Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Work in progress - Anno VIII - n.33 - Luglio - settembre 2012
ARTE e DIRITTO  

"Ubi Ius, ibi societas”

Divieti, autorizzazioni e sfruttamento pubblicitario dei beni culturali,
la disciplina prevista dall'art. 49 del codice dei beni culturali.

di Vittorio Largajolli





La norma in questione regola l’affissione di cartelli o altri mezzi cd. pubblicitari su edifici e/o aree oggetto di tutela dei beni culturali.

Andiamo ad esaminare come, non prima di aver ricordato, riportandolo integralmente il testo della norma: "(…) Art. 49. Manifesti e cartelli pubblicitari. 1. È vietato collocare o affiggere cartelli o altri mezzi di pubblicità sugli edifici e nelle aree tutelati come beni culturali. Il collocamento o l'affissione possono essere autorizzati dal soprintendente qualora non danneggino l'aspetto, il decoro o la pubblica fruizione di detti immobili. L'autorizzazione è trasmessa, a cura degli interessati, agli altri enti competenti all'eventuale emanazione degli ulteriori atti abilitativi (*). 2. Lungo le strade site nell'ambito o in prossimità dei beni indicati al comma 1, è vietato collocare cartelli o altri mezzi di pubblicità, salvo autorizzazione rilasciata ai sensi della normativa in materia di circolazione stradale e di pubblicità sulle strade e sui veicoli, previo parere favorevole della soprintendenza sulla compatibilità della collocazione o della tipologia del mezzo di pubblicità con l'aspetto, il decoro e la pubblica fruizione dei beni tutelati. 3. In relazione ai beni indicati al comma 1 il soprintendente, valutatane la compatibilità con il loro carattere artistico o storico, rilascia o nega il nulla osta o l'assenso per l'utilizzo a fini pubblicitari delle coperture dei ponteggi predisposti per l'esecuzione degli interventi di conservazione, per un periodo non superiore alla durata dei lavori. A tal fine alla richiesta di nulla osta o di assenso deve essere allegato il contratto di appalto dei lavori medesimi. (…)" .
(*) Comma così modificato della lettera bb) del comma 1 dell'art. 2, D.Lgs. 26 marzo 2008, n. 62.

Il primo comma della norma in commento fissa come principio generale il divieto di apposizione di mezzi pubblicitari (etc.) ovviamente in ossequio al principio costituzionale statuito dall’Art. 9 della Costituzione (tutela del patrimonio storico ed artistico della nazione…).

Il successivo comma 2 regola l’aspetto della collocazione o affissione lungo le strade site nell’ambito e/o in prossimità di zone ad alta rilevanza culturale.

Molti sostenevano che detta norma fosse in contrasto con l’art. 23 commi 3 e 13 ter d. lg. n. 285/1992 che poneva un divieto assoluto di affissione lungo tali strade e luoghi, successivamente il problema è stato risolto dall’abrogazione di quest’ultima norma ad opera dell’art. 184 d. lg. n. 42/2004.

Pertanto anche il secondo comma dell’articolo 49 ricade nella possibilità di autorizzazione di cui si è parlato in precedenza.

La maggioranza della dottrina individua quello che la norma definisce come “nulla osta” codificandolo in provvedimento autorizzatorio emanato da un P.A. nell’esercizio di un’attività svolta per la tutela di un interesse pubblico di sua competenza.

In deroga è previsto un procedimento amministrativo, scaturente da una richiesta alla P.A. che poi provvede ad una valutazione di pura discrezionalità tecnica.

Il soprintendente dovrà tenere conto nell' emettere il provvedimento del danno in concreto che deriverebbe dalla collocazione di dette pubblicità sui beni in questione.

Le valutazioni possono essere catalogate secondo tre criteri: 1) aspetto, forma e dimensioni della pubblicità; 2) decoro e contenuto del messaggio pubblicitario; 3) fruizione del bene che deve essere comunque garantita.

Diversi i pronunciamenti della Giustizia Amministrativa in materia tesi a delimitare e definire sempre di più i confini di tali criteri.

Vittorio Largajolli è avvocato del Foro di Roma ed esperto in Diritto amministrativo.
studiolegalelargajolli@yahoo.it




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