Work in progress - Anno XIII - n.57 - Luglio - settembre 2018
Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Work in progress - Anno XIV - n.62 - Ottobre - dicembre 2019
NOTIZIE ed EVENTI
ENSOR, MAGRITTE, ALECHINSKY. Capolavori d'arte belga

di Bruna Condoleo



L’esposizione “Ensor, Magritte, Alechinsky. Capolavori del Musée d’Ixelles” (Belgio) invita a percorrere un cammino sul sentiero dell’arte belga con 90 opere, dal pre-impressionismo all’Astrazione, passando per il  Simbolismo, il Fauvismo, l’Espressionismo, il Surrealismo e CoBrA. Tutte le opere esposte fanno parte della collezione del Musée d’Ixelles che conserva gran parte dell’arte belga contemporanea, espressione della varietà e della fecondità della cultura artistica di questo Paese dal 1830 all’indomani della seconda Guerra mondiale.
Fin dalla metà dell’800 l’arte belga fu influenzata dalla rivoluzione dei pittori francesi della scuola di Barbizon, che propugnavano un contatto diretto con la natura portando i loro cavalletti fuori dagli ateliers per inseguire dal vero la dinamica vicenda della luce. Dalla conoscenza di questi artisti deriva l’arte promossa dalla Societé Libre des Beaux Arts belga, che s’ispira alla realtà e presenta una ricchezza pittorica nella rappresentazione del paesaggio, collegata alle nuove estetiche dei movimenti impressionisti e neo-impressionisti, anche grazie alle conferenze e alle esposizioni di opere di artisti francesi, tenutesi nel territorio belga nell’ultimo ventennio del XIX° secolo, come Monet, Renoir, Pissarro, Berthe Morisot.


Georges De Geetere Portrait de la femme de l'artiste, s.d. Huile sur toile Photo © Musée d'Ixelles



George Morren. Femme épinglant son chapeau, 1901 Pastel sur papier - Photo © Musée d'Ixelles



Jan Toorop. Dame à l'ombrelle, 1888 Huile sur toile Photo © Musée d'Ixelles


Il Pointellisme di Georges Seurat intriga alcuni artisti belgi e  apporta un ulteriore sviluppo all’evoluzione della loro arte come dimostrano le tele di artisti quali Henry van de Velde o Jan Toorop, le cui opere rivelano anche l’influenza del Giapponismo, soprattutto per la mancanza di prospettiva tradizionale e per il gusto di fissare momenti casuali nella rappresentazione della figura, ripresa con una naturalezza e una spontaneità che eliminano la messa “in posa”. Negli ultimi anni del secolo si sviluppa, inoltre, una forte corrente simbolista che privilegia il mondo dell’anima facendo riemergere miti e leggende, chimere e vampiri, come testimoniano, ad esempio, le figure femminili dipinte da Fernard Khnopff, immagini inaccessibili quanto pietrificanti. Anche la tecnica pittorica si libera presso i simbolisti belgi della pennellata sfatta di matrice impressionista per recuperare da un lato un classicismo di forme,  dall’altro per smaterializzare i soggetti grazie agli effetti dei chiaroscuri e alla densità cromatiche. Ma l’inizio del XX° secolo è contrassegnato da un nuovo modo di esplorare il colore; come in Francia i Fauves (designati come belve!) esprimono con la forza cromatica le loro emozioni, così giovani artisti come Jos Albert, sull’esempio delle opere di Matisse, di Derain e Vlaminck, esposte nel 1906 in Belgio, rafforzano la loro propensione verso toni puri e pennellate larghe e veloci, pur differenziandosi dai Francesi sia per un interesse verso le ricerche di James Ensor, sia per un attaccamento maggiore alla realtà.



