Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Rivista bimestrale - Anno III - Mar./apr. 2007, n. 8
IN MOSTRA 

Nino Giammarco


Labirinti dell'anima
di Bruna Condoleo



La mostra "Nino Giammarco. Labirinti dell'anima", ospitata a Roma nel Museo Nazionale di Castel Sant'Angelo dal 4 al 29 aprile 2007, espone circa 50 opere inedite tra oli, sculture e tecniche miste su carta.








 

Nello studio dell'Artista

Una tiepida mattina di novembre. Nello studio in via degli Apuli, nel quartiere romano S. Lorenzo, trovo Nino Giammarco al lavoro dinanzi ad un grande dipinto in cui l'artista ha già abbozzato buona parte della composizione e delineato due imponenti figure lungo il bordo inferiore della tavola. Nello studio, dal soffitto altissimo, tra quadri, disegni e sculture sparsi con apparente disordine, risuona la musica inconsueta e suggestiva di un canto gregoriano. Mi siedo in silenzio dietro l'artista che, in una concentrazione estrema, corre con il suo pennello sul legno a delineare immagini che sgorgano in un flusso sincronico di segni, colori e suoni. L'atmosfera è quella di una totale astrazione dal ritmo caotico della quotidianità, malgrado le scene dipinte da Nino evochino massacri, distruzioni ed incredibili efferatezze. Ogni tanto l'artista si ferma per cambiare pennello; poi ricopre di rosso carminio ampi spazi ed appone rapide pennellate per illuminare particolari significativi. Prende la foglia d'oro, la distribuisce su piccole superfici, la mescola con il colore già steso ed accende di bagliori i cupi sfondi del quadro: brevi illuminazioni della mente, piccoli squarci di luce nel buio delle coscienze.
Mentre le voci del canto gregoriano intonano il Salve Regina, e nello studio risuonano le parole “..in hac lacrimarum valle..”, egli sparge ancora del rosso carminio su figure, montagne, caseggiati, simile a sangue raggrumato; poi, come preso da un'urgenza interiore, incide freneticamente le superfici ed i contorni, accentua le forme con sottili colpi di spatola, graffiti dolorosi su contesti di rabbia.

Le figure dipinte in basso, un cadavere interamente avvolto da un sudario e la Madonna distesa, citazione puntuale dalla “Morte della Vergine” del Caravaggio, non sono ancora completate: lentamente il pittore prende a dipingere il volto esanime di Maria, le ombre scure delle arcate orbitali, il taglio della bocca, la mano pesantemente poggiata sul ventre rigonfio: l'emozione è grande nel vedere delinearsi un'immagine notissima, riproposta dal pathos mistico di Giammarco, mentre un inaspettato raggio di sole va a colpire emblematicamente la scena.
Ogni tanto l'artista parla tra sé: “E' proprio vero che la pittura è un'arte silenziosa…anche il rumore del pennello si fa sentire!”; poi, dopo una pausa riflessiva, il suo lavoro riprende, stavolta sullo sfondo del quadro, finora ricoperto da un'ampia velatura di rosso vivo. Con un pennello medio intriso nel colore appena spremuto dal tubetto, comincia a tracciare linee verticali con tocco fermo e sicuro: sono le pieghe di un grande tendaggio che diverrà il lugubre fondale della scena. Sulla melodia struggente del canto “Hodie Christus natus est” la sua mano corre in alto, in basso, ora lenta, ora più veloce; poi con un pennello più sottile comincia ad accentuare i contrasti chiaroscurali, a spandere la materia accesa della tinta, dando tocchi di luce in più punti. L'immagine di una tenda minacciosa si consolida, mentre la musica sacra evoca pensieri antichi e sentimenti sepolti nel caos rumoroso della vita.

Cala il sipario, olio su legno, 2006


Il tendaggio (sia esso il velario del Tempio o il sipario di un inedito teatro dell'orrore) continua a concretizzarsi con la forza di una metafora allarmante. In luogo del cielo, esso sembra precludere lo sguardo stesso di Dio sulle infinite miserie umane e sui tormentati labirinti dell'anima: soltanto una piccola fessura lascia intravedere una spettrale luna piena, spettatrice attonita di una guerra infinita.
“L'uomo si chiede dove sia Dio- commenta l'artista, guardando l'opera- ma bisognerebbe chiedersi piuttosto dove sia l'uomo e come abbia fatto a smarrire ogni sentimento di pietà. Questa tenda è uno schermo calato dal Signore sul mondo ad impedirgli la vista di così atroci nefandezze!”.
Se nella parte destra del dipinto la tenda risulta fissa e pesante, nella zona sinistra sembra che qualcuno, rimuovendo il panneggio, abbia voluto lasciare la possibilità al lume divino di palesarsi, seppur timidamente, in mezzo ad uno scenario di torbide realtà esistenziali.
Sono passate molte ore: l'opera è terminata. “La notte è scesa sul quadro”- mi avverte Nino, ed infatti una mano di colore magenta ha unificato il dipinto, accentuandone il cupo cromatismo. Il dramma esplode in ogni elemento di questo tragico contenitore sospeso in una notte asfittica, senza tempo e senza cielo: la scena è l'immagine di un'apocalisse moderna, descritta con l'epicità di un racconto antico e con la ferocia visionaria di un incubo: sono spariti i colori reali e rassicuranti della natura, vita e morte s'intrecciano paurosamente, ovunque sembrano dominare la colpa ed il peccato, tuttavia la salvezza è ancora possibile e presente in quello spiraglio di luce che irrompe dal rosso tendaggio…






