Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Rivista bimestrale - Anno II - Nov./dic. 2006, n. 6
IN MOSTRA 

TURNER E GLI IMPRESSIONISTI


Il paesaggio moderno in Europa
di Bruna Condoleo



A Brescia, nel Museo di Santa Giulia, una mostra dal titolo "Turner e gli impressionisti. La grande storia del paesaggio moderno in Europa" espone 285 opere dei più importanti pittori europei, dal primo Ottocento agli albori del '900. Dal 28 ottobre 2006 al 24 marzo 2007.






W. Turner, La mattina dopo il naufragio, 1835



che oltrepassi il semplice gusto della veduta o la necessità di creare uno sfondo ai temi tradizionali.
La mostra bresciana “Turner e gli impressionisti”, curata da Marco Goldin, illustra un percorso di 140 anni di pittura europea, attraverso capolavori ove si evidenzia l’evoluzione del paesaggio, ad iniziare da due pittori inglesi, anticipatori di una rinnovata concezione del mondo della natura: John Constable e WilliamTurner. Se nel primo i grandiosi paesaggi bucolici dell’Inghilterra di primo ‘800 sono ritratti scrupolosamente dal vero, sempre pervasi da un'emozionante partecipazione alla realtà descritta, nel rivale Turner, antesignano di tendenze estetiche sviluppatesi nel Novecento, la natura si trasforma nello specchio del proprio romantico sentimento e pian piano le immagini e gli scenari si dissolvono nel binomio luce-colore, giungendo al limite dell’astrazione formale. Constable dipinge campagne, fattorie, spesso anche le nuvole, attratto dalla loro mutevole sofficità, invece Turner nei paesaggi vorticosi, nei naufragi e nelle tempeste che s'intravedono tra pioggia e neve, circonfusi dal vapore e dal fumo, traduce il senso di una personalissima visionarietà. Anche molti pittori francesi di primo Ottocento eleggono la natura a soggetto preferenziale della propria ispirazione, disegnando i paesaggi dal vero: nei quadri di Camille Corot, ad esempio, luoghi celebri, ponti e città, come Roma, sono dipinti con aderenza alla realtà oggettiva e con una particolare attenzione al dato storico.



J. Constable, Studio di nuvole, 1821



Nella foresta di Fontainebleau tanti artisti, tra i più famosi Rousseau, Daubigny, Bazille, Courbet, portarono i loro cavalletti per dipingere all'aperto alberi e radure, querceti e viali di castagni, memori del paesaggismo olandese del ‘600, ma alimentando l'analisi della realtà fenomenica con la scoperta personale del “plein air”.
Dipingere direttamente sul motivo voleva dire per questi pittori seguire la velocità della luce che muta in ogni momento del giorno, tradurre con il colore il divenire continuo delle forme nell'attimo fuggevole del cambiamento dell'ora e quindi abbandonare i rigidi dettami accademici del disegno geometrico, dei contorni definiti, della prospettiva lineare e dell' illuminazione tradizionale, ricreata fittiziamente nell'atelier dell'artista.
Trasferire sulla tela l'energia della natura con una pennellata a piccole virgole di colore puro è lo scopo dei pittori impressionisti che fin dagli anni '60 dipingono seguendo le indicazioni naturalistiche già attuate dai pittori di Barbizon e dai maestri realisti, Gustave Courbet e Edouard Manet.





P. Cézanne, Strada che curva, 1881


Sisley, Monet, Pissarro vogliono dipingere ciò che l'occhio vede, non ciò che la mente "sa": fiumi, mari e laghi, soprattutto, per riuscire a captare i movimenti ed i mille riflessi della luce nell'acqua, ma anche piazze e vie cittadine, brulicanti di vita, giardini e sentieri solitari, ricolmi di vegetazione. E' come lanciarsi in volo su di un paesaggio e tentare di "fermare" nel quadro l'immagine dinamica che si delinea sotto i nostri occhi, in un turbinio di forme e di tinte. La fusione di luce e di colore, attuata nelle opere degli impressionisti in modi originali e differenziati, è creata da Monet con una vitalità che è tanto più emozionante e coinvolgente quanto più si distacca dalla mera visione ottica, per restituire all'osservatore “l'effetto” del paesaggio.
Man mano che l'esperienza artistica di Monet si avvia verso l'inizio del ‘900, i paesaggi diventano sempre più il riflesso del suo occhio interno, come testimonia la serie delle cattedrali di Rouen: qui l'immagine della chiesa, sfaldata e dilatata da una pennellata rapida e dinamica,





