Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Work in progress - Anno XV - n.66 - Ottobre - dicembre 2020
IL MUSEO A CIELO APERTO 


Le maestose rovine dell' Abbazia gotica di San Galgano (SI)
di Bruna Condoleo


Chiusdino (SI). Panoramica delle rovine dell'Abbazia cistercense di San Galgano (XIV secolo)


In tempi di pandemia, quando per motivi di precauzione sanitaria è difficile se non impossibile godere delle molteplici bellezze artistiche della nostra Penisola, AeF propone un itinerario inconsueto che permette la visita a un luogo d'arte unico e misterioso, immerso in un incontaminato luogo naturale, aperto a tutti: l'Abbazia cistercense di San Galgano. Arrivare nella verde vallata del comune di Chiusdino, a pochi chilometri da Siena e trovarsi di fronte alle grandiose rovine dell’Abbazia è un’emozione impareggiabile che fonde la meraviglia con lo spirito ascetico, il senso del mistero con l’afflato mistico. Un immenso rudere gotico, antico di 750 anni che tuttavia non ha affatto perduto né il fascino né l’aspetto di un edificio che testimonia, oltre alla religiosità medioevale, la potenza raggiunta nel ‘300 dall’Abbazia cistercense. Protetta dagli imperatori Enrico VI, Ottone IV e Federico II, malgrado calamità e pestilenze, nel ‘500 essa era divenuta tanto florida da impensierire Papa Giulio II che le scagliò contro l’interdetto! In seguito a tale contesa cominciò l’abbandono della chiesa da parte dei monaci e da allora iniziò la decadenza del luogo che prima fu spoliato della copertura, poi divenne cava di materiali; perseguitato dalla cattiva sorte nel 1781 crollò definitivamente il tetto e cinque anni dopo un fulmine colpì il campanile! Il rudere venne perciò sconsacrato e lasciato alle ingiurie del tempo fino a quando, nel 1924, si diede inizio a un restauro conservativo al fine di impedirne il totale degrado.
Sorta alla metà del XIII secolo ad opera dell’ordine monastico cistercense, la Chiesa abbaziale di San Galgano è un’immensa croce latina a tre navate, lunga 72 metri e larga 21 metri nel vano del transetto, con un’abside semicircolare in cui si aprono 6 monofore e un grande rosone.
La navata centrale dell'Abbazia


i pilastri polistili e gli archi acuti
le navate laterali con la fuga degli archi





Sei campate e sedici pilastri spartiscono lo spazio geometricamente perfetto dell’interno: l’eleganza gotica delle strutture che si elevano svettanti verso il cielo, le arcate acute a doppia ghiera, la fuga di ogive nelle navate laterali costituiscono l’esempio più fulgido di uno stile gotico italiano che risente delle influenze pisane e senesi, soprattutto nei decori, nelle bifore raffinate (una sola è ancora completa di colonnina!) e nei cento capitelli che l'adornano. Malgrado il forte slancio verticale, l’Abbazia esprime un gusto gotico più sobrio rispetto ai coevi esemplari francesi; tuttavia la sua storia e l' attuale aspetto rimandano ad altre due famose Abbazie scozzesi, anch’esse dirute, ovvero Melrose e Kelso, costruite nel XII secolo dai cistercensi e dopo una gloriosa storia di cristianità e di potere anch'esse abbandonate dalla fine del XVI secolo per eventi diversi. Luoghi, questi, pittoreschi e misteriosi, immortalati da letterati e artisti romantici, come il romanziere Walter Scott o il pittore tedesco Friedrich, ma anche spazi appropriati per set cinematografici, come è accaduto nel film Nostalgia di Tarkovsky, ambientato tra i resti grandiosi dell’Abbazia di San Galgano.
Un silenzio ricco di suoni naturali, dal soffio del vento che s’incunea tra le navate e tra gli archi allo stormire degli uccelli che nidificano tra le pietre, domina gli spazi della chiesa che, essendo priva del tetto, è ricoperta soltanto dall’azzurro cielo toscano. Accanto ad essa alcuni resti del complesso abbaziale ancora in buono stato, come la Sala Capitolare coperta da volte a crociera e illuminata da due belle bifore che si affacciano sui pochi ruderi del grande chiostro.




La Rotonda di Montesiepi ( Chiesa del XIII secolo)








La spada nella roccia





l'interno dela chiesa di Montesiepi




Vicino alla sala capitolare è ancora visibile lo Scriptorium, un ampio vano ricco di finestre e di pilastri cruciformi, destinato alla preghiera e al lavoro dei monaci cistercensi.
L’Abbazia è intitolata  al santo che si venera in questa zona, Galgano, della famiglia dei Guidotti, morto nel 1181, un cavaliere convertitosi, come farà san Francesco, alla vita eremitica. Quando decise di abbandonare la vita militare, conficcò miracolosamente nella roccia la sua spada che ancora si conserva nella Rotonda di Montesiepi, una chiesetta costruita nel 1200 sulla collina attigua all’Abbazia. La spada, che secondo le indagini compiute dall’Università di Siena, è d'origine medioevale (spezzata da un vandalo negli anni ’60 e di nuovo nel 1991, ma poi reintegrata!!), affiora dal pavimento della chiesa con l’elsa a forma di croce, simbolo di pace e di preghiera. Il luogo è suggestivo per la classica semplicità dell’eremo, a pianta circolare, simile ai mausolei romani, rivestito di pietra bicroma a fasce di marmo e di mattoni. Alla metà del ‘300 venne aggiunto alla chiesetta un corpo rettangolare in stile  gotico con volta a crociera ogivale, affrescato dal celebre pittore Ambrogio Lorenzetti con “Storie della Vergine”.



Le rovine dell'Abbazia di San Galgano all'imbrunire


La cupoletta della chiesa, rivestita da file di mattoni rossi e pietre bianche, ricorda le semplici coperture delle tombe romane ed etrusche: non è un caso, poichè l'eremo fu costruito proprio sopra l'antica capanna in cui San Galgano trascorse l'ultimo anno di vita e dove morì. Una passeggiata indimenticabile, questa che qui proponiamo, tra antichi edifici sacri, storie e leggende medioevali e il verde paesaggio senese!



Bruna Condoleo, storica dell'arte, giornalista, curatrice di mostre e di cataloghi d'arte




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