Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Rivista bimestrale - Anno I - Gen./feb. 2006, n. 1
 IN MOSTRA 

GAUGUIN E VAN GOGH


"L'avventura del colore nuovo"
di Bruna Condoleo


A Brescia, nel Museo di Santa Giulia, in una mostra esclusiva, curata da Marco Goldin, sono esposte 150 opere dei due geniali protagonisti della storia artistica contemporanea, oltre a lettere, libri, fotografie, carnet di disegni.
Fino al 19 marzo 2006.


Due artisti antesignani delle avanguardie del ‘900, due linguaggi innovatori, basati sulla potenza espressiva del colore: Van Gogh e Gauguin.
Durante la sua breve ed intensa vita Vincent Van Gogh ha dipinto con passionalità e coinvolgimento la realtà che più gli era cara: amici, paesaggi, nature morte, se stesso, esprimendo il pathos di un'anima ferita, ma desiderosa di comprendere e di essere compresa. Paul Gauguin ha tradotto nella pittura le sue molteplici esperienze esistenziali, dalla nativa Parigi, alla Bretagna, alle isole polinesiane, proiettando le irrisolte inquietudini del suo, come del nostro tempo, filtrate da una sorta di malinconica astrazione dalle cose. Due temperamenti pittorici diversi, eppure legati non soltanto dal breve sodalizio artistico ad Arles, ma soprattutto dalla medesima attenzione totalizzante al colore. Per Van Gogh quest'ultimo è veicolo tumultuoso, quanto autonomo, del racconto delle contraddizioni e dei tormenti della vita; per Gauguin il colore traduce la presenza del simbolo, ciò che si nasconde nella dimensione interiore e nell'ignoto, perciò è puro ed assoluto, quanto quello usato dall'artista olandese è materico, ricco, esplosivo. Pur non corrispondendo alla realtà naturale, per ambedue gli artisti il colore ha la capacità di trasmettere le emozioni, tanto da assumere la preminenza su tutte le altre componenti dell'espressività pittorica. Superata la concezione impressionista, che intendeva tradurre sulla tela l'esperienza della percezione ottica, i due artisti ritengono, invece, che la pittura esprima una visione più complessa di quella che l'occhio è capace di registrare e che nasca dall'interiorità della coscienza.
Una vita dura, un'affermazione difficile per un autodidatta, giunto tardi nel mondo dell'arte, quella di Vincent, introverso e portato alla depressione; uno spirito ribelle ed insofferente ad ogni conformismo borghese quello di Paul, fuggito dall'Europa e dalla sua cultura per cercare un eden originario nell'incontaminata società dei primitivi. Dopo aver abbandonato la maniera impressionista attinta dal maestro Pissarro ed aver trovato in Bretagna, a Pont Aven , uno stile originale, fatto di sintesi e di uso antinaturalistico del colore, Gauguin, nel periodo della sua permanenza a Tahiti e nelle isole Marchesi, ha immortalato con smaglianti colori la natura lussureggiante dei luoghi, le donne monumentali come idoli misteriosi, sensuali e calde come il sole polinesiano. Nella purezza dell'arabesco lineare, nella semplificazione della forma, ma soprattutto nella musicalità dei toni, il linguaggio gauguiniano tocca i vertici più alti della spiritualità, attingendo liberamente al mondo dell'onirico e del mistero e fondendo cattolicesimo ed induismo in un poetico sincretismo.
Non così per Van Gogh: costante nell'impegno umano e sociale fin da quando operava come pastore tra i minatori belgi del Borinage e, seguendo il “maestro” Millet, dipingeva realisticamente gli oppressi, l'artista olandese non ha mai smesso di interrogare la realtà, incidendo le tele con rabbia e con una pennellata frenetica e vorticosa, capace di suggerire le tensioni, la solitudine, le lacerazioni dell'esistenza.
La convivenza di due personalità così antitetiche doveva risultare problematica e così fu: ad Arles, dopo 10 mesi di tentativi, da febbraio a dicembre del 1888, fallì miseramente il progetto di creare uno “studio del Sud”, nella celebre casa gialla, con la conseguenza di condurre van Gogh ad una grave crisi di autolesionismo e di depressione, seguita da ripetuti ricoveri ospedalieri. Malgrado ciò, dopo Nuenen, dove aveva dipinto i famosi “Mangiatori di patate”, Anversa e Parigi, dove aveva schiarito definitivamente la cupa tavolozza, fu Arles l'evento più importante della sua carriera artistica. Il sole e la luce limpida della Provenza si riflettono nei timbri accecanti dei colori, divenuti ormai per il pittore il linguaggio assoluto delle emozioni: ad Arles nascono, infatti, capolavori come “Il postino Roulin”, “La Berceuse ” e i numerosi autoritratti, nei quali l'artista riesce a penetrare nelle pieghe dell'animo con straordinaria forza interpretativa.

Anche Gauguin, soprattutto a Tahiti, entra in contatto con le zone ancestrali dell'uomo e della natura, ma a differenza di Van Gogh, vuole immergersi nella bellezza che non muta, nel fascino di una sospensione che sa allontanare il dramma più crudo, seppure un'inquietudine sottile serpeggi sempre nelle sue tele. Nei capolavori, risalenti al soggiorno tahitiano, tra il 1891 e '92, le esotiche immagini custodiscono, infatti, l'enigma irrisolto di un mondo ritenuto incontaminato, ma risultato diverso, a volte perfino estraneo agli occhi dell'artista, ancorato più del prevedibile a quel sostrato di cultura “civilizzata”, tante volte rimosso. In opere come Da dove veniamo, chi siamo, dove andiamo?, Donne di Tahiti, Ia orana Maria , il colore, che è il linguaggio del sogno e la linea raffinata ed elegante suggeriscono un'arte che non si consuma nell'intuizione di un momento, ma tende all'universalità.
Precursore del Simbolismo e dell'Espressionismo, profeta dell'Art Nouveau, Gauguin ha testimoniato con la vita e con l'arte un cammino esistenziale contrassegnato da una malinconia senza disperazione, molto vicina alle irrisolte inquietudini dell'uomo contemporaneo.

Triste l'epilogo delle due esistenze: Gauguin, minato dalla sifilide, muore a 55 anni nelle isole Marchesi, l'8 maggio 1893; Van Gogh, dopo un breve soggiorno ad Auvers sur Oise, sotto le cure del medico Paul Gachet, per il quale dipinge ben ottanta tele, si spara al petto proprio in uno dei campi di grano, tante volte ritratti, spegnendosi due giorni più tardi, il 29 luglio 1890, a soli 37 anni.
 



P.Gauguin: I covoni gialli, 1889 - Musée d'Orsay, Parigi


V.Van Gogh: Il castello di Auvers, 1890 - Van Gogh Museum, Amsterdam


P.Gauguin: Donne di Tahiti, 1891 - Musée d'Orsay, Parigi


Van Gogh: Autritratto con cappello 1887 - Van Gogh Museum, Amsterdam


P.Gauguin: La vita e la morte, 1889 - Musée M. et M.me Mohamed Mahmoud Khalil, Il Cairo



Van Gogh: Campo di papaveri, 1890 - Gemeentemuseum, L'Aia