Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Rivista bimestrale - Anno V - n.18 - Primavera 2009
ARTE e DIRITTO  

"Ubi Ius, ibi societas”


“Ecomostri”,  tra diritto interno e diritto internazionale.
di Vittorio Largajolli




La confisca dei terreni sui quali è stato costruito il cd. “ecomostro” di Punta Perotti sul litorale di Bari (poi demolito nel 2006) non era legittima, in quanto violerebbe l'articolo 7 della Convenzione Europea per la salvaguardia dei Diritti dell'Uomo e delle Libertà fondamentali (C.E.D.U.); ciò secondo quanto affermato dalla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo nel suo recente dictum del 20 gennaio 2009 (nel ricorso n. 75909/01).
Orbene, prima di andare ad esaminare detta pronuncia dei Giudici di Strasburgo, è forse opportuno brevemente spiegare cosa è la C.E.D.U. e quali competenze ha la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo che si occupa di farla rispettare e quale sia inoltre la sua Jurisdiction.
Tale Convenzione ha istituito un sistema di protezione giudiziaria dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, che costituisce il presente ed il futuro della cooperazione fra gli Stati europei in materia. Grazie ad essa è stato creato un vero e proprio ordinamento giuridico, il quale fa perno su un diritto comune europeo dei diritti dell’uomo, che è il risultato dell’interpretazione giurisprudenziale della stessa.
Gli obiettivi raggiunti in seno ai singoli ordinamenti non sempre hanno garantito e garantiscono una protezione efficace dei diritti dell’uomo, ne deriva la necessità di prevedere un controllo sopranazionale dell’operato degli Stati per quanto attiene al rispetto dei diritti dell’uomo riconosciuti a tutti gli individui sottoposti alla loro giurisdizione (1).
E’ questa la constatazione che ha spinto l’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa a proporre, nell’agosto del 1949, l’elaborazione di uno strumento giuridico internazionale ovvero, la Convenzione europea per la salvaguardia dei Diritti dell’Uomo e delle Libertà fondamentali che, oltre a prevedere un diritto di ricorso, comportasse anche e soprattutto una garanzia collettiva sopranazionale ad opera di un organo giudiziario (la


Palazzo della Corte Eurpea dei Diritti dell'uomo, Strasburgo



Corte Europea dei Diritti dell’Uomo) (2) le cui decisioni sarebbero state vincolanti (3).
Ebbene, tornando alla vicenda che ci attiene, la Corte Europea ha sancito, nel ricorso proposto (n. 75909/01) dalle Società proprietarie dei terreni sui quali era stato costruito il cd. “ecomostro”, la condanna dello Stato italiano al risarcimento in favore delle stesse (società Sud Fondi, Iema e Mabar), poiché secondo la Corte di Straburgo l'Italia avrebbe violato gli Artt. 7 (rispondente al principio cardine di ogni ordinamento giuridico: nulla poena sine lege) e 1 protocollo n.1 (diritto di proprietà) della ricordata C.E.D.U.
Secondo la Corte la confisca dei terreni non aveva una base legale ed era del tutto arbitraria, ciò in quanto le norme regionali in dette materie erano oscure e mal formulate (sul punto anche la Corte di Cassazione aveva assolto i costruttori di Punta Perotti); pertanto tale mare magnum di leggi ha portato i ricorrenti a commettere un cd. “(…) errore inevitabile (…)” e perciò non punibile sotto nessun profilo giudiziale.
Dunque lo stato, non solo dovrà risarcire il quantum statuito dalla Corte Europea nella emarginata sentenza (si tratta di qualche centinaia di migliaia di euro) ma dovrà trovare un accordo con i ricorrenti sul danno materiale arrecatogli per la demolizione, pena una ulteriore (probabile…) condanna.
Morale….., spesso le norme nel nostro ordinamento si sovrappongono, andando a creare notevole confusione in coloro i quali devono andare ad interpretarle e soprattutto in coloro i quali sono chiamati a rispettarle quotidianamente, ciò non è ammissibile in un moderno stato di diritto. Per fortuna esistono molteplici meccanismi giudiziali interni ed internazionali di tutela, che ergendosi a baluardo intervengono a porre un giusto limite a tali inadempienze dell’ordinamento.
Nella vicenda di “Punta Perotti” appariva del tutto legittimo se non doveroso l’intervento dell’amministrazione locale teso a tutelare il patrimonio ambientale e culturale della zona. In realtà quello che può apparire “giusto” in un ottica generale non sempre trova riscontro sotto il profilo giuridico normativo. Ma è proprio in tali situazioni che deve tornare bene in mente un fondamentale principio……….“ubi ius, ibi societas”.