Dov'è l'uscita?, inchiostro di china su pergamena, 2006



significato ed uno scopo al proprio destino terreno.
Groviglio inestricabile che realizza semanticamente una posizione spirituale, il timore della divinità, il labirinto esprime una metafora universale, presente da millenni presso le più diverse civiltà.
Utilizzato dalla cristianità medioevale, quale simbolo dell'ascesa di Gesù al calvario o come evocazione dell'arduo pellegrinaggio verso Gerusalemme, esso ha affascinato nei secoli le menti più geniali, poichè riassume nella sua immagine un complesso di significati filosofici, simbolici e religiosi di enorme interesse. Il tracciato circolare, idea di un movimento vincolato dal limite, era forse inizialmente collegato alle danze rituali e propiziatrici di guerra, ed anche se l'età moderna ha gradualmente offuscato la ricchezza di significati trascendenti originari, alla forma del labirinto rimane sempre associata una sensazione di profonda inquietudine.





Uccidi, uccidi !, olio su tela, 2007



 


Con immagini di potente impatto emotivo Giammarco rappresenta una realtà corrotta nella carne e nello spirito, rendendo visibile la bestialità dell'animo umano nelle guerre infinite , nelle esecuzioni spietate inferte ad esseri inermi che si perpetrano in ogni angolo della terra con identica ferocia. Fabbriche abbandonate e comignoli incendiati (visioni che rammentano luoghi noti, martoriati dalla guerra), caseggiati diruti, torri babeliche percorse da uomini armati alla ricerca del nemico da abbattere: sono questi gli scenari allucinanti dei suoi dipinti. Folle di esseri umani, automi senza volto, simili a formiche impazzite desiderose di morte, percorrono labirinti tortuosi , strade che si avvitano su se stesse. Sembra che nessuno di questi eserciti dell'odio conosca la strada da percorrere, neanche i capi che brandiscono minacciosi le spade: delirante peregrinare quello dell'uomo che non intenda assegnare un




Formiche impazzite (part.), olio su legno, 2007




Ripresi dall'alto o realizzati con una prospettiva radente, ricolmi di uomini in armi, stipati nei gorghi foschi dei propri pensieri, i labirinti dipinti da Giammarco assumono una chiara valenza psicanalitica, impongono un'irruzione nell'inconscio e di conseguenza la necessità di intraprendere un percorso interiore dentro i rovelli della mente. Strumento di meditazione spirituale per riconquistare se stessi e ritrovare la salvezza, il labirinto è l'elemento iconografico da cui scaturisce la dialettica tragica della pittura di Giammarco, espressa con immagini deliranti, di sapore biblico e con un colore esplosivo, dai toni infuocati.






Fetonte. Il carro del sole, bronzo, 2003.


Al di là del fascino indiscutibile dei miti, desunti dalle poetiche descrizioni delle “Metamorfosi” ovidiane (come lo splendido gruppo scultoreo del Fetonte!), le tematiche sociali sono argomenti particolarmente stimolanti per l'artista che li affronta con la consueta tensione morale. Oltre alla guerra ed alle insensate follie umane, l'esodo di popoli, evento che appartiene alla storia dell'umanità, divenuto problema complesso della società contemporanea, è lo spunto di un ciclo di opere, nelle quali lo scultore si misura con il tema del naufragio, anch'esso, non diversamente da quello del labirinto, interpretato come fuga dalla paura e ricerca disperata di un ubi consistam.
Con drammatica essenzialità egli rappresenta enigmatici arrivi, tragici sbarchi, morti anonime su spiagge abbandonate, che ripropongono nelle sculture gli inquietanti scenari dei suoi dipinti. La frantumazione dei volumi sotto l'azione della luce, il dinamismo ed il modellato pittorico delle forme traducono con pregnante espressività sentimenti ed emozioni diversi, dal terrore alla speranza alla felicità della creazione.





La mano di Dio, bronzo, 2007


I brani sono tratti dal catalogo della Mostra, edito da De Luca Editori d'Arte. Le foto sono di Claudio Abate

 



La mostra presenta, inoltre, una scelta di sculture che costituiscono tappe significative dell'iter artistico-spirituale di Giammarco, dalla rappresentazione solenne e tragica del mito, alla riflessione sui drammi esistenziali fino ad un superamento del dolore attraverso la riconquista della fede.
Nelle opere di Giammarco mai il processo d'interpretazione giunge a distruggere l'identificazione del soggetto: il realismo delle immagini è sempre preservato, anche se la capacità visionaria dell'artista lo rielabora e lo enfatizza, senza tuttavia stravolgerlo. La sua scultura presenta un linguaggio composito, vivificato dallo studio della tradizione classica e barocca, non immune da iniziali influssi del Cubismo, sfiorato da esperienze espressioniste e surrealiste, persino attratto dall'arte primitiva.


Venuti dal mare, bronzo e ferro, 2007









Dai bozzoli che custodiscono i cadaveri e che sembrano inerti, si sprigiona un'inattesa vitalità: prodigiose metamorfosi mutano i corpi senza vita in crisalidi, angeli capaci di sorvolare le atrocità del mondo, trasformazioni che si compiono affinché l'essere umano possa conquistare l'Assoluto cui tende.
Rivelatrice della tensione di uno spirito che attinge costantemente alla trascendenza, l'arte di Giammarco ritrova nella speranza della fede cristiana il senso profondo del dolore, della vita e della morte.


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