Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Work in progress - Anno XVI - n.67 - Gennaio - marzo 2021
MUSEO A CIELO APERTO 


L'Isola di CAPRI, dove natura e cultura si fondono in perfetta armonia
di Bruna Condoleo


CAPRI . Piazza Umberto I, ovvero la celebre "Piazzetta"



E’ uno di quei luoghi in cui, per un'ineffabile alchimia, natura, mito e storia si sono fusi in un impareggiabile spettacolo di bellezza. Gli ammirati commenti che la visione di Capri suscita, sembrano portare l’eco delle mille esclamazioni di meraviglia dai pellegrini d'ogni epoca dinanzi agli incredibili panorami dell’isola partenopea. Dai mitici Teleboi che la colonizzarono fin dall'VIII sec. a. C., agli imperatori romani, come Augusto, che la scelse per i suoi “otia” estivi e Tiberio che la preferì addirittura a Roma; dai viaggiatori del '700 agli artisti e scrittori che negli ultimi due secoli l'hanno eletta a ispiratrice d'arte e di poesia, Capri è stata e rimane luogo di fascino ineguagliabile!
Scrittori come il russo Maksim Gorkij o l’ingleseNorman Douglas, che le dedicò “Vento del Sud”, compositori come il musicista francese Claude Debussy, poeti come Pablo Neruda, che abitò nell’isola e qui pubblicò “I versi del Capitano”, pittori come l’acquerellista Charles Caryl Coleman, tantissimi grandi artisti hanno dedicato a Capri romanzi, versi, musiche e immagini indimenticabili.


I celebri Faraglioni


L'Arco naturale
La scoscesa via Krupp


L 'antica Via Longano






Da sempre crogiolo di genti, razze e religioni diverse, per la sua vocazione cosmopolita Capri non ha mai tradito il carattere di paese aperto alle più differenti sollecitazioni culturali, fin da quando scelse come patrono un santo venuto dall'Oriente, S. Stefano, cui è dedicata la bella chiesa che domina Piazza Umberto I, meglio nota come la “piazzetta”, e unisce alle forme barocche elementi arabi nelle bianche cupole. Nella Piazzetta si concentra il via vai di turisti incantati dall’armoniosa bellezza del centro storico, dominato dal campanile della chiesa e dai caratteristici caffè; affacciato sulla piazza è anche l'ingresso a una delle vie più antiche, via Longano (dal greco longones = grandi pietre), che costeggia le mura greche (VI sec. a.C.) costruite dai primi colonizzatori egei. Ovunque si possono scoprire antiche stradine inerpicate e vicoli deliziosi, costeggiati da abitazioni sobrie, in uno stile capace di adattarsi con fantasiose soluzioni al terreno scosceso dell'isola, ma anche ville più recenti,  come “Il Rosaio”, divenute all’inizio del ‘900 luoghi di sodalizi letterari.
Ad Anacapri si può visitare Villa S. Michele, dimora dello scrittore e medico svedese Axel Munthe, che ospitò alla fine degli anni ’30 lo scrittore e giornalista Curzio Malaparte, anche lui innamorato dell’Isola, tanto da farsi costruire dall’architetto Adalberto Libera la celebre casa nella zona di Punta Tragara.
La Certosa di San Giacomo




Il chiostro rinascimentale della Certosa





Tantissimi i luoghi naturali più conosciuti di Capri, come l’Arco naturale, ovvero ciò che resta di un'immensa grotta di formazione paleolitica che si apriva nella montagna, situata in un sito spettacolare la cui flora spontanea è caratterizzata da elci e da lentischi. Gli inconfondibili Faraglioni di Capri, oltre il porto di Tragara, formatisi 500 mila anni fa grazie all’azione erosiva delle onde su di un antico promontorio allungato nel mare, sono uno spettacolo antico e sempre nuovo.
Dai Giardini di Augusto si ammira un panorama mozzafiato sulla via Krupp, scavata a picco lungo il costone di roccia; a poca distanza la Certosa di S. Giacomo, costruita alla fine del 1300, poi devastata dai Turchi, che ancora possiede affreschi seicenteschi e due chiostri rinascimentali, oltre al museo "Diefenbach" con i visionari dipinti del romantico pittore tedesco. A Marina Piccola, sotto gli strapiombi del Monte Solaro, c'è il più famoso sito balneare di Capri, diviso dallo "Scoglio delle Sirene", ove si conservano i ruderi di un porto romano.
Tuttavia anche a Capri, dove tutto sembra essere stato visto e assaporato, esiste un angolo poco intaccato dalla folla avida dei turisti, che conserva un fascino misterioso: è il Damecuta, i pochi resti di una delle ville che l'imperatore Tiberio fece costruire durante gli 11 anni del suo impero trascorsi nell'isola (si ritiene fossero 12 ville, ognuna costruita in onore di una divinità!).

Il panorama mozzafiato all'arrivo nell'Isola




Un angolo della costiera




Luogo poco accessibile è il Damecuta, fiorito di mirti e di ginepri, dalle cui terrazze si domina uno spettacolo indicibile: Ischia, Procida, il golfo di Napoli, il mare azzurrissimo e le scogliere a picco sul mare che formano nei loro anfratti grotte antichissime, in cui stalattiti e stalagmiti si toccano in un abbraccio senza tempo. Nell'articolato complesso architettonico della villa, a strapiombo sulla costa che racchiude la celebre Grotta Azzurra, Tiberio volle crearsi una piccola abitazione privata, immersa  in un silenzio che ancora profuma di ginestre e di pini fatti giungere dalla lontana Aleppo in Siria. Damecuta, nome derivato probabilmente dalla corruzione dei termini “domus”= casa e “cubicula”= stanza da letto, è un sito appartato che, a differenza della più famosa Villa Iovis, meglio si confà all'ombrosa e contraddittoria personalità di Tiberio: qui allignano agavi, fichi d'India, l'odorosa melissa, l'acanto caro agli dei, il mirto e il lentisco, un autentico paradiso naturale che neanche la devastatrice civiltà consumistica è riuscita a incrinare!


Le imponenti rovine di VILLA JOVIS (I° sec d.C.)


Situata difronte alla costiera sorrentina, rudere affascinante per la sua impervia bellezza, Villa Jovis è invece ciò che resta del grandioso palazzo ufficiale, riportato alla luce dall’archeologo Amedeo Maiuri nei primi decenni del secolo scorso, di cui restano imponenti rovine: gli appartamenti imperiali, le vaste cisterne, gli ambienti termali e i vertiginosi affacci sul mare, come “il salto di Tiberio”, rupe altissima dalla quale, si dice, l’imperatore facesse gettare i nemici! Tra selve di lecci e profumati agrumeti qui si trovano più di 800 specie di flora mediterranea che trasformano anche le nudi pareti delle rocce, fiorite d’inverno di litospermi turchini.
Un paradiso da tutelare, duwque, come gli innumerevoli luoghi della nostra fantastica Penisola!



Bruna Condoleo, storica dell'arte, giornalista, curatrice di mostre e di cataloghi d'arte




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