Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Rivista bimestrale -Anno IV- Gen./mar. 2008, n.13
ARTE e DIRITTO  


"Ubi Ius ibi Societas”


L’impossessamento illecito di beni culturali appartenenti allo Stato
di Giuliano Siniscalchi




Il reato di impossessamento di opere d'arte è previsto dall'art. 176 del Decreto Legislativo 22 gennaio 2004 n.42 che punisce chiunque si impossessa di beni culturali indicati nell'articolo 10 appartenenti allo Stato con la reclusione fino tre anni e con la multa da 31 a 516 euro.
Prima di affrontare più nello specifico il reato in questione è necessario precisare che cosa il legislatore intenda con la definizione beni culturali. Rientrano in tale tipologia, ai sensi dell'art. 10 del D. Lgs. 22 gennaio 2004 n.42, le cose mobili ed immobili appartenenti allo Stato alle Regioni e agli enti pubblici territoriali, nonché ad ogni altro ente ed istituto e a persone giuridiche private senza fine di lucro, che presentano interesse artistico, storico, archeologico o etnoantropologico.
Il comma 2 dello stesso articolo contiene inoltre un elenco dettagliato di beni anch'essi definibili come culturali e precisamente: 1) le raccolte di musei pinacoteche, gallerie e altri luoghi espositivi dello Stato, delle Regioni, degli altri enti pubblici territoriali, nonché di ogni altro ente ed istituto pubblico; 2) gli archivi e i singoli documenti dello Stato, delle Regioni degli altri enti pubblici territoriali, nonché di ogni altro ente ed istituto pubblico; 3) le raccolte librarie delle biblioteche dello Stato, delle Regioni, degli altri enti pubblici territoriali, nonché di ogni altro ente e istituto pubblico, ad eccezione delle raccolte delle biblioteche indicate dall'art.47 comma 2 del decreto del Presidente della Repubblica 24 luglio 1977 n.616 e di quelle ad esse assimilabili.
Il comma 3 prevede, inoltre, che anche altri beni possano essere considerati culturali a condizione che sia intervenuta la dichiarazione di cui all'art. 13, ossia la dichiarazione dell'interesse culturale. Quando sia intervenuta tale dichiarazione sono altresì beni culturali tutta un'altra serie di beni dettagliatamente elencati dall'art. 10 e precisamente a) le cosa immobili e mobili che presentano interesse artistico, storico, archeologico o etnoantropologico particolarmente importante, appartenenti a soggetti diversi da quelli indicati al comma 1 ( Stato, Regioni ecc..); b) gli archivi e i singoli documenti appartenenti a privati, che rivestono interesse storico particolarmente importante; c) raccolte librarie appartenenti a privati di eccezionale interesse culturale; d) le cose immobili e mobili a chiunque appartenenti che rivestono un interesse particolarmente importante a causa del loro riferimento con la storia politica, militare, della letteratura dell'arte e della cultura in genere, ovvero quali testimonianze dell'identità e della storia delle istituzioni pubbliche, collettive o religiose; e) le collezioni o serie di oggetti a chiunque appartenenti che per tradizione, fama e particolari





Hydria attica a figure nere con cavalli sciti, attribuita alla cerchia del Pittore di Antimenes, VI sec a. C.




particolare


caratteristiche ambientali, ovvero per la rilevanza artistica, storica, archeologica, numismatica o etnoantropologica, rivestono come complesso un eccezionale interesse.
Il comma 4, infine, elenca dettagliatamente ulteriori cose mobili o immobili rientranti tra i beni culturali. Passando ad esaminare più nello specifico il reato di impossessamento di opere d'arte è necessario evidenziare che la Legge 1089 del 1939 rinviava, in relazione alle pene applicabili, all'art. 624 c.p. stabilendo che chiunque si fosse impossessato di cose di antichità e d'arte rinvenute fortuitamente ovvero in seguito a ricerche od opere in genere, dovesse essere punito con le pene previste dal codice penale per il reato di furto.
Il secondo comma della stessa legge prevedeva, inoltre, che quando il reato era commesso da coloro ai quali venne fatta la concessione o data l'autorizzazione di cui agli artt. 45 e 47, ossia concessione o autorizzazione di ricerche archeologiche e opere di ritrovamento, ovvero fosse commesso su cose mobili di cui all'art. 1 della stessa legge e cioè sulle cose mobili che presentavano interesse artistico, storico, archeologico o etnografico, comprese: a) le cose che interessano la paleontologia, la preistoria e le primitive civiltà; b) le cose di interesse numismatico; c) i manoscritti, gli autografi, i carteggi, i documenti notevoli, gli incunaboli, nonché i libri, le stampe e le incisioni aventi carattere di rarità e pregio, erano applicabili le disposizioni dell'art. 625 del c.p., ossia le aggravanti del delitto di furto.
Pertanto, non vi era nella normativa previgente alcuna previsione autonoma in relazione alle pene applicabili, essendo, come già visto, applicabili le norme del codice penale.


Oinochoe protocorinzia, VIII sec. a.C.


Le leggi successive in materia di beni culturali hanno opportunamente provveduto a colmare questa lacuna in un settore in cui è quanto mai sentita l'esigenza di una normativa specifica, anche in relazione all'interesse che le leggi in tema di beni culturali hanno assunto anche a livello comunitario.
Per quanto attiene ai rapporti tra l'art. 624 ed il furto di opere d'arte è opportuno considerare che l'art. 67 della legge 1089 del 1939 era stato concepito proprio al fine di tutelare il diritto dello Stato di acquisire tutte le cose di antichità e di arte che si trovassero nel sottosuolo in deroga della disposizione civilistica di cui all'art. 932 del codice civile sulla scoperta del tesoro.
La dottrina e la giurisprudenza ( vedi ad es. Cassazione 23.01.1975 ) avevano evidenziato come la previsione di una fattispecie autonoma d'impossessamento di opere d'arte che faceva rinvio, solo in relazione alla pena, alla fattispecie prevista per il furto si giustificava con il fatto che mancando per i reperti contenuto nel sottosuolo il requisito dell'altrui detenzione l'art.624 c.p. (ossia il reato di furto) non sarebbe stato applicabile, mentre per quanto atteneva alle aggravanti previste dall'art. 625, l'aggravamento della pena era giustificato dal fatto che a commettere il reato erano coloro che avessero ottenuto la concessione all'esecuzione delle ricerche ovvero coloro che avessero ricevuto l'autorizzazione a svolgere su un immobile proprio le stesse attività e quindi da persone che avrebbero dovuto garantire il rispetto delle disposizioni di legge in materia di denuncia e di consegna delle cose ritrovate.
Alla luce di tali considerazioni si può sicuramente affermare che la previsione di una fattispecie autonoma, contenuta nella legge sui beni culturali, di impossessamento illecito di beni culturali appartenenti allo Stato, vada considerata in senso positivo, trattandosi di casi nei quali manca, a differenza che per la fattispecie di furto prevista dal codice penale, sia il requisito della sottrazione della cosa a chi la detiene, sia il fine di profitto.

Le foto si riferiscono alla mostra "Nostoi. Capolavori ritrovati", allestita a Roma al palazzo del Quirinale fino al 2 marzo 2008.


Giuliano Siniscalchi, nato a Roma nel 1964, č avvocato del Foro di Roma.
g.siniscalchi@fastwebnet.it




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