V. Van Gogh, Paesaggio con covoni di grano e luna nascente, 1889





L'esposizione bresciana dedica l'ultima parte al tema del “giardino”, caro in maniera trasversale a tanti artisti, ma caratterizzante dell'ultima produzione di Monet. Il giardino di Giverny, infatti, fu il luogo dove l'artista trascorse i suoi ultimi anni di vita ed a cui dedicò la straordinaria serie di quadri di glicini e di ninfee. Come Turner, un secolo prima, giunto alla fine della sua parabola artistica, aveva dipinto un mondo ove soltanto luce e colore sono i protagonisti assoluti, riflettendo il tragico destino dell'uomo e le sue fragilità, così Monet dissolve le forme dei suoi fiori acquatici in un'abbagliante luminosità che confonde i contorni di una natura ormai completamente interiorizzata e divenuta pura essenza cromatica.
E proprio in questi “paesaggi dell'anima”, in cui il giardino privato dell'artista si trasforma in un respiro d'infinito, Monet raggiunge le clou della propria poetica, superando l'impressionismo e ponendo le basi per le future ricerche delle avanguardie storiche e per l'arte informale.







A. Sisley, Viale di castagni a La Celle-Saint-Cloud, 1867






W. Turner, Tramonto sul lago, 1840 c.
 



Tra i soggetti più coinvolgenti che nella storia della pittura abbiano attratto gli artisti, il paesaggio detiene senz'altro un posto importante, soprattutto da quando nel ‘600 nasce come genere figurativo autonomo, svincolato dalla “dittatura” dei temi aulici, che avevano privilegiato l'uomo quale protagonista indiscusso dell'espressione artistica.
A parte qualche geniale eccezione (Leonardo e Giorgione), è alla fine del ‘700 che il paesaggio comincia a costituire un motivo d'interesse


C. Monet, Cattedrale di Rouen, 1894

La natura, dunque, non più come scenario di un evento storico, mitologico o religioso, ma luogo fisico ove la bellezza del paesaggio e le testimonianze del tempo abbiano saputo creare un connubio denso di fascino. La pittura romantica europea crea le basi di quel rinnovamento del paesaggio, inteso come soggetto pittorico capace di riflettere le differenti emozioni dell'artista, ma è nella pittura francese della prima metà del secolo che s'intuisce la consapevolezza di attribuire alle immagini naturali una forza autonoma di ispirazione e di suggestione, ovvero la volontà di esaltarne l'intrinseca e perturbante bellezza.




E. Manet, Il giardino a Rueil, 1882



Il gruppo degli impressionisti, che esplode con la prima mostra del '74, avvenuta nello studio del fotografo Nadar, si prefigge infatti di indagare la vicenda complessa della luce naturale attraverso la percezione ottica: come diceva Manet -non si fa paesaggio, una marina, si fa l'”impressione” di un'ora della giornata in un paesaggio, in una marina, su una figura-.
I protagonisti di questo movimento, così importante per l'evoluzione dell'arte contemporanea, furono giovani amici che discutevano al caffè Guerbois di Parigi e lavoravano assieme per esprimere con la veloce tecnica pittorica la bellezza dello spettacolo naturale nella sua eterna mutevolezza di forme e di colori.



C. Monet, Pioppi lungo l'Epte, 1891




muta sia nell'aspetto reale, sia nel sentimento che la pervade, risultando una visione della coscienza, la traduzione labile di un'emozione ineffabile.
Anche Van Gogh, Cézanne e Gauguin, maestri che hanno percorso itinerari estetici per molti aspetti lontani dall'impressionismo, si sono lasciati affascinare dal tema della natura, seppure in maniera diversa vi abbiano profuso il loro originale modo di fare esperienza della realtà: geometrico e costruttivo il paesaggio dipinto da Cézanne, espressionista e percorso da ansie tragiche quello di Van Gogh, simbolico, raffinato ed attraversato da suggestioni orientali il paesaggio di Gauguin.





P. Gauguin, Alberi blu, Arles, 1888



Un insieme di capolavori, con novità espositive assolute, come i 12 acquerelli di Turner o il Monet “Strada davanti alla fattoria”, prestato dalla Banca d'Italia, un valore assicurativo complessivo di 1,8 miliardi di euro, 20 paesi coinvolti nei prestiti: tutto ciò a consacrare una mostra che si prospetta per qualità delle opere e novità di ideazione una delle più affascinanti degli ultimi anni. Il tutto ospitato nella cornice prestigiosa del Museo di Santa Giulia, contesto monumentale di grande valore storico, con il Museo, la Pinacoteca ed uno spazio espositivo tra i più grandi d'Europa.






C. Monet, Ninfee, 1908







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