Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Rivista bimestrale -Anno IV- Giugno/agosto 2008, n.15
ARTE e DIRITTO  


"Ubi Ius ibi Societas”


Legislazione internazionale: Diritto dell'Arte
di Vittorio Largajolli




Proponiamo il testo integrale dell’intervista realizzata con l’avv. Andrea Pizzi, Presidente della Commissione Diritto dell'Arte dell' UIA (Union International des Avocats) e membro internazionale ABA (American Bar Association).

D. Gentile avvocato Andrea Pizzi, quali sono gli scopi della vostra Organizzazione ed in particolare come nasce la Commissione Diritto dell'Arte ?
R. L'UIA (Uunion International des Avocats) è un'organizzazione internazionale forense, con sede a Parigi, creata nel 1927. E' la più antica del settore.
L'UIA è aperta a tutti gli avvocati del mondo. Attualmente conta più di 200 membri collettivi (ordini degli avvocati dei distretti di varie nazioni) e migliaia di membri individuali provenienti da 110 paesi. Le lingue ufficiali UIA sono: inglese, francese, tedesco, spagnolo, italiano, arabo e portoghese. Le lingue di lavoro sono: inglese, francese, spagnolo.
Lo scopo dell'UIA è di sviluppare i pricipi della professione forense e della conoscenza legale a livello internazionale, contribuendo allo sviluppo dei diritti dell'uomo e dei principi di giustizia tra le nazioni. L'UIA collabora attivamente alle attività dell'ONU e delle altre organizzazioni internazionali. Negli anni, l'UIA ha adottato risoluzioni e carte internazionali.
Le più recenti: Carta internazionale del diritto alla difesa (Quebec 1987); Difesa dei diritti delle minoranze (San Francisco 1997); Abolizione della pena di morte (Lisbona 2003); Diritto alla salute (Fes 2005).
Al proprio interno, l'UIA è suddivisa in commissioni aventi ad oggetto specifiche tematiche giuridiche (es: diritto penale, mezzi d'informazione, contratti, vendita internazionale di merci, fiscale, arte, lavoro, unione europea, investimenti stranieri, famiglia, arbitrato internazionale, sanità, magistratura).
L a commissione Diritto dell'Arte nasce nel 2005 ad iniziativa dell'avvocato italiano Andrea Pizzi, con l'intento di riunire avvocati e organizzazioni provenienti da tutto il mondo (allo stato attuale vi sono membri provenienti da:Italia, USA, Svizzera, Regno Unito, Germania, Francia, Marocco, Cina, Algeria, Ungheria, Portogallo e Giappone), interessati a dibattere ed approfondire le implicazioni giuridiche nazionali e internazionali in materia di Arte. Dal 2005 ad oggi sono state tenute sessioni di lavoro a Bologna, Fes, Salvador de Bahia, Parigi e Bilbao.




Un momento dell'importante Convegno internazionale, il 9 e 10 maggio scorso a Bilbao. Spagna

D. Quali sono stati gli obiettivi raggiunti con il Convegno internazionale di Bilbao, svoltosi nel maggio scorso?
R. Il Convegno di Bilbao ha raggiunto il molteplice scopo di: 1) sensibilizzare il mondo professionale, forense e non, sullo scottante tema delle sottrazioni internazionali di opere d’arte e beni culturali, un mercato illegale stimato come il terzo al mondo dopo quello della droga e delle armi; 2) sviluppare il dialogo transatlantico tra operatori del diritto europei e americani; 3) implementare il dialogo con i musei e gli altri operatori culturali.

D. La Convenzione dell'Aja e la sua reale attuazione nei paesi colpiti da conflitti bellici?
R. Occorre purtroppo analizzare caso per caso la reale attuazione della Convenzione dell’Aja. La guerra, svolta tra stati sovrani o tra fazioni interne di un paese, rappresenta in ogni caso un esercizio di forza e di violenza tendente all’annientamento parziale o totale del nemico. In tale situazione è facile pensare che nonostante un’espressa protezione internazionale, sia piuttosto facile il verificarsi di distruzioni, danneggiamenti e sottrazioni di beni culturali. Essi possono coincidere con possibili obiettivi militari (ponti, fortezze, antiche mura, edifici), oppure possono essere danneggiati indirettamente a causa di operazioni militari che non mirano deliberatamente alla loro distruzione (es: bombardamenti aerei o missilistici). Altre volte, invece, i beni culturali, che comunque rappresentano la cultura, l’orgoglio o l’identità del nemico, possono essere deliberatamente distrutti (es: statue del Budda di Bamiyan in Afganistan). Episodi di sottrazione e danneggiamento possono anche verificarsi in ambiti estranei a particolari situazioni di combattimento, come nel caso di città abbandonate dalle autorità preesistenti e, così, sottoposte a saccheggio indiscriminato da parte degli stessi abitanti o di terzi (es: Museo di Bagdad). Negli eserciti moderni, nei principali stati sovrani, si cerca ovviamente di evitare che i beni culturali possano essere inutilmente o inavvertitamente distrutti durante azioni militari. I fatti di cronaca ci riportano, però, che nonostante ciò, può essere frequente il danneggiamento o la distruzione anche non voluta.


