Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Rivista bimestrale - Anno V - n.21 - Settembre-ottobre 2009
ARTE e DIRITTO  

"Ubi Ius, ibi societas”


L'arbitrato nei Beni Culturali
di Vittorio Largajolli





L'arbitrato è un procedimento stragiudiziale per la soluzione di controversie di natura civile e commerciale teso ad evitare che le stesse sfocino in un procedimento giudiziale. Tale procedura si svolge mediante l'affidamento di un apposito incarico ad uno o più soggetti terzi rispetto alla controversia (denominati arbitri), normalmente in numero dispari, i quali al termine della disamina della questione sottopostagli pronunciano il cd. lodo arbitrale (equivalente ad una sentenza di un giudice in un giudizio ordinario).
La scelta di affidare la risoluzione della controversia ad un collegio arbitrale può essere fatta dalle parti direttamente alla redazione del contratto con l'inserimento di una apposita clausola, detta compromissoria o, successivamente dopo l'insorgere della controversia, con la sottoscrizione di un apposito accordo, il cd. compromesso arbitrale.
La procedura arbitrale trova la sua radice nel nostro ordinamento sin dal Diritto Romano ove esisteva il cd. arbiter deputato a dirimere determinati contenziosi con un maggiore libertà di forma rispetto al iudex . Ad oggi si fa sempre più ricorso agli arbitrati quali mezzi di risoluzione bonaria delle insorgende controversie giudiziali sia per la maggiore agilità di dette procedure riguardo alla forma sia per la loro indubbia velocità soprattutto a dispetto della durata delle controversie ordinarie (in particolare nel nostro paese dove per portare a compimento un giudizio civile tra primo e secondo grado ci vogliono mediamente sei/sette anni….).


La Venere di Morgantina


Nel nostro ordinamento l'arbitrato è regolato dal Codice di Procedura Civile (libro IV, titolo VIII, artt. 806-840, che minuziosamente regolano ogni aspetto di questa particolare procedura.
Spesso il meccanismo arbitrale viene utilizzato per regolamentare i rapporti commerciali (in particolare quelli internazionali), ciò fa sì che lo stesso abbia possibilità di successo anche in materia di controversie aventi ad oggetto opere d'arte.
Si pensi che nell'ambito degli obblighi di restituzione di opere d'arte esportate fraudolentemente da uno stato membro dell'Unione, a norma della direttiva 93/7 Ce, è previsto che l'actio restitutoria si svolga davanti al G.O. dello Stato richiedente; nell'ordinamento italiano, la medesima previsione è statuita dall'art. 77 del Codice dei Ben culturali e del paesaggio.
Inoltre la medesima direttiva all’art. 4 come pure la corrispondente previsione del C.b.c., nel quadro delle funzioni di assistenza e collaborazione poste a carico di ciascuno stato della Comunità Europea per tutto ciò che si renda necessario per l’esercizio dell’azione di restituzione, fanno esplicitamente riferimento all’esigenza di favorire l’amichevole composizione di ogni questione concernente la restituzione.
L’art. 76 comma 2 lett. f) C.b.c. stabilisce, infatti, che “(…) il Ministero può proporre allo Stato richiedente e ai soggetti possessori o detentori la definizione della controversia mediante arbitrato da svolgersi secondo la legislazione italiana, e raccogliere, per l’effetto il formale accordo di entrambe le parti (…)”. La ratio di tale previsione del legislatore è stata quella di evitare le lungaggini dei processi civili. Inoltre nel quadro della Convenzione UNIDROIT del 1995 sui beni culturali rubati o esportati illegalmente, all’art. 8 si prevede espressamente che “(…) le parti possono convenire di rimettere la controversia a qualsiasi corte o autorità competente, o arbitrato (…)”. È evidente che detta procedura di composizione arbitrale in materia di opere d’arte potrebbe essere applicata anche a tutte le problematiche concernenti i rapporti contrattuali aventi ad oggetto ad esempio l’esposizione della stesse nei vari musei e mostre temporanee. Si pensi ad esempio ai contenziosi giudiziari che derivano da eventuali danni derivati alle opere durante le manifestazioni culturali che potrebbero ben essere ab origine regolati prevedendo una risoluzione espressa di dette problematiche in via arbitrale, attesa anche la tecnicità della materia che richiede senza meno una disamina da parte di un arbiter avente le dovute competenze tecnico/giuridiche.


Vittorio Largajolli è avvocato del Foro di Roma ed esperto in Diritto amministrativo.
studiolegalelargajolli@yahoo.it




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