Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Rivista bimestrale - Anno I - Mag./giu. 2006, n. 3
 IN MOSTRA 

ANTONELLO DA MESSINA


" Magnetismo ed umana poesia"
di Bruna Condoleo



Alle Scuderie del Quirinale di Roma, dopo un'indagine complessiva sul corpus antonelliano, sono esposte 40 delle 45 opere di Antonello da Messina, uno dei cardini del Rinascimento italiano. Sparse in tutto il mondo, per la prima volta è possibile vedere le creazioni del grande Maestro, messe a confronto con quelle di altri artisti italiani e fiamminghi.
Curata da Mauro Lucco, con il concorso di un comitato scientifico internazionale, la mostra si concluderà il 25 giugno 2006.


La visione delle opere di un artista come Antonello da Messina, raccolte per la prima volta nella loro quasi totalità in una mostra a Roma, presso le Scuderie del Quirinale, è un'esperienza unica ed un'emozione da vivere singolarmente, anche senza l'ausilio di tramiti critici, poiché l'arte di Antonello sa toccare la sensibilità di ognuno con l'immediatezza di un linguaggio chiaro e luminoso e con la fascinazione di un'attrazione magnetica, frutto di un talento fuori dal comune.
Della vita dell'artista messinese, pur così densa di impegni artistici, poco si conosce: sicura è la data di morte, nel 1479, a quarantanove anni (come riferiscono alcuni documenti attendibili) e certa la sua permanenza a Venezia dall'agosto del '75 all'aprile del '76, mentre le opere a noi giunte sono quasi tutte circoscritte nel breve periodo di 10 anni, dal momento che molte altre, assieme ai suoi archivi, sono andate disperse nel terremoto che distrusse Messina nel 1908. In questa città, luogo d'incontro di civiltà le più diverse, punto nodale della cultura mediterranea e delle rotte marinare veneziane che raggiungevano il nord Europa, Antonello ebbe una prima formazione, alla metà del XV secolo, lui che per tutta la vita conservò sempre della sua terra gli umori, i colori, gli affetti e la visione cosmopolita.
Nella mostra romana è il piccolo ma splendido“S. Gerolamo nello studio” ad accogliere il visitatore, opera rivelatrice della complessa cultura di Antonello, che seppe combinare originalmente l'arte fiamminga, appresa a Napoli, nel 1445, nella bottega di Colantonio, e gli influssi dello stile provenzale con il più innovativo linguaggio del primo Rinascimento toscano. La visione prospettico-spaziale, molto vicina alla lezione di Pier della Francesca (con il quale, peraltro, non si è in grado di stabilire quando e come l'artista siciliano sia venuto in contatto), fondamentale nella tavola londinese del San Gerolamo, impronta l' intera arte di Antonello, che dal 1459 viaggia in tutta Italia , fino a giungere a Venezia, dove, circondato da un ambiente stimolante e da personalità di spicco, come Giovanni Bellini e Vittore Carpaccio, dipinge i suoi capolavori, apprezzato dai ricchi committenti veneziani, desiderosi di farsi immortalare nei suoi già famosi ritratti. Tuttavia non basta la conoscenza delle opere fiamminghe di Jan Van Eyck e di Petrus Christus per spiegare la poetica dei suoi strabilianti ritratti: volti ripresi in tralice, e alla maniera fiamminga ritratti da una distanza ravvicinata, separati dall'osservatore tramite un cartiglio, ove l'artista apponeva la firma; volti maschili fisiognomicamente caratterizzati, dagli sguardi un po' ambigui, ironici o beffardi, astuti o sensuali, dai particolari disarmanti, come le ciglia scomposte, i nei in evidenza, le rughe sottili, eppure a loro modo assoluti ed oggettivi. Le Madonne di Antonello sono sempre figure inconsuete, dalla pelle diafana e dall'aspetto regale bizantineggiante, come la Vergine "Salting", oppure squisitamente umane, come l' "Annunciata”, un capolavoro che assegna al pittore un primato pittorico sui contemporanei, pur grandissimi. La figura della Vergine si staglia nitida sul fondo scuro, evidenziando il cono perfetto del manto, dove è incastonato il viso morbido e delicato di fanciulla siciliana, dalla pelle olivastra e dall'assorto, inafferrabile sguardo, timidamente malizioso se associato al lieve sorriso, al ”… mistero del sorriso e dello sguardo, in cui aleggia carnale consapevolezza e nessun rapimento, nessuno stupore” (Leonardo Sciascia).
Il manto, molto simile a quello che le donne isolane portavano ed ancora portano a coprire il capo, disegna un cuore attorno all'ovale perfetto della Vergine: esso è dipinto con l'azzurro oltremare del lapislazzuli, ma di una tonalità più chiara del consueto, per effetto della commistione con la biacca, contribuendo a creare un colore, tutto antonelliano, che addolcisce i contrasti, accentuando la geometria delle forme e donando maggiore luminosità all'incarnato della figura. Ella guarda l'angelo annunciante, ma questi non è ritratto, come era consolidata tradizione iconografica: l'atteggiamento di colloquio, come già individuò Federico Zeri (1958), sembra rivolto ad ognuno di noi, stimolare un coinvolgimento di chi guarda, con il gesto quotidiano della mano sinistra che regge il velo, mentre la destra, ieraticamente impostata, si proietta in avanti, creando una spazialità precisa e prospetticamente definita.
La grandezza di Antonello non risiede soltanto nella capacità introspettiva, pur immensa, e nella concentrazione di vita che aleggia nei suoi personaggi, ma è soprattutto nella mirabile sintesi da lui attuata in ogni dipinto, dove i particolari analitici vivono nell'unità del tutto grazie ad uno spazio “reale”, in cui figure ed oggetti sono distribuiti armoniosamente.
Una straordinaria sensibilità coloristica, probabilmente affinata nel colto ambiente veneziano, gli permette di inventare tonalità calde e seducenti, di esaltarne i valori luministici nei particolari cristallini di una lacrima, nel bagliore di un gioiello, nella sontuosità di un tessuto. Ciò che nella pittura fiamminga è attenzione minuziosa ad ogni aspetto della realtà, indubbiamente viva nella cultura di Antonello, diviene nel Nostro nota significante nella sinfonia totale del dipinto, come avviene nella frammentaria “Pala di S. Cassiano”, capolavoro di iconografia sacra e di unità spaziale. Ad avvalorare questa tesi le indagini riflettografiche, compiute sui dipinti in occasione della mostra, che hanno evidenziato nei dettagli più minuti, opportunamente ingranditi, una pennellata rapida e compendiaria, simile a quella degli affreschi pompeiani, che rende illeggibile la forma, laddove le minuziosità fiamminghe mantengono sempre inalterata la loro nitidezza.
Il legame con la cultura europea è evidente anche nell'utilizzo di legni molto vari, dipinti a tempera e ad olio: alcuni propri dell'arte italiana, come il pioppo ed il legno di frutto, altri usati invece dai fiamminghi, come il rovere o dai pittori provenzali, come il noce.