Guggenheim Museum, sede del Convegno internazionale "Il furto di opere d'arte".Bilbao


D. Esistono corpi militari addetti e preparati alla salvaguardia delle opere d'arte?
R. I paesi con eserciti modernamente organizzati cercano di prevedere unità dedicate alla tutela del patrimonio artistico e culturale interno: speciali sezioni del Genio militare per la messa in sicurezza e la protezione di beni particolarmente esposti (dai classici sacchi di sabbia con cui coprire i beni non trasportabili, a tecniche moderne di ingabbiamento e protezione), ma anche squadre addette al celere ricovero in luoghi sicuri o segreti di opere d’arte trasportabili (quadri, statue, ecc.). Nel caso di missione di guerra offensiva o di intervento Nato o Onu, tendenzialmente al termine delle operazioni o, comunque, in situazioni di sicurezza, si cerca di far intervenire tecnici militari o civili per evitare inutili danneggiamenti o per limitare quelli esistenti.

D. Le azioni di tutela che possono essere poste in essere a seguito di beni trafugati in un conflitto bellico?
R. Spesso sono gli stessi trattati di pace, in caso di guerra c.d. “convenzionale” o di conflitto risolto a seguito di intervento Onu (ovviamente dove possibile), a prevedere soluzioni di restituzione di opere d’arte o beni culturali sottratti o caduti in mani avversarie durante le azioni militari. Altre volte è la stessa magistratura civile o militare interna ad uno Stato a disporre la restituzione di beni culturali sottratti (es: la restituzione alla Libia della Venere di Cirene da parte dell’Italia). Nel Diritto internazionale, rimane in ogni caso la difficoltà (per non dire l’impossibilità) di ottenere la restituzione coattiva di un bene da parte di uno stato sovrano che si rifiuti di farlo, salvo opportune mediazioni diplomatiche.

L'ultima parte della nostra conversazione con il Presidente Pizzi ha avuto come tema il nostro Paese ed il rapporto con la materia della tutela dei beni culturali, a noi tutti molto cara.

D. La legislazione italiana in materia di tutela del patrimonio artistico, storico e culturale risulta efficace, anche alla luce della vastità del nostro patrimonio?
R. La legislazione italiana è sostanzialmente valida. Inoltre, la migliore forza di polizia del mondo in materia è italiana: i Carabinieri dello Speciale Nucleo di tutela dedicato. Il problema è dato dalla vastità del nostro patrimonio culturale, censito e non, talmente imponente da rendere spesso difficile la tutela, con particolare riferimento a beni archeologici in siti non conosciuti.

D. Che idea si è fatto sulla nota vicenda che ha visto esponenti di importanti musei americani sotto processo nel nostro Paese?
R. L’italia ha svolto un’attività mirabile in materia. Grazie all’azione delle nostre forze di polizia, della magistratura, e dell’Avvocatura dello Stato, la bontà delle domande di restituzione avanzate dall’Italia è spesso risultata incontestabile persino dai soggetti che più le osteggiavano. Il ritrovamento di archivi come quello di Giacomo Medici a Ginevra, ha permesso alle nostre forze investigative di risalire filiere spesso conosciute, ma difficilmente provabili in precedenza. Le nostre autorità si sono presentate innanzi a musei come il Getty di Los Angeles, il Metropolitan di New York, il Fine Art di Boston, ecc., con prove incontesabili al punto che praticamente tutte le azioni di rivendicazione si sono concluse con accordi pienamente soddisfacenti per l’Italia. La magistratura ha poi svolto la prevista azione penale al ricorrerne dei presupposti. A prescindere dal mero risutato dei procedimenti penali in corso, rimane che l’azione italiana ha praticamente annichilito la pratica dell’aquisto “disinvolto” da parte dei grandi musei internazionali. Lo stesso Getty ha cambiato le proprie procedure di acquisizione scritte a seguito delle rivendicazioni italiane. Questo è un risultato importantissimo nella tutela internazionale delle opere d’arte e dei beni culturali. Molti paesi (specialmente quelli in via di sviluppo) stanno imitando le azioni dell' Italia che, una volta tanto, è stata d’esempio per la comunità internazionale.


Negli elogi fatti all'Italia dall’avvocato Pizzi, che ringraziamo infinitamente per la disponibilità, vi è stato un richiamo all’Avvocatura dello Stato che nelle vicende citate ha svolto un ruolo senz’altro importante. La prossima intervista sarà proprio con un membro della nostra Avvocatura, l’avv. Maurizio Fiorilli, che è stato protagonista, in positivo, della vicenda giudiziaria narrata.



Vittorio Largajollii, nato a Roma nel 1976, è avvocato del Foro di Roma, esperto in diritto amministrativo.
studiolegalelargajolli@yahoo.it





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