Fernand Khnopff. La chimère, ca. 1910 Huile et fusain sur toile - Photo © Musée d'Ixelles


Jos Albert. Grand intérieur, 1914 Huile sur toile. Collection de la Fédération Wallonie-Bruxelles, en dépôt au Musée d'Ixelles © ADAGP Paris 2019, photo Musée d'Ixelles



Durante il primo conflitto mondiale avviene un ennesimo cambiamento nella visione estetica, dovuta a una diversa implicazione degli artisti nei confronti della realtà; questi ultimi, infatti, alla fine del conflitto bellico rivelano una nuova istanza pittorica che predilige un’arte popolare, semplice e autentica espressione della vita bucolica. Nasce un espressionismo che costituisce una risposta alla società degli eccessi e della deriva morale e politica; figure ieratiche o scene di naiveté dipinte con uno stile sobrio, quasi rude, composizioni sintetiche influenzate dallo spirito cubista, tonalità terrose e tocco ampio e strutturato sono le caratteristiche del nuovo linguaggio figurativo espressionista. Gustave De Smet mostra nelle tele di fattura naive una sobrietà di forme e di struttura, vivificata da una leggiadria nella scelta dei colori che regala alle sue opere un sentimento di pienezza e di serenità.
Quasi parallelamente all’espressionismo, tuttavia, avanza un’avanguardia, il Surrealismo, che propone un’evasione introspettiva nell’ universo enigmatico della Psiche freudiana e dell’Inconscio. I massimi protagonisti del Surrealismo belga, René Magritte e Paul Delvaux, pur riproponendo un realismo figurativo, creano nell’ambito della composizione un’incongruità nell’accostamento di oggetti e di immagini che provoca nel fruitore uno spaesamento emotivo con un conseguente senso di sorpresa e di ansietà.

Gustave De Smet. De zeearend, 1926 Huile sur toile Photo © Musée d'Ixelles


René Magritte. L'heureux donateur, 1966 Huile sur toile. © ADAGP Paris 2019, photo Musée d'Ixelles


Mentre Magritte giustappone elementi incongrui e densi di mistero (giocattoli, birilli, sonagli..) creando un mondo che riflette l’oscurità dell’inconscio, Delvaux dipinge una surrealtà assimilabile a quella dei sogni, caratterizzata da scheletri e soprattutto da figure femminili gelide, immobili e con sguardi vuoti, dipinte entro paesaggi spopolati e improbabili. Un’atmosfera di silenzio lunare pervade lo spettatore dinanzi ai suoi quadri, resi più affascinanti da un colore glaciale e da toni lividi. In “L’heureux donateur”  Magritte mette in scena molti elementi “classici” del suo stile: la silhouette dell’uomo con cappello, abitata da un paesaggio notturno ricco di giochi di luci; un sonaglio, uno degli oggetti ricorrenti nell’opera dell’artista, è posizionato su un muro basso quasi a scandire il passare inesorabile del tempo. Dedicata a Jean Coquelet, conservatore del Musèe d’Ixelles dal 1957 al 1987 e organizzatore della prima importante retrospettiva del pittore nel 1956, l’opera è considerata una dei capolavori della collezione del Museo belga!
Infine il gruppo CoBrA, fondato nel 1948, formato dalle prime sillabe delle tre capitali europee coinvolte nel movimento, Copenaghen, Bruxelles e Amsterdam, è rappresentato in questa importante esposizione dai suoi protagonisti indiscussi: Dotremont e Alechinsky, che propongono un ritorno alla spontaneità e al primitivismo, come avviene in Francia con l’Art Brut di Jean Dubuffet.  



Pierre Alechinsky, CoBrA de transmission, 1968 Acrylique sur toile (prédelle : lithographies marou7ées sur la toile).
© ADAGP Paris 2019, photo Musée d'Ixelles



L’arte di CoBrA è spoglia da ogni artificio e da ogni riferimento intellettualistico; le opere si presentano come giochi grafici criptici che rammentano antiche scritture, soprattutto orientali, ma senza alcun rapporto con il loro reale significato. Le creazioni di CoBrA presentano una ricchezza formale di linee, cerchi, volute e colori vividi che si sviluppano con energia dinamica e originalità; purtroppo dopo soli tre anni il Gruppo si scioglie, ma da loro deriverà il gusto dell’Astrazione lirica tipica della seconda metà del XX° secolo, ancora attuale e viva ai nostri giorni!
L’interessante e ricca esposizione belga s’inaugura al Musée Lodève il 28 settembre prossimo per terminare il 23 febbraio 2020; nel catalogo dela mostra figurano le presentazioni di Claire Leblanc, conservatrice del Musée d’Ixelles, riferibile al periodo che va dall’Impressionismo al 1945 e di Anthony Spiegeler, storico dell’arte, che si occupa dell’Astrazione dal 1945 al gruppo CoBrA. Un evento da vedre!




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