Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Rivista bimestrale -Anno III- Sett./ott. 2007, n.11
ARTE e DIRITTO  


"Ubi Ius ibi Societas”


Il falso nell'arte: brevi osservazioni
di Giuliano Siniscalchi



Il delitto di contraffazione di opere d’arte è stato introdotto per la prima volta nel nostro ordinamento con la legge 1062 del 1971, che aveva per l’appunto ad oggetto le “Norme penali sulla contraffazione ed alterazione di opere d’arte”. L’esigenza di una normativa specifica a tutela del patrimonio artistico derivava dalla difficoltà di individuare quali norme del codice penale fossero applicabili in caso di falsificazione di opere d’arte. Infatti, prima dell’entrata in vigore della Legge 1062/71, il sistema penale non prevedeva alcuna sanzione nei confronti di chi avesse contraffatto, alterato o riprodotto falsamente opere d’arte e ciò aveva indotto la giurisprudenza ad estendere ai reati in questione la legge sul diritto d’autore o l’art. 485 del codice penale avente ad oggetto il delitto di falsità in scrittura privata. Successivamente alla Legge 1062/71 sono intervenuti il Decreto Legislativo 29 ottobre 1999 n.490 e il Decreto Legislativo 22 gennaio 2004 n.42, che hanno per quanto concerne il delitto di contraffazione di opere d’arte riprodotto pedissequamente il disposto degli artt. 3, 4 , 5, 6 e 7 della Legge 1062/71. Attualmente quindi le norme penali a tutela del patrimonio artistico sono contenute nel Decreto Legislativo 22 gennaio 2004 n.42, che all’art. 178 prevede il reato di contraffazione di opere d’arte. Venendo a d esaminare nel dettaglio l’art. 178 del D. Lgs. n.42/2004 dobbiamo evidenziare che tale articolo prevede quattro fattispecie ed in particolare

alla lett. a) la condotta di “chiunque al fine di trarne profitto contraffà, altera o riproduce un’opera di pittura, scultura o grafica, ovvero un oggetto di antichità o di interesse storico od archeologico”;

alla lett.b) la condotta di “chiunque, anche senza aver concorso nella contraffazione, alterazione o riproduzione, pone in commercio o detiene per farne commercio, o introduce a questo fine nel territorio della Stato, o comunque pone in circolazione, come autentici, esemplari contraffatti alterati o riprodotti di opere di pittura, scultura, grafica o di oggetti di antichità, o di oggetti di interesse storico o archeologico”;

alla lett.c) la condotta di “chiunque conoscendone la falsità autentica opere od oggetti indicati alle lettere a) e b), contraffatti, alterati o riprodotti”,

infine alla lett. d), la condotta di chiunque mediante dichiarazioni, perizie, pubblicazioni, apposizioni di timbri ed etichette o con qualsiasi altro mezzo, accredita o contribuisce ad accreditare, conoscendone la falsità, come autentici opere od oggetti indicati alle lettere a) e b) , contraffatti, alterati o riprodotti”. La pena prevista è quella della reclusione da tre mesi a quattro anni e della multa da euro 103 a 3.099.

Alla lettera a), quindi, l’art. 178 incrimina la condotta di chi opera una contraffazione, un’alterazione o una riproduzione di un’opera di pittura, scultura o grafica, ovvero di un oggetto di antichità o di interesse storico od archeologico. Si deve, pertanto, ritenere che mentre la contraffazione consiste nella creazione di una cosa che abbia l’apparenza di un’opera d’arte, l’alterazione, invece, consiste nell’apportare modificazioni ad un’opera preesistente. E’ necessario porre in evidenza, che per quanto concerne l’alterazione una parte della dottrina ritiene che autore della condotta incriminata possa essere lo stesso autore (si pensi all’apposizione di una data non corrispondente a quella dell’effettiva esecuzione, ma che corrisponda ad un periodo particolarmente fortunato), mentre altra parte della dottrina esclude che autore della contraffazione possa essere lo stesso autore, realizzando semmai tale condotta un diverso reato, ma non quello di alterazione previsto dall’art. 178 lett. a). Per quanto attiene alla riproduzione tale condotta consiste, invece, nella creazione di un’opera identica all’originale, tuttavia, come ha avuto modo di precisare la Corte di Cassazione, con un orientamento certamente condivisibile, non tutte le riproduzioni si dovranno ritenere penalmente rilevanti, ma soltanto quelle abusive e cioè allorquando si tratti di un’opera unica, oppure di un’opera rispetto alla quale la riproduzione sia avvenuta da parte di soggetti non autorizzati.

L’attuale normativa penale in materia di opere d’arte, inoltre, non prevede più, rispetto al previgente art. 3 della legge 1062/71, l’illiceità del profitto, essendo sufficiente che l’autore della contraffazione ne tragga comunque un profitto a prescindere, quindi, se esso sia o meno illecito. La lettera b) dell’art. 178 prevede, poi, la condotta di chiunque, anche senza concorrere alla contraffazione, abbia alterato, riprodotto o detenuto per farne commercio, ovvero abbia introdotto a tal fine nel territorio dello Stato o comunque messo in circolazione come autentici esemplari contraffatti, alterati o riprodotti di opere di pittura, scultura, grafica o di oggetti di antichità o di oggetti di interesse storico od archeologico. In questo caso, come è agevole notare, la punibilità della condotta è prevista anche indipendentemente alla messa in vendita, essendo previste anche condotte per così dire prodromiche alla messa in commercio delle opere stesse. Le condotte previste dalle lettere c) e d) puniscono, infine chi attesta falsamente l’autenticità della opere d’arte contraffatte. Come è stato giustamente rilevato in dottrina appare più corretto ritenere, nonostante la formulazione letterale della norma, che il reato in questione non possa essere commesso da “chiunque”, ma solo da una ristretta categoria di soggetti, ossia da tutti coloro che sono abilitati a rilasciare dichiarazioni, perizie, pubblicazioni, timbri ed etichette. L’art. 179 della del Decreto Legislativo n. 42 del 2004, prevede, inoltre, alcuni ipotesi di non punibilità, ossia dei casi in cui determinate condotte non sono suscettibili di sanzione penale. In particolare l’applicazione della sanzione penale è esclusa quando le opere siano espressamente dichiarate non autentiche all’atto della esposizione o della vendita mediante atto scritto o, ove ciò non sia possibile, mediante dichiarazione rilasciata al momento della esposizione o della vendita. In questo caso appare chiaro che non essendovi da parte di chi pone in essere le condotte sopra specificate alcun intento doloso, il legislatore ha ritenuto giustamente di non applicare alcuna sanzione.

In conclusione possiamo affermare che sebbene il Decreto Legislativo 22 gennaio 2004 n.42, non faccia altro che riprodurre pedissequamente la precedente normativa penale in materia di opere d’arte (e precisamente la Legge 20 novembre 1971 n.1062 e il Decreto Legislativo 29 ottobre 1999 n.490); certamente apprezzabile appare l’intenzione di dettare una normativa specifica tendente alla repressione dei reati in materia di opere d’arte, in un settore in cui era quanto mai sentita l’esigenza di una disciplina legislativa autonoma, anche e soprattutto in considerazione dei dubbi interpretativi che l’estensione analogica delle norme del codice penale aveva comportato.

 

Giuliano Siniscalchi, nato a Roma nel 1964, è avvocato del Foro di Roma.
g.siniscalchi@fastwebnet.it





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