Work in progress - Anno XIII - n.57 - Luglio - settembre 2018
Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
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NOTIZIE ed EVENTI
Bologna. MONET e gli Impressionisti. Capolavori dal Musée MARMOTTAN Monet

a cura dI Bruna Condoleo



Berthe Morisot (1841-1895) Pastorella sdraiata, 1891 Olio su tela, 63x114 cm Parigi, Musée Marmottan Monet, lascito Annie Rouart, 1993 © Musée Marmottan Monet, Paris / Bridgeman Images

 

Dal 29 agosto 2020 riparte l’attività espositiva a Palazzo Albergati di Bologna e prende il via l’attesissima mostra Monet e gli Impressionisti. Capolavori dal Musée Marmottan Monet" di Parigi: 57 capolavori che portano le firme di Monet e dei maggiori esponenti dell’Impressionismo francese, quali Manet, Renoir, Degas, Corot, Sisley, Caillebotte, Morisot, Boudin, Pissarro e Signac, capolavori tutti provenienti dal Musée Marmottan Monet, noto nel mondo per essere la “casa dei grandi Impressionisti”.
Un’anteprima assoluta dal momento che, per la prima volta dalla sua fondazione nel 1934, il Museo parigino cede in prestito un corpus di opere uniche, molte delle quali mai esposte altrove nel mondo. Accanto a capolavori cardine dell’impressionismo francese,  il pubblico potrà ammirare opere inedite perché mai uscite dal Musée Marmottan Monet: è il caso di Ritratto di Berthe Morisot distesa (1873) di Édouard Manet, realizzato quando Berthe era ancora sua modella! Dopo la morte di Monet, nel 1966, Michel, figlio di Claude e ultimo discendente, nomina il Musée Marmottan erede universale dell’Artista, rendendolo così il custode della più grande collezione al mondo di opere di Monet.






Berthe Morisot (1841-1895) Donna con ventaglio o Il ballo, 1875 Olio su tela, 62x52 cm Parigi, Musée Marmottan Monet, dono Eugène e Victorine Donop de Monchy, 1940 © Musée Marmottan Monet, Paris / Bridgeman Images



Édouard Manet (1832-1883) Ritratto di Berthe Morisot distesa, 1873 Olio su tela, 26x34 cm Parigi, Musée Marmottan Monet, lascito Annie Rouart, 1993 © Musée Marmottan Monet, Paris / Bridgeman Images

La mostra è composta di 5 sezioni; nella seconda il pubblico potrà ammirare la bellissima collezione di tele dell’unica donna impressionista del gruppo, la delicata pittrice Berthe Morisot, fin dagli anni Novanta ospitata nel Musée Marmottan Monet, dove le sue opere furono offerte dai discendenti della figlia di Berthe e Eugene Manet (fratello di Edouard), Julie Manet.
La terza sezione approfondisce l’estetica degli impressionisti, che devono la loro denominazione (coniata dal critico Louis Le Roy in senso dispregiativo!) al dipinto di Claude Monet intitolato “Impression, soleil levant”, una sfumata rappresentazione dell’alba, esposto a Parigi nel ’74 in occasione della prima mostra del gruppo nello studio del fotografo Nadar. Da quel momento nasce un movimento che rinnova il significato della percezione visiva e la tecnica pittorica: rifiutati dalla critica aulica, i giovani artisti rinnegano il passato e le regole dell’Accademia per aderire a una visione del mondo e della natura che potesse esaltare la trasformazione continua del reale, così come viene  percepito dal nostro occhio alla luce del giorno.

Claude Monet (1840-1926) Il treno nella neve. La locomotiva, 1875 Olio su tela, 59x78 cm Parigi,
Musée Marmottan Monet, dono Eugène e Victorine Donop de Monchy, 1940 © Musée Marmottan Monet,
Paris / Bridgeman Images
Camille Pissarro (1830-1903) Boulevard esterni, effetto di neve, 1879 Olio su tela, 54x65 cm Parigi,
Musée Marmottan Monet, dono Eugène e Victorine Donop de Monchy, 1940
© Musée Marmottan Monet, Paris / Bridgeman Images




