Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Work in progress - Anno XVII - n.71 - Aprile - giugno 2022
MUSEO A CIELO APERTO 


L'Italia di GOETHE: unicità di mito, realtà e sublime Bellezza !
di Bruna Condoleo

Handy Warhol, ritratto di J. W. Goethe, 1982

Venezia, basilica di San Giorgio Maggiore di Andrea Palladio, II metà del 1500


Johann Wolfgang von Goethe è stato uno dei primi viaggiatori del Grand Tour a cogliere l’unicità del Bel Paese, alla cui bellezza del paesaggio s’intreccia una seconda natura che per secoli artisti, mecenati, artigiani hanno concorso a creare con opere geniali! Fin dall’infanzia il Poeta tedesco aveva sognato l’Italia attraverso le seducenti immagini delle incisioni settecentesche che popolavano la casa paterna, e spinto dal desiderio irrefrenabile di vedere “la terra ove fioriscono i limoni” era partito alla scoperta della nostra Penisola il 28 agosto del 1786.

Dopo un lungo viaggio con tappe a Verona, Vicenza e Venezia, in cui per la prima volta vide il mare, attraversate l’Emilia Romagna, la Toscana e l’Umbria Goethe giunse  nella città Eterna, già affermato poeta e Consigliere di stato del Principato di Weimar, portando con sé le sue opere, le matite, gli acquerelli e uno struggente bisogno di trascrivere ogni emozione di quel viaggio tanto agognato nei luoghi della sua ispirazione poetica. Con il falso nome di Philip Moeller alloggia in una pensione in via del Corso n.18 assieme ad altri connazionali, fra cui il pittore Joahnn Heinrich Tischbein, autore del famoso ritratto di Goethe nella campagna romana, conservato a Francoforte.




Verona , L'Arena, anfiteatro romano, I secolo d. C.

Nella casa romana del Poeta tedesco, divenuta dal 1997 museo, biblioteca e centro culturale, ancor oggi si conserva un colossale calco in gesso della testa di Giunone Ludovisi (I sec.d.C.) che egli definiva affascinante "come un canto d'Omero". La sua vita nella Città si svolge fra impegni culturali, studi e visite ai monumenti antichi; frequenta la pittrice neoclassica Angelica Kauffmann, il Caffè Greco e gli ambienti letterari cari ai viaggiatori tedeschi; è letteralmente rapito dalla bellezza di Campo Vaccino (nome con cui si definivano le rovine dei Fori Imperiali, divenuti al suo tempo zona di pascolo!), dalla grandiosità del Colosseo, dal fascino delle piazze e delle Ville romane, che spesso il poeta-pittore ritrae nei delicati acquerelli. E' abbagliato dai dipinti della Cappella Sistina, ma soprattutto dalle opere di Raffaello nelle Stanze Vaticane, da lui considerato il vertice dell'arte figurativa, nonché dalle testimonianze scultoree dell'antichità, conservate nei Musei Vaticani, cui si era interessato sotto la guida interpretativa dell'archeologo Winckelmann. "In altri luoghi bisogna andare a cercare le cose importanti- annota in Viaggio in Italia- qui se n'è schiacciati, riempiti a sazietà….. E la sera si è stanchi e spossati dal tanto vedere ed ammirare".


Roma. il Colosseo, anfiteatro Flavio, I sec. d. C.

Roma, La Cupola di San Pietro dall'Aventino




Fra studi e occupazioni varie Goethe ha perfino il tempo di innamorarsi di un'ostessa dell'Osteria della Campana, in vicolo Savelli, di nome Faustina, cui forse sono dedicati alcuni ardenti versi delle "Elegie Romane". Un anno dopo parte alla volta di Napoli, meta tradizionale per i grand tourists settecenteschi, che raggiunge dopo diverse tappe, fra cui Velletri, cittadina in cui il poeta, ospite del cardinale Stefano Borgia, ha l'occasione di ammirare la prestigiosa collezione d'arte, unica in Europa per la ricchezza degli oggetti provenienti dai "cinque mondi" e da allora tappa obbligata per il "voyage de Naples". Il soggiorno napoletano, durato un mese, è contraddistinto da studi naturalistici e da gite in luoghi famosi per bellezza panoramica e fascino storico: Posillipo, il Vesuvio, che scala per tre volte e vede in eruzione, gli scavi di Pompei e di Ercolano, i grandiosi templi dorici di Paestum, dinanzi alla cui severa maestosità il Poeta, pur amante della classicità, si convince della potenza che emanano le rudi e monumentali forme arcaiche.



