Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Rivista bimestrale -Anno IV- Gen./mar. 2008, n.13
IN MOSTRA 

Bernardino di Betto, detto il Pintoricchio


Un artista da riscoprire
di Bruna Condoleo



Chi consideri la storia del Rinascimento italiano, sa bene che in una così vasta rappresentanza di ingegni artistici è spesso difficile valutare obiettivamente le singole personalità.
E’ il caso di Bernardino di Betto, detto il Pintoricchio (1456 c./1513), la cui fama fu oscurata dal più celebrato conterraneo Pietro Vannucci, il Perugino, con cui Pintoricchio collaborò alla prima importante prova della sua carriera: gli affreschi delle pareti della Cappella in Vaticano, nota come Sistina, dal Papa Sisto IV committente







Pintoricchio: autoritratto, Spello, (part.) Cappella Baglioni

dell’intero ciclo pittorico.
In soli tre anni, dal 1480 al 1483, i più famosi artisti fiorentini ed umbri si affiancarono nella decorazione di un luogo destinato a divenire ancor più speciale nel ‘500, grazie all’opera titanica michelangiolesca.
L’affresco del ciclo sistino attribuito al Pintoricchio, “Il viaggio di Mosè”, non sfigura certamente a confronto con i più illustri Maestri qui operanti, quali il Botticelli, il Ghirlandaio, Il Rosselli, il Signorelli, compreso il lodatissimo Perugino.
Da allora si susseguono per l’artista umbro prestigiose commissioni a Roma, con le storie dell’Appartamento Borgia in Vaticano, a Spoleto nel Duomo, a Spello nella chiesa di S. Maria Maggiore, a Siena nella Libreria Piccolomini, oltre alle numerose pale d’altare, per terminare con l’ultima opera romana, la volta della Cappella Della Rovere in S. Maria del Popolo. Per molto tempo la critica ha ritenuto l’opera del

Pala di S. M. De' Fossi, part.(1496). Perugia



Madonna col Bambino e S. Giovannino. Città di Castello, Museo del Duomo

  Pintoricchio degna di apprezzamento, ma carente dal punto di vista concettuale; negli ultimi tempi, tuttavia, questa valutazione limitativa è stata corretta non soltanto per una migliore interpretazione della personalità dell’artista, ma per l’accentuazione di quella sua tempra di affabulatore instancabile, capace di scoprire negli episodi storici come negli eventi evangelici gli aspetti più inediti, i risvolti più curiosi, i significati più inattesi. Insomma la sua feconda vena di illustratore, quasi un retaggio colto della cultura tardo-gotica, permette alla fantasia del Pintoricchio di spaziare tra favole mitologiche ed episodi reali, raccontati sempre con un raffinato gusto del colore, vivido e brillante e con uno spiccato amore per la natura, indagata con analitico stupore. Soprattutto gli sfondi paesaggistici, animati da figurine, da animali e da architetture, rivelano l’abilità esecutiva del pittore, cui deve aggiungersi una capacità ritrattistica non comune, che si esprime appieno negli affreschi dell’Appartamento Borgia.
Nelle sale dipinte dal Pintoricchio la sontuosità delle decorazioni a grottesche (1) fa da cornice ad una narrazione che, fondendo miti orientali con elementi cristiani, interpreta i soggetti con una naturalezza che differenzia sensibilmente lo stile dell’artista umbro dalla retorica rinascimentale e dal severo senso storico-filosofico degli artisti della corte papale. Un esempio fra tanti: nella Sala dei Santi, il soffitto è dedicato al mito egiziano di Osiride-bue Api, messo in correlazione metaforica con il concetto della morte e della resurrezione di Cristo, grazie anche alla coincidenza della figura del bue con l’emblema della famiglia Borgia. Ma la verosimiglianza della rappresentazione e la precisione degli effetti prospettici, punti cardini dell’estetica rinascimentale,
non interessano al pittore, attratto com'è dai particolari illustrativi e dalla ricchezza cromatica, in nome di una maggiore libertà espressiva ed inventiva.
Dunque non un artista di medio spessore, come il Vasari lo ha presentato nelle sue “Vite”, né un pittore incapace di adeguarsi alle doti di rigore e di misura classica la cui carenza hanno rimproverato in molti, ma un artista duttile, affascinato dall’aneddotica e dalle diverse tipologie umane, come dai tanti aspetti della natura, delle piante, dei fiori e degli animali, rappresentati con un edonistico gusto per le forme.


Pala di Santa Maria de' Fossi, (part.). Galleria Nazionale dell'Umbria, Perugia
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Come acutamente osserva G. C. Argan, la pittura del Pintoricchio “…ha una funzione che oggi diremo demitizzante rispetto a quegli stessi temi che il Perugino, il Signorelli e Melozzo (da Forlì) non riescono più a trattare che in senso retorico” ( Storia dell'Arte Italiana, Sansoni, nuova edizione 2001).
Il suo capolavoro, La Cappella Baglioni in S. Maria Maggiore a Spello, detta "Bella ", è un saggio altissimo di armonia compositiva, per la fluidità del racconto, per il segno incisivo e per lo splendore delle tinte.




Cappella Baglioni: Disputa di Gesù con i dottori, S. M. Maggiore. Spello (1500/1501)

 

Cappella "Bella", particolare



Cappella "Bella", partcolare


Vi si narrano episodi della vita di Maria ed anche se qui il Pintoricchio si mostra maggiormente impegnato nella corretta realizzazione prospettica, la sua attenzione è catturata da gustose scenette parallele alla narrazione principale, dove, come sempre, i protagonisti veri divengono gli abiti variopinti, i paesaggi lontani, i ritratti, le analitiche descrizioni di piante, da cui traspare il suo apprendistato da miniatore, senza tralasciare la tavolozza smagliante dei blu, dei rossi e delle varie tonalità di verde, vivificata dai tocchi d'oro e dai giochi di luce che evocano la pittura nordica.
L'influenza di Pintoricchio sull'ambiente romano del primo ‘500 fu indiscutibile, ma anche quella esercitata sulla personalità del più giovane Raffaello è ancora da approfondire adeguatamente. A 550 anni dalla sua nascita la grande mostra umbra a lui dedicata, che durerà fino al 29 giugno 2008, con sedi diverse e complementari, farà luce anche su questo aspetto inedito, oltre a mostrare l'opera completa di un originale protagonista della storia artistica italiana. Raffinata appendice di questa attesa retrospettiva, allestita alla Galleria Nazionale dell'Umbria, sarà l'esposizione della “Madonna col Bambino”, una tavola trafugata a fine Ottocento e ricomparsa in un'asta al Dorotheum di Vienna. Acquistato dalla Cassa di Risparmio di Perugia e debitamente restaurato, il capolavoro ritrovato sarà esposto a Palazzo Baldeschi al Corso, ad arricchire ulteriormente l'evento espositivo.
 

Madonna col Bambino, tav. trafugata e recuperata a Vienna



(1)Grottesche: (dal sostantivo grotta) termine con cui si designavano decorazioni a stucco o ad affresco, a motivi antropomorfi, vegetali, animali, scoperte dagli artisti del Rinascimento in zone ipogeiche, dove sorgeva la Domus Aurea neroniana.

Bruna Condoleo, storica dell'arte, giornalista, curatrice di mostre ed autrice di cataloghi d'arte


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