Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Rivista bimestrale - Anno I - Mar./apr. 2006, n. 2
 IN MOSTRA 

AMEDEO MODIGLIANI


"La malinconia degli angeli "
di Bruna Condoleo


A Roma, al Complesso del Vittoriano, dopo quasi 50 anni dall'ultima mostra, si è inaugurata l'esposizione dedicata a “Amedeo Modigliani”. Curata da Rudy Chiappini, Direttore del Museo d'Arte Moderna di Lugano, propone l'intero percorso creativo dell'artista, attraverso 100 opere tra oli, sculture e disegni, provenienti dai musei più prestigiosi del mondo.
Fino al 20 giugno 2006.



Scultore per vocazione e per passione, ma strappato forzatamente alla scultura per l'estrema debolezza del fisico, Amedeo Modigliani divenne, forse suo malgrado, pittore insuperato per eleganza formale e per pregnanza espressiva. Con un destino analogo a quello di Michelangelo, che pur sentendosi soprattutto scultore, con la Cappella Sistina lasciò l'impronta superba della sua genialità pittorica, Modigliani produsse capolavori di pittura, malgrado avesse dato prova della sua versatilità in un'arte faticosa, che prediligeva la pietra ed i materiali duri da modellare.
Partito da una formazione classica, che gli aveva inculcato l'amore per i pittori trecenteschi senesi, come Simone Martini e per gli artisti del ‘400, come Sandro Botticelli, Modigliani, una volta giunto a Parigi nel 1906 dalla natia Livorno, appena ventiduenne, l'artista si era immerso nell'atmosfera dinamica della capitale francese, aperta alle più svariate esperienze europee, in un clima di libertà e di rinnovamento culturale.
Picasso e l'amico Brancusi, i fauves, gli scultori Laurens e Lipchitz, gli intellettuali come Max Jacob, gli scrittori come Guillaume Apollinaire: un mondo fervido di idee e di entusiasmi, che lo avvince e lo esalta. La leggenda del pittore bello e perduto, che passa dalle droghe all'hashish, incurante della precaria salute e delle convenzioni borghesi, ha contribuito a fare di lui il prototipo dell'artista “maudit”, maledetto. Tuttavia non è certamente in questa esistenza dissipata, al di fuori delle regole, che risieda il fascino di Modì, bensì nella sua arte raffinatissima, espressione di un cammino interiore di sofferenza, capace di distinguersi dalle avanguardie coeve, come dai protagonisti dell'arte del primo ‘900. Se è innegabile l'influenza di Picasso, del periodo blu, sulle opere dell'artista, è la lezione salda e volumetrica di Cézanne, morto lo stesso anno in cui Modì giunse a Parigi, ad incidere durevolmente sulla sua poetica. La sintesi essenziale dei volumi, la ricerca della forma geometrica, il rigore del disegno sono elementi fondamentali del vocabolario figurativo dell'artista, gli stessi che caratterizzano le sue sculture attorno agli anni dieci. Teste in pietra, molto allungate, ove i tratti del viso sono ridotti a puri segni, come in idoli cicladici, tesi all'essenza, bloccati in forme semplificate, quasi astratte, eppure sempre individuabili naturalisticamente. L'estrema stilizzazione ci fa pensare all'arte africana che in quegli anni affascinava tanti artisti, come Matisse e Picasso, ma per Modì questa predilezione si coniuga con un amore per l'arte mediterranea delle origini: l'arte egizia, la scultura greca arcaica, perfino la cultura kmer. Una passione, dunque, che ripercorre a ritroso la storia della figuratività occidentale e , senza mai rinnegare la tradizione ed i valori della forma, si riappropria del senso primordiale dell'esistenza, del mistero della sacralità, di un concetto di universalità della visione.