Napoli. il Vesuvio, visto da Monte Faito
Paestum (SA), Tempio dorico detto Basilica, dedicato ad Era, metà del VI sec. a.C.




Malgrado sia affascinato dalla gioiosità e dalla sensualità della gente di Napoli, città che definisce "un paradiso" inebriante, capace di "far uscir di senno", decide di raggiungere il Sud ancora inesplorato dai viaggiatori settecenteschi, dove pensa di appagare i propri interessi botanici e geologici. Assieme all'amico pittore Christoph Kniep, che trasformerà in bei disegni le tappe di questo itinerario, Goethe raggiunge via mare la Sicilia e in questa terra calda e assolata, lui, "fuggiasco nordico", come egli stesso si definisce, viene letteralmente conquistato dai colori splendenti e dal rigoglio della natura meridionale ove "...la purezza dei contorni, la morbidezza dell'assieme, la gamma delle sfumature, l'armonia che univa cielo, mare e terra..." (scrive in "Viaggio in Italia") gli offrono sensazioni che porterà dentro di sé per tutta la vita. Per un Artista che scriverà "La Teoria dei colori", testo basilare per la cultura pittorica dell'800 e del '900 incentrato sull'analisi, sull'accostamento e sull'effetto psicologico ed emotivo delle tinte, i fenomeni cromatici della natura del Sud, così abbagliante e ricca di luminosità, saranno fondamentali per i suoi studi futuri, da Goethe stesso considerati motivo di grande orgoglio!



Selinunte, Parco archeologico, resti del tempio dorico G, V sec. a.C.


Agrigento, Collina dei Templi, Tempio di Hera Lacinia, 450 a.C.




Taormina, Teatro greco-romano, III sec. a. C.- ampliamento prima metà II sec. d.C.



Nella visione dei templi di Segesta, di Agrigento e del teatro di Taormina il suo amore per l'architettura antica troverà pieno appagamento e l'immersione nella cultura magno-greca e nel mito favorirà la perfetta comprensione dei testi omerici che il Poeta rilesse proprio in Sicilia, cogliendone l'essenza profonda e la ricchezza immaginativa e annotando nel suo diario: "ora l'Odissea è davvero per me una parola viva!" (17 maggio 1787). Soprattutto la visita al teatro di Taormina colpì Goethe per l'immenso scenario che si poteva percepire dall'alto della cavea: il mare fino a Siracusa, i castelli sovrastanti alte rupi e il massiccio montuoso dell'Etna, uno spettacolo "amplissimo chiuso dal colossale vulcano fumante che nella dolcezza del cielo appare più lontano e mansueto e non incute timore" (da Viaggio in Italia)!
Dalle appunti goethiani l'immagine della nostra Penisola risulta dunque idilliaca, una mitica Arcadia in cui il canto dei pastori si trasforma in poesia e la natura in Arte. A tal punto il Poeta amò l'Italia da sperare di trovare l'estremo rifugio proprio a Roma, in un luogo suggestivo e romantico presso la Piramide Cestia, che oggi conserva invece le spoglie di suo figlio August! Dalla felice esperienza italiana nascerà, tra l'altro, la poesia di Elegie romane, in cui mito e realtà si fondono, natura e antichità si mescolano a creare un ideale assoluto quanto astorico di Bellezza, come s'intuisce da questi versi goethiani, emuli della poesia d'amore latina e pervasi di sottile erotismo: " E non mi erudisco (forse) mentre spio le forme dell'amabile/ seno, guido la mano giù per i fianchi?/ Solo allora intendo il marmo; penso e raffronto, / vedo con occhio che sente, sento con mano che vede".


Bruna Condoleo, storica dell'arte, giornalista, curatrice di mostre e di cataloghi d'arte




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