!
Il progetto espositivo, che sarà corredato da un ricco catalogo con testi di Enzo Di Martino e Lidia Panzeri, vanta il patrocinio del Comune di Venezia, della Diocesi Patriarcato di Venezia, Ufficio Beni Culturali, dell’Associazione Piazza San Marco e dell ’Alliance Française. La mostra, che inaugura il 7 maggio, sarà visitabile fino al 29 novembre 2019.


E-mail: studiodalponte.622@gmail.com



E' vietata la riproduzione anche parziale dell'articolo e delle immagini © Copyright