Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Rivista bimestrale -Anno III- Sett./ott. 2007, n.11
IN MOSTRA 

Tiziano Vecellio


"Belluno. L’ultimo atto"
di Bruna Condoleo





Venere con cagnolino, amorino e pernice, 1550, olio su tela. Firenze, Galleria degli Uffizi


Gli ultimi vent’anni della vita di Tiziano Vecellio, il “divino pittore”, come lo definisce Giorgio Vasari nelle Vite, costituiscono l’ultimo atto di una personalità artistica complessa, in continuo divenire, desiderosa di esprimere fino in fondo le proprie urgenze interiori e la tormentata spiritualità. Una mostra singolare che si apre il 15 settembre 2007 a Belluno, con un’appendice a Pieve di Cadore, città natale del Pittore, mira a riaprire il dibattito sull’arte del grande artista, sulle inquietudini esistenziali che contrassegnarono le testimonianze della sua longeva attività.





Ecce homo, 1560 ca, olio su tela. Sibiu, Museo Brukenthal


  Per oltre trenta anni, dai primi decenni del 1500 fino agli anni ’50, l’Artista, corteggiato da principi, sovrani e papi, aveva espresso un orientamento figurativo in cui il classicismo plastico michelangiolesco, mirabilmente fuso con il tonalismo veneto giorgionesco, aveva dato vita ad un naturalismo vibrante di energia e di sensualità. Erano nati capolavori, come il giovanile "Amor sacro e Amor profano", "l’Assunta" ai Frari, la "Pala Ca’ Pesaro", "La Venere di Urbino", per citarne solo pochissimi, che non sono tuttavia oggetto della mostra.
Grazie alla fortunata stagione pittorica al servizio dei Gonzaga a Mantova e all’attività svolta per committenza dell’imperatore Carlo V, il pittore si era conquistato un ruolo prestigioso nell’intera scena europea. Ma alla metà del secolo problematiche private ed avversità contingenti, la crisi politica conseguente alla morte di Carlo V, e quella religiosa, causata dalla Controriforma, contribuirono a far sorgere nel già maturo Tiziano un momento di ripensamento sulla propria vita, che si riflette immancabilmente nella natura e nello stile delle opere.
Anni intensi quelli che dal 1556 giungono al 1576, anno della sua morte (era nato nel 1490), anche se meno frenetici ed operosi dei precedenti: il pittore è spesso assistito dalla sua efficiente bottega, ma

quando crea autonomamente dipinge capolavori assoluti, come Il ratto d'Europa o La punizione di Marsia (dal '60 al '70), dove violenti effetti di luce disperdono la sostanza pittorica delle figure e trasformano il colore in impasti cromatici densi e pastosi.
Negli ultimi vent'anni della sua vita l’Artista sente l’esigenza di esprimersi liberamente su quei temi religiosi e mitologici che ha da sempre prediletto ed anche quando dipinge su committenza del nuovo sovrano Filippo II, riesce a mantenere una sua autonomia pittorica e critica. E’ come se l’artista creasse per se stesso una sorta di testamento spirituale, tanto è vero che accumula nella sua casa veneziana le opere prodotte, oggetto di aspre contese da parte dei famigliari dopo la sua morte. In un’età pur così avanzata (ultra-settantenne!) il pittore avverte la necessità di dare sfogo ai propri impulsi, di indagare il senso profondo della vita e meditare sul mistero tragico della morte.
Perciò le opere di questo periodo subiscono un mutamento evidente: alle forme plastiche, un tempo piene e sensuali, si sostituiscono figure disfatte dalla luce, quasi “non finite”; ai caldi ed accesi colori della stagione aulica si oppongono tonalità più cupe, anticipatrici dei modi del Tintoretto e l’opulenta natura degli anni della maturità è azzerata per far

 


Paolo III, 1545, olio su tela, S. Pietroburgo, Ermitage

posto a sfondi privi di ogni aspetto paesaggistico e prospettico. Una nuova essenzialità descrittiva e cromatica ed una pennellata veloce sostituiscono la serena stesura disegnativa delle opere degli anni giovanili e le imponenti impaginazioni spaziali del periodo aureo; l'attenzione minuziosa ai particolari dei volti, alla bellezza dei nudi femminili, alla preziosità delle vesti, caratteristica della maturità, è tralasciata per uno stile più sintetico che intende privilegiare il contenuto drammatico e la tensione emotiva, a volte visionaria, dei soggetti.




Ritratto di donna e figlioletta, olio su tela, Inghilterra (coll. priv.)


  Tra le cento e più opere esposte nella mostra Tiziano. Belluno-L’ultimo atto, che riporta dopo cinquecento anni Tiziano nella terra natia, vi sono anche 20 dipinti ritenuti ormai autografi, tra i quali Cristo Portacroce e il Ritratto di Paolo III dall’Ermitage, l’Orazione nell’Orto dal Prado di Madrid, e molte opere frutto di collaborazione con le migliori personalità della sua prolifica bottega, come Venere con cagnolino, proveniente dagli Uffizi. Le tele in cui il Maestro è affiancato dai suoi allievi, già oggetto di attenti studi, tendono a chiarire l'arduo problema dell'individuazione della mano di Tiziano e dell'apporto della sua bottega, compito difficile ma interessante, che mette in evidenza il metodo di lavoro usato dal Maestro nell'ideazione delle opere e nella loro realizzazione, affidata agli allievi. Ma da questa mostra uscirà anche un'immagine inedita dell'Artista: oberato dagli anni e dai malanni (un abbassamento della vista e tremori alle mani), torturato dalla solitudine e dalle ansie religiose, condivise con amici illustri, come Torquato Tasso o Vincenzo Scamozzi, preoccupato principalmente di appagare la matura vena espressiva.


Sono in mostra a Belluno opere inedite, come l’Autoritratto di profilo o mai esposte prima d’ora, come la tela Venere e Adone, proveniente da Losanna e L’ultima cena, che per la prima volta lascia la Spagna. Dai maggiori musei del mondo, come il Prado di Madrid, l’ Ermitage di San Pietroburgo, il British Museum di Londra, la National Gallery di Washington, sono giunti non solo le tele, ma anche molti disegni e stampe autografe, nonché opere di altri protagonisti del tardo Rinascimento italiano, da raffrontare con quelle del Maestro veneto in una stimolante dialettica iconografica e stilistica.
Allestite in un padiglione di 12 metri, nel cortile di Palazzo Crepadona a Belluno, progettato per l’occasione dall’architetto Mario Botta, le opere di Tiziano daranno non soltanto l’opportunità di ammirare da vicino capolavori universali, ma anche l’occasione di tenere vivo un dibattito sull’ultimo percorso creativo di un artista dalla fama incontrastata, ma ancora non completamente conosciuto ai più negli aspetti più innovativi della sua genialità.
 


S. Domenico, 1565/69, olio, Roma, Galleria Borghese
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Tiziano e bottega: Ultima cena, 1660 ca, olio su tela. Madrid, Fundaciòn Casa de Alba




Mostra a cura di Lionello Puppi
15 settembre 2007- 6 gennaio 2008
Belluno, Palazzo Crepadona

Pieve di Cadore,
Palazzo della Magnifica Comunità.



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