Abbandonata la scultura, a causa di un aggravamento della tubercolosi contratta da ragazzo, Modì intensifica la produzione di oli, soprattutto ritratti e nudi femminili, assecondando una vocazione innata per la figura che lo aveva portato a frequentare, poco più che ventenne, la scuola di nudo a Venezia e nel 1917 l'Accademia Colarossi a Parigi. Quello dei ritratti di Modigliani è un mondo singolare, estatico e silenzioso, una carrellata impareggiabile di persone che ruotano attorno al pittore, ne condividono speranze, ansie, delusioni ed affettività, come la delicata Czechowska, il dandy Baranowskij, il poeta polacco Zborowski, il mercante Guillaume, l'esile Cocteau, ma soprattutto la dolce e fragile Hébuterne, amata profondamente dall'artista negli ultimi 3 anni della breve esistenza. Ogni immagine è un capolavoro di sintesi espressiva, di bellezza lineare e formale, un'interpretazione globale del personaggio, eternato nella sua più intima spiritualità. Non la mera somiglianza fisica, né la presenza di particolari ambientali o paesaggistici servono al pittore per definire l'identità dell'amico, dell'amata o della modella, ma una linea morbida, ininterrotta, melodiosa, che costruisce la forma, un tratto incisivo che si estenua nei lunghi colli sinuosi, in mani intrecciate, nei nasi appuntiti, nelle mandorle, spesso vuote, degli occhi. Occhi spesso senza pupille, come quelli delle statue antiche, eppure occhi sempre diversamente espressivi, intrinsecamente malinconici e comunque struggenti, a volte pervasi da tenerezza o spenti da languore, a volte persi in lontananze siderali.
Mentre le figure vestite mostrano corpi fermati in gesti riservati ed in pose statuarie, circonfusi da un'aura misteriosa di solitudine, isolati ieraticamente dal flusso caotico degli eventi, i nudi si modulano in morbide curve, acquistano viva plasticità, accesi da rosei cromatismi, delineati da pennellate pastose e dense, e si offrono in molli abbandoni, quasi a donarsi totalmente a chi li mira. Impossibile non percepire che grazie a questo flusso energetico che si instaura tra la modella e l'artista nell'atto del dipingere, Modì riesca ad infondere nel quadro una sensualità sottile e disarmante, al di fuori di ogni regola accademica. Tuttavia lo scandalo che ha circondato l'esposizione dei suoi nudi nel 1917 alla Galleria Weill, giudicati troppo scopertamente carnali, è frutto di una totale incomprensione del significato più profondo della sua arte, che sublima il soggetto grazie ad uno stile inconfondibile. L'artista decanta ogni dato realistico in ritmi melodiosi, permeati di altissima poesia, ma anche di profonda inquietudine interiore: la sua pittura, dipinta con i colori dell'anima, è un intreccio misterioso di colto e di primitivo, un inno alla vita, melanconicamente offuscato dal pensiero della precarietà di ogni cosa.
Montmartre e Montparnasse sono i quartieri parigini in cui Modì visse la sua esistenza breve, povera e soltanto a tratti rischiarata da qualche labile successo, divenuta più serena grazie al generoso amore di Jeanne Hébuterne, studentessa dell'Accademia Colarossi, che rimase accanto a lui fino alla fine, nel 1920. Aveva soltanto 36 anni: due giorni dopo la sua morte, anche la giovanissima compagna, incinta del secondo figlio, si tolse la vita.

Nel catalogo, edito da Skira, Rudy Chiappini, curatore della mostra, traccia un illuminante profilo artistico di Modigliani, lontano dai luoghi comuni che ne hanno spesso offuscato la grandezza.


 



Testa, pietra, 1911-12
Toronto. Art Collection


Cariatide in rosa, 1913-14
acquerello su carta, coll.priv.



Donna con vestito scozzese, 1916
olio su tela, coll.priv.



P.E.Baranowski, 1918
olio su tela, coll.priv.




Nudo sdraiato con braccia dietro la testa, 1916. Olio su tela
Zurigo, Stiftung Sammlung Buhrle

 

Ragazzo con giacca azzurra, 1918-19
Indianapolis Museum of Art