(1) Precisamente, secondo la formulazione in lingua inglese dell’articolo 1, gli Stati riconoscono a tutte le persone “ within their jurisdiction” i diritti e libertà definiti dal Titolo I della Convenzione, mentre il testo in francese parla di persone “ relevant de leur juridiction” . La Convenzione europea dei Diritti dell’Uomo, come altri trattati sui diritti umani, contiene quindi disposizioni volte a delimitare l’ambito di applicazione degli obblighi sostanziali predisposti dalla Convenzione stessa. Delimitando l’ambito di applicazione del testo convenzionale ratione materiae, ratione personae e ratione loci, l’articolo 1 afferma il carattere obbligatorio della CEDU e vincola lo Stato ad adottare precisi ed inderogabili comportamenti , inoltre i governi firmatari hanno inteso circoscrivere la tutela in relazione alle violazioni dei diritti dell’uomo. Nel protocollo n.11, che ha previsto per ciascun articolo una indicazione sul contenuto dello stesso, viene al riguardo dell’articolo 1 utilizzata l’espressione “Obbligo di rispettare i diritti dell’uomo”. Il testo integrale della disposizione in questione in lingua italiana è il seguente; “Le Alte Parti Contraenti riconoscono ad ogni persona sottoposta alla loro giurisdizione i diritti e le libertà enunciati nel Titolo primo della presente Convenzione”. Dalla natura di strumento di protezione degli esseri umani discende, altresì, che la CEDU non opera distinzioni, per quanto riguarda il godimento dei diritti ivi garantiti, a seconda della nazionalità dell’individuo. Come precisa, infatti, l’articolo 1 della Convenzione, i diritti e le libertà sono riconosciuti a qualsiasi persona, purché soggetta alla giurisdizione di una parte contraente (“everyone”).

(2) Il sito internet della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo dove si possono consultare le decisioni ed il calendario dei lavori (grazie anche all’efficiente motore di ricerca hudoc) è www.echr.coe.int

(3) Passando ad esaminare il contenuto dei diritti e delle libertà garantiti, è evidente che la Convenzione disciplina materie che sono normalmente di competenza dell’ordinamento giuridico interno. Attraverso il testo della Convenzione gli Stati si sono prefissati lo scopo di stabilire certe norme sopranazionali che essi sono tenuti a rispettare nei rapporti intercorrenti fra le autorità e le persone poste sotto la loro giurisdizione. Pertanto, la Convenzione europea dei diritti dell’uomo si distingue, per i suoi scopi e per il suo contenuto, dai trattati internazionali di tipo classico. A differenza di tali Trattati, essa va al di là della semplice reciprocità fra Stati, avendo creato obblighi oggettivi che godono di una protezione collettiva. La Convenzione europea dei Diritti dell’Uomo è stata firmata a Roma il 4 novembre 1950 ed è entrata in vigore il 3 settembre 1953. Ratificata in successione dagli Stati membri del Consiglio d’Europa, essa accomuna a tutt’oggi quasi tutti gli stati membri dell’organizzazione. La Convenzione è un trattato multilaterale avente natura particolare, in quanto istituisce un ordinamento dotato di un proprio organo di produzione giuridica che in passato era la Commissione, oggi è la Corte europea dei diritti dell’uomo. Il testo, sottoscritto nel novembre del 1950, enuncia un certo numero di diritti e libertà che gli Stati sono tenuti a rispettare. Essi sono contenuti nel Titolo I dall’articolo 2 al numero 18. Ovviamente alcuni diritti e libertà garantiti dalla Convenzione sono sottoposti alle limitazioni considerate necessarie per assicurare la protezione dell’ordine pubblico, la sicurezza dello Stato o la protezione dei diritti e delle libertà altrui. Le limitazioni consentite sono però formulate in maniera precisa e, in generale, sono ammesse unicamente se previste dalla legislazione o se rese necessarie dal vivere democratico. L’originalità della Convenzione non consiste però nel fatto che essa riafferma sul piano internazionale l’esistenza di un certo numero di diritti fondamentali; infatti, partendo dall’idea che il riconoscimento di questi diritti non avrebbe alcun valore se non fosse accompagnato dalla possibilità di fare appello contro la loro eventuale violazione, gli Autori della Convenzione hanno istituito, grazie alla Commissione ed alla Corte dei diritti dell’uomo, un meccanismo giudiziario di garanzia internazionale. Il Titolo II racchiude le disposizioni principali di carattere processuale e che concernono il funzionamento della Corte europea. L’articolo 19 della Convenzione prevede esplicitamente l’istituzione della Corte (“Al fine di assicurare il rispetto degli impegni derivanti alle Parti contraenti dalla presente Convenzione e dai suoi protocolli…”). E’ necessario precisare che questo meccanismo di salvaguardia instaurato da questo Trattato riveste, però, un carattere sussidiario riguardo ai sistemi nazionali di garanzia dei diritti dell’uomo. La Convenzione affida in primo luogo a ciascuno degli Stati contraenti il compito di assicurare il godimento dei diritti e delle libertà che essa consacra; le istituzioni da essa create vi contribuiscono dal loro lato, e, come già detto in precedenza, in maniera effettiva, ma esse entrano in gioco in via contenziosa e solo dopo esaurimento delle vie di ricorso interne.


Vittorio Largajolli è avvocato del Foro di Roma ed esperto in Diritto amministrativo.
studiolegalelargajolli@yahoo.it




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