Le sue Crocifissioni, sintesi sublime di drammaticità e di rigore formale, sanno conciliare la rappresentazione particolareggiata dell'evento con la sostanza profonda del tema evangelico, la limpidezza degli scorci naturali con l'espressione della sofferenza umana e divina. Come non cogliere la bellezza dell'indicazione realistica dello stretto di Messina, che fa da sfondo alla Crocefissione di Anversa, che nulla toglie all'universalità del messaggio, rivelando ancora una volta l'intimo legame di Antonello con la sua città natale, la sua sicilianità che emerge ovunque, al di là della multiforme cultura.
Nel S. Sebastiano di Dresda colpisce innanzi tutto la perfezione apollinea del santo, il cui plastico corpo richiama la geometria del rocchio di colonna, ma grazie ad una prospettiva rigorosissima l'occhio corre poi verso la piazza che fa da sfondo e da cornice al martirio. Si tratta di una moderna città rinascimentale, non ben individuabile, seppure viva di notazioni desunte dal quotidiano, come le donne al balcone, le “graste” (vasi) ed i tappeti stesi al sole, gli uomini che discutono o quello addormentato sul selciato, il tutto ripreso in un caldo pomeriggio (messinese?), ove neanche un alito di vento interviene a dinamicizzare la scena.
Anticipando Leonardo nell'abilità di rappresentare i moti dell'animo, Antonello sa cogliere la sostanza fisica e spirituale delle cose e degli uomini e, come è consentito soltanto ai geni, è capace di rendere la pittura un'inesauribile fonte di godimento interiore.





 





S.Gerolamo nello studio, 1474 tavola - Londra, N.Gallery



Ritratto d'uomo, 1475 c. tavola Pavia, Museo Civico Malaspina




J.Van Eyck: Ritratto d'uomo, metà XV sec. - Sibiu, Muzeul N.Brukenthal




Madonna Salting, 1460 tavola Londra, National Gallery (part.)



Annunciata, 1475 tavola       Palermo, Galleria Regionale Sicilia



San Sebastiano, 1476 - Dresda,
Staatliche Gemaldegalerie

 Cristo alla colonna, 1475 c.
Parigi, Louvre

 

Crocefissione, 1475 .- Anversa, Musée Royal des Beaux Arts