Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Work in progress - Anno XV - n.64 - Aprile - giugno 2020
MUSEO A CIELO APERTO 

Ulassai- Maria Lai: connubio di natura e arte!
di Angelica Porcu


Ulassai (NUORO). "Strada del rito", decorata dalle opere di MARIA LAI


Da qualche tempo in questa rubrica si è scelto di presentare ai lettori le bellezze artistiche e architettoniche meno conosciute della Sardegna. Protagonista di questo articolo è Ulassai, in Ogliastra, un paese a 700 mt. sul livello del mare, circondato da massicci rocciosi noti con l’appellativo di “tacchi”, che offrono a chi lo visita scenari tra i più suggestivi dell’Isola. Tuttavia il paese non è noto solamente per le bellezze naturalistiche; esso, infatti, ha dato i natali a Maria Lai (1919 – 2013), un' artista che ha svolto un ruolo importante nel panorama artistico italiano del Novecento e nei primi anni del Duemila e che ha saputo aggiungere valore e bellezza al luogo natale con originali creazioni disseminate in un percorso affascinante!
Dopo gli studi condotti a Cagliari, ove conobbe Salvatore Cambosu, suo maestro di Lettere e il primo a scoprire la sua sensibilità artistica, nel 1939 Maria Lai si iscrisse al Liceo artistico di Roma, un’occasione che le permise di conoscere Angelo Prini e Marino Mazzacurati, due maestri di scultura che subito si resero conto del talento di Maria, che possedeva un segno maschile e maturo, rapido ed essenziale allo stesso tempo. Dopo aver completato gli studi a Roma l'artista si trasferì a Venezia nel 1943, dove si iscrisse all’Accademia di Belle Arti, frequentando un corso di scultura tenuto dagli artisti Arturo Martini e Alberto Viani, un ambiente in cui Maria incontrò numerose difficoltà in quanto il Martini non accettava il ruolo delle donne nell’arte.

 




Maria Lai. LA SCARPATA, una "geografia"
che ricostruisce la storia del mondo!




Ulassai. Museo di Arte Contemporanea- Stazione dell'Arte

Dopo un rientro in Sardegna, l’Artista partì nuovamente per Roma nel 1954. E’ in questa città che scoprì durante gli anni Sessanta l’Arte Povera e Informale, oltre al valore delle tradizioni, del mito e delle leggende della Sardegna che la condussero a operare sulla materia attraverso la realizzazione di ready – made quali i Telai. Installazioni, Libri cuciti e mappe, definite "geografie" dai critici dell’arte, sono le opere che caratterizzano il processo artistico negli anni Ottanta.  E’ proprio nel 1981 che prende vita la performance Legarsi alla Montagna, dove un lungo nastro azzurro lega, nel vero senso della parola, il paese di Ulassai con i propri abitanti, un’opera nota in tutto il mondo.
E’ il 2006: nel paese natale dell’artista viene inaugurato il Museo di Arte Contemporanea Stazione dell’Arte, in cui è possibile vedere esposte le opere che Maria Lai ha donato alla comunità di Ulassai. Il museo attrae ogni anno numerosi turisti, ma è proprio quando si giunge al Paese che ci si rende conto di trovarsi all’interno di un museo molto più grande, un autentico museo a cielo aperto, poichè su tutto il territorio di Ulassai è possibile ammirare opere realizzate dall’Artista. Visitare Ulassai è come compiere un pellegrinaggio culturale: si va alla ricerca dei numerosi interventi di questa donna straordinaria sul territorio, respirando così un’aria colma di creatività, tradizione e ricerca delle leggende locali.




MARIA LAI. I Telai sul soffitto del Lavatoio (part.)


Maria Lai. I TELAI del LAVATOIO


Le capre cucite, realizzate nel 1992, danno il benvenuto a chi giunge a Ulassai arrivando dalla strada che collega il paese con Cagliari. Si tratta di un’opera che rientra nel campo dell’arte ambientale, in perfetta armonia col territorio in cui è stata realizzata e con la tradizione agropastorale del paese. Inoltre la capra è un animale al quale l’artista si sente profondamente legata, in quanto questi animali suscitano in lei una profonda sensazione di libertà!
Inoltrarsi fra le vie del paese significa scoprire altre opere dell’artista: fra queste si incontrano il Lavatoio e la Via Crucis all’interno della chiesa di Sant’Antioco, a pochissima distanza dal Lavatoio. Il Lavatoio pubblico fu realizzato nel 1903, ma dal 1982 divenne il luogo in cui diversi talenti artistici poterono dar sfogo alla propria creatività. Fra questi ultimi si incontra proprio Maria Lai, che decorò il soffitto con una serie di Telai colorati che catturano subito lo sguardo dei visitatori e che, assieme alla musica scaturita dallo scorrere dell’acqua nella Fontana sonora (1987) di Costantino Nivola, creano una magica atmosfera dalle note delicate. Uscendo dal Lavatoio e percorrendo un’imponente scalinata, che ricalca il pendio del paese, si giunge alla chiesa di Sant’Antioco. Ai lati della navata centrale è possibile ammirare la Via Crucis di Maria Lai realizzata nel 1981, una serie di stele alte e strette con sfondo nero e filo bianco, che si caratterizzano per i tratti sobri ma allo stesso tempo drammatici.

 






MARIA LAI. Bozzetto per uno dei disegni delle pareti esterne
della CASA DELLE INQUIETUDINI












Maria Lai. Una stele della VIA CRUCIS
Chiesa di Sant'Antioco



Seguendo la via che conduce alle grotte Su Marmuri, note in tutta la Sardegna, poco distanti dal centro abitato, si incontrano altre opere dell’artista: la Scarpata (1993), una grande "Geografia" che ricostruisce la storia del mondo, la Casa delle Inquietudini (2005 – 2007), che si caratterizza per la presenza di demoni dipinti sulle pareti esterne, e i Muri del groviglio (2005), composti da scritture e fili incisi nel cemento. Le tre opere si fondono in perfetta armonia con l’ambiente nel quale sono state inserite, creando un dialogo continuo fra arte e natura. Esiste anche un’altra opera realizzata da Maria Lai collegata perfettamente all’ambiente: la Strada del Rito (1992), che richiama un’antica tradizione del Paese, ovvero il pellegrinaggio verso la chiesa di Santa Barbara in prossimità delle cascate Lequarci. L’opera fa immergere i visitatori nel passato, riflettere sull’antico e sul ruolo della memoria e si resta in silenzio di fronte ad essa, quasi rispettosi della sua sacralità.
Il museo a cielo aperto di Ulassai, luogo colmo di arte, tradizioni e paesaggi insoliti, fa riflettere l’uomo sull’importanza di conoscere il passato per poter meglio vivere il presente e immaginare il futuro.




Angelica Porcu, laureata in Beni Culturali; nel 2016 ha conseguito la Laurea Magistrale in Storia dell'Arte. Collabora con riviste d'arte contemporanea on line




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