Lungo e variegato il percorso artistico del caposcuola del movimento Claude Monet (1840/1926), che a poco più di vent’anni, attratto dall’opera dell’amico Gustave Courbet, pittore realista di grande talento, comincia a dipingere tele contrassegnate da un fresco realismo, sia nella scelta dei soggetti, sia nella predilezione di una tavolozza vivace e luminosa. L’artista si appassiona anche all’opera di Eduard Manet, considerato poco più tardi dagli Impressionisti il padre spirituale del gruppo, lui che con il suo “Dejéuner sur l’herbe” (1863) aveva scandalizzato tutta Parigi, non tanto per il soggetto, considerato scandaloso, ma soprattutto per la sconcertante novità della tecnica pittorica. Secondo la poetica impressionista l’artista deve ritrarre la natura non nel chiuso di un atelier, ma direttamente “en plein air”, con tocchi rapidi, a virgola, colorando direttamente sulla tela l’immagine impressa sulla retina, senza utilizzare né il disegno geometrico né la prospettiva tradizionali. Le opere di Monet degli anni ‘70/’80 attuano pienamente questa nuova interpretazione del dato naturale, trasferendo sulla tela il dinamismo e l’energia vitale delle cose: tele come “Regata ad Argenteuil”,  “Rue de Montor” o “Le Coquelicot” mostrano quanta vitalità vi sia nella fusione di luce e di colore attuata dal pittore.

Claude Monet (1840-1926) Ninfee, 1916-1919 circa Olio su tela, 200x180 cm Parigi, Musée Marmottan Monet, lascito Michel Monet, 1966 © Musée Marmottan Monet, Paris / Bridgeman Images
Claude Monet (1840-1926) Il ponte dell'Europa, Stazione Saint- Lazare, 1877 Olio su tela, 65x81 cm Parigi, Musée Marmottan Monet, dono Eugène e Victorine Donop de Monchy, 1940 © Musée Marmottan Monet, Paris / Bridgeman Images




Uno degli aspetti singolari di Monet era l’abitudine di dipingere più volte lo stesso soggetto, colto in diverse situazioni climatiche, per rincorrere i cambiamenti della luce naturale e i suoi effetti sulle cosea: sono celebri i paesaggi costieri della Normandia o la serie delle Cattedrali a Rouen.  Questa tendenza di Monet alla serialità, così singolare, tuttora ci colpisce perchè preannuncia un gusto che anticipa la pop art e dunque rivela la straordinaria contemporaneità del linguaggio dell’Artista! Tra la fine dell’800 e i primi decenni del nuovo secolo, Monet affinerà uno sguardo sempre più penetrante sul mondo e attraverso un lirismo intenso e un’ originale capacità di astrazione formale darà inizio inconsapevolmente a un rivoluzionario capitolo dell’arte del XX secolo: l’arte astratta! Soltanto 3 anni prima di morire l’artista recupera un po’ la vista dopo aver subito ben 3 operazioni alla cataratta, ma la suggestiva serie delle ninfee dipinte nel suo giardino alla giapponese creato a Giverny sa raccontare ancora in maniera nuova la mutevole quanto affascinante vicenda della luce colorata nelle nubi riflesse nell’acqua dei laghetti con infinite gradazioni tonali.



Claude Monet (1840-1926) Passeggiata ad Argenteuil, 1875 Olio su tela, 61x81,4 cm Parigi, Musée Marmottan Monet, dono Nelly Sergeant-Duhem, 1985 © Musée Marmottan Monet, Paris / Bridgeman Images


Con la stessa genialità pittorica con cui ha dipinto il mare, in tutte le ore del giorno e delle stagioni, la Manica e la costa atlantica, Monet ha lasciato ai posteri immagini indimenticabili: le Palme di Bordighera, i paesaggi di Vétheuil, le brume sul Tamigi (con un vago ricordo di Turner), le rose, gli iris gialli e le peonie del giardino di Giverny. Fin da quando era un giovane pittore Monet si era dedicato alla pittura da cavalletto ritraendo paesaggi panoramici, tuttavia nel suo giardino affronta il soggetto naturale da un'angolazione opposta. Ritrarre la fragilità di un fiore su una grande una tela gli permette di raffigurare uno spazio che sembra illimitato, ma in cui si incontrano l'infinitamente piccolo e l'infinitamente grande, creando uno spazio interiore e poetico.
Con le ultime tele Monet giunge alla dissoluzione del dato reale nella luce che prende il sopravvento su tutto, abbaglia lo sguardo e vaporizza la forma: siamo alla profezia dell'Informale!

Con il patrocinio della Regione Emilia Romagna e del Comune di Bologna, la mostra, prodotta e organizzata dal Gruppo Arthemisia in collaborazione con il Musée Marmottan Monet di Parigi, è curata da Marianne Mathieu, Direttore scientifico del museo parigino. Un'esposizione straordinaria e unica da visitare dal 29 agosto al 14 febbraio